domenica 21 gennaio 2018

Uke-Mochi

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Uke Mochi (保食神 Giapponese; Italiano: "Dea che possiede cibo") è una dea del cibo nella religione shintoista del Giappone.
Quando Uke Mochi invitò Tsukuyomi (dio della luna) ad un banchetto in rappresentanza della sorella Amaterasu (dea del sole), la dea del cibo preparò la festa. Voltandosi verso l'oceano sputò un pesce, voltandosi verso la foresta fece uscire dal suo ano la selvaggina, infine, rivolgendo lo sguardo ad una risaia tossì una ciotola di riso; Tsukuyomi, fu totalmente disgustato dal cibo, nonostante le pietanze fossero squisite, quindi uccise Uke-Mochi. Anche il suo corpo dopo che fu uccisa produsse cibo: miglio, riso, fagioli saltarono dal suo corpo. Le sue sopracciglia divennero anche bachi da seta.
La dea è talvolta chiamata anche Ōgetsuhime-no-kami (大宜都比売神).
Uke Mochi è anche la moglie di Inari (dio del riso) in alcune leggende e in altri si è Inari.

sabato 20 gennaio 2018

Áo tứ thân

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L'Áo tứ thân è un vestito tradizionale vietnamita, composto da quattro parti.

Storia

L'Áo tứ thân può essere considerata una delle testimonianze più antiche della cultura vietnamita, essendo stato indossato dalle donne dal dodicesimo al ventesimo secolo. Fu sviluppato dopo l'introduzione del tradizionale hanfu cinese.
Dopo che in Vietnam si cominciarono a distinguere culture diverse a seconda della regione, l'ào tứ thân gradualmente cominciò ad essere associato alla zona settentrionale del Vietnam.

Il vestito

Áo tứ thân era il vestito delle donne del popolo, il che spiega il motivo per cui era realizzato in tessuti poveri e con colori scuri, ad eccezione dei modelli indossati in occasioni particolari come matrimoni e celebrazioni. I moderni Áo tứ thân sono invece realizzati in colori molto vivaci.
Sostanzialmente il tradizionale ào tứ thân consisteva di quattro pezzi:
  • Una lunga tunica aperta sul davanti, come una giacca. All'altezza della vita, la tunica si divide in quattro lembi: due lembi dietro cuciti insieme, e due davanti, lasciati appesi o annodati fra loro.
  • Una gonna lunga indossata sotto la tunica.
  • Il tradizionale yếm, un corpetto indossato sotto la tunica.
  • Una fascia di seta, legata in vita come una cintura.
Il vestito, come viene concepito al giorno d'oggi (quasi esclusivamente durante festeggiamenti tradizionali nel nord del Vietnam), tende ad essere estremamente colorato, con tonalità di colore diverse su ognuno dei quattro capi.

venerdì 19 gennaio 2018

Kan Guixiang

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Kan Guixiang (闞桂香) (Qiyui, 6 luglio 1940) è un artista marziale cinese, 8 duan di wushu, con il marito Men Huifeng (a sua volta 9 duan di wushu), ha ideato lo stile Dongyue Taijiquan (東岳太極拳).
Lo stile Dongyue è una sintesi di tutti gli stili di Wushu (in particolare del Taiji quan) ed è stato presentato per la prima volta sulla montagna sacra Tai Shan all'alba del 1º gennaio 2000.
Men Huifeng et Kan Guixiang sono autori di numerose forme codificate del Wushu, in particolare del Taijiquan. Tra queste:
  • Forme di stile Yang dette "Forme simplificate": 8, 16, 24 movimenti a mani nude e 32 movimenti di spada
  • le quattro forme principali correnti degli stili Chen, Yang, Wu et Sun
  • Forme di stile Chen a mani nude e di spada
  • Formes combinate di 42 movimenti a mani nude e di spada
  • Forme di Tui shou per il Taijiquan
  • Forme di Sanshou per il Taijiquan



giovedì 18 gennaio 2018

Clan Ashina

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Il clan Ashina (蘆名氏) fu un clan Giapponese attivo nel periodo Sengoku nella provincia di Mutsu in quello che fu il dominio di Aizu.

Storia

Il clan dichiarava di discendere dal clan Taira attraverso il clan Miura. Sono usati spesso anche i caratteri Kanji "芦名" e "葦名". Il nome deriva da un'area chiamata Ashina nella città di Yokosuka, nella prefettura di Kanagawa. Tra i vari capi clan ci fu il daimyo Ashina Morikiyo, quindicesimo capo del clan. Ci furono due rami del clan: Sagami-Ashina (相模蘆名氏) e Aizu-Ashina (会津蘆名氏). I Sagami-Ashina si formarono quando il terzo figlio di Miura Yoshitsugu adottò il nome Ashina. Gli Aizu-Ashina invece discendevano dal settimo figlio di Miura Yoshiaki, Sawara Yoshitsuru. Tuttavia alcune fonti sono discordanti. Durante il periodo Muromachi il clan pretese il ruolo di shugo di Aizu.
Nel 1589 gli Ashina subirono da Date Masamune una pesante sconfitta nella battaglia di Suriagehara che portò alla scomparsa del clan.

mercoledì 17 gennaio 2018

Date Tanemune

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Date Tanemune (伊達 稙宗; 1488 – 16 luglio 1565) è stato un daimyō giapponese del periodo Sengoku.
Tanemune fu nominato shugo della provincia di Mutsu nel 1522. Compose il codice della famiglia Date, chiamato Jinkaishu, nel 1536. Poco dopo intervenne nel conflitto interno della famiglia Ōsaki e li portò sotto la sua influenza dando il suo secondo figlio come erede del clan. Nel 1542 Tanemune annunciò l'intenzione di dare il suo terzo figlio Sanemoto in adozione al clan Uesugi, ma l'erede del clan, Date Harumune si oppose fermamente. Il conflitto tra padre e figlio sfociò in quello che viene chiamato conflitto Tenbun, nel quale servitori, vassalli e clan confinanti dei Date si schierarono da una parte o dall'altra. Alla fine Tanemune fu sconfitto e si fece da parte lasciando al suo erede Harumune un clan notevolemente indebolito. Sua figlia sposò Sōma Akitane.

martedì 16 gennaio 2018

Susanoo

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Susanoo, o Susanowo, è una delle principali divinità (Kami) dello shintoismo, noto come il dio delle tempeste e degli uragani.
La sua nascita viene narrata nella prima parte del Kojiki (古事記), primo testo ufficiale della Letteratura Giapponese, che narra le origini del paese stesso.

Il mito

Venne generato dall'acqua scorsa nel naso di Izanagi, il Dio Creatore, durante il compimento di un harai (rito di purificazione) dopo la visita nell'oltretomba. Venne incaricato dal "padre" di dominare e occuparsi della Piana del Mare.
La sua forza e il suo coraggio erano pari unicamente alla sua insolenza ed al suo carattere bellicoso. Annoiato dalla monotonia dell'incarico assegnatogli lo abbandonò, dandosi ad una serie di gesti violenti nei confronti degli esseri umani e degli altri Kami.
Si narra che la sorella Amaterasu, fu una delle numerose vittime dei suoi "dispetti". Pare infatti che Susanoo, sceso sulla Terra, distrusse gli argini delle risaie che la Dea aveva costruito per nutrire gli uomini, avesse scuoiato immolando un cavallo e avesse defecato sui campi degli uomini, e che lei, sentendosi oltraggiata, si rinchiuse in una grotta e ne sbarrò l'accesso facendo calare l'oscurità sul mondo. Solo grazie ad uno stratagemma, ideato da Amenouzume, i Kami riuscirono a condurre nuovamente Amaterasu allo scoperto e a riportare alla normalità la situazione.
Per quest'episodio, Susanoo venne condannato all'esilio e cacciato sulla Terra nella regione di Izumo.
Fu allora che il Dio divenne un difensore dell'umanità e si dedicò alla causa del bene. Lottò contro Yamata no Orochi, un potente serpente ad otto teste per salvare una giovane destinata al sacrificio. Ucciso il mostruoso animale, lo fece a pezzi e scoprì che nella sua coda era celata una grande spada, Kusanagi no Tsurugi, servendosi della Spada di Totsuka (十挙剣 Totsuka no Tsurugi), una spada che trasporta la vittima colpita in un'altra dimensione ove regna un'illusione eterna. Questa creatura possiede anche uno scudo potentissimo, lo Scudo di Yata (八咫鏡 Yata no Kagami), in grado di bloccare qualsiasi attacco, che venne utilizzato contro Izumo.

Nella cultura moderna

Susanoo compare tra i personaggi principali del manga Orion, di Masamune Shirow.
Nel manga Inferno & Paradiso del mangaka OhGreat! Susanoo si re-incarna nel protagonista Soichiro Nagi.
Susanoomon è inoltre un Digimon che appare in Digimon Frontier e che si ispira palesemente al dio Susanoo.
Susanoo è anche presente nell'anime Kamigami no Asobi, nei panni di un giovane ragazzo di nome Takeru.
Un'arma imperiale organica di Akame ga Kill! si chiama Susanoo.
Nel gioco per Nintendo 3DS Bravely Default esiste un'evocazione chiamata Susano-o.
Susanoo è il protagonista del film d'animazione il piccolo principe e il drago a otto teste (Wanpaku Ouji no Orochi Taiji)
Nel manga e anime Naruto, Susanoo è un'armatura di chakra preerogativa del clan Uchiha. Viene infatti utilizzata da personaggi come Sasuke Uchiha. Itachi Uchiha e Madara Uchiha. Viene utilizzato anche da Kakashi Hatake per aiutare il Team 7 a sconfiggere Kaguya, dopo che gli sono stati donati gli occhi da Obito Uchiha, ormai nell'aldilà, come regalo alla sua futura nomina di Hokage.
Il mostro Yamata no Orochi appare anche nel manga L'Emblema di Roto
Susano è rappresentato come personaggio giocabile anche nel videogioco Smite
Susanoo è uno dei tre Ars magus originali, utilizzati da Hakumen e Terumi (nonché la vera essenza di quest'ultimo) nel videogioco picchiaduro della Arc System Works, Blazblue
Susanoo è anche il nome di un fucile a fusione leggendario nel videogioco Destiny. Nella descrizione dell'arma sul sito ufficiale si può leggere: "Le impetuose tempeste di oggi diverranno le acque curative di domani."

lunedì 15 gennaio 2018

Hiroshi Shirai

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Hiroshi Shirai (Nagasaki, 31 luglio 1937) è un karateka e maestro di karate giapponese.
X dan, è considerato uno dei maestri più preparati al mondo nel karate di Stile Shotokan.
È il fondatore dell'Istituto Shotokan Italia (ISI), un ente morale della FIKTA per lo studio dello stile omonimo e riconosciuto dal Consiglio dei Ministri. Il Maestro Shirai tiene ancora allenamenti coadiuvato dal Maestro Carlo Fugazza ed è presidente della commissione esaminatrice della FIKTA per il passaggio di DAN.

Biografia

Nasce nel 1937 a Nagasaki. Nel 1955 inizia la pratica del Karate sotto la guida dei celebri maestri della JKA (Japan Karate Association) Masatoshi Nakayama, Hidetaka Nishiyama e Taiji Kase. Questo può essere considerato l'inizio del percorso formativo di Sensei Hiroshi Shirai. Nel 1957, dopo soli due anni, ottiene il I dan. Nel 1959 consegue il II dan e si qualifica al primo posto nei campionati universitari. L'anno successivo (1960) inizia il Corso Istruttori alla JKA; tra i suoi maestri figurano Nakayama, Nishijama, Kase e Sugiura. Nel 1961 ottiene la qualifica di istruttore e conquista il III dan. Nel 1962 si aggiudica il primo posto ai campionati organizzati dalla JKA in entrambe le prove, Kata e Kumite. Nel 1963 diviene Maestro (Sensei). Conquista il V dan nel 1964.
Nel 1965, assieme ad altri importantissimi maestri, svolge stage e dimostrazioni in tutto il mondo (Europa, Sud Africa e Stati Uniti). Giunto In Italia, si stabilisce a Milano e contribuirà a formare e diffondere un nuovo spirito e ad animare una passione, quella delle arti marziali, istruendo maestri tuttora attivi a livello internazionale. Nel 1966 fonda la A.I.K. (Associazione Italiana Karate). Nell'anno 1969 ottiene il VI dan.
L'anno successivo fonda la celeberrima FE.S.I.KA (Federazione Sportiva Italiana Karate) che riporta numerosissimi risultati a livello nazionale, europeo e mondiale. Nell'anno 1974 ottiene il VII dan. Nel 1979 fonda l'I.S.I. (Istituto Shotokan Italia - Ente Morale). Nel 1986 ottiene l'VIII dan. Nel 1989 (novembre) insieme ad un gruppo di Maestri e futuri dirigenti fonda la F.I.K.T.A. (Federazione Italiana Karate Tradizionale e Discipline Affini)di cui è Direttore Tecnico. Nel 1999 ottiene il IX dan proponendosi come una della più importanti personalità nell'ambito del Karate Do ancora viventi.
Nel 2011 riceve una delle più alte onorificenze concesse dal Ministro degli Affari Esteri nipponico. Nel 2011 gli è stato conferito il titolo di X dan a Busto Arsizio (VA).

domenica 14 gennaio 2018

Motobu Chōki

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Chōki Motobu 本部 朝基 (Shuri, 5 aprile 1870 – Shuri, 15 aprile 1944) è stato un karateka giapponese.
Fratello minore del karateka Motobu Chōyū, nacque nel Villaggio Akahira a Shuri, ad Okinawa, capitale del Regno delle Ryūkyū.
Suo padre, Lord Motobu Chōshin (Motobu Aji Chōsin), fu discendente e sesto figlio del Re di Okinawa, Shō Shitsu (1629-1668), noto altrimenti con il nome di Shō Kōshin, e conosciuto inoltre come Principe Motobu Chōhei (1655-1687). Chōki fu il terzo figlio di Motobu Udun ("Motobu Palace"), uno dei rami cadetti della famiglia reale okinawense Shō.
Come ultimo di tre figli, Motobu Chōki non fu indirizzato verso un'educazione al loro stile di famiglia del Te (il primo nome per il karate). Nonostante questo Motobu si interessò molto alla disciplina, utilizzando molto tempo in gioventù per allenarsi da solo, colpendo il makiwara, e sollevando pesanti pietre per incrementare la sua forza. Venne descritto dai suoi contemporanei come un atleta molto agile, guadagnandosi il soprannome di Motobu no Saru, o "Motobu la scimmia." Iniziò a praticare il karate sotto Ankō Itosu continuando con Matsumura Sōkon, Sakuma Pechin e Kōsaku Matsumora.

Allenamenti

Nonostante fosse descritto dai suoi detrattori come un combattente di strada violento e crudele, senza un allenamento formale, Motobu era lo studente di karate più promettente dei praticanti di Okinawa. Ankō Itosu (1831-1915), Sōkon Matsumura (1809-1899), Sakuma Pechin, Kōsaku Matsumora (1829-1898) e Tokumine Pechin (1860-1910) insegnarono tutto a Motobu. Molti maestri trovarono indesiderata la sua abitudine di testare le sue abilità combattive tramite combattimenti di strada nel tsuji (zona a luci rosse).Ma a causa delle sue nobili origini (come un discendente okinawense della famiglia reale Shō) resero difficile loro rifiutarlo come discepolo.

L'incontro di boxe

Dopo numerose attività commerciali fallite, Motobu partì per Osaka, in Giappone, nel 1921. Un amico convinse Motobu a partecipare a un incontro "boxing vs judo" . Questi incontri erano popolari a quel tempo, e spesso davano la possibilità di far partecipare un pugile straniero in un match contro un jujutsu o uno judoka. Secondo un articolo del giornale King relativo al calcolo dei combattimenti del 1925, Motobu avrebbe partecipato ad una sfida in un incontro contro un pugile straniero, descritto come un pugile Russo molto forte. Dopo alcuni round, Motobu si incontrò con il più alto e il più grande boxer di quei tempi e lo eliminò con un solo colpo di mano. Motobu aveva 52 anni.
L'articolo del King descrisse come sorprendente la vittoria di Motobu, sebbene le illustrazioni mostrassero chiaramente che era Gichin Funakoshi il combattente in questione. Questo errore di pubblicazione aumentò la amara rivalità tra i due maestri, e portò ad un apparente scontro. Erano spesso in conflitto anche le loro opinioni su come dovrebbe essere usato ed insegnato il karate.
La popolarità scaturita da questa inaspettata vittoria portò Motobu ad un livello di fama mai conosciuto precedentemente in Giappone. Motobu fu consultato da numerose celebrità del tempo, incluso il campione di boxe "Piston" Horiguchi, per essere allenati da lui. Aprì un dojo, il Daidokan, dove insegnò sino all'inizio della Seconda guerra mondiale nel 1941. Motobu affrontò notevoli difficoltà nell'insegnamento. La causa principale dei suoi problemi fu la difficoltà nello scrivere e parlare il Giapponese continentale. I dialetti okinawensi erano praticamente incomprensibili ai continentali. Come risultato dovette affidarsi a delle traduttrici che lo portarono alla diceria che fosse un analfabeta. Queste voci furono largamente screditate dall'esistenza di alcuni manoscritti di Motobu, scritti con una calligrafia chiara ed istruita. In una produzione video della Tsunami sullo stile di Motobu, si parlò della difficoltà di espressione linguistica del padre: Motobu Chōsei che potevano essere maggiormente motivate come protesta at being a displaced member (dalla Annessione Giapponese di Okinawa) dell'aristocrazia delle Ryukyuan piuttosto che un'incapacità.

sabato 13 gennaio 2018

Kagutsuchi

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Kagutsuchi (カグツチ) è il dio del fuoco nella mitologia giapponese. Fu l'ultimo figlio di Izanami e Izanagi, ucciso dal padre perché la sua nascita era costata la vita alla dea Izanami. Il dio infatti usò la sua spada, la Ame no Ohabari (天之尾羽張), per decapitarlo e tagliare il suo corpo in otto parti, diventati poi vulcani; dal sangue colato dalla spada, inoltre, sono nati altre otto divinità, tra cui Watatsumi, dio del mare, e Kuraokami, dea della pioggia e della neve.

venerdì 12 gennaio 2018

La Storia del Tae Kwon Do

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LE ARTI MARZIALI COREANE PRIMA DELLA NASCITA DEL TAE KWON DO.
CRITICA ALLA TESI DELL’ANTICHITÀ DEL TAE KWON DO
Quello che segue è un “affresco” riguardante la situazione delle arti marziali in Corea prima della invasione giapponese. È importante sapere, infatti, che tecniche di combattimento a mani nude e con armi erano conosciute e praticate in Corea ancor prima della introduzione delle Arti Marziali nipponiche.
Tuttavia una premessa è doverosa : nessuna delle arti che verranno descritte ha avuto una qualche relazione con la nascita e lo sviluppo del Tae Kwon Do, come invece ha voluto far credere una vecchia propaganda nazionalistica coreana (alimentata soprattutto dalla W.T.F.) per annebbiare i legami che il moderno Tae Kwon Do ancora conserva con il Karate giapponese.
Con questo intento si sono “costruite” sostanzialmente tre prove :
a) gli affreschi presenti nelle tombe di Kakjeochong, Samsilchong, Muyongchong, che si trovano adesso in Manciuria (Cina) e che risalgono a un periodo compreso tra il I° e il V° sec. d.C.;
b) le statue di Keumgang Yuk Sa, altorilievi presenti nel tempio buddista di Sukkuram a Kyongju, capitale dell’antico regno di Silla, risalenti al VIII° sec. d.C.; c) il testo del “Mu ye tobo tong ji ”, risalente al 1790 ca. .
Tuttavia sono proprio queste testimonianze che, se ben interpretate, provano non l’antichità del Tae Kwon Do, bensì la derivazione delle antiche discipline coreane, oggi per la gran parte scomparse, dalle antiche arti marziali cinesi.
Primo : gli affreschi delle tombe di Kakjeochong, di Samsilchong e di Muyongchong nel territorio dell’antico regno Koguryo, raffigurano individui (in particolare quella di Muyongchong) che si affronterebbero in un combattimento a mani nude. Tali affreschi dimostrerebbero che le Arti Marziali erano praticate in Corea sin dal periodo più antico della sua storia. Dobbiamo però precisare che oggi quelle tombe sono locate in Manciuria, ossia in Cina e non più in Corea; e anche se anticamente quella regione era parte del regno coreano di Koguryo, non dobbiamo sottovalutare il fatto che Koguryo era il più settentrionale dei Tre Regni (mentre Silla e Paekche si trovavano a sud) e quindi confinante con la Cina: è quindi facile pensare quanto la sua cultura fosse influenzata da quella cinese; difatti Koguryo era a quel tempo un “avamposto”, per così dire, del regno cinese degli Han (206 a.C.- 220 d.C.) e molti dei dipinti murali ritrovati nei tumuli di Koguryo sono molto simili a quelli ritrovati nelle tombe del periodo Han.
Ciò potrebbe essere indice anche del fatto che le forme di combattimento conosciute e praticate in Koguryo emersero per l’influenza della cultura cinese.
Tuttavia molti studiosi sono propensi nell’affermare che tali affreschi rappresenterebbero un’arcaica forma di Kwon bop, ovvero un'antica forma coreana del kempo cinese; anche se, a questo punto, sembrerebbe più corretto riconoscere due lottatori di Ssirum, ossia di lotta coreana, stile molto vicino alla lotta mongola .

Secondo : le statue di Keumgang Yuk Sa, locate nella località di Sukkuram, vengono spesso interpretate come due guerrieri in posizioni di combattimento che ricorderebbero quelle in uso nel moderno Tae Kwon Do. Niente di più falso. Queste statue rappresentano, in realtà, dei Guardiani
Buddisti, come se ne possono trovare in tutte le culture dell’Estremo Oriente: in India come in Cina, in Giappone come in Tailandia e come in Vietnam.
Terzo : il Muye Tobo Tong Ji è un antico manuale illustrato di tecniche di combattimento e di tattica militare. Questo fu commissionato intorno al 1790 dal Re Jeongjo a Yi Deokmoo con l’ordine di descrivere tutta le tecniche marziali in uso in quel periodo.
Questo testo viene spesso citato come prova di una sistematizzazione delle tecniche del Tae Kwon Do già in epoche passate; tuttavia questo testo descrive tecniche di combattimento di origine cinese che includono tecniche con la spada, tecniche a cavallo e tecniche a mano nuda che si rifanno con tutta probabilità al Chuan Fa cinese, che in questo testo viene chiamato Subak ki .
Resta comunque il fatto che il Muye Tobo Tong Ji ovvero “Libro illustrato sulle Arti Marziali” è l’unico documento scritto coreano rimasto sulle arti marziali. Si crede che molti documenti del genere sono stati distrutti durante l’occupazione giapponese della penisola, nel tentativo di
“pulizia etnica” in atto in quel periodo in Corea da parte dei Giapponesi.
Questo documento, miracolosamente scampato alla distruzione, fu riscoperto dal M° Hwang Kee (fondatore del Mu Duk Kwan Tang Su Do) nel 1957 e contiene, come già detto, informazioni e descrizioni sulle arti marziali del tempo (stiamo parlando di un periodo intorno al 1790 ca.). La Corea è stata da sempre un “ponte” tra la Cina e il Giappone: basti pensare che è proprio attraverso la Corea che gran parte della cultura cinese (religioni, tradizioni nonché sistemi di combattimento) arrivò in Giappone.
Parte del documento è dedicata alla descrizione di metodi di combattimento a mani nude, tuttavia gran parte di esso è dedicata allo studio di armi come la lancia (sia quella cinese che quella giapponese), il tridente, la lancia di bamboo, il bastone (sia quello singolo che quello a due sezioni), la spada (corta, lunga, doppia e a due mani, sia quella cinese che quella giapponese), lo scudo di rattan, nonché di altre armi mai viste prima. Spesso la spiegazione dell’arma è accompagnata da riferimenti incrociati con altri tipi della stessa arma (ad esempio lo studio della spada è fatto comparando quella cinese con quella giapponese, e ciò vale anche per altre armi).
Ma nel Muye Tobo Tong Ji non si parla solo di armi o di tecniche di combattimento a mani nude: vengono spiegati anche i principi sui quali si devono basare gli studi e delle armi e delle tecniche a mani nude. Inoltre vi sono riferimenti a tecniche acrobatiche equestri cosi come a giochi effettuati
con la palla (gyuk gu).
In definitiva, possiamo forse affermare che il Muye Tobo Tong Ji non è un affresco sulle arti marziali che si praticavano in Corea in quel tempo, bensì una antologia di stili che venivano praticati presso la Corte Imperiale. Ed infatti basti pensare che in questo testo non è menzionato il Tae Kyon, essendo questo uno stile “popolare”, praticato cioè del popolo, nel XVIII° secolo in
Corea.
Questo sforzo, sebbene antistorico e ingannevole, di ricollegare il moderno Tae Kwon Do a questo antico testo di arti militari si spiega, forse, con il tentativo di creare per il Tae Kwon Do quel background storico-culturale presente in ogni Arte Marziale tradizionale, secondo una relazione che troviamo, ad esempio, tra il Karate e il Bubishi: questo è il nome di un antico trattato dell’arte marziale cinese dalla quale si originò il Karate, l’Hakutsuru Ken (Il Pugno della Gru Bianca), la cui provenienza è oscura, ma che è presente ad Okinawa, culla del Karate, si pensa, a partire da un periodo compreso tra il XIV° e il XIX° secolo.
Ciò che è veramente importante, riguardo al Muye Tobo Tong Ji è che, nonostante sia stato redatto in un periodo in cui le Arti Marziali erano cadute quasi del tutto nell’oblio, esso rappresenta la prova che, anche in quel periodo, l’interesse per l’arte del combattimento, sia a mani nude che con armi non era del tutto scomparso. Anzi, lo studio comparato delle arti militari cinesi e
giapponesi, è indice di una forte volontà di ricerca e approfondimento in questo campo.
Detto questo appare con chiarezza che, anteriormente al XIX° secolo le arti marziali praticate in Corea erano basate esclusivamente su metodi cinesi e non ebbero nessuna influenza sulla nascita del Tae Kwon Do.
Tra i metodi coreani che si basavano su stili cinesi c’era il Kwonbop, che è la trascrizione in coreano del termine cinese “Chuan fa”, meglio conosciuto con il nome giapponese di Kenpo.
Il Chuan fa fu introdotto in Corea insieme ad altri aspetti della cultura cinese (arti e religioni come il Buddismo e il Taoismo) attraverso i regni di Paekche e di Koguryo. Dalle cronache risulta infatti che il re di Koguryo Kwangaeto inviò in soccorso del vicino regno di Silla, impegnato nella guerra contro i pirati giapponesi (i Wako) un gruppo di guerrieri: i Sonbae (“gli intelligenti”, “i coraggiosi”); costoro aiutarono ed istruirono i guerrieri del regno di Silla (che poi diventeranno i guerrieri “Hwarang”) in tecniche militari e in tecniche di combattimento; ma queste tecniche si basavano sul Kwon bop/Kempo, di chiara origine cinese.
Tentiamo di spiegare in qualche modo l’importanza che queste tecniche ebbero per la civiltà coreana e per quella giapponese.
Le arti marziali cinesi ottennero un fama e una diffusione enorme durante la dinastia cinese dei Tang, che regnò dal 618 al 907 d.C., tanto che spesso, nelle cronache coreane, il Kwonbop è spesso riferito come Tangsu ossia “Mano di Tang” (nel senso di “tecnica di combattimento cinese”).
Anche ad Okinawa, le tecniche di combattimento cinesi, sulle quali si formerà il Karate e il Karate stesso, nella sua accezione originaria, erano definiti Tote ossia “Mano (te) cinese (to)”.
In quel periodo intensi erano gli scambi sia militari, sia politici sia commerciali tra Cina e Corea. Fu proprio in questo periodo che l’originario Kwonbop iniziò a trasformarsi in un metodo “più coreano”: il Su-bak, anche se sostanzialmente cambiò poco se, come si ritiene, si trattò solo dell’utilizzo di un termine prettamente coreano per definire l’arte cinese, (laddove il termine kwon bop rappresenta la mera trascrizione in coreano del termine cinese chuan fa; d’altronde si utilizzano gli stessi ideogrammi cinesi).
Nel 668 d.C. tutta la penisola coreana fu unificata sotto un unico regno: Silla (668-918); l’opera di unificazione nazionale fu possibile anche grazie al corpo dei Hwarang (lett.: “Giovani in fiore”).
La tradizione vuole che il re di Silla Chinung creò un gruppo di guerrieri d’elite; nel far questo si rivolse a un famoso monaco buddista, Wong Kwan Bopsa chiedendogli di ideare un sistema di educazione tale da creare una classe dirigente e militare che fosse in armonia con il concetto delle leggi della natura. I Hwarang, come vennero chiamati questi giovani formati a tale scopo, erano selezionati fra i ragazzi di nobile estrazione sociale. Oltre a ricevere un'educazione basata su principi buddisti, i Hwarang studiavano danza, letteratura, arte, scienza e tutte le attività connesse alla guerra: strategia militare, tiro con l'arco, guida dei carri da guerra, lotta senz'armi, ecc.
Si formò in questo modo una classe guerriera colta ed efficace.
L'intellettuale guerriero divenne un modello di vita che rimase esemplare per molte generazioni: gran parte dei maggiori leader militari della dinastia Silla furono dei Hwarang.
Le storie del loro coraggio e del feroce spirito combattivo venivano raccontate nella poesia e nella letteratura Hwarang che divenne la base della letteratura coreana per oltre mille anni. Essenziale fu il codice di cavalleria (Saesok Oh Kae), sul quale i guerrieri basavano la loro etica. Su richiesta di
due giovani Hwarang, il monaco Wong Kang Bopsa creò cinque comandamenti dai quali potevano essere guidati i soldati che non avevano avuto un'educazione come quella dei nobili guerrieri.
Ecco una sintesi di quel codice di cavalleria marziale:
1. sii leale con il tuo re;
2. sii pietoso con i tuoi genitori;
3. nei confronti degli amici sii attendibile e fiducioso;
4. in battaglia mostrati coraggioso;
5. uccidi dopo attenta e pietosa considerazione e solo se sei costretto.
Le doti che caratterizzavano i Hwarang in battaglia erano il coraggio e l'abilità sul campo di battaglia, l'abnegazione e lo spirito di sacrificio nei confronti della patria, il tutto supportato da una indifferenza verso la morte.
Lo studio dei principi dell'universo e del rapporto fra l’uomo e il tutto, nella ricerca di una completa armonia, portarono i hwarang a una calma e una sicurezza interiori che si rifletteva anche sul campo di battaglia.
Le gesta dei Hwarang sono rimaste scolpite nella memoria collettiva del popolo coreano e ancora oggi troviamo menzione delle loro storie nei testi di letteratura coreana.
In Yuk Suh, uno dei più importanti ricercatori nel campo delle Arti Marziali Tradizionali coreane, nonché Fondatore dello stile Kuksulwon, attraverso varie ricerche, afferma che è possibile, a prescindere dalle chiare origini cinesi di queste discipline, suddividere le Arti Marziali di questo periodo (VI° - VII° secolo d.C.) in tre branche principali :
1) Sado Musul (arti marziali popolari o “private”, stili praticati per la maggior parte dal popolo, con una forte componente ludico-sportiva);
2) Pulsa Musul (arti marziali buddiste, praticate, come è facile intuire, nei monasteri buddisti e dedicate allo sviluppo delle abilità psico-fisiche e spirituali);
3) Kunjun Musul (arti marziali della Corte Imperiale, ossia l’intero sistema di addestramento dei corpi d’elitè del Regno).
Il subak o kwon bop continuò ad essere praticato anche durante la successiva dinastia Koryo (918-1392) : in questo periodo il subak/kwon bop subì delle modifiche divenendo uno stile esclusivo, nel quale incominciarono ad essere studiate ed applicate particolari tecniche di calcio, che cominciavano ad essere più alte e dinamiche di quelle degli stili cinesi, alle quali si ccompagnavano
tecniche di pugno e di gomito portate a distanza molto ravvicinata. Le cronache riportano che gli adepti di questo stile combattevano a partire da una posizione dove le mani erano mantenute davanti al petto come se si pregasse. Sempre in questo periodo, nelle zone montagnose della penisola si ponevano le basi, a partire dalle tecniche cinesi del Chi’nna, per l’emergere dello stile dello
yusul (altra cosa rispetto allo Yusul portato in Corea nel XX° secolo da Yong Sul Choi), il quale prevedeva tecniche di disarticolazione, leve articolari, prese e tecniche di pressione sui punti vulnerabili. Altro sistema di combattimento creato in questo periodo nelle stesse zone fu il charyot, il quale prevedeva tecniche di attacco con le mani dove le dita venivano utilizzate come “pinze”, nonché da tecniche di contrattacco nel quale si aggirava l’arto dell’attaccante per poi afferrarlo da sotto e metterlo in leva. Caratteristica di questi stili era, non l’uso della forza, ma quello della forza avversaria così come la conoscenza di particolari aree vitali da raggiungere e colpire con tecniche particolari dove braccia e gambe lavoravano in modo armonico e simmetrico. Comunque anche lo stile dello charyot possedeva tecniche di colpo con la testa, le spalle, le ginocchia e i gomiti e tecniche di calcio da posizione seduta, tecniche di colpo sui centri nervosi etc..
Verso la fine della dinastia Koryo gran parte dei sistemi di combattimento più efficaci venivano praticati dagli eserciti “privati” dei signori feudali come i “Sambyolcho” (potremmo dire i corrispondenti degli shogun giapponesi).
All’interno di questi gruppi militari venivano praticati stili come l’oryonkwon, nel quale era possibile distinguere cinque tecniche principali : il pogakwon (?), il menhokwon (tecnica della tigre furiosa), l’hugkwon (tecnica della scimmia), l’hakkwon (tecnica della gru) e il chilsonkwon (tecnica delle sette stelle).
In questo periodo, l’influenza della civiltà mongola in Corea si evidenzia anche nelle Arti Marziali : i mongoli introdussero proprie tecniche di lotta (la famosa lotta mongola) che in Corea prese il nome di Ssirum, dove non sono previsti colpi ma solo tecniche di presa e proiezione.
Con l’avvento della Dinastia Yi (1392-1910) le arti marziali assunsero una veste popolare e “ludica” dando vita al Taekyon (stile dove si da maggior risalto alle tecniche di calcio e a quelle di spinta con le mani); le prime testimonianze storiche circa il Taekyon si ritrovano, però, solo a partire dal XVIII° secolo.
A partire da questo periodo, tuttavia, le Arti Marziali coreane cominciarono a cadere nell’oblio, soprattutto tra le classi sociali più elevate del Regno, specialmente a causa della politica dei regnanti di Yi, caratterizzata da un fervente neo-confucianesimo. Nonostante la redazione in questo periodo del già citato Muye Tobo Tong Ji, il disinteresse per le arti marziali continuò e portò con il tempo all’indebolimento delle caste guerriere e dell’esercito. Ovviamente ciò costò molto caro ai coreani quando si trovarono a dover affrontare le varie invasioni del Giappone. Già durante la prima invasione (1592-1598) i coreani subirono pesanti sconfitte dovute alla estrema superiorità degli eserciti giapponesi. Come sappiamo i giapponesi dovettero ritirarsi dalla Corea a causa del prolungarsi dalla guerra, del genio navale dell’ammiraglio coreano Yi Sun-sin e, cosa più importante, della morte dello Shogun Toyotomi Hideyoshi. Durante quegli anni di guerra è riscontrabile l’attività di un gruppo di guerrieri, i “Iybyon”, che stupirono i soldati cinesi, loro alleati nella guerra contro gli invasori giapponesi, così come i giapponesi stessi, per il
loro coraggio e per le particolari tecniche di combattimento utilizzate in battaglia, soprattutto tecniche di calcio, come ci riportano le cronache del tempo.
In quel periodo, nei monasteri buddisti, venivano sviluppati due metodi : uno era lo hyoldo, che si basava sulle conoscenze mediche trasmesse dai cinesi, nonché su tecniche di immobilizzazione attraverso la manipolazione dei centri nervosi, e l’altro, il bulmudo, era uno stile dove chiare erano le origini cinesi, in quanto si basava su tecniche “morbide”, tecniche a mano aperta (che
utilizzavano soprattutto il palmo), che venivano portate con movimenti circolari e dove le forme venivano praticate lentamente e facendo uso di particolari tecniche di respirazione.
Altro metodo interessante che apparve in quel periodo (intorno al XIV° secolo), questa volta nel nord-ovest della penisola, fu il pakchigi. Questo stile era caratterizzato da tecniche che prevedevano l’uso della testa, delle spalle e dei gomiti. In particolare, ciò che rendeva unico questo stile era la tecnica che prevedeva l’utilizzo della coda di cavallo dei capelli (allora molto in voga tra
i maschi) come una frusta attraverso vigorosi movimenti del collo. Molto spesso alla sua estremità venivano posti dei metalli o delle lame per rendere ancora più letali i colpi con essa inferti.
Nonostante il disinteresse della elitè della società coreana per le Arti Marziali, in questo periodo vennero redatti alcuni testi riguardanti le Arti Marziali. Il Muyae Chaebo, redatto nel 1599, includeva la descrizione di tecniche di bastone utilizzate da monaci buddisti coreani, tecniche di spada, di tridente e spiegazioni su come usare lo scudo. Cinquant’anni dopo l’invasione manciù, venne poi redatto il Muyae Singbo che trattava tecniche di combattimento a mani nude così come particolari esercizi con la spada (sia coreana che giapponese), con la lancia, etc. Per ultimo, nel 1790, fu compilato il già citato Muye Tobo Tong Ji, il quale arricchiva ed estendeva i contenuti dei
precedenti testi. Come già detto quest’ultimo testo rappresenta un’eccezione in una società che
era arrivata a disprezzare le Arti Marziali, ponendo così le basi per quell’indebolimento delle caste guerriere e dell’esercito che fu la causa della poca e inadeguata resistenza, dovuta anche alla perdita dell’appoggio della Cina, all’invasione giapponese del 1909.
Durante il XIX° e la prima metà del XX° secolo non sono riscontrabili in Corea importanti realtà “marziali”; solo il Taekyon continuava ad essere praticato sotto forma di gioco popolare (tra l’altro proibito dagli occupanti giapponesi).
Bisognerà quindi aspettare la fine dell’occupazione (1945) da parte del Giappone per la rinascita delle Arti Marziali in Corea.
Tuttavia non si trattò del risorgere degli antichi stili che affondavano le proprie radici nei sistemi del chuan fa cinese perché sia secoli di disinteresse per le discipline di combattimento da parte della società coreana, sia trentacinque anni di oppressiva occupazione giapponese, durante i quali feroce e sistematica fu l’opera di cancellazione e di “nipponizzazione” della cultura coreana, nella quale sono da ricomprendersi anche le Arti Marziali, sono state la causa della pressoché scomparsa di quelle antiche tradizioni e conoscenze dell’arte combattimento che le cronache e le leggende ci hanno tramandato.
Il riemergere di discipline marziali, come vedremo, fu dovuto alla introduzione, nella ormai libera Corea, del Karate giapponese da parte di personalità che ebbero modo di apprenderlo in Giappone o nelle province del suo impero.
Karate che poi fu “coreanizzato” e diversificato e che dal quale si sviluppò, come avremo modo di vedere, il moderno Tae Kwon Do.

LA STORIA DEL TAE KWON DO
LE ORIGINI
Il Tae Kwon Do, nelle sue due forme : il Taekwon-do “tradizionale” (I.T.F., G.T.F., etc.) e il Taekwondo “sportivo” (W.T.F.), è il risultato della fusione delle originarie scuole di Karate coreano e del loro successivo sviluppo.
Abbiamo visto che la penisola coreana è stata sotto il dominio del Giappone imperialista per oltre quarant’anni : dal 1910 al 1945, anno in cui il Giappone si arrese agli U.S.A. al termine della Seconda Guerra Mondiale.
Durante quei trent’anni di occupazione nipponica furono molti i coreani che forzatamente o volontariamente si trasferirono in Giappone, per viverci o per arruolarsi nell’Esercito Imperiale: alcuni rimasero nelle isole principali dell’arcipelago giapponese (Kyushu, Honshu, etc.), altri furono mandati nell’arcipelago delle Ryukyu (l’isola di Okinawa è la più grande di questo
arcipelago); altri ancora furono mandati in Manciuria.
In tal modo, molti coreani ebbero modo di apprendere le Arti Marziali giapponesi come il Karate, il Judo, il Jujutsu, l’Aikido, il Kendo; altri quelle cinesi come il Chuan’fa, meglio conosciuto come Kempo o Kung fu.
Fu solo verso la fine dell’occupazione nipponica (1944-1945) che quei coreani, divenuti “esperti” in quelle Arti, poterono far ritorno in patria. Fu allora che questi Maestri incominciarono a fondare e a dirigere delle proprie scuole di Arti Marziali (“Kwan”) e per la maggior parte quei Maestri erano esperti di Karate-do, soprattutto nello stile Shotokan (stile fondato dal M° Gichin Funakoshi, il quale fu anche Maestro di alcuni di quei primi Maestri). Karate che questi primi Maestri portarono in patria con il nomi coreani “Kong Su Do” o “Tang Su Do”.
Il primo termine, Kong Su Do ha lo stesso significato del termine “Karate-do” nella sua accezione moderna, ossia “Via [Do] della mano [Te] vuota [Kara]” (Kong; vuol dire “vuoto”, Su; vuol dire “mano”, Do; vuol dire “Arte, Via spirituale, Metodo”) datagli dal M° Funakoshi negli anni trenta, che in tal modo sostituì l’originario significato di Karate-do di “Via della mano cinese”.
Il M° Funakoshi, infatti, sostituì l’originale ideogramma “Kara” che significava “Tang” ovvero “cinese” (termine questo in diretta relazione con l’antica dinastia cinese dei Tang) con un altro ideogramma che si legge sempre “kara” ma che significa “vuoto”; questo per collegare il Karate con i principi della filosofia Zen (Ch’an, in cinese), che insistono nell’infondere il “vuoto” mentale in ogni azione umana. Il fondatore della scuola Chung Do Kwan, Lee Won Kuk, fu il primo ad
utilizzare questo nome in Corea.
Il secondo termine con il quale il Karate fu introdotto in Corea (da Hwang Kee, fondatore della scuola Mu Duk Kwan) fu “Tang Su Do”: come sarà facile capire, sulla base di quanto sopra appena detto, questo termine si rifà all’originario significato del Karate ossia “Via (Do) della mano (Su) cinese (Tang): è con questo significato che il Karate era conosciuto e praticato ad Okinawa, sua terra d’origine da più di trecento anni.
Tuttavia il nome più antico del Karate era “To-te”, significante semplicemente “mano cinese”; questo perché le origini del Karate sono da ricercarsi nel Chuan fa (Kenpo) cinese introdotto ad Okinawa nel corso dei secoli dalle varie ambascerie cinesi, provenienti dalla provincia cinese del
Fukien e che formarono ad Okinawa la comunità di Kume, città da cui il Chuan fa/To te si espanse esotericamente nelle vicine città di Shuri, dove prese il nome di Shuri-te (mano di Shuri), di Naha, dove prese il nome di Naha-te (mano di Naha) e di Tomari, dove prese il nome di Tomari-te : sono questi gli stili in cui si differenziò l’antico To-te di Okinawa e che diedero poi origine ai moderni stili : in particolare il Naha-te, conosciuto meglio con il nome di Shorin Ryu (in coreano: So Ryong) diede origine al Karate Goju Ryu e lo Shuri-te (con influenze del Tomari-te) diede origine al Karate che poi, a partire da Funakoshi fu chiamato Shotokan, nonché al più generico stile dello
Shorin Ryu (in coreano : So Rim).
Shotokan Karate che ritroviamo come punto di partenza del Karate coreano (Tang Su Do, Kong Su Do) dal quale poi si originò il Tae Kwon Do.

LE CINQUE SCUOLE ORIGINARIE
Abbiamo detto, dunque, che i Maestri coreani divenuti esperti nel Karate ritornarono in patria una volta che il Giappone si ritirò dalla Corea (1945) e fondarono, ognuno, la propria scuola.
Si è soliti ricordare come “le cinque scuole originarie” le seguenti (indicate in ordine cronologico) :
1 - CHUNG DO KWAN (Scuola dell’azzurra onda del mare) - KONG SU DO: questa scuola fu fondata nel 1945 da Lee Won Kuk, che praticò Karate in Giappone.
2 - MOO DUK KWAN (Scuola della virtù marziale) - TANG SU DO: questa scuola fu fondata da Hwang Kee il 9 Novembre 1945. questo Maestro ebbe modo di apprendere il Karate in Manciuria e, si dice, anche il Chuan Fa.
3 - YON MOO KWAN (Scuola dove si esercita l’arte marziale) - KONG SU DO: questa scuola fu fondata il 3 Maggio 1946 da Chung Sang Sup, che in Giappone ebbe modo di studiare sia il Karate che il Judo. Successivamente questa scuola fu rifondata con il nome “Ji Do Kwan” (Scuola
della Via dell’alleanza) da due allievi di Chung Sang Sup, Gae Byung Yun e Lee Chong Wae, dopo che questo maestro perse la vita durante la Guerra di Corea.
4 - KWON BOP (Arte/Tecnica dei pugni) KEMPO: scuola fondata nel 1946 da Yun Byung In che, oltre a studiare il Kong Su Do della scuola Yon Mu Kwan, aveva imparato in Manciuria il Chuan Fa che in coreano si pronuncia “Kwon Bop” (lett.: “Tecnica del Pugno”) o “Ju An Pa”. Tuttavia lo stile principale appreso dal Maestro Yun Byung In è sul quale ha poi costruito il proprio metodo è stato il Karate Shudokan che apprese dallo stesso fondatore il M° Kanken Toyama, il quale ebbe più volte ad affermare che rimase molto impressionato dalla abilità di Yun Byung In nelle Arti Marziali cinesi. Fra i due, infatti, si stabilì una stretta e reciproca collaborazione.
Yun Byung In ottenne il V° dan sotto Kanken Toyama e, durante la sua permanenza in Giappone, fu anche capitano della squadra di Karate della Nihon University (Università del Giappone). Altra personalità con la quale il M° Byung stabilì un forte legame fu Chung Sang Sup, dello Yon Mu Kwan, scuola nella quale Byung stesso, come già detto, si allenò agli inizi della sua carriera con il
fondatore Lee Nam Suk.
Successivamente, nel 1953, questa scuola fu rinominata Chang Mu Kwan - Kong Su Do da Kim Soon Bae, allievo del fondatore, in collaborazione con Lee Nam Suk.
5 - SONG MU KWAN (Scuola marziale degli alberi di pino) - KONG SU DO: scuola fondata nel 1946 da Ro Byung Jik. Questo Maestro studiò in Giappone il Karate Shotokan sotto Gichin Funakoshi e insieme al fondatore del Chung Do Kwan, il M° Lee Won Kuk. Tra i suoi studenti, Ro Byung Jik era famoso per le potenti tecniche di pugno e di calcio, nonché per l’intenso allenamento al kwon go (makiwara).
Queste scuole principali sorsero nel periodo intercorrente tra la liberazione della Corea dal Giappone, la fine della Seconda Guerra Mondiale e lo scoppio della Guerra di Corea. La causa dello scoppio di questo conflitto fratricida è da ricercare nella contrapposizione dei due neo-governi, quello del Sud, appoggiato dagli U.S.A., e quello del Nord, appoggiato dall’allora U.R.S.S. e
dalla Cina comunista. Il conflitto durò circa tre anni, dal 1950 al 1953 e conobbe fasi alterne fino a risolversi nella triste divisione, tuttora attuale, della penisola in due stati rigidamente contrapposti : la Corea del Sud (regime democratico e capitalista) e la Corea del Nord (regime comunista).
È importante a questo punto una precisazione : il successivo sviluppo delle Arti Marziali coreane riguarda esclusivamente la Corea del Sud.
Fu proprio durante la Guerra di Corea che si ebbero i primi tentativi di unificazione dei vari stili di Kong Su Do, Tang Su Do e Kwonbop in un’unica Arte Marziale e in un’unica organizzazione nazionale; ciò avvenne soprattutto nell’ambito delle forze militari della R.O.K. (Republic of Korea) dove moltissimi militari erano esperti di Kong Su Do e Tang Su Do.
Tuttavia i tempi non erano ancora maturi.
Difatti, al termine della Guerra di Corea, alle cinque scuole esistenti di Karate coreano se ne aggiunsero altre, molte delle quali erano derivate da una delle cinque suddette.
Le scuole derivate erano le seguenti:
1. OH DO KWAN (Scuola del “mio metodo”) - KONG SU DO: fondata nel 1953 da Choi Hong Hi. Questa scuola nacque in ambito militare, in quanto Choi era un ufficiale dell’esercito Sudcoreano, e solo gli appartenenti alle forze armate potevano accedervi. Braccio destro di Choi fu Nam Tae Hi. Choi Hong Hi era anche membro del Chung Do Kwan nonché allievo di Lee Won Kuk. Ottenne poi la nomina onorifica di caposcuola (Kwan Jang) del Chung Do Kwan da parte del secondo caposcuola Son Duk Sung (nomina che gli fu poi revocata dallo stesso Son Duk Sung) e ciò gli permise di aprire la sua scuola anche ai civili.
Choi ottenne il suo I° dan in Giappone, quando la Corea era ancora sotto il dominio nipponico, sotto la guida del M° Kim Hyun Soo a Kyoto; successivamente praticò Shotokan anche sotto la guida di Gichin Funakoshi; si dice, inoltre, che in gioventù praticò anche il Tae Kyon con il suo maestro
di calligrafia, Han Il Dong, prima di lasciare la Corea per il Giappone. Fu Choi a fondare la International Taekwon-do Federation negli anni sessanta per promuovere nel mondo quello che era già chiamato Taekwon-do; fu proprio lui, infatti, che per primo propose di utilizzare, nel 1955, il termine Taekwon-do per definire la nascente Arte Marziale coreana.
Gli adepti di questa scuola amavano allenarsi spesso nei calci in volo (Twio chaki), in particolare i calci laterali in volo (Twio yop chaki), probabilmente retaggio del Chung Do Kwan. Il moderno Tae Kwon Do ha fatto sue queste particolari tecniche di calcio.

2. JUNG DO KWAN (Scuola della Giusta Via) - KONG SU DO : scuola fondata nel 1954
da Lee Yong Woo, proveniente dal Chung Do Kwan.

3, KANG DUK WON (Scuola dove si insegna la generosità) - KONG SU DO: scuola fondata nel 1956 da Hong Jong Ryo e Park Chul Hee, entrambi provenienti dalla scuola Chang Mu Kwan (già Kwon Bop Kenpo) del M° Yun Byung In.

4. HAN MU KWAN (Scuola Marziale Coreana) - TANG SU DO: scuola fondata nel 1956 da Lee Kyo Yun, proveniente dallo Yon Mu Kwan. Alcuni ritengono, al contrario, che le origini di questa scuola vadano rintracciate nel Ji Do Kwan. Gli adepti di questa scuola erano noti per portare, nei combattimenti, tecniche di calcio circolare (dollyo chaki o mawashi geri in giapponese). Anche gli adepti del Chang Mu Kwan amavano portare questo tipo di tecnica, con la differenza che qui
veniva portata a gamba tesa, senza, cioè, il ritiro dell’arto che colpiva.
Oltre a queste, altre scuole nacquero in quegli anni :
la Kang Mu Kwan, originatasi dal Chang Mu Kwan;
la Chong Ryong Kwan del M° Ko Jae Chun, formatosi nel Chung Do Kwan;
la Kuk Mu Kwan del M° Kang Suh Chong, formatosi nel Chung Do Kwan;
la Chong Mu Kwan, originatasi dal Chang Mu Kwan;
la Yun Mu Kwan;
la Soo Moo Kwan;
la Chang Hon Kwan
la Moon Moo Kwan
E’ importante sottolineare che queste erano solo alcune delle cinquanta e più scuole di Karate presenti a quel tempo, tra gli anni ’50 e ’60, in Corea. Questo per dimostrare quanto fosse variegato il mondo delle Arti Marziali coreane derivate dal Karate giapponese prima del processo di unificazione dei vari kwan.
Tale processo di unificazione delle varie scuole e di sviluppo di una nuova Arte Marziale propriamente coreana, che rispecchiasse i principi e i valori della civiltà e cultura coreana per troppo tempo soppressi, durò a lungo e ha attraversato una miriade di vicissitudini.

LA NASCITA DEL TAE KWON DO
Abbiamo visto che un primo tentativo di unificazione si ebbe durante la Guerra di Corea. Nel 1953, invece, un successivo tentativo diede origine alla Korean Taesudo Association (K.T.A. - DAEHAN TAESUDO HYUPHWE): per la prima volta, con il termine Taesudo (“La Via della mano e del calcio”), si dava un nome proprio alla nascente Arte Marziale coreana, risultante da una prima fusione delle varie scuole. Poco dopo, nel 1955, il nome “Taesudo” fu abbandonato a favore di
quello di “Taekwondo”, grazie alla proposta di Choi Hong Hi.
Tuttavia l’uso definitivo del termine Taekwondo si ebbe solo a partire dalla stagione a cavallo tra il 1965 e il 1966, ovvero da quando la K.T.A. da Korean Taesudo Association mutò in Korean Taekwondo Association (DAEHAN TAEKWONDO HYUPHWE) e, in particolare, da quando Choi Hong Hi fondò, nel 1966, la sua International Taekwon-do Federation (I.T.F. : KUKJAE TAEKWONDO YEONMAENG ) per diffondere il suo Taekwon-do in tutto il mondo.
Dobbiamo però sottolineare il fatto che, almeno per tutta la metà degli anni sessanta il Taekwondo (o come era ancora chiamato: Taesudo, Tang Su Do, Kong Su Do, o semplicemente “Korean Karate”) non era altro che una imitazione del Karate giapponese con qualche differenza consistente nel maggior utilizzo delle tecniche di calcio (soprattutto in volo); tant’è vero che ancora nel 1965 Choi Hong Hi, come tutti i capiscuola e gli istruttori del tempo, insegnava ancora i kata (forme; hyung, in coreano) dello Shotokan quali i cinque Heian (Pyong ahn), Empi (Yonbee), Rohai (Amhak), Bassai (Palchie’de), Kushanku (Kong sang kun), Jion (Jaon), i tre Tekki (Chulgi), Hangetsu (Banwol) e Jitte (Sipsoo); gli altri kata “coreanizzati”insegnati nelle varie scuole di karate coreano erano : Tjinto (Chinto), Ohshipsabo (Gojushiho), Eeshipsabo (Nijushiho), Sojin (Sochin), Tjin (Jiin), Wunsu (Unsu), così come alcune forme derivate dal Chuan Fa cinese (il coreano Kwonbop) : Taegeukkwon (Taijichuan), Palgwejang (Pakwachang), Hyung Hi Kwon (Xing Yi Chuan), Don Kwon (Nan chuan), Changkwon (Chang chuan), Pal Ki Kwon (Bajichuan).
Ancora nel 1968 Sihak Henry Cho, uno dei maggiori esperti di Karate coreano in quegli anni negli U.S.A. affermava, nel suo libro “Taekwondo : Secrets of Korean Karate” che <> e che <>; anche se i coreani erano noti, in quel periodo, per praticare un karate molto più duro e “violento” dei loro maestri nipponici.
Ma proprio in quel periodo l’Arte Marziale coreana “Taekwondo” incominciò a differenziarsi nettamente dal Karate giapponese : in primo luogo cambiarono le forme (Hyung, in coreano):
il M° Choi è stato infatti il creatore, talvolta anche discusso dai suoi colleghi, delle forme che ancora oggi si praticano nell’ambito del Taekwon-do tradizionale, ossia le 24 forme Hyung “Chang hon”; ma anche la tecnica cominciò a cambiare: le vecchie metodologie di allenamento derivate dal karate giapponese cedettero il passo a più moderni e scientifici sistemi di allenamento; si diede molto più risalto alle tecniche di calcio e si passò, lentamente, da un tipo di combattimento “no-contact” a un tipo di combattimento “semi-contact”; cosa più importante, si abbandonò l’uso
della terminologia giapponese e si codificò una terminologia prettamente coreana.
Nel frattempo era già iniziata l’opera di diffusione della nuova Arte Marziale Taesudo/Taekwondo.
A partire dal 1959, anno di nascita della K.T.A. (ancora Korea Taesudo Association), la nuova Arte Marziale fu esportata in tutto il mondo: le squadre dimostrative di Taesudo/Taekwondo visitarono il Vietnam del Sud e Taiwan nel 1959 e nello stesso anno anche gli U.S.A.; nel 1962 il Taesudo/Taekwondo incominciò ad essere insegnato nel Vietnam del Sud ; nel 1962-63 in
Malaysia e ad Hong Kong; nel 1964 in Canada, a Singapore e nell’allora Germania Ovest.
Nel 1965 venne definitivamente abbandonato il termine Taesudo e la parola Taekwondo, grazie soprattutto a Choi Hong Hi, incominciò ad identificare definitivamente l’Arte Marziale coreana; in quell’anno infatti la K.T.A. mutò da Korea Taesudo Association a Korea Taekwondo Association. Così il Taekwondo fu introdotto nel 1965 in Italia, in Turchia e negli Emirati Arabi Uniti.
Nel 1966 Choi Hong Hi, che nel frattempo aveva fatto carriera nell’esercito essendo stato nominato Generale, fondò e divenne presidente della International Taekwon-do Federation (I.T.F.), organizzazione, questa, che aveva lo scopo di promuovere con più forza il Taekwondo a livello internazionale e di coordinare le nascenti federazioni nazionali sparse su tutto il globo.
In tal modo in Corea vennero a coesistere due organizzazioni : la K.T.A. a livello nazionale e la I.T.F. a livello internazionale.
Sotto l’egida dell’I.T.F. il Taekwondo fu esportato in Olanda nel 1966 e, nel 1967, nuovamente a Taiwan (dove nel 1959 era già stato presentato come Taesudo).
Nel 1967 il Taekwondo fu introdotto anche in Gran Bretagna e in molti altri paesi.
Proprio il 1967 rappresenta l’apice della carriera del Gen. Choi, allora il maggior promotore dell’espansione del Taekwondo nel mondo.
E’ anche del 1967 l’invito di Choi a Masutatsu Oyama, coreano operante in Giappone, uno dei più famosi karateka di tutti i tempi, di venire a Seoul per discutere di un eventuale assorbimento del suo Karate Kyokushinkai nel movimento del Taekwondo. Oyama rifiutò.
Nel Novembre 1971 iniziava a Seoul la costruzione del Kukkiwon, il quartier generale del Taekwondo e i lavori terminarono nel dicembre dell’anno successivo.
A partire dal 1972 il Taekwondo divenne parte integrante degli insegnamenti nelle scuole primarie e secondarie coreane e successivamente anche nei Licei e delle Università.
Tuttavia un fatto nuovo e grave accadde nel 1973 : il Gen. Choi con la sua I.T.F. prese le distanze dalla K.T.A. (allora presieduta da Uhm Yong Kim) e trasferì la sede dell’I.T.F. da Seoul a Toronto in Canada.
Probabilmente ciò avvenne per due motivi fondamentali: in primo luogo a causa delle continue influenze politiche nella gestione del Taekwondo; in secondo luogo perché era nella volontà di Choi introdurre il Taekwondo anche in Corea del Nord, suo paese di nascita: ciò che agli occhi dei suoi connazionali lo fece apparire come un traditore.
In conseguenza di ciò la K.T.A. si trovò d’improvviso senza un’organizzazione internazionale; per questo motivo si pensò di fondarne un’altra che fosse antagonista all’I.T.F. di Choi: così, nel 1973, in occasione del primo campionato mondiale di Taekwondo tenutosi a Seoul dal 25 al 28 Maggio fu fondata la World Taekwondo Federation (W.T.F. - SAEGAE TAEKWONDO YEONMAENG).
Dal canto suo Choi rispose organizzando il primo campionato mondiale di Taekwon-do dell’I.T.F. a Montreal, Canada, nel 1974.
Ma da quel momento in poi non si tratto più di una contrapposizione di sigle o di organizzazioni, ma di una contrapposizione di due stili Taekwondo diversi che oggi si è soliti definire: Taekwon-do Tradizionale (quello portato avanti da Choi e dalla sua I.T.F.) e Taekwondo sportivo (quello sviluppato dalla W.T.F.).
Nel frattempo il processo di unificazione dei vari Kwan continuava in seno alla World Taekwondo Federation : nel 1974 la maggior parte delle scuole esistenti venne unificata in nove kwan e nel 1976 i nomi di questi nove kwan vennero eliminati e sostituiti con dei numeri:
Kwan #1: Song Mu Kwan
Kwan #2: Han Mu Kwan
Kwan #3: Chang Mu Kwan
Kwan #4: Mu Duk Kwan
Kwan #5: Oh Do Kwan
Kwan #6: Kang Duk Kwan
Kwan #7: Jung Do Kwan
Kwan #8: Ji Do Kwan
Kwan #9: Chung Do Kwan
V’era anche un Kwan#10, predisposto all’amministrazione: il Kwan Ri Kwan
Tuttavia gli sforzi concreti per unificare le scuole in un unico stile iniziarono nel 1977.
Il 23 febbraio di quello stesso anni fu costituita la Commissione per la unificazione dei Kwan (Chu Jin Eui Won Hwe), composta da cinque membri. Fu poi costituito il Chong Bon Kwan, organismo avente lo scopo di identificare ed eliminare tutti quegli aspetti negativi, ancora presenti, che
potevano nuocere al Tae Kwon Do. Membri del Chong Bon Kwan erano: Kim Un Yong
(Presidente), Lee Chong Woo, Uhm Woon Kyu, Lee Nam Suk, Lee Byung Ro, Kang Won
Sik, Lee Chong Woo, Kwak Byung Oh.
Il 7 Agosto 1978 può, forse, essere considerata una data storica nella storia del Tae Kwon Do: proprio in quel giorno fu annunciata l’unificazione completa di tutte le scuole sotto l’egida della W.T.F., attraverso la firma al documento della Proclamazione dell’unificazione dei vari Kwan apposta dai vari capiscuola del tempo. Le seguenti persone sono coloro che apposero la firma, relativamente alla propria scuola :
Ø Kwan #1: Chun Jung Woong per il Song Moo Kwan;
Ø Kwan #2: Lee Kyo Yoon per l’Han Moo Kwan;
Ø Kwan #3: Lee Nam Suk per il Chang Moo Kwan;
Ø Kwan #4: Choi Nam Do per il Moo Duk Kwan;
Ø Kwan #5: Kwak Byung Oh per l’Oh Do Kwan;
Ø Kwan #6: Lee Kum Hong per il Kang Duk Won;
Ø Kwan #7: Lee Yong Woo per il Jung Do Kwan;
Ø Kwan #8: Lee Chong Woo per il Ji Do Kwan;
Ø Kwan #9: Uhm Woon Kyu per il Chung Do Kwan;
Ø Kwan #10: Kim In Suk per il Kwan Ri Kwan.
La W.T.F. incominciò, in tal modo, a promuovere un “nuovo Taekwondo”, diverso da quello che fino ad allora era stato praticato e che rimase appannaggio dell’I.T.F. di Choi. Il nuovo Taekwondo fu dotato di una veste più “sportiva” : in primo luogo cambiarono le regole del combattimento sportivo, che divenne più dinamico e spettacolare : fu introdotta la regola del contatto pieno
in luogo di quello leggero grazie all’uso di particolari protezioni; fu fatto divieto di colpire il viso con tecniche di pugno in modo da sviluppare maggiormente le tecniche di calcio; furono create nuove forme, totalmente diverse dalle forme Hyong del Gen. Choi: in un primo momento vennero inseriti nei programmi gli otto Palgwe Poomsè (“Poomsè” significa, appunto, forma) per le
cinture colorate (creati nel 1967) e i Poomsè superiori per le cinture nere (Koryo, Keumgang, Taebaeck, Pyongwon, Sipjin, Jitae, Chonkwon, Hansu, Ilyeo); ma poco dopo i Palgwe vennero sostituiti dai Poomsè Taegeuk (sempre in numero di otto).
Anche la divisa di allenamento (Do-bok) cambiò : non più con la giacca aperta ma chiusa con il collo a “V” (con il bordo nero all’acquisizione del primo dan).
È questo il Tae Kwon Do che ha ottenuto il riconoscimento quale nuova disciplina olimpica a partire dalle Olimpiadi di Sidney del 2000 (benché fosse disciplina olimpica dimostrativa già dal 1988, anno delle Olimpiadi di Seoul).
Se questi cambiamenti hanno giovato al Tae Kwon Do in termini di popolarità, hanno però sacrificato il suo aspetto marziale, con tutto il suo bagaglio di storia, tecniche, etica, filosofia, a favore unicamente di quello sportivo, dell’affermazione internazionale e del mero risultato sportivo.
Ciononostante è indubbio che ormai il Tae Kwon Do ha acquisito un propria identità, si teorica che tecnica, diventando un mezzo mediante il quale la Corea (del Sud) esporta la propria millenaria cultura in tutto il mondo.
In conclusione, possiamo delineare sinteticamente la situazione delle Arti Marziali coreane derivate dal Karate giapponese in questo modo:
esiste un Taekwondo “sportivo”, proposto dalla W.T.F., che è nuova disciplina olimpica;
esiste un Taekwondo “tradizionale” proposto dalla I.T.F. dello scomparso Gen. Choi;
esistono poi varie scuole che sono rimaste ancorate al Karate coreano tradizionale e che sono rimaste estranee al processo di unificazione e sviluppo dell’Arte Marziale coreana Taekwondo. Sono queste le varie scuole di Tang Su Do e Kong Su Do che ancora portano avanti l’insegnamento dell’Arte Marziale coreana così com’era prima della nascita del Taekwondo e che sono quindi rimaste fedeli alla Tradizione e all’aspetto marziale.
Su queste basi è nato il Mu Do Kwan Tae Kwon Do.
Si tratta di un nuovo modo di intendere il Tae Kwon Do e dello sforzo di riportarlo alla sua originaria natura di Arte Marziale.