venerdì 23 maggio 2008

Kōyō Gunkan

Takeda Shingen, capo del clan Takeda di cui si narra nel Kōyō Gunkan, in una stampa di Utagawa Kuniyoshi.






Il Kōyō Gunkan (甲陽軍鑑) è un documento riguardante le gesta militari della famiglia Takeda della provincia di Kai, dalla nascita di Takeda Shingen fino alla morte di suo figlio Katsuyori. L'originale consisteva di 20 rotoli, e si ritiene sia stato compilato in gran parte dal vassallo Takeda Kōsaka Danjō Masanobu; fu completato nel 1616 da Obata Kagenori. La famiglia Obata discendeva dal clan Heike, ed Obata Masamori fu uno dei famosi Ventiquattro generali di Takeda Shingen prima di diventare Signore del castello Kaizu di Shin Shu (l'attuale Nagano). Il figlio di Masamori, Obata Kagenori (1570-1644) passò dalla parte dello shogun Tokugawa Hidetada, e sotto il servizio di questi completò il famoso Takeda-ryu Koyo Gunkan-sho, lavoro dal quale vide successivamente la luce l'Heihō Okigi-sho, il libro segreto di strategia dei Takeda. In questo libro che viene anche citato per la prima volta il Bushidō.


Contenuto

Il Kōyō Gunkan contiene le descrizioni ed alcune delle statistiche più dettagliate sulle battaglie durante il periodo Sengoku ancora oggi disponibili, fornendo oltretutto dati precisi sugli esiti di queste. Descrive gli archibugi cinesi utilizzati nella battaglia di Uedahara del 1548, fatto che rese questo campo di battaglia il primo in Giappone nel quale si utilizzarono armi da fuoco. Si narra anche del famoso scontro uno contro uno avvenuto tra Takeda Shingen ed Uesugi Kenshin nella quarta battaglia di Kawanakajima del 1561, in cui Kenshin, dopo aver rotto le linee di Shingen, raggiunse la tenda di comando (honjin) di questi e vi ingaggiò un duello calandogli dieci fendenti con la propria katana. Shingen ricevette 3 colpi sull'armatura e deviò gli altri 7 con il suo gumbai uchiwa il ventaglio da guerra di ferro, cercando di recuperare la spada. Il luogo dello scontro da quella volta viene chiamato mitachi nana tachi no ato, "luogo delle 3 spade e delle 7 spade". Finalmente un guerriero Takeda di nome Hara Osumi-no-kami riuscì ad intervenire, cercando di colpire Kenshin con la sua lancia, ma la lama venne deviata dall'armatura di questi, mentre l'asta finiva sul dorso del suo cavallo, costringendolo a ritirarsi.
In una sezione, la cronaca riporta il dettaglio dell'intero esercito Takeda nel 1573, elencando tutto da paggi e portatori di bandiere a personale di cucina, veterinari per i cavalli e commissari delle finanze. Secondo il documento, i 33 736 membri dell'esercito Takeda includevano 9 121 cavalieri, 18 242 ausiliari di cavalleria, 884 ashigaru dell'hatamoto shoyakunin (truppe personali del daimyō), ed altri 5 489 ashigaru. Il dettaglio dell'esercito fornisce anche un aspetto interessante nelle gerarchie di seguaci e alleati all'interno di tale forza.
Il Heihō Okigi-sho contenuto nell'opera, è generalmente attribuito al generale Yamamoto Kansuke, un altro dei ventiquattro generali di Takeda Shingen e suo braccio destro, ma è altamente probabile che rappresenti un lavoro successivo strutturato grazie al contributo di Obata e che fu attribuito successivamente a Yamamoto per conferirgli maggiore credibilità; indipendentemente dall'autore è considerato uno dei primi trattati di arti marziali in Giappone, nel quale vengono descritte tecniche, tattiche e strategie, e forniti consigli pratici su come maneggiare spada, lancia, arco ed archibugio, con capitoli speciali dedicati alle tattiche di infiltrazione e le diverse forme di ammanettamento dei prigionieri chiamate hojōjutsu.
Alcune sezioni scritte da Kosaka Masanobu esprimono la sua particolare visione del codice di condotta del guerriero, in relazione ai rapporti tra signore e vassallo. La figura di Shingen è vista come quella del signore ideale e contrasta con quella di suo figlio Takeda Katsuyori, la cui mancanza di abilità nel comando ha portato rapidamente il clan verso il declino.



mercoledì 21 maggio 2008

Yumi

Corredo d'arciere del Periodo Edo: arco lungo (daikyū), frecce e faretra (yebira)


Lo yumi () , anche wakyū (和弓), è l'arco in uso presso le antiche popolazioni del Giappone. Caratteristiche tipiche dello yumi sono: (i) dimensioni ragguardevoli (nella variante "lunga", l'arma supera abbondantemente i 2 metri di lunghezza); (ii) forma asimmetrica (la parte superiore rispetto all'impugnatura è più lunga della parte inferiore); e (iii) composizione in lamine di legno.
Le frecce utilizzate (Ya ) sono tradizionalmente ottenute dal bambù.
Lo yumi può essere di due tipologie:
  • daikyū (大弓), lungo, per l'arciere appiedato; e
  • hankyū (半弓), corto, per l'arciere a cavallo.
Per entrambe le tipologie dell'arma esiste una specifica arte marziale: il Kyudo (弓道) per l'arco lungo e lo Yabusame (流鏑馬) per il tiro da cavallo.


Storia

Fatta salva la diffusione in epoca preistorica nelle isole dell'Arcipelago giapponese di tipologie di arco primitive, lo sviluppo nel Sol Levante di una tipologia d'arco precipua data ai primi secoli dell'Era Cristiana. La prima attestazione artistica dell'esistenza dello yumi data infatti al Periodo Yayoi (500 a.C.-300 d.C.). Nel XII secolo l'uso dello yumi divenne un requisito fondamentale per i membri della classe guerriera dei samurai e l'insegnamento venne codificato per tramite della prima scuola nota di kyujutsu per l'uso del , la Henmi-ryū cui fece poi seguito, dopo la Guerra Genpei (1180–1185) la codifica di una scuola specializzata nell'insegnamento del tiro con l'arco in sella, lo yabusame, segnando così il solco di demarcazione tra l'arco lungo daikyū della fanteria e l'arco corto hankyū della cavalleria.


Costruzione




Le parti che compongono lo yumi




Dimensioni


Le dimensioni dello yumi sono parametrate all'altezza dell'arciere.
Altezza
arciere
Lunghezza
Freccia
Lunghezza
Arco
< 150 cm
< 85 cm
Sansun-zume (212 cm)
150–165 cm
85–90 cm
Namisun (221 cm)
165–180 cm
90–100 cm
Nisun-nobi (227 cm)
180–195 cm
100–105 cm
Yonsun-nobi (233 cm)
195–205 cm
105–110 cm
Rokusun-nobi (239 cm)
> 205 cm
> 110 cm
Hassun-nobi (245 cm)



Cultura




L'arco sacro "Hama Yumi", conservato con le frecce "Hama Ya"



L'importanza fondamentale dell'arco nella cultura del Giappone feudale (seconda forse solo a quella della spada) ne ha fatto uno degli strumenti simbolo della civiltà nipponica. Ad oggi, in Giappone esistono tre "Archi Sacri" gelosamente custoditi: Azusa Yumi, Hama Yumi (utilizzato per rituali di purificazione sia buddisti sia scintoisti) e Shigehto Yumi.



lunedì 19 maggio 2008

La nonnina samurai che fa volare i parà della Folgore



Risalendo la Maremma, il Giro offre le più diverse opportunità paesaggistico-culturali. C'è la riserva dell'Uccellina, popolata da tante specie animali. C'è la riserva di Capalbio, popolata dal bestiario della più sciccosa politica romana (periodicamente, qui è possibile assistere al rito dei coniugi Palombelli che si leccano le ferite elettorali). Eppure, nonostante tutte queste occasioni di interessante osservazione naturalistica, preferisco tirare dritto e arrivare fino a Rosignano. C'è una pausa caffè che non mancherei per nessuna ragione al mondo: ad attendermi con sorriso candido di bimba, la nonnina giapponese Keiko Wakabayashy, 76 anni, un metro e mezzo di delicatezza, terrificante macchina da guerra.
Conobbi questa signora d'oriente qualche anno fa, sempre vagando in giro per storie d'Italia, quella volta senza Giro. La sua originalità? Mica niente: alla sua bella età, con i modi cortesi di una donnina innocente, insegnava le arti marziali ai nostri paracadutisti della «Folgore», nella caserma di Livorno. Da non credere. Difatti, faticavo a credere. Ma dopo un lungo racconto, mi dovetti inchinare all'evidenza.
A qualche anno di distanza, mi ripresento per un veloce aggiornamento della vicenda. La signora Keiko, in attesa del cappuccino digestivo dopo pranzo, si fa aiutare dal nipote Noriuki nella traduzione. Racconta che la sua vita non è cambiata: l'attività professionale, soltanto, si è un poco ampliata. «Quando i ragazzi della “Folgore” sono in Italia, vado ancora in caserma. Ma ultimamente le missioni li portano spesso lontano. Allora insegno ai loro ufficiali in una palestra di Cecina. Rispetto agli inizi, non insegno soltanto l'aikido. Ho aggiunto anche lo jujutsu. L'aikido è un'arte puramente difensiva, lo jujutsu è più propriamente di combattimento. Per un soldato, mi sembra molto importante. L'aikido lo insegno anche ai bambini di Rosignano, è più indicato. Sarebbe utile pure alle donne, in questo periodo di aggressioni, perché sfrutta molto l'energia di chi assale: più è potente, più è facile farlo volare. Ma purtroppo le ragazze italiane pensano ancora alla palestra come luogo di cura estetica...».
Discorsi da generale Patton, pronunciate da una gracilissima miniatura umana. Vista così, qualunque borseggiatore potrebbe pensare che depredarla sia un gioco da ragazzi. Ma il tragico abbaglio durerebbe lo spazio fulmineo di un secondo: volando sopra una siepe, l'improvvido borseggiatore capirebbe subito quanto sia importante valutare bene le prede. Nonna Keiko è in grado di lanciare oltre le siepi soldatoni di uno e novanta d'altezza, per centoventi chili di peso. Raccontandomi le sue lezioni, ride di quel tipico riso giapponese che sa di infantile: «Mi piace troppo farli volare. Ma la cosa più importante è che imparino bene. Il loro comandante, il generale Vanini, nel 2001 mi ha chiamata per questo...».
La signora è al servizio dell'esercito italiano da quell'anno. Sul nostro suolo aveva messo piede pochi mesi prima, nel 2000. Fino ad allora, aveva soltanto sognato il nostro Paese. L'aveva sognato per tutta la vita, perché prima d'essere una macchina da guerra era una grande cantante lirica, in Giappone. Dopo aver calcato tutti i più grandi palcoscenici di casa, cullava l'idea di esibirsi nella terra della musica e del canto. Per facilitarsi l'emigrazione, intorno ai trent'anni pensò bene di frequentare un grande maestro di arti marziali, il sommo Ueshiba Kisshomaru. Imparò tutto dell'antica cultura samurai: bastone, spada, mani libere (semplifico per evitare i nomi originali, da capogiro). Ricorda oggi l'allieva di allora: «Sapevo che in Europa le arti marziali hanno un certo credito: pensai che impararle si sarebbe rivelato utile per trovare lavoro». Negli anni Ottanta mandò in avanscoperta la figlia, che scelse di posizionarsi qui, sulla collina di Rosignano, dove alita la brezza di mare. Lei non venne subito per restare vicina all'anziana mamma. Ma quando il Paradiso la chiamò, Keiko partì. Un giorno, in una palestra di Cecina, il generale Vanini la vide all'opera e le chiese una consulenza. Lei chinò il capo dolcemente, con le mani giunte sul petto, e disse sì, vediamo che si può fare.
Da otto anni è maestra di paracadutisti. Soprattutto è una signora felice, che vive la terza età ignorandola completamente. Rispetto alle previsioni di gioventù, meno canto e più lanci di paracadutisti. Ma non ne fa un problema: continua a cantare e a suonare il piano nel silenzio della sua casa, circondata dai suoi gatti, tra una palestra e l'altra. Mi ripete che bel canto e arti marziali si somigliano e si completano, perché richiedono lo stesso controllo, la stessa disciplina, la stessa tecnica di respirazione, fondendosi in una sola armonia. Dico sì, anche se fatico a capire.
A novembre la nonna samurai compirà 77 anni. Per noi, l'età dei giardinetti. Lei, facendosi tastare dorsali e addominali d'acciaio, dichiara relativo il peso del tempo. Salutandola in un nuovo arrivederci, le chiedo se si sia almeno fissata un limite per la pensione. Sempre con lo stesso sorriso di bambina, mi manda amabilmente al diavolo: «Continuerò fino all'ultimo giorno. Far volare paracadutisti è un divertimento che tiene giovani...».

giovedì 17 gennaio 2008

Li Ling

Risultati immagini per Li Ling (generale)



Li Ling (... – ...) è stato un generale cinese della dinastia Han.


Storia di Li Ling

La spedizione contro gli Unni

Nell'anno 99 durante una spedizione cinese guidata dal generalissimo Li Kuang-li contro gli Hsiung-nu, il generale Li Ling con 5000 fanti si trovò circondato dalle forze degli unni presso i monti Siun-ki (nei pressi del lago Barkul, catena del Tien-Shan). In un primo momento i cinesi riuscirono a rompere l'accerchiamento e ripresero la via verso Sud e la salvezza. Ma dopo che un ufficiale della retroguardia cinese cadde nelle mani degli Unni e interrogato, comunicò allo Shan Yu che il distaccamento cinese era isolato, gli attacchi degli Unni divennero più risoluti. I Cinesi esaurirono tutte le frecce e Li Ling, vedendo l'impossibilità di un'ulteriore resistenza, diede l'ordine estremo del "si salvi chi può" ed egli stesso si arrese agli Unni.

Li Ling principe chu-ki occidentale

Lo Shan Yu Tsiu-ti-heu si dimostrò generoso e non uccise i prigionieri cinesi, anzi pare che abbia dato sua figlia in sposa a Li-Ling e lo insignì di titolo di "principe chu-ki occidentale". Li Ling servì con lealtà il nuovo signore visto che in patria lo attendeva la pena di morte per tradimento, essendo stato condannato in contumacia per essersi arreso contro i barbari del Nord. Da allora, i discendenti di Li Ling e della principessa unna regnarono in successione sui Khyagas . Nelle cronache cinesi si riporta che "i Khyagas reputavano gli uomini con gli occhi neri discendenti di Li Ling". Il castello di Li Ling è stato scoperto da archeologi sovietici nella regione di Minusinsk. È una costruzione non grande di architettura cinese.


Conseguenze in Cina

La capitolazione produsse in Cina grande impressione e l'Imperatore dispose di fare un'inchiesta e di punire il colpevole, cioè il comandante in capo Li Kuang-li Er-shih, ma grazie alle sue relazioni a corte questi sfuggì alla disgrazia e così fu condannata a morte la madre di Li Ling. In favore della vecchia donna intercedette lo storico Ssu-ma Chien, che tentò di dimostrare l'innocenza di Li Ling, in quanto era venuto a trovarsi in una posizione disperata. Ma in tal modo si veniva a trovare in conflitto con Li Kuang-li e cadde in disgrazia. Fu condannato all'evirazione e al carcere nell'anno 98.

martedì 15 gennaio 2008

Sima Qian

Sima Qian



Sima Qian, o Ssu-ma chen o Ssi-ma chen (司馬遷, Sīmǎ Qiān; 145 a.C. circa – 86 a.C. circa), è stato uno storico cinese.
Fu uno dei più grandi storici della Cina antica; ereditò dal padre Sima Tan la carica di Prefetto dei Grandi Scribi (太史公; taishigong o tai-shih-kung, gli studiosi di corte) presso la corte di Wu Di (140 - 87 a.C.), il più importante imperatore della dinastia Han. Nel 99 a.C. fu condannato all'evirazione per aver preso le difese del generale Li Ling, che era caduto in disgrazia, ma sopravvisse alla vergogna per portare a termine la prima grande opera storiografica cinese, lo Shiji (Memorie Storiche), basata su varie fonti raccolte negli archivi di corte e che vennero dallo stesso verificate durante numerosi viaggi di studio per tutta la Cina. Lo Shi Ji tratta della storia della Cina dai primordi (periodo dell'Imperatore Giallo) fino alla caduta della dinastia Qin ed i primi anni della dinastia Han, circa duemila anni di storia. fu preso come modello per tutte le Storie Dinastiche redatte dalle dinastie successive e costituisce una fonte storica di valore incalcolabile. Il suo lavoro rappresenta il fondamento della Storiografia Cinese.


Giovinezza ed Educazione

Sima Qian nacque e crebbe a Longmen, nei pressi della moderna Hancheng, in una famiglia di astrologi. Suo padre Sima Tan, serviva come Prefetto dei Grandi Scribi dell'imperatore Wudi di Han. La sua maggiore responsabilità era di amministrare la libreria imperiale e di mantenere e riformare il calendario. Grazie alla approfondita formazione che ebbe da suo padre, già all'età di dieci anni, Sima Qian era un profondo conoscitore degli antichi testi. Egli fu studente dei famosi filosofi confuciani Kong Anguo (孔安國) e Dong Zhongshu. All'età di venti anni, Sima Qian iniziò un viaggio attraverso il paese, visitando antichi monumenti, e visitò la tomba dell'antico e saggioimperatore Yǔ, fondatore della dinastia Xia presso le montagne Kuaiji e dell'Imperatore Wu in Hunan.
Egli visitò anche Shandong, Yunnan, Hebei, Zhejiang, Jiangsu, Jiangxi, e Hunan.




Ufficiale di corte presso la dinastia Han

Dopo i suoi viaggi, Sima ebbe un incarico nel governo come di Custode di Palazzo, i cui compiti erano quelli di ispezionare le varie parti del paese con l'imperatore Wudi. Nel 110 a.C., all'età di 35 anni fu inviato ad ovest con una spedizione militare contro alcune tribù barbare. Quell'anno, suo padre si ammalò e non poté assistere al Sacrificio Imperiale di Feng. Pensando di essere prossimo alla morte, richiamò suo figlio a casa per affidargli il compito di completare la ricerca storica che aveva iniziato: Sima Tan voleva seguire gli Annali del Periodo delle primavere e degli autunni - la prima cronaca nella storia della letteratura cinese. Spinto dall'ispirazione di suo padre, Sima Qian cominciò la compilazione dello Shiji nel 109 a.C. Tre anni dopo la morte di suo padre, Sima Qian divenne Grande Storico di corte. Nel 105 a.C. era fra gli studiosi incaricati di riformare il calendario. Come ufficiale anziano, Sima era anche nella posizione di poter dare consigli all'imperatore sugli affari generali dello stato.



Lo scandalo Li Ling



Ritratto di Sima Qian



Nel 99 a.C., Sima Qian fu coinvolto nella vicenda Li Ling: i generali Li Ling e Li Guangli (李广利), comandanti di una grande spedizione militare contro la tribù degli Xiongnu a nord, furono circondati, sconfitti e lo stesso Li Ling preso prigioniero. La grave sconfitta ebbe una grande risonanza in tutta la Cina e l'imperatore avviò un processo pubblico per punire i colpevoli. Al termine del processo l'imperatore Wudi attribuì la colpa della sconfitta al tradimento del generale Li Ling, che nel frattempo aveva chiesto asilo presso gli Xiongnu (vedi la pagina a lui dedicata per i dettagli), e lo condannò a morte con tutti i suoi collaboratori. Sima fu l'unico ufficiale di corte a difendere Li Ling, di cui non era mai stato amico ma che rispettava. L'imperatore Wudi interpretò la difesa di Sima come un attacco contro Li Guangli di cui era cognato e condannò Sima a morte. A quei tempi la condanna a morte poteva essere riscattata o con una pesante multa o con la castrazione. Non avendo Sima abbastanza denaro per riscattare la sua vita dovette scegliere la seconda. Fu così castrato e rinchiuso in carcere, dove rimase tre anni. Egli descrive così le sue sofferenze: "Quando vedi il carceriere ti inginocchi e pieghi il capo vergognosamente fino a terra. Alla sola vista dei suoi subalterni sei preso dal terrore... Una simile ignominia non può essere più cancellata". Nel 96 a.C., alla sua liberazione dalla prigione, Sima scelse di vivere a corte come eunuco in modo da terminare le sue storie, piuttosto che suicidarsi come prescriveva l'etichetta per un Ufficiale di Corte caduto in disgrazia.
« Se anche il più infimo schiavo o sguattero può riuscire a suicidarsi, perché uno come me non sarebbe stato in grado di fare ciò che doveva essere fatto?
Ma la ragione per cui io rifiutai di sopportare questo dovere e continuai a vivere, nella viltà e nella disgrazia senza congedarmi dalla vita è che mi addolora pensare che ho cose nel mio cuore che non sono ancora stato in grado di esprimere pienamente, e sono oppresso dall'idea che dopo la mia morte i miei scritti non possano essere conosciuti dai posteri. Troppo numerosi da ricordare sono gli uomini dei tempi antichi che erano ricchi e nobili e i cui nomi sono già svaniti. Sono solo quelli che erano meritevoli e sicuri, i veri uomini straordinari, che sono ancora ricordati.. Anch'io ho osato non essere modesto, ma hanno affidato a me i miei scritti inutili. Ho raccolto e messo insieme le antiche tradizioni di tutto il mondo che erano disperse e perdute. Ho esaminato i fatti e gli eventi del passato e studiato i principi alla base del loro successo e del loro fallimento, della loro ascesa e della loro decadenza, in 130 capitoli. Ho voluto esaminare in tutto ciò che riguarda il cielo e l'uomo, per penetrare i cambiamenti del passato e del presente, completando il tutto come il lavoro di una famiglia. Ma prima di aver finito il mio manoscritto grezzo, ho incontrato questa calamità. È per il dolore di non poterla completare che ho sopportato la pena estrema senza rancore. Quando avrò veramente completato questo lavoro, lo depositerò nelle Famose Montagne. Se potrà essere utilizzato dagli uomini che lo apprezzeranno, e raggiungere i villaggi e le grandi città, poi penso io potrò soffrire migliaia di mutilazioni, quale rammarico potrei avere? »
(Sima Qian, traduzione di Burton Watson)



Storico


La prima pagina dello Shiji.



Sebbene lo stile e la forma degli scritti storici cinesi sia variata attraverso gli anni, lo Shiji definì la qualità e lo stile da allora in avanti. Prima di Sima, le storie erano scritte come rapporto di certi eventi o di certi periodi della storia degli stati; la sua idea di una storia generale influenzerà i maggiori storiografi successivi, come Zheng Qiao (鄭樵) quando scrisse il Tongsi (通史) e come Sima Guang (司馬光) quando scrisse Zizhi Tongjian (資治通鑑).. Il formato degli scritti storici cinesi delle croniche dinastiche o Jizhuanti, fu codificato nella storiografia della seconda dinastia da Ban Gu(班固), storiografo dell'imperatore Han Shu (漢書), ma gli storiografi considerarono il lavoro di Sima come il loro modello, il "formato ufficiale" per la storia della Cina.
Nello scrivere lo Shiji, Sima introdusse un nuovo stile di presentazione della storia in una serie di biografie. Il suo lavoro si sviluppo in 130 capitoli - non in successione storica, ma divisi in soggetti particolari, che includono gli annali, le cronache e i trattati - sulla musica, cerimonie, calendari, religione, economia, e biografie esterne. Grande fu l'influenza di Sima sullo stile storiografico anche di altri paesi vicini, come la storia Goryeo (Coreana) del Samguk sagi (三國史記).
Sima adottò un nuovo metodo nel selezionare i dati storici ed un nuovo approccio alla scrittura dei racconti storici. Egli analizzò le storie e selezionò quelle che potevano servire per lo Shiji. Egli aveva intenzione di scoprire i modelli e i principi dello sviluppo della storia umana. Sima ha anche sottolineato, per la prima volta nella storia della Cina, il ruolo dei singoli uomini nell'influenzare lo sviluppo storico della Cina. Inoltre ha anche proposto la sua interpretazione della storia secondo cui una nazione non può sfuggire al destino dei cicli storici di sviluppo e declino. A differenza del Hanshu, che fu scritto sotto la supervisione della Dinastia Imperiale, Shiji fu un testo di storia scritto privatamente. Sebbene Sima fosse il Prefetto dei Grandi Scribi nel governo Han, egli rifiutò di scrivere lo Shiji come una storia ufficiale riferita solo alle persone di alto rango. L'opera racconta anche di persone di classe non elevata ed è perciò considerato un "racconto veritiero" degli aspetti più oscuri della dinastia.



Figure letterarie

Lo Shiji di Sima è rispettato come modello delle letteratura biografica di alto valore letterario ed ancora rimane un libro di teso per gli studi della classicità cinese. il lavoro di Sima influenzò la scrittura cinese, servendo come modello ideale per molti tipi di prosa del movimento neoclassico ("rinascimento" 復古) durante il periodo della Dinastia Tang e della Dinastia Song (唐宋). Il grande uso di caratterizzazione e trame ha anche influenzato la scrittura narrativa, tra cui i classici racconti brevi del periodo medio e tardo-medievale nel periodo della Dinastia Tang e della Dinastia Ming così come il romanzo vernacolare del periodo tardo imperiale.
La sua influenza è derivata principalmente dai seguenti elementi della sua scrittura: la sua abile rappresentazione di personaggi storici con i dettagli dei loro discorsi, conversazioni, ed azioni; il suo uso innovativo di un linguaggio informale, umoristico e variegato (anche Lu Xun (魯迅) considerò lo Shiji come "la canzone storica più perfetta, un 'Li Sao' senza rime" (史家之絕唱,無韻之離騷) nel suo Hanwenxueshi Gangyao (《漢文學史綱要》); e per il suo stile semplice e conciso.



Altri Lavori Letterari

La famosa lettera di Sima al suo amico Ren An sulle sue sofferenze durante lo scandalo Li Ling e la sua perseveranza nella scrivere lo Shiji è vista ancora oggi come un alto esempio da ammirare di integrità di studioso, che si studia in Cina ancora oggi. Sima Qian scrisse anche otto rapsodie Fu () che sono elencate nel trattato bibliografico Hanshu. Tutte tranne una, la "Rapsodia in Lamento per un Gentiluomo che non soddisfare il loro tempo" (士 不 遇 赋) sono andate perdute, e anche quella superstite probabilmente non è completa.

Astronomia

Sima e suo padre furono entrambi astronomi di corte (taishi) 太史 della prima dinatia Han. A quei tempi, gli astronomi avevano l'importante ruolo di responsabili per l'interpretazione e la predizione dell'andamento del governo in accordo con l'influenza del Sole, la Luna, le stella ed altri fenomeni come le eclissi solari ed i terremoti (erano anche astrologhi).
Prima di scrivere lo Shiji, nel 104 a.C., Sima Qian compilò il Taichuli (太初), che può essere tradotto come il 'Primo calendario', sulle basi del calendario della Dinastia Qin. Taichuli fu uno dei più avanzati calendari del tempo. la creazione del Taichuli fu considerata una rivoluzione nella tradizione del calendario cinese in quanto stabilì la lunghezza dell'anno in 365.25 giorni e del mese in 29.53 giorni.
Uno dei pianetini (il 12620) è stato chiamato Simaqian in suo onore.



domenica 13 gennaio 2008

Allenare mente e corpo per affrontare i pericoli



«Per proteggersi contro le aggressioni occorre, innanzi tutto, superare i propri limiti psicologici. La paura». Parola di Sergio Cavagliano. Professione: istruttore di «Urban body defence», un corso di difesa personale riservato alle donne. La disciplina, recentemente introdotta da Corte Regina, insegna alle signore come affrontare eventuali approcci sgraditi come e riconoscere, evitare e prevenire situazioni di pericolo. Attraverso un approccio psicologico e, solo successivamente, pratico.
«Il corso è basato su una serie di incontri nei quali, innanzi tutto, parliamo dei problemi relativi alla paura e alle difficoltà di relazione - spiega l'’istruttore -. Le lezioni cominciano domandandosi perché si è deciso di iscriversi. E continuano prendendo progressivamente coscienza dei meccanismi che sono alla base di alcuni comportamenti che impediscono di reagire in modo corretto alle aggressioni». Alle donne si insegna, quindi, a superare i propri limiti, a non avere timore di affrontare un eventuale contatto fisico. Solo in un secondo momento subentra l'’approccio fisico. «Gli esercizi prendono spunto da un’'arte marziale denominata Aikido - continua Cavagliano -. Le donne imparano a gestire l’'equilibrio, a cadere senza farsi male, a respirare in modo corretto, a scoraggiare l’'avversario».
Il corso è appena partito, ma è già molto richiesto. Non esiste un’'allieva tipo, perché agli istruttori si rivolgono donne molto diverse fra loro. «Ci sono ragazze di quindici anni, ma anche signore di cinquanta - conferma Cavagliano -. Purtroppo, in comune hanno quasi sempre esperienze personali traumatiche. Come l’aver subito molestie o veri e propri atti di violenza. Nella maggior parte dei casi in giovane età». È proprio questo che le spinge a seguire il corso: superare i limiti psicologici che in passato non hanno permesso loro di difendersi in modo efficace.
«All'’inizio - conclude l'’istruttore - nessuna ammette di essersi iscritta per quel motivo. Esiste una sorta di pudore che impedisce di aprirsi. Con il tempo, però, i problemi vengono a galla. Si tratta di argomenti estremante delicati, di solito di competenza degli psicologi. Io non mi sostituisco ai medici, ma cerco di prendere atto del disagio e aiutare queste persone da un punto di vista pratico».