domenica 1 agosto 2010




Egregio Amico/a,
negli ultimi anni del XX° secolo si è assistito al manifestarsi di un interesse sempre crescente nei confronti del fenomeno delle arti marziali, dai mass-media al cinema.
Ma alle necessità da parte dei praticanti di queste discipline di approfondire quel retroterra culturale, storico e filosofico da cui le arti marziali provengono e che ne è parte integrante, molti hanno preferito approfondire solo argomenti tecnici specifici, tralasciando questa prospettiva davvero generale e sopra le parti da cui iniziare, nella quale poter inquadrare il maggior numero possibile di sistemi, metodi, scuole e correnti.
Fingersi brilli per poter difendersi e attaccare in modo imprevedibile: è lo stile dell'ubriaco.
Imitare il modo di combattere degli animali.
Se si è attaccati da più nemici, si adotta lo stile delle otto direzioni, con pugni, spazzate e calci volanti.
E numerosi altri stili esterni e interni.
Come si fa a deviare una forza esercitata contro di noi ?
Come si attua il pugilato della mente ?
Come si combatte abolendo il pugno ma adoperando il palmo aperto della mano ? Come si utilizza in combattimento la forza centrifuga a nostro vantaggio ?
Le arti marziali sono parte integrante d'un sapere antico, ma che sa ancora parlare agli uomini d'oggi. Questa tesi non vuole essere agitata ideologicamente, per giudicare senza conoscere. Anzi si parte proprio da un'attenta considerazione degli aspetti tecnici delle arti marziali, da quella meno nota, alla più conosciuta.
Dall'India all'estremo Oriente percorriamo la Via delle arti marziali, offrendo insieme il mezzo per entrare in intimità con le forze naturali, le stesse energie della vita e della morte, del corpo e della psiche vissuti come unità.
E questo per imparare a conoscere e controllare di tutti l'avversario più duro: se stessi.
L'Associazione che presentiamo con il presente è nata insieme ad amici e colleghi d'arte, con l'impegno di trasmettere un bagaglio di esperienze e di passione che è andato crescendo e raffinandosi in anni di pratica, di sacrifici, di studio e ricerca.
Vuole essere utile quindi al praticante profano, che inizia da qui il suo cammino verso la comprensione del fenomeno delle arti del combattimento.
Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo,
il nostro passo, adesso è compiuto.
Il contatto con la nostra associazione è consigliabile a chi nutre un sincero interesse e si sente di recepire il nostro messaggio evitandoci inutili sforzi divulgativi.

lunedì 22 marzo 2010

La setta sessuale del karateka



Fernando Torres Baena abusava degli studenti della sua scuola di karate, a Gran Canaria, ma non di tutti. Preferiva i bambini (dai 9 ai 13 anni) fisicamente graziosi. Supportato dalle sue donne, aveva formato una “famiglia” che si reggeva sul motto “qui tutti con tutti e io con tutti”.



Alla scuola di karate di Fernando Torres Baena, non si insidiavano tutti gli studenti. Solo gli eletti. Il direttore li selezionava in base alla loro bellezza e forma fisica . I favoriti diventavano parte della sua “famiglia”, che controllava in maniera autoritaria dirigendo ciascuno degli atti dei suoi membri. Quando gli studenti crescevano, potevano passare a far parte della catena di comando, e in ogni caso venivano sostituiti da ragazzi più giovani. La macchina manipolatrice si rimetteva in moto. I testimoni e le vittime hanno fornito dichiarazioni concordi nel processo penale del caso di karate. Tutti d’accordo e tutti hanno fornito la stessa versione su quanto stava accadendo all’interno di questa setta sessuale e sportiva in Gran Canaria. Molti non si conoscono fra di loro perché appartenevano a gruppi diversi. Li separano anche 25 anni di distanza. Solo una persona è sempre stata presente in tutte le loro testimonianze: Baena Torres, 53 anni, oltre 30 di esperienza professionale, autoproclamatosi pater familias e leader assoluto.
Coloro che non erano membri della famiglia, vedevano una scuola di karate normale. L’unica cosa visibile a tutti gli allievi e agli istruttori era che il gruppo era molto affiatato e si salutava sempre con un bacio sulla bocca. “Gli interessavano solo coloro che avevano un fisico e un viso aggraziato, specialmente tra i 9 e i 13 anni, che è l’età in cui si inizia a gareggiare“, ha affermato uno dei denuncianti. Il karateka invitava i ragazzini nella sua casa sulla spiaggia di Vargas in Agüimes. Andavano lì in vacanza nei fine settimana con la scusa di fare formazione intensiva. Ma non c’era solo l’allenamento. I ragazzi pulivano la casa, facevano giardinaggio, andavano al mare insieme come se fossero in realtà una grande famiglia che lavorava unita per tutte le faccende domestiche. Faceva parte della formazione, così come il sesso, invitando gli studenti, perché la famiglia “si conoscesse in tutti i suoi aspetti“, e perché in questo modo si potenziava “la vita sportiva e il karate“. Il contesto, come spiegava, era “amore“. E disciplina. Controllava tutto e ordinava chi sarebbe andato a letto con chi ogni notte. La regola generale secondo una delle vittime era: “Qui, tutti con tutti e io con tutti” e chi si rifiutava veniva rimproverato.
Nessuna violenza fisica è stata esercitata sui bambini, secondo quanto rivelato dal rapporto in cui appaiono le dichiarazioni di 55 presunte vittime. I bambini gradualmente assimilavano lo stile di vita di Baena Torres, e si convincevano che il sesso fosse “normale“. I rapporti con i ragazzi non erano mai “forzati in modo esplicito“, ha spiegato il giudice di Las Palmas: è il caso di una donna trentenne che era entrata nella scuola a 13 anni ed era stata una delle prescelte per “far parte della piccola famiglia“. La donna non ha saputo spiegare bene il meccanismo di controllo, ma ha confermato “una manipolazione da parte di Fernando“, in cui caddero tutti. Un’altra testimone, invece, ha spiegato al giudice come Baena Torres introducesse i ragazzi alla sua filosofia di vita, cercando di sostituirsi al rapporto che avevano con i loro genitori ormai “superato” e che “non poteva essere chiuso perché avrebbero perso molte possibilità“. Allo stesso tempo, elogiava le loro doti atletiche e gli faceva promesse circa il loro futuro nel karate. Era abituato a manipolare bambini in età impressionabile e desiderosi di successo. Se si rifiutavano partiva il ricatto emotivo: convincerli che erano ingrati e che con il loro atteggiamento ribelle stavano distruggendo il loro futuro.”Fernando aveva il potere di persuasione e la capacità di controllare tutti psicologicamente, e quando notava dubbi e incertezze cominciava a convincerci a tornare all’ovile“.”Io non sapevo come uscire da tutto questo“. Fin qui, il trattamento più gentile. Ma ce n’era un altro più aggressivo. Baena Torres era potente. In tempi recenti è stato il presidente della Federazione di Karate Gran Canaria e direttore di R & S della federazione spagnola. Gli studenti sapevano che se si fossero messi contro di lui non gli sarebbe stato consentito di continuare da nessuna parte. “Se si vuole partire, andare via, lo si può fare ma è meglio dimenticarsi del karate“. I combattimenti, a quanto pare, erano necessari per spezzare la volontà dei minori. Potevano durare fino a tre o quattro ore. “Lui sapeva come fare danni quando non gli obbedivamo“, ha affermato una giovane donna. “Non aveva scrupoli, era interessato alla vita personale dei bambini come se cercasse di scoprire la debolezza di ciascuno”.




Baena Torres aveva sposato la sua prima moglie, Edith, quando lei aveva appena 16 anni. Lui ne aveva 24 e un anno prima, nel 1979, era diventato campione di Spagna di karate kumite. Nel 1981 aveva fondato la sua scuola e aveva introdotto sua moglie ai rapporti sessuali di gruppo. Nel frattempo avevano avuto una figlia. Aveva iniziato a formare a quel tempo una prima famiglia con gli allievi della sua scuola, che portava alla spiaggia di Vargas. Poi la separazione nel 1994. La ex moglie ha ammesso in tribunale di aver partecipato agli abusi perché essa stessa era stata vittima di manipolazioni da parte del marito. Edith dice di essere sicura che Fernando non ha avuto relazioni con i propri figli (tre), né che siano stati coinvolti in sessioni di sesso di gruppo, il che contraddice le dichiarazioni di molti dei denuncianti. Secondo la versione della donna, uno dei ragazzi della “famiglia”, ora 37enne, all’età di 14 anni era a scuola, e aveva rapporti sessuali con i più grandi (lei ha ammesso di aver fatto sesso con lui quando era più giovane), con i piccolini e con Fernando stesso. Come la maggior parte di quelli che obbedivano è poi diventato uno dei leader. Tutto è venuto a galla lo scorso 26 di gennaio, quando una ragazza adolescente ha deciso di parlarne con un professore della sua scuola e con la polizia per impedire che il fratello minore di un compagno di classe, di nove anni, subisse gli stessi abusi. Da qui le accuse. Tre degli imputati, tra cui Baena Torres, la sua fidanzata Maria Jose e un’altra donna sono finiti in carcere negando però ogni addebito. Intanto nella casa sulla spiaggia di Vargas, la polizia ha trovato oggetti sessuali (dildo, film pornografici, hashish, foto oscene di alcune delle vittime, preservativi, vaselina, eccetera) secondo le descrizioni dei testimoni. Le sanzioni saranno molto severe in caso di penetrazioni di qualsiasi tipo, anche perché gli atti sessuali con minori di 13 anni sono illegali in ogni caso, anche se non è stata commessa violenza. La polizia, nel suo rapporto finale al giudice, ha concluso che: “Gli imputati fanno parte di un gruppo organizzato di pedofili (simile al culto di una setta) che hanno usato i loro legami e l’influenza nel mondo del karate per attirare bambini e guadagnare la loro fiducia e ammirazione. Baena Fernando Torres è il leader del gruppo, che per decenni ha compiuto abusi impunemente “. Il rischio ora, per le vittime, è la prescrizione dei reati.