venerdì 31 dicembre 2010

Kira Yoshinaka

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Kira Yoshinaka (吉良 義央; 5 ottobre 1641 – 30 gennaio 1703) è stato un kōke (maestro delle cerimonie) giapponese vissuto durante il periodo Edo. Il suo titolo a corte era Kōzuke no suke (上野介). È conosciuto per essere stato l'avversario di Asano Naganori negli eventi che portarono al compimento della vendetta dei quarantasette rōnin.
Nonostante il suo nome sia stato pronunciato a lungo come "Yoshinaka" specialmente nelle opere teatrali e nei romanzi, nel testo Ekisui rembeiroku (易水連袂録) scritto da un anonimo contemporaneo nel 1703, il suo nome viene trascritto come "Yoshihisa".

Biografia

Nato nel 1641, era il figlio maggiore di Kira Yoshifuyu. Sua madre era un membro dell'importante clan Sakai. Alla morte del padre nel 1668, Yoshinaka divenne il diciassettesimo capo della famiglia, ereditando terreni per 4200 koku. Sua moglie proveniva dal clan Uesugi e il suo primo figlio venne adottato da Uesugi Tsunakatsu.
Nel 1701 a Kira fu assegnato il compito di educare Asano Naganori, in merito al protocollo in preparazione alla visita di alcuni rappresentanti dell'imperatore. Secondo le storie, Kira richiese un compenso per il suo compito, ma non aveva diritto di farlo e Asano si rifiutò di pagare. Kira allora insultò pubblicamente Asano e quest'ultimo in risposta tentò di ucciderlo. A causa di questo, Asano fu condannato a commettere seppuku, mentre Kira fu esente da ogni punizione.
Nella notte del 31 gennaio 1703, dopo oltre un anno di pianificazioni, i seguaci di Asano irruppero nella residenza di Kira e lo uccisero. In seguito si consegnarono alle autorità e furono condannati al seppuku.

giovedì 30 dicembre 2010

Kiso Yoshimasa

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Kiso Yoshimasa (木曾義昌; 1540 – 1595) è stato un samurai giapponese del periodo Sengoku della provincia dello Shinano.
Yoshimasa era il figlio di Kiso Yoshiyasu ed un vassallo di Takeda Shingen. Governava il castello di Fukushima nella regione del Kiso nello Shinano. Sposò una delle figlie di Shingen ma abbandonò i Takeda nel 1582 in favore di Oda Nobunaga. Riuscì a fermare un esercito Takeda che fu mandato per sottometterlo dopo l'abbandono, e fornì agli Oda assistenza durante la loro invasione del Kai e Shinano poco dopo. Fu privato del suo feudo da Toyotomi Hideyoshi.

mercoledì 29 dicembre 2010

Kiso Yoshiyasu

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Kiso Yoshiyasu (木曾義康; 1514 – 1579) è stato un samurai giapponese del periodo Sengoku della provincia dello Shinano.
Yoshiyasu controllava il castello di Fukushima nella regione Kiso dello Shinano. SI alleò con numerosi signori della guerra dello Shinano allo scopo di contenere le forze Takeda di Takeda Shingen. Quando l'alleanza fu sconfitta nella battaglia di Sezawa, Yoshiyasu continuó a resistere a Shingen fino a quando non fu costretto a cedere il suo castello di Fukushima nell′assedio di Fukushima del 1554. Da quel momento diventó un vassallo Takeda. Suo figlio Kiso Yoshimasa continuò a servire i Takeda.

martedì 28 dicembre 2010

Kimura Shigenari

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Kimura Shigenari (木村 重成; 1593 – 6 giugno 1615) è stato un vassallo del clan Toyotomi.
Era figlio di Kimura Shigekore. Raggiunse il castello di Osaka per unirsi ai suoi difensori nel 1614 e fu ucciso nella battaglia di Wakae durante la campagna estiva dell'assedio di Osaka. Si dice che fosse incredibilmente attraente e che fu reso famoso per il coraggio dimostrato ad Osaka.

lunedì 27 dicembre 2010

Buddhismo cinese

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Il buddhismo cinese è il frutto dell'intensa attività missionaria di importanti rappresentanti del buddhismo dei Nikāya e del buddhismo Mahāyāna provenienti dall'India e, soprattutto, dall'Asia Centrale in Cina e dei contributi di maestri locali, che continueranno questa tradizione o ne daranno nuove e cruciali interpretazioni. Apporti rilevanti raggiunsero la Cina anche per via meridionale, fino al formarsi una rete culturale estremamente importante nella storia dell'Asia e delle civiltà influenzate dalla cultura cinese, come il Giappone, la Corea e il Vietnam e alcuni regni sinizzati dell'Asia continentale.
Documenti storici influenzati da leggende posteriori ma sostanzialmente attendibili parlano di una prima introduzione del buddhismo in Cina nell'anno 64. L'apice culturale del buddhismo cinese sarà sotto la dinastia Tang, mentre in epoche posteriori si assisterà ad una certa decadenza dovuta alla perdita del favore imperiale, all'interruzione dei contatti diretti con l'India (dove il buddhismo si estinse), e ad un rinato interesse per la filosofia e le religioni autoctone (confucianesimo, daoismo). Le scuole buddhiste più importanti dell'epoca Tang sono la Tiāntái, la Huāyán e la Zhēnyán. Di poco posteriore ed in seguito molto influente, si deve ricordare la scuola Chán. Meno influente nella storia del buddhismo cinese ma importante per i favori che riceverà dalla corte fino all'ultima dinastia sarà il Lamaismo di origine tibetana. Alcune di queste scuole sopravvivono in paesi di antica influenza cinese, specialmente in Giappone.

Le scuole del buddhismo cinese

Le scuole del buddhismo cinese sono tradizionalmente elencate come tredici (十三宗, pinyin shísān zōng). All'elenco tradizionale va aggiunta la scuola Sānjiē (三階教, la scuola del "Tre Stadi") fondata nel VI secolo da Xìnxíng (信行, 540-593). Questa scuola verrà considerata eretica dall'imperatrice buddhista, della dinastia Tang, Wǔ Zétiān (武則天, regno: 690-705) e completamente annientata, nel 725, da un suo successore, l'imperatore Xuánzōng (玄宗, regno 712-56). Va tenuto presente che quando, di seguito, vengono trattate le scuole (, zōng) esse non vanno intese nel significato comune di luoghi o gruppi contrapposti ad altri, piuttosto come lignaggi di insegnamenti o di precetti (戒脈, jièmài). Questo almeno fino all'epoca Tang, quando le contrapposizioni per ottenere i favori imperiali o per dirimere le polemiche dottrinali, irrigidiranno maggiormente tali tradizioni e le 'scuole' che ne deriveranno.

La scuola Jùshè (倶舍宗, Jùshè zōng)

Inizialmente fu una scuola hīnayāna fondata sulle dottrine esposte nell'Abhidharma-kośa-bhāsya (Tesoro dell'Abhidharma, 阿毘達磨倶舍論本頌, pinyin Āpídámójùshèlùn běnsòng, è conservato nel Pítánbù), composto nel V secolo dal sarvāstivāda Vasubandhu. Fu inglobata nel 753 dalla scuola Fǎxiāng, fondata da Xuánzàng (玄奘, 600-664) che diede di quest'opera una lettura mahāyāna cittamātra. Nel 658, i monaci giapponesi Chitsū (智通, VII secolo) e Chidatsu (智達, VII secolo) allievi di Xuánzàng, ne trasferirono gli insegnamenti in Giappone fondando la scuola Kusha.

La scuola Chéngshí (成實宗, Chéngshí zōng)

Fu fondata dagli allievi di Kumārajīva, Sēngdǎo (僧導, 362–457) e Sēngsōng (僧嵩,?-?), dopo che il maestro ebbe tradotto lo Tattvasiddhi-śāstra (成實論 pinyin: Chéngshí lùn, giapp. Jōjitsuron, si trova nel Lùnjíbù) di Harivarman, da cui prende il nome. Di impronta madhyamaka, fece concorrenza alla scuola Sānlùn pur conservando con questa delle precise differenze dottrinali. Declinò alla fine del VII secolo, ma il monaco coreano Hyegwan (coreano 혜관, cinese 慧灌 Huìguàn, giapp. エカン, Ekan) ne trasferì, nel 625, gli insegnamenti in Giappone che sono alla base della scuola giapponese Jojitsu.

La scuola Lǜ (律宗, Lǜ zōng; anche 南山宗 Nánshān zōng)

Fondata nel VII secolo dal monaco Dàoxuān (道安, 596-667) si rifà essenzialmente al Cāturvargīya-vinaya (Quadruplici regole della disciplina, 四分律 pinyin: Shìfēnlǜ, giapp. Shibunritsu, è conservato nel Lǜbù) della scuola Dharmaguptaka, tradotto in cinese nel 408 da Buddhayaśas (in cinese 佛陀耶舍 Fótuóyéshè, IV-V secolo) e da Zhú Fóniàn (竺佛念, IV-V secolo).
L'attenzione rivolta da questa scuola a questo vinaya e il fatto che venissero studiati anche gli altri tre vinaya già tradotti in cinese in quell'epoca fu emulato da tutte le altre scuole buddhiste cinesi, che presto decisero di adottare il Cāturvargīya-vinaya come regola monastica.
Nemmeno la traduzione del Mūla-sarvāstivāda-vinaya-vibhaṅga (Vinaya Mūlasarvāstivāda, 根本說一切有部毘奈耶 pinyin: Gēnběnshuōyīqièyǒubù pínàiyé, giapp. Konpon setsuissaiubu binaya) portato in Cina e tradotto da Yìjìng (義淨, 635-713) nell'VIII secolo, cambierà questo tipo di scelta. Nel 754, il monaco cinese Dàoxuān Lǜzōng (道安律宗, 702-760) trasferirà in Giappone le dottrine di questa scuola fondando la scuola giapponese Ritsu.

La scuola Sānlùn (三論宗, Sānlùn zōng)

È la scuola dei Tre trattati (Sānlùn), conservati nello Zhōngguānbù, ad impronta madhyamaka. Tradizionalmente si ritiene sia stata fondata dall'allievo di Kumārajīva, Sēngzhào (僧肇, 374-414) ma è attestato che egli non ebbe dei discepoli diretti. Nacque comunque tra gli allievi del grande traduttore di Kucha. Importante diffusore delle sue dottrine fu il monaco Jízàng (吉藏, 549-623). Venne progressivamente assorbita, durante la Dinastia Tang, dalle scuole Tiāntái e Huāyán. Il monaco coreano Hyegwan la diffuse in Giappone, nel 626, dove prese la denominazione Sanron.

La scuola Nièpán (涅槃宗, Nièpán zōng)

La scuola Nièpán è nata a seguito di una controversia dottrinale determinata dalla prima traduzione in cinese del Mahāyāna Mahāparinirvāṇa-sūtra (Sutra mahāyāna del Grande passaggio al di là della sofferenza, 大般泥洹經 Dà bān níhuán jīng, giapp. Daihannionkyō, conservato nel Nièpánbù, T.D. 376.12.853-900) operata da Buddhabhadra e Fǎxián (法賢, 340-418) in 6 fascicoli nel 417. In questa prima traduzione veniva adombrata la dottrina degli icchantika (一闡提, yīchǎntí, giapp. issendai), una dottrina di origine cittamātra che sosteneva la possibilità di esseri senzienti, gli icchantika, a cui era preclusa per sempre l'"illuminazione". Questa lettura del sutra e la conseguente dottrina fu subito rigettata dal discepolo Kumārajīva, Dàoshēng (道生, 355 – 434) che, come il suo maestro, seguiva le dottrine madhyamaka. Tale contrasto con Buddhabhadra e Fǎxián costrinse Dàoshēng a lasciare Nanchino e a tornare sul Monte Lú da dove era precedentemente partito. La scuola Nièpán si dedicava allo studio e all'interpretazione di questo sutra, ma nel corso dei secoli fu assorbita dalle scuole Tiāntái, Huāyán, Shèlùn e Fǎxiāng, scomparendo definitivamente sotto la Dinastia Tang (618-907).

La scuola Dìlùn ( 地論宗, Dìlùn zōng)

È una scuola di origine cittamātra che si fonda sul Daśabhūmikasūtra-śāstra o Dasabhūmikabhāsya (十地經論 Shídì jīnglùn o anche Shidi lun 十地論, o Dilun 地論, giapp. Jūji kyō ron, T.D. 1522.26.123b-203b, è conservato nel Yúqiébù) redatto da Vasubandhu nel IV secolo, fu tradotto in cinese da Bodhiruci tra il 508 e il 512. Questo testo è un commentario al Daśabhūmika-sūtra (十住經 Shízhù jīng, giapp. Jūjū kyō, Sutra delle dieci terre, T.D. 286), che corrisponde a sua volta al trentunesimo capitolo del Avataṃsakasūtra (華嚴經 Huāyánjīng, giapp. Kegon kyō, Sutra della ghirlanda fiorita di Buddha). Influenzò la scuola Huāyán.

La scuola Chán (禪宗, Chán zōng)

Secondo alcune agiografie fu fondata nel V secolo dal leggendario monaco indiano Bodhidharma. Abbiamo, tuttavia, contezza di questa scuola solo a partire dal VII secolo quando alcuni monaci di probabile origine Tiāntái si avviaro alla sola pratica dello zuòchán (坐禪, meditazione seduta, pratica di origine Tiāntái) secondo il metodo del bìguān (壁觀 guardando il muro) insegnato dal loro leggendario fondatore. Pare prediliggesse il solo studio del Laṅkâvatārasūtra (Il Sutra della discesa a Lanka, 楞伽經 pinyin Lèngqiéjīng, giapp. Ryōgakyō, conservato nel Jīngjíbù), sutra di origine cittamātra. Dopo la morte del quinto patriarca Hóngrěn (弘忍, 601 - 674), secondo la tradizione più diffusa si suddivise in due rami: quello settentrionale, fondato da Shénxiù (神秀, 606-706), e quello meridionale, fondato da Huìnéng (慧能, 638-713). Di questi due rami scolastici, solo il secondo è giunto a noi. Dottrine e lignaggi della scuola Chán furono trasferiti in Giappone dai monaci tendai Eisai (1141-1215) e Dōgen (1200-1253) che fondarono rispettivamente le scuole Zen Rinzai e Zen Sōtō.

La scuola Shèlùn (攝論宗, Shèlùn zōng)

È una delle scuole buddhiste cinesi più antiche. Si basa sullo studio e la interpretazione del Mahāyāna-saṃgrahôpanibandhana o Mahāyāna saparigraha-śāstra (Commentario sul sommario del Grande veicolo, cin. 攝大乘論釋 Shè dàshènglùn shì, T.D. 1595.31.152-271, conservato nello Yúqiébù) un'opera di Vasubandhu tradotta in 14 fascicoli e interpretata da Paramârtha (499-569) e che è a sua volta un commentario del Mahāyāna-saṃgraha-śāstra (Sommario del Grande veicolo, 攝大乘論 Shè dàshèng lùn, T.D. 1593.31.112b-132c, conservato nello Yúqiébù) opera di Asaṅga, tradotta in tre fascicoli sempre da Paramârtha. Le dottrine di questa scuola sono di chiara derivazione cittamātra e sono centrate sull'interpretazione dell'ālayavijñāna (Coscienza fondamentale, 阿賴耶識 ālàiyé shì, giapp. araya shiki). Questa scuola fu assorbita, nel 649, dalla scuola Fǎxiāng quando Xuánzàng ritradusse il Mahāyāna-saṁgrahôpanibandhana con il titolo 攝大乘論本 (Shè dàshènglùn běn) reinterpretandolo.

La scuola Tiāntái (天台宗, Tiāntái zōng)

Fondata da Zhìyǐ (智顗, 538-597) nel VI secolo, elenca tra i suoi patriarchi cinesi anche Huìwén (慧文, V secolo) e Huìsī (慧思, 515-577).
Si fonda sulla dottrina di origine Madhyamaka della Triplice verità (yuánróng sāndì 圓融三諦) e sullo yīniàn sānqiān (一念三千) nonché sulle dottrine rivelate nel Sutra del Loto (sanscrito Saddharmapundarīkasūtra, cin. 妙法蓮華經 Fǎhuā jīng o Miàofǎ Liánhuā Jīng, giapp. Myōhō renge kyō o Hokkekyō, è conservato nel Fǎhuābù).
È stata una delle scuole buddhiste cinesi più importanti, nonché la prima ad elaborare un buddhismo tipicamente cinese, influenzando anche le altre scuole segnatamente il buddhismo Chán e quello della Terra Pura.
I suoi manuali di meditazione sullo zhǐguān (止觀) si diffusero presso tutte le scuole. Annovera tra i suoi patriarchi principali anche Guàndǐng (灌頂, 561-632), Zhànrán (湛然, 711-782) e Zhīlǐ (知禮, 960-1028).
Nell'805 il monaco giapponese Saichō (最澄, 767-822) la introdurrà in Giappone dove prenderà la denominazione Tendai.

La scuola Huāyán (華嚴宗, Huāyán zōng)

Scuola dell'"Ornamento fiorito", una delle principali scuole del buddhismo cinese. Deve il suo nome all'Avataṃsakasūtra (華嚴經, pinyin Huāyánjīng, cor. Hwaŏm kyŏng, giapp. Kegon kyō, Sutra della ghirlanda fiorita di Buddha, conservato nello Huāyánbù), sutra considerato il più importante e completo da questa scuola. Particolare riguardo era riservato all'ultimo capitolo, il Gaṇḍavyūhasūtra (入法界品 pinyin: Rù fǎjiè pǐn, cor. Ip pŏpkye p'um, giapp. Nyū hokkai bon, Capitolo sull'ingresso dentro il Regno della Realtà). La dottrina di questa scuola verteva su una lettura olistica e omnicentrica di tutta la Realtà. Primo patriarca e fondatore fu il monaco Dùshùn (杜順, 557-640, anche 法順 Fǎshùn) del monastero di Zhixiang (sui monti Zhōngnán 終南山 poco a sud di Chang'an). Altre personalità di questa scuola sono il suo successore, Zhìyán (智嚴 602-668) e il suo allievo Fǎzàng (法藏, 643-712) che visse alla corte dell'imperatrice buddhista Wǔ Zétiān (regno 690-705) della Dinastia Tang, grande sostenitrice di questa scuola. Nel 740 il monaco coreano Simsang (심상, cinese 審祥 Shěnxiáng, giapp. シンショウ, Shinshō) insegnò l'Avataṃsakasūtra e le dottrine della scuola Huāyán in Giappone fondando di fatto la scuola giapponese Kegon.

La scuola Fǎxiāng (法相宗, Fǎxiāng zōng)

Denominata come scuola Wéishì (唯識, "Sola Rappresentazione"; dal sanscrito Vijñaptimātra) dai suoi seguaci e Fǎxiāng (法相, "Caratteristiche dei dharma) dai suoi oppositori, fu la versione cinese della scuola indiana Cittamātra. Fu fondata da Xuánzàng (玄奘, 600-664) al suo ritorno dal suo lungo viaggio in India nel 645 e organizzata dal suo allievo Kuījī (窺基, 632-682). Xuánzàng si era recato in India per recuperare dei testi buddhisti da riportare in patria e, durante questo viaggio, si fermò lungamente presso l'Università di Nālandā dove ricevette gli insegnamenti direttamente dall'abate Silabhadra, a sua volta discepolo diretto di Dharmapāla (VI secolo), un esegeta Cittamātra. Testo fondamentale della scuola fu, infatti, il Vijñaptimātratāsiddhi-śāstra (Trattato sulla realizzazione del niente altro che conoscenza, 成唯識論 pinyin: Chéngwéishìlùn, giapp. Jōyuishikiron, conservato nello Yúqiébù) opera fondamentale di Dharmapāla tradotta da Xuánzàng (T.D. 1585.31.1a-59a) che poi è un commentario al Triṃśikāvijñaptikārikā di Vasubandhu. Nonostante la sua notorietà, la scuola non ebbe un largo seguito e finì, nel corso degli anni, per essere in buona parte assorbita dalla scuola Huāyán. Non sopravvisse alla persecuzione dell'845, ma il pellegrino giapponese Dōshō (道昭, 629-700) riportò i suoi insegnamenti e i suoi lignaggi in Giappone nel 653, fondando la scuola giapponese Hossō.

La scuola Jìngtǔ (淨土宗, Jìngtǔ zōng)

È una delle scuole buddhiste cinesi dalle radici più antiche. Nel 402, sul Monte Lú, Huìyuan (慧遠, 334-416) compirà un rito facendo riferimento a uno dei testi portanti di queste dottrine, il Pratyutpannasamādhi-sūtra.
Quindi la devozione del Buddha Amithaba ha radici antiche in Cina, come del resto nella stessa India. Occorrerà tuttavia ancora un secolo perché si formi una scuola con un suo corpus scritturale preciso, conservato nel Bǎojībù.
È con il monaco Tánluán (曇鸞, 476-572) che viene varata, infatti, la scuola Jìngtǔ che ha come cuore della sua pratica spirituale la recitazione del nome di Amitâbha Buddha (阿彌陀佛 Āmítuó fó, cor. Amit'a pul, giapp. Amida butsu). La semplicità di questa pratica consentirà a questa scuola di diffondersi negli strati più popolari del popolo cinese, soprattutto nelle campagne. Influenzerà direttamente la scuola Tiāntái che ne ingloberà degli insegnamenti restituendole delle riflessioni dottrinarie. E nel corso dei secoli anche le altre scuole buddhiste verranno da lei influenzata. In particolare la scuola Chán che, nel XVI secolo con il maestro Yúnqī Zhūhóng (雲棲袾宏, 1535-1615), incorporerà la recitazione del nome di Amitâbha Buddha come pratica del gōng-àn (公案, giapp. kōan).
È uno degli insegnamenti buddhisti più diffusi e praticati oggi in Cina. Verrà trasferità in Giappone, nel IX secolo, da Saichō, fondatore della scuola Tendai. E nel, XII secolo, un monaco tendai di nome Hōnen (法然, 1133-1212), fonderà la scuola Jōdo che si rifà direttamente agli insegnamenti della scuola cinese Jìngtǔ.

La scuola Zhēnyán (眞言宗, Zhēnyán zōng)

Scuola della "Vera parola", di derivazione Vajrayāna, si diffuse attraverso due modalità, quello dei traduttori e degli esegeti si rivolse alle classi colte, mentre quello dei taumaturghi si rivolse essenzialmente, ma non solo, al popolo delle campagne. Il primo testo 'tantricò di cui abbiamo contezza è il Módēngqié jīng (摩登伽經, sanscrito: Mātaṅga-sūtra, cor. 마등가 경, Madŭngga kyŏng, giapp. Matōga kyō, Sutra della giovane Matanga) la cui prima traduzione si può far risalire ad Ān Shìgāo (安世高, II secolo) nel 170 (摩鄧女經 T.D. 551.14.895), mentre una seconda (摩登伽經, T.D. 1300.21.399-410) è attribuibile ai monaci Kushan Zhú Lǜyán (竺律炎, II-III secolo) e Zhī Qiān (支謙, II-III secolo) nel 230. In tale antico sutra vi è descritto, per la prima volta, l'utilizzo di dhāraṇī (cin. 陀羅尼 tuóluóní, cor. t'arani, giapp. darani), e mantra (cin. 眞言 zhēnyán, cor. 진언, chinŏn, giapp. shingon), tra cui il Gāyatrī proveniente dal Ṛgveda. Per tramite di monaci dell'Asia centrale, come Fótúchéng (佛圖澄, ?-348) l'utilizzo di mantra e dhāraṇī fu diffuso, tuttavia, anche a livello di corte nella Cina settentrionale durante le dinastie barbare succedute alla dinastia Han. Nel IV secolo si affacciano testi Vajrayāna più maturi, come il Mahāmāyūrī-vidyārājñī (孔雀明王經 Kǒngquè míngwáng jīng, cor. Kongjan myŏngwang kyŏng, giapp. Kujaku myōō kyō, T.D. 986.19.477-479).
Ma occorre aspettare la traduzione, nel 724, del Mahāvairocanāsūtra da parte di Subhākarasiṃha (善無畏, Shànwúwèi, 637-735) e Yīxíng (一行, 684-727) perché si possa parlare di uno sviluppo scolastico della scuola Zhēnyán.
Nel 720 giungeranno in Cina altri due maestri Vajrayāna, Vajrabodhi (金剛智, Jīngāng Zhì, 671-741) e il suo discepolo Amoghavajra (不空金剛, Bùkōng jīngāng, 705-754) con altre scritture. E sarà proprio l'attività di Amoghavajra presso la Corte dell'imperatore della dinastia Tang, Dàizōng (代宗, conosciuto anche come Lǐ Yù, 李豫 regno: 762-779), a fare di questa scuola una delle principali scuole buddhiste in grado di mettere in secondo piano il daoismo rinascente. Nell'806, il pellegrino giapponese Kūkai (空海, 774-835) trasferirà insegnamenti e lignaggi Zhēnyán, ricevuti direttamente dal settimo patriarca, Huìguǒ (惠果, 746-806), in Giappone dove fonderà la scuola Shingon.

La scuola Sānjiē (三階教, Sānjiē jiào)

Fu fondata dal monaco Xìnxíng (信行, 540-593) e si basava sulla "Dottrina delle tre fasi (三階, sānjiē)" della predicazione del Buddha Śākyamuni:
  1. Periodo del vero Dharma (正法, pinyin: zhèngfǎ, giapponese: shōbō, sanscrito: sad-dharma): quando sono presenti gli insegnamenti del Buddha che vengono messi in pratica consentendo di realizzare l'"illuminazione". È il periodo, per questa scuola, del Veicolo unico (sanscrito: ekayāna, cin. 一乘 yīshèng, giapp. ichijō), dove è unica la dottrina e gli uomini sono di capacità superiore e in grado di comprenderla.
  2. Periodo del Dharma contraffatto (像法, pinyin: xiàngfǎ, giapponese: zōhō, sanscrito: saddharma-pratikṣepa): quando gli insegnamenti del Buddha sono presenti, alcuni li mettono in pratica ma nessuno riesce a realizzare l'"illuminazione". È il periodo dei Tre veicoli (sanscrito: triyāna, cin. 三乘 sānshèng, giapp. sanjō), quello degli śrāvaka (声闻), dei pratyekabuddha (缘觉) e dei bodhisattva (菩萨), dove la dottrina si differenzia a seconda delle differenti capacità umane. Ancora esistono esseri senzienti in grado di distinguere la verità dalle false dottrine.
  3. Periodo del Dharma finale (末法, pinyin: mòfǎ, giapponese: mappō, sanscrito: saddharma-vipralopa): quando gli insegnamenti del Buddha sono presenti, ma nessuno li mette in pratica e nessuno realizza l'"illuminazione". In questo periodo solo l'insegnamento denominato pǔfǎ (普法 giapp. fuhō, insegnamento universale) basato sulla verità universale di "tutta la Realtà come manifestazione del Dharmakāya (法身, fǎshēn, giapp. hōshin)" può essere compreso. È, infatti, un insegnamento adatto agli esseri dell'ultimo periodo che, "ciechi dalla nascita", non sono in grado di distinguere la Verità dalle false credenze.
Xìnxíng riteneva di vivere nel periodo del Dharma finale e che solo il suo insegnamento fosse corretto. Convinti assertori della natura di Buddha insita in ogni essere, i monaci sānjiē non si raccoglievano in monasteri ma erano itineranti e propagandavano ovunque la dottrina del maestro. Presto raccolsero, sotto forma di donazioni, ingenti ricchezze. Anche per questa ragione entrarono in conflitto con le altre scuole e con il potere imperiale. L'imperatrice buddhista Wǔ Zétiān (武則天, regno: 690-705) considerandosi essa stessa Jīnlún shèngshén huángdì (金輪聖神皇帝, Sacra sovrana della Ruota d'Oro), giunta per fondare un impero buddhista mondiale non poteva certamente accettare di vivere in un periodo di mòfǎ e quindi dichiarò eretica questa scuola. L'imperatore Xuánzōng (玄宗, regno 712-56) l'annientò completamente nel 725, incamerando nelle casse imperiali le sue ricchezze.

Il buddhismo nella Cina di oggi

La condizione odierna del buddhismo cinese all'interno della Repubblica popolare cinese risente dei drammatici eventi accaduti in Cina nella seconda metà del secolo scorso.
A partire dal 1949 e fino a tutto il 1976, il buddhismo in Cina ha sofferto tragiche persecuzioni e distruzioni dovute all'ideologia anti-religiosa comunista del Governo che in quegli anni era al potere. Da un periodo di pressante controllo si è passati, nel corso della tragica esperienza della Rivoluzione culturale, ad imprigionamenti di massa, assassinii e distruzioni su larga scala di monasteri, templi e opere d'arte religiosa.
Con la morte di Máo Zédōng (毛澤東, 1893-1976) e con la caduta della Banda dei quattro, eventi datati all'autunno 1976, il clima nei confronti delle comunità buddhiste cinesi si è fatto finalmente più favorevole.
Da quel momento il Partito Comunista di Cina è stato più attento e rispettoso delle esigenze di queste comunità religiose e cerca, tutt'oggi, di riparare alle persecuzioni e alle distruzioni dei drammatici decenni della Rivoluzione culturale.
Così, a pochi anni dalla morte di Máo Zédōng, dal 16 al 23 dicembre del 1980 l'Associazione buddhista cinese (中国佛教协会, Zhōngguó Fójiào Xiéhuì, fondata nel 1953, raccoglie tutte le realtà buddhiste del Paese) poté convocare regolarmente, e dopo decenni di assenza, la sua Quarta Assemblea con 254 delegati da tutto il Paese, eleggendo Zhào Pùchū (赵朴初, 1907-2000) come presidente.
Dal 1981 la stessa Associazione ha ripreso a diffondere la sua pubblicazione ufficiale, Fǎyīn (法音, Voce del Dharma), e ha potuto riaprire l'Istituto di studi buddhisti di Pechino.
Il 20 aprile 1983 finalmente il Governo ha varato la "Risoluzione per le ordinazioni monacali" che ha consentito di effettuare le ordinazioni monastiche in modo regolare e non più segreto. La Quinta Assemblea dell'Associazione si è svolta nella primavera del 1987, in quella occasione si è deciso di fondare l'Istituto di Cultura buddhista cinese con una propria biblioteca. Alla Sesta Assemblea, svoltasi nell'ottobre 1993, hanno partecipato direttamente importanti responsabili politici del Governo cinese e del Partito comunista. La Settima Assemblea, come la Sesta, è stata indirizzata soprattutto a condurre l'Associazione in un ambito "coerente" con le "politiche di unità nazionale" promulgate dal Governo. Mentre nel 2003 si è svolto regolarmente il cinquantenario dell'Associazione dei buddhisti cinesi.
Se consideriamo che agli inizi degli anni ottanta erano sopravvissuti solo circa 25 000 tra monaci e monache, la cui quasi totalità aveva trascorso decenni nei campi di rieducazione e di lavoro forzato del Partito Comunista di Cina, si può considerare come estremamente positiva l'evoluzione da quegli anni bui fatti di torture e imprigionamenti per il saṃgha cinese. Le distruzioni dei monasteri e dei templi furono infatti drammatiche, pochi i testi originali sopravvissuti, migliaia le esecuzioni.
Oggi sono principalmente quattro i monasteri che hanno ripreso regolarmente la formazione dei monaci e la loro ordinazione e si trovano a: Qīxiáshān (栖霞山) nei pressi di Nanchino, Nántōng (南通), Chéngdū (成都), Monte Pǔtuó (普陀山) nei pressi di Níngbō. Il buddhismo professato da questi monaci è quasi dappertutto sincretico e amalgama dottrine originariamente diverse, derivate soprattutto dalle scuole Chán, Zhēnyán e Jìngtǔ, unite a principi razionalistici di stampo marxista, tesi a realizzare, in questo mondo e attraverso il socialismo, la Terra pura, unendo la pratica meditativa con il lavoro agricolo.
Nei monasteri vengono accuratamente conservati e studiati tutti i testi tradizionali e i loro commentari delle differenti scuole, considerati necessari alla formazione monastica. Le statistiche indicano in circa 200 000 i monaci esistenti oggi in Cina, di cui circa la metà (40 000 monaci e 60 000 monache) appartiene al cosiddetto "buddhismo Han" ovvero al buddhismo di non derivazione lamaista ma autenticamente cinese. I templi oggi funzionanti sono circa diecimila. Tutti questi dati risultano, peraltro, in costante aumento. Come sempre più diffusi sono i pellegrinaggi dei cittadini cinesi sui quattro monti sacri del buddhismo cinese: Monte Wǔtái (五台山) nello Shanxi, Monte Jǐuhuá (九華山) nello Anhui, Monte Éméi (峨嵋山) nel Sichuan, Monte Pǔtuó (普陀山) nello Zhejiang.
Ogni anno circa 500 nuovi studenti-monaci, in genere sono giovani diplomati, entrano a far parte delle istituzioni formative buddhiste. I corsi di queste istituzioni, della durata di due-quattro anni, riguardano la meditazione, lo studio delle scritture buddhiste, la filosofia e una lingua straniera. Alcuni studenti-monaci, terminato il corso, continuano a studiare presso le facoltà universitarie di filosofia. Il corso prevede anche un livello di formazione politica, ma non risulta particolarmente "oneroso". Nel 1995 si è provveduto alla ristampa integrale, in lingua cinese, del Canone buddhista cinese e del Canone tibetano. I contatti tra il saṃgha cinese e i saṃgha degli altri paesi sono costanti. In particolar modo con il saṃgha thailandese e birmano del buddhismo Theravāda. Nel giugno del 1993 il patriarca thailandese Nyanasamvara Suvaddhana (1913-) ha compiuto una visita in Cina dove è stato accolto da migliaia di monaci cinesi e dove ha compiuto, insieme a loro, dei riti religiosi. Nell'agosto del 1995 una folta delegazione buddhista cinese, invitata dalla comunità buddhista francese, ha visitato i luoghi del Dharma di sette paesi europei.
Molto attiva è anche l'Associazione buddhista sino-giapponese, tesa a far conoscere le tradizioni religiose dei due paesi fortemente collegate sul piano storico.
L'Associazione buddhista cinese è, infine, molto attiva sul piano caritatevole e sociale, finanziando la Croce rossa e varie attività nei confronti dei cittadini più bisognosi. I cittadini cinesi stanno riscoprendo in questi anni il valore religioso delle dottrine buddhiste. Anche se non conoscono in modo approfondito tali dottrine si impegnano sempre di più nella osservanza dei precetti religiosi e delle pratiche devozionali. In occasione delle festività religiose i templi si riempiono ormai di migliaia di fedeli i quali, oltre ad accendere gli incensi, ascoltano i sermoni dei monaci e consumano insieme dei pasti vegetariani in un'atmosfera di festività.

Il buddhismo a Taiwan e a Hong Kong

Il buddhismo a Taiwan ha subìto uno sviluppo senza precedenti a partire dal 1949 quando migliaia tra monaci e monache cinesi si riversarono nell'isola per sfuggire alle persecuzioni delle truppe di Máo Zédōng.
Oggi sono circa diecimila i monaci buddhisti presenti a Taiwan con quattromila tra templi e monasteri. Un quarto dei 22 milioni di cinesi di Taiwan si dichiara apertamente buddhista. I lignaggi e gli insegnamenti del buddhismo di Taiwan sono gli stessi di quelli ereditati dalla Cina nazionalista e consistono prevalentemente in lignaggi del buddhismo Chán, ma la caratteristica del buddhismo taiwanese moderno è che ha deciso di eliminare i confini tra le diverse scuole, unendo lignaggi e insegnamenti.
Il buddhismo taiwanese è noto a livello internazionale per le sue attività missionarie e caritatevoli. Tra queste ultime emerge la figura della monaca Cheng Yen (證嚴法師, 1937-), detta "Madre Teresa di Taiwan" per la sua intensa attività di aiuto nei confronti dei malati e dei poveri. Nelle attività missionarie va invece ricordato il monaco Hsing-yun (星雲大師, 1927-), fondatore del centro per le attività culturali e missionarie Fokwangshan a Kaohsiung (高雄) e promotore di circa settanta missioni in tutto il mondo tra cui il tempio di Tempio di Hsi-lai (西來寺) a Los Angeles. I buddhisti di Taiwan hanno fondato, il 9 novembre 2001 a Yung Ho (永和, Taipei), il Museo mondiale delle religioni.
Anche il territorio di Hong Kong, governato dal Regno Unito fino al 1997, fu luogo di rifugio per centinaia di monaci buddhisti fuggiti dalla Cina comunista. Soprattutto sull'Isola di Lantau (爛頭) dove ancora oggi esistono circa sessanta templi.
Il saṃgha monastico di Hong Kong conta oggi circa tremila persone, che con i fedeli laici attivi, superano le ventimila unità, tutte aderenti alla Federazione buddhista di Hong Kong (fondata nel 1945) che ha festeggiato il suo cinquantenario il 9 maggio 1995. Tra i templi e i monasteri più importanti nell'area di Hong Kong vanno citati: il monastero di Bǎolián (寶蓮寺) sull'isola di Lantau, il tempio dei Diecimila Buddha (萬佛寺) a Shatin (沙田) e il tempio della Foresta orientale (Dōnglínsì, 东林寺) di Lowai. Il 29 dicembre 1993 è stata inaugurata una enorme statua del Buddha (alta oltre i 26 metri) denominata 天壇大佛 (Tiān Tán Dà Fó) nel monastero di Bǎolián con una grande partecipazione popolare.



domenica 26 dicembre 2010

Famiglia imperiale del Giappone

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La casa imperiale del Giappone, detta anche famiglia imperiale (皇室 kōshitsu), è l'erede storica e dinastica del Paese e comprende i membri della famiglia estesa dell'imperatore del Giappone che hanno ruoli e compiti ufficiali e pubblici. Sotto l'attuale costituzione, l'imperatore è il simbolo dello Stato e dell'unità del popolo. Anche se non è tecnicamente un capo di Stato, è frequentemente considerato tale. Gli altri membri della famiglia partecipano a cerimonie ed eventi sociali ma non hanno impegni di governo.
La monarchia giapponese è la più antica monarchia ereditaria ininterrotta ancora esistente del mondo. La casa imperiale riconosce 125 monarchi legittimi a partire dalla ascesa dell'imperatore Jimmu, datata ufficialmente l'11 febbraio 660 a.C., tra cui l'attuale imperatore Akihito.

Membri dell'attuale famiglia imperiale

Attualmente i membri della famiglia imperiale sono 17. Tra parentesi il loro nome personale:
  • imperatore Akihito (Akihito), nato al palazzo imperiale di Tokyo il 23 dicembre 1933, figlio maggiore dell'imperatore Hirohito e l'imperatrice Kōjun. Si è sposato il 10 aprile 1959 con sua maestà imperiale l'imperatrice Michiko (Shoda Michiko), nata a Tokyo il 24 ottobre 1934, la figlia maggiore di Shoda Hidesaburo, presidente della Nisshin Flour Milling Inc.. L'imperatore Akihito è salito al trono alla morte del padre il 7 gennaio 1989.
  • principe della corona Naruhito, figlio maggiore dell'imperatore e dell'imperatrice, nato al palazzo Tsugo a Tokyo il 23 febbraio 1960. Divenne il principe ereditario quando suo padre Akihito salì al trono. Il principe della corona ha sposato Owada Masako il 10 giugno 1993, nata il 6 dicembre 1963, figlia di Hisashi Owada, un ex vice ministro degli affari esteri e precedente rappresentante del Giappone alle Nazioni Unite. La coppia ha una figlia:
    • Aiko, principessa Toshi, nata il 1º dicembre 2001.
  • Principe Akishino (Fumihito), il secondo figlio dell'imperatore, nato l'11 novembre 1965. Durante l'infanzia portava il nome di principe Aya e ricevette il titolo di principe Akishino, assieme al permesso di generare un nuovo ramo della famiglia imperiale a seguito del suo matrimonio con Kawashima Kiko il 29 giugno 1988. Principessa Akishino è nata l'11 settembre 1966 ed è figlia di Kawashima Tatsuhiko, professore di economia all'università Gakushuin. La coppia ha due figlie ed un figlio:
    • principessa Mako di Akishino nata il 23 ottobre 1991
    • principessa Kako di Akishino nata il 29 dicembre 1994
    • principe Hisahito di Akishino nato il 6 settembre 2006
  • Principe Hitachi (Masahito), nato il 28 novembre 1935, il secondo figlio dell'imperatore Hirohito e dell'imperatrice Kōjun, fratello dell'imperatore Akihito. Il suo titolo durante l'infanzia era principe Yoshi e ricevette l'attuale titolo di principe Hitachi e il permesso di generare un nuovo ramo della famiglia imperiale a seguito del suo matrimonio il 1º ottobre 1961. Principessa Hitachi (Hanako) è nata il 19 luglio 1940, figlia di Tsugaru Yoshitaka. La coppia non ha figli.
  • principessa Mikasa (Yuriko) è nata il 6 giugno 1921 ed è la seconda figlia del visconte Takagi Masanoiri, vedova del Principe Mikasa (Takahito), figlio dell'imperatore Yoshihito e fratello dell'imperatore Showa, nato il 2 dicembre 1915 e deceduto il 27 ottobre 2016. La coppia ha avuto due figlie e tre figli. I tre figli maschi sono deceduti.
    • Aso Nobuko il 7 novembre 1980 ha sposato il principe Tomohito di Mikasa, cugino dell'imperatore Akihito deceduto nel 2012. La principessa Tomohito di Mikasa è nata il 9 aprile 1955, figlia di Aso Takakichi, presidente della Aso Cement Co. e sua moglie Kazuko, una figlia dell'ex primo ministro Yoshida Shigeru. È vedova del Principe Tomohito di Mikasa. La principessa ha due figlie:
      • principessa Akiko nata il 20 dicembre 1981
      • principessa Yōko nata il 25 ottobre 1983
    • Principessa Takamado (Hisako), vedova del principe Takamado (Norigito), precedentemente chiamato principe Norihito di Mikasa (nato 29 dicembre 1954 e morto il 21 novembre 2002), il terzo figlio del principe e della principessa Mikasa e cugino in prima dell'imperatore Akihito. La principessa è nata il 10 luglio 1953, figlia di Tottori Shigejiro. Sposò il Principe il 6 dicembre 1981. La principessa ha tre figlie:
      • principessa Tsuguko nata il 6 marzo 1986
      • principessa Noriko nata il 22 luglio 1988
      • principessa Ayako nata il 15 settembre 1990

Persone che non fanno più parte della famiglia imperiale

In base alla legge del 1947, le Principesse imperiali (naishinnō) e le principesse (nyoō) perdono i loro titoli e l'appartenenza alla famiglia imperiale a seguito del matrimonio, tranne quando sposano l'imperatore o un altro membro della famiglia. Tre delle cinque figlie dell'imperatore Hirohito, le due figlie del principe Mikasa e, recentemente, l'unica figlia dell'imperatore Akihito hanno lasciato la famiglia reale, prendendo il cognome dei loro mariti. Le ex principesse imperiali (i cui nomi personali sono indicati tra parentesi) sono:
  • Kazuko Takatsukasa (principessa Taka), nata il 30 settembre 1929, scomparsa il 26 maggio 1989, la terza figlia dell'imperatore Shōwa e la sorella maggiore dell'imperatore Akihito. Sposò il 21 maggio 1950 Toshimichi Takatsukasa.
  • Atsuko Ikeda (principessa Yori), nata il 7 marzo 1931, la quarta figlia dell'imperatore Shōwa e la sorella maggiore dell'imperatore Akihito. Sposò il 10 ottobre 1952 Takamasa Ikeda.
  • Takako Shimazu (principessa Suga), nata il 2 marzo 1939, quinta figlia (la minore) dell'imperatore Shōwa e sorella minore dell'imperatore Akihito. Sposò il 10 marzo 1960 Hisanaga Shimazu.
  • Yasuko Konoe (principessa Yasuko di Mikasa), nata il 26 aprile 1944, figlia maggiore del principe e della principessa Mikasa. Sposò il 18 dicembre 1966 Tadateru Konoe.
  • Masako Sen (Principessa Masako di Mikasa), nata il 23 ottobre 1951, seconda figlia del Principe e della Principessa Mikasa. Sposò il 14 ottobre 1983 Masayuki (Soshitsu XVI) Sen.
  • Sayako Kuroda (principessa Nori), nata il 18 aprile 1969, unica figlia dell'imperatore Akihito e dell'imperatrice Michiko. Sposò il 5 novembre 2005 Yoshiki Kuroda.

Attuale ordine di successione

  1. Naruhito, Principe della corona, il primogenito dell'imperatore
  2. Principe Akishino (Fumihito), secondogenito dell'imperatore
  3. Principe Hisahito, figlio del principe Akishino
  4. Principe Hitachi (Masahito), fratello dell'imperatore
Il principe della corona Naruhito ha una figlia (principessa Aiko) e il principe Akishino ha due figlie (Mako e Kako). Il fratello dell'imperatore, il principe Hitachi non ha figli. Dei tre figli del principe Mikasa: Tomohito ha due figlie (Akiko e Yōko), il Principe Katsura non ha avuto figli e il principe Takamado ha tre figlie (Tsuguko, Noriko e Ayako).

Titoli

Il titolo Principe ( ō) viene dato ai membri maschi della famiglia imperiale giapponese che non possono avere il titolo superiore di principe imperiale (親王 shinnō). L'equivalente femminile è principessa (女王 nyoō) e principessa imperiale (内親王 naishinnō). Il termine ō potrebbe essere anche tradotto come "re". L'origine di questo doppio significato deriva dalla trasposizione del sistema utilizzato per la nobiltà cinese. A differenza di quest'ultima, tuttavia, Ō era utilizzato solo per i membri della famiglia imperiale. È interessante notare che il termine Regina (女王 joō?) utilizza gli stessi Kanji di nyoō.
Storicamente, tutti i membri maschili della famiglia imperiale possedevano il titolo di ō, e shinnō era un titolo speciale assegnato dall'imperatore. Dopo la restaurazione Meiji, il significato di ō e di shinnō sono cambiati leggermente. Uno shinnō o naishinnō (femminile) era un membro legittimo della famiglia imperiale discendente dall'imperatore, fino al grado di pronipote (di nonno). Con la dicitura "membro legittimo della famiglia imperiale" si esclude chiunque non sia connesso con una discendenza maschile, e i discendenti di chiunque abbia rinunciato alla sua appartenenza alla famiglia reale, oppure sia stato espulso. Il termine Shinnō include anche i capifamiglia di tutte le Famiglie di principi (Shinnōke).
Nel 1947 la legge venne modificata in modo che il titolo di Shinnō era assegnato solo alla linea maschile di discendenza dell'imperatore fino al nipote. La consorte di un membro della famiglia con il titolo di ō oppure shinnō ha il suffisso -hi (), ovvero ō-hi e Shinnō-hi.

Linea genealogica ascendente diretta della famiglia

(il numero decrescente indica la generazione ascendente dall'attuale imperatore)
  • 52. Kinmei 29º imperatore (regno 539-571)
  • 51. Bidatsu (538-585), 30º Imperatore (r. 572-585)
  • 50. Osaka no hikobito oine, principe imperiale
  • 49. Jomei (593-641), 34º imperatore (r. 629-641); = Kogyoku, che fu 35ª imperatrice, e 37ª imperatrice con il nome di Saimei
  • 48. Tenji (626-672), 38º imperatore (r. 661-672)
  • 47. Shiki, principe imperiale
  • 46. Kōnin (709-782), 49º imperatore (r. 770-781)
  • 45. Kammu (737-806) (avuto da Takano no Niigasa), 50º imperatore (r. 781-806)
  • 44. Saga (786-842), 52º imperatore (r. 809-823)
  • 43. Nimmyo (810-850), 54º imperatore (r. 833-850)
  • 42. Koko (830-887), 58º imperatore (r. 884-887)
  • 41. Uda (867-931), 59º Imperatore (r. 887-897)
  • 40. Daigo (885-930), 60º imperatore (r. 897-930)
  • 39. Murakami (926-967), 62º imperatore (r. 946-967)
  • 38. En'yū (959-991), 64º imperatore (r. 969-984)
  • 37. Ichijo (980-1011), 66º imperatore (r. 986-1011)
  • 36. Go-Suzaku (1009-1045), 69º imperatore (r. 1036-1045)
  • 35. Go-Sanjo (1034-1073), 71º imperatore (r. 1068-1073)
  • 34. Shirakawa (1053-1129), 72º imperatore (r. 1073-1087, dal chiostro 1086-1129)
  • 33. Horikawa (1079-1107), 73º imperatore (r. 1087-1107)
  • 32. Toba (1103-1156), 74º Imperatore (r. 1107-1123, dal chiostro 1129-1156)
  • 31. Go-Shirakawa (1127-1192), 77º imperatore (r. 1155-1158, dal chiostro 1158-1192)
  • 30. Takakura (1161-1181), 80º imperatore (r. 1168-1180)
  • 29. Go-Toba (1180-1239), 82º imperatore (r. 1183-1198)
  • 28. Tsuchimikado (1195-1231), 83º Imperatore (r. 1198-1210)
  • 27. Go-Saga (1220-1272), 88º imperatore (r. 1242-1246)
  • 26. Go-Fukakusa (1243-1304), 89º imperatore (r. 1246-1260)
  • 25. Fushimi (1265-1317), 92º imperatore (r. 1287-1298)
  • 24. Go-Fushimi (1288-1336), 93º imperatore (r. 1298-1301)
  • 23. Kogon (1313-1364), 1º imperatore pretendente della corte del Nord Ashikaga (r. 1331-1333)
  • 22. Suko (1334-1398), 3º imperatore pretendente della corte del Nord (r. 1348-1351)
  • 21. Einin, principe
  • 20. Sadafusa, principe
  • 19. Go-Hanazono (1419-1471), 102º imperatore (r. 1428-1464)
  • 18. Go-Tsuchimikado (1442-1500), 103º imperatore (r. 1464-1500)
  • 17. Go-Kashiwabara (1464-1526), 104º imperatore (r. 1500-1526)
  • 16. Go-Nara 1497-1557), 105º imperatore (r. 1526-1557)
  • 15. Ōgimachi (1517-1593), 106º Imperatore (r. 1557-1586)
  • 14. Masahito (1552-1586)
  • 13. Go-Yōzei (1572-1617), 107º imperatore (r. 1586-1611)
  • 12. Go-Mizunoo (1596-1680), 108º imperatore (r. 1611-1629)
  • 11. Reigen (1654-1732), 112º Imperatore (r. 1663-1687)
  • 10. Higashiyama (1675-1709), 113º Imperatore (r. 1687-1709)
  • 9. Naohito (1704-1753), principe imperiale, capostipite del ramo imperiale (Shinnōke) Kan'in-no-miya
  • 8. Suekito (1733-1794), principe imperiale
  • 7. Kōkaku (1771-1840), 119º imperatore (r. 1780-1817)
  • 6. Ninko (1800-1846), 120º imperatore (r. 1817-1846)
  • 5. Komei (1831-1867), 121º imperatore (r. 1846-1867)
  • 4. Meiji (Mutsuhito) (1852-1912), 122º imperatore (r. 1867-1912)
  • 3. Taisho (Yoshihito) (1879-1926), 123º imperatore (r. 1912-1926)
  • 2. Shōwa (Hirohito) (1901-1989), 124º imperatore (r. 1926-1989)
  • 1. Akihito (1933), attuale 125º imperatore (r. dal 1989 ad oggi)

sabato 25 dicembre 2010

Kitabatake Harutomo

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Kitabatake Harutomo (北畠晴具; 1503 – 1563) fu un daimyō giapponese del periodo Sengoku appartenente al clan Kitabatake.

Biografia

Harumoto era figlio di Kitabatake Murachika. Supportò Ashikaga Yoshiharu e gli fu concesso di cambiare il prorpio nome in Harutomo. Harumoto mandò soldati in aiuto del clan Rokkaku che combatteva contro la famiglia Kyōgoku. Represse una rivolta dei samurai di Tamaru che avevano ucciso il loro capo, Tamaru Tomotada. È ricordato anche per le sue attività culturali che condivideva con suo suocero, Hosokawa Takakuni.

venerdì 24 dicembre 2010

Ikigai

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L'ikigai (生き甲斐) è l'equivalente giapponese di espressioni italiane quali "ragione di vita", "ragion d'essere".

Significato del termine

Nella zona di Okinawa l'ikigai è visto come "una ragione per svegliarsi al mattino". La parola può inoltre indicare una persona di cui si è profondamente innamorati.
Tutti, secondo la cultura giapponese, avrebbero il proprio ikigai. Trovare quale sia la ragione della propria esistenza richiede però una ricerca interiore che può spesso essere lunga e difficile. Tale ricerca viene considerata molto importante e la sua conclusione positiva porta alla persona una profonda soddisfazione.
Oltre che aspetti positivi per chi segue il proprio 'ikigai possono esserci anche aspetti negativi: coloro che vivono la vita con estrema passione rischiano infatti di esserne consumati sino alla degradazione.

giovedì 23 dicembre 2010

Sakugawa Kanga

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Sakugawa Teruya Kanga (佐久川親雲上寛賀, Sakugawa Teruya Kanga; 1733 – 1815) è stato un karateka giapponese.
Originario di famiglia nobile, fu spesso capo delle delegazioni inviate in Cina per il pagamento dei tributi; da questi viaggi tornò con una approfondita conoscenza del Kempo.
Con tutta probabilità fu il primo maestro a tentare la sistematizzazione del Tode, termine da lui coniato per individuare l'arte del combattimento a mano vuota, quindi più che tutto ebbe una fama leggendaria per il suo influsso nell'evoluzione del Karate. È ritenuto il maestro di Sokon Matsumura, purché non esistano prove certe che confermino questa tesi.

mercoledì 22 dicembre 2010

Buddhismo Tendai

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Il Buddhismo Tendai (天台宗, Tendai-shū) è una scuola giapponese del Buddhismo Mahāyāna. Fondata da Saichō, discende della scuola buddhista cinese Tiāntái (天台宗, Tiāntái zong, Wade-Giles: T'ien-t'ai tsung), anche conosciuta come scuola del Sutra del Loto e fondata da Zhìyǐ (智顗) nel VI secolo.

Storia

I primi insegnamenti Tiāntái (天台宗) furono trasferiti in Giappone intorno alla metà dell'VIII secolo dal monaco cinese Jiànzhēn (鑑眞, giapp. Ganjin; 688-763) patriarca della scuola Ritsu (律宗 Ritsu shū).
Nell'805, il monaco giapponese Saichō (最澄, fondatore del Buddhismo Tendai e noto anche con il titolo postumo di Dengyō Daishi (傳教大師, cin. Chuánjiào Dàshī; 767-822) ritornò dalla Cina con ulteriori insegnamenti cinesi del Tiāntái e fece del tempio che aveva precedentemente eretto sul Monte Hiei (比叡山, giapp. Hieizan), denominato nell'823 come Enryaku-ji (延暦寺), un centro per lo studio e per la pratica di quello che divenne il Tendai, la versione giapponese della scuola cinese Tiāntái.
La scuola Tendai fondata da Saichō, seppur non deviando dal punto di vista dottrinale dalla scuola cinese Tiāntái, conserva delle importanti integrazioni con gli insegnamenti di altre scuole buddhiste. Saichō, infatti, riportò dalla Cina anche insegnamenti Chán, sia della scuola Beizōng (北宗, Chan settentrionale) che della scuola Niútóuchán (牛頭宗, Niútóu zōng, giapp. Gozu shū, scuola della Testa di Bufalo, fondata da Fǎróng, 法融, 594-657), e soprattutto insegnamenti esoterici (密教 mikkyō) della scuola Zhēnyán (眞言宗, Zhēnyán zōng, giapp. Shingon).
La tendenza ad includere via via una serie di insegnamenti di altre dottrine buddhiste, soprattutto esoterici (mikkyō) derivati dallo Shingon, divenne più marcata negli sviluppi del Tendai da parte dei successori di Saichō, come Ennin (圓仁, 794-864) ed Enchin (圓珍, 814-891).
Nei suoi primi secoli di vita la scuola Tendai fiorì sotto il diretto patronato della famiglia imperiale, divenendo dunque la forma più importante del Buddhismo giapponese, generando a sua volta buona parte delle scuole giapponesi tutt'oggi esistenti. Nichiren (日蓮, 1222-1282), Hōnen (法然, 1133-1212), Shinran (親鸞, 1173-1263), Eisai (榮西, 1141-1215) e Dōgen (道元, 1200-1253) – fondatori di alcune importanti scuole buddhiste giapponesi rispettivamente della Nichiren shū (法華宗), Jōdo shū (浄土宗), Jōdo shin-shū (浄土真宗), Zen Rinzai-shū (臨濟宗) e Zen Sōtō shū (曹洞宗), erano infatti tutti monaci ordinati nei monasteri Tendai. A causa del patronato imperiale e della sua popolarità sempre più crescente fra i ceti aristocratici, la scuola Tendai divenne politicamente e militarmente potente. Durante il Periodo Kamakura (鎌倉時代, Kamakura-jidai, 1185-1333), il Tendai utilizzò il suo potere per tentare di sopprimere la sviluppo di scuole antagoniste in particolar modo della Nichiren-shu che iniziava a diffondersi presso la borghesia e della Jōdo shū che si diffondeva presso le classi più povere. L'Enryaku-ji, il potente tempio costruito sul Monte Hiei, divenne un centro non solo frequentato da monaci asceti ma anche da brigate militari di monaci guerrieri (gli sōhei, 僧兵) che lottavano nell'interesse del tempio. Nel 1571 Enryaku-ji fu distrutto e i suoi monaci massacrati da Oda Nobunaga (織田信長, 1534-1582) in un progetto politico-militare testo alla riunificazione del Giappone. Il tempio Enryaku-ji fu ricostruito più tardi e continua a rappresentare oggi il maggiore tempio della scuola Tendai.

La dottrina dell'enyū santai (圓融三諦) e il Sutra del Loto (妙法蓮華經)

Il Tendai conserva molti insegnamenti della scuola Tiāntái cinese fondata nel VI sec. da Zhìyǐ. In particolar modo si fonda sulla dottrina della Triplice verità (giapp. enyū santai, cin. 圓融三諦 yuánróng sāndì), un originale sviluppo cinese della scuola madhyamaka indiana fondata da Nāgārjuna. Questa dottrina sostiene che dal punto di vista della Verità assoluta (sans. paramārtha-satya o śūnyatā-satya, cin. 空諦 kōngdì, giapp. kūtai) tutta la Realtà che ci appare è vuota di proprietà inerente: essa è impermanente dal punto di vista temporale e, nel contempo, non c'è un fenomeno che non dipenda dagli altri fenomeni. Questa vacuità (sans. śūnyatā, cin. kōng, giapp. ) della Realtà si poggia tuttavia sulla Verità convenzionale (sans. saṃvṛti-satya, cin. 假諦 jiǎdì, giapp. ketai) dove i singoli fenomeni vengono percepiti nella loro singolarità. La sintesi esperienziale di queste due Verità, apparentemente contraddittorie, porta alla realizzazione della terza verità, la Verità di mezzo (sanscrito mādhya-satya, cin. 中諦 zhōngdì, giapp. chūtai).
Il Tendai sostiene, inoltre, che essendo tutti gli esseri espressioni della natura di Buddha (sans. buddhatā, tathāgatagarbha, cin. 佛性 fóxìng, giapp. busshō) che soggiace all'intera Realtà, il Buddha Śākyamuni non era che una manifestazione realizzata di questa natura. Tale natura di Buddha è realizzabile da tutti gli esseri mediante l'Illuminazione (sanscrito bodhi, cin. 菩提 pútí, giapp. bodai) in questo corpo e in questa vita.
Come per il Tiāntái anche per il Tendai, il Sutra del Loto (sanscrito Saddharmapundarīkasūtra, giapp. 妙法蓮華經 Myōhō renge kyō o Hokkekyō) è il testo che conserva gli insegnamenti più profondi e completi della dottrina buddhista (dottrina perfetta, giapp. engyo). Altra caratteristica del Tendai è quello di risultare sincretico nelle dottrine e nelle pratiche e ha teso, lungo i secoli, ad assorbire ed elaborare numerosi insegnamenti buddhisti. Coerentemente con alcuni insegnamenti dell'antico Buddhismo dei Nikāya, la scuola Tendai consente ai propri seguaci giapponesi di fare offerte alle divinità locali (, Kami) proprie dello Shintoismo viste anch'esse nella propria natura di Buddha.
Infine l'insegnamento Tendai, per cui il mondo fenomenico e mondando se ben compreso alla luce della Triplice Verità non è distinto dal Dharma buddhista in quanto tutte le cose e tutta la Realtà additano all'Illuminazione, lascia spazio alla riconciliazione dell'estetica, e della vita ordinaria, con più ascetici insegnamenti buddhisti. La poesia, ad esempio, può essere considerata come un mezzo che conduce al perfezionamento spirituale. La contemplazione della poesia è semplicemente contemplazione del Dharma. Ciò può essere affermato per ogni altra forma d'arte, di studio e di attività.

La dottrina dell'ichinen sanzen (一念三千)

La lettura del Sutra del Loto alla luce della elaborazione, di impronta madhyamaka, della Triplice verità porta la scuola Tendai (come già la scuola Tiāntái) ad elaborare la dottrina dello ichinen sanzen ("tremila mondi in un istante di vita", cin. 一念三千 yīniàn sānqiān ). Questa dottrina esprime un complesso olismo e omnicentrismo radicale che caratterizza l'unicità dell'insegnamento Tiāntái e Tendai nel panorama delle dottrine buddhiste. Essa sostiene che, dal punto di vista del pensiero, tutti i mondi (le singole esperienze e la individuazione dei singoli oggetti di esperienza) esistono certamente, ma la pratica meditativa consente di scorgerne la loro ambiguità, la loro indeterminatezza. Essi esistono solo in quanto la mente li delimita in modo arbitrario sia dal punto di vista spaziale che da quello temporale. Visti nella loro continuità temporale e nel loro condizionamento reciproco questi 'mondi' non possono essere considerati che 'vuoti', privi di una identità inerente. Ma il pensiero, ovvero la vita, non si accontenta della loro vacuità, soffrendo d'altro canto per la loro incostante 'esistenza' (ogni fenomeno appare, esiste e scompare): è l'ambiguità di questi 'mondi' a generare la sofferenza negli esseri senzienti (sanscrito sattva, cin. 衆生 zhòngshēng, giapp. shūjō) ed è il continuo esercizio di consapevolezza (pratica dello shikan, 止觀) sulla dottrina dello ichinen sanzen che può portare la salvezza da questa condizione.
Le realtà possibili in un solo pensiero (sans. eka-kṣaṇa, cin. 一念 yīniàn, giapp. ichinen) indicati in questa dottrina, sono tremila (sanscrito tri-sāhasra, cin. 三千 sānqiān, giapp. sanzen) in quanto inglobano tutte le condizioni esperibili: 10 sono le condizioni esistenziali (Dieci mondi, 十界 cin. shíjiè, giapp. jùkai) che vanno dalla condizione infernale (sanscrito apāya-bhūmi, 地獄 cin. dìyù, giapp. jigoku) allo stato di Buddha (cin. , giapp. butsu), tali condizioni esistenziali vanno moltiplicate per se stesse in quanto tutte queste condizioni, da quella infernale a quella buddhica, implicano potenzialmente le altre nove esistenze al loro stesso interno. Queste cento potenziali esistenze vanno poi moltiplicate per le 10 talità (vera natura dei dharma, sans. tathātā , 如是實相 cin. rúshì shíxiàng, giapp. nyoze jissō) indicate nel Sutra del Loto e che corrispondono a: caratteristiche, natura, essenza, forza, azione, causa, condizione, retribuzione, frutto e uguaglianza di tutte queste talità tra loro. Questi mille dharma vanno poi moltiplicati per i tre mondi (sans. loka, cin. shì, giapp. se) ovvero per i cinque aggregati (sans. pañca skandha, 五蘊 cin. wǔyùn, giapp. goun), per gli esseri costituiti dai cinque aggregati (sanscrito sattva, cin. 衆生 zhòngshēng, giapp. shūjō) e per il luogo in cui essi vivono (sanscrito talima, cin. , giapp. ji), raggiungendo il numero di tremila mondi (sanscrito tri-sāhasra, cin. 三千 sānqiān, giapp. sanzen).
La vita può manifestarsi in queste tremila condizioni cambiando costantemente anche a seconda dei vissuti della mente, ma questi tremila mondi sono, per la dottrina Tiāntái, tutti immancabilmente vuoti (sans. śūnyatā, cin. kōng, giapp. ) e non sono né esistenti né non esistenti.

La dottrina dell'hongaku (本覺)

Altro elemento dottrinario tipico della scuola Tendai è la concezione dell'hongaku (本覺, illuminazione originaria) che, seppur già presente nel Dàshéng qǐxìn lùn (大乘起信論, giapp. Daijō kishin ron, Il risveglio nella fede del Mahayana), sutra di probabile origine Huáyán (華嚴宗,Huáyán zōng), fu ulteriormente sviluppato dai monaci del Monte Hiei alla luce della Triplice Verità e del Sutra del Loto. Tale attenzione su questa particolare dottrina deriva probabilmente dal fatto che lo stesso fondatore del Tendai, Saichō, era un monaco Kegon, ovvero seguace della scuola che rappresentava la versione giapponese dello Huáyán cinese. È molto probabile che Saichō, prima di ritirarsi sul Monte Hiei, ebbe modo di studiare il Dàshéng qǐxìn lùn e il suo commento Dàshéng qǐxìn lùn yìjì (大乘起信論義記, giapp. Daijō kishinron giki T.D. 1846.44.240-287), opera del patriarca cinese Huáyán, Fāzàng (法藏, 643–712).
La dottrina dell'hongaku (hongaku-shiso) sostiene che ogni cosa possiede una illuminazione intrinseca, originaria (giapp. hongaku), unitamente all'illusione (不覺 fugaku, che dipende tuttavia strettamente dall'hongaku) e che la relazione tra queste due può produrre l'illuminazione realizzata (始覺, shigaku). Tale dottrina vuole radicalizzare la vacuità (śunyātā, giapp. ) anche nella percezione dell'illuminazione che non deve essere mai distinta dall'illusione pena la creazione di una discriminazione tra le due e quindi una ricaduta nell'illusione discriminante così criticata da Nāgārjuna e da Zhìyǐ. Quindi per il Tendai tutti gli aspetti duali del mondo poggiano in realtà, sempre e comunque, sulla non-dualità. Il mondo va sempre affermato come espressione stessa della buddhità. Non c'è altra illuminazione al di fuori del mondo e delle sue apparenze. Così Ennin nel Shoji kakuku sho (Vita e morte come illuminazione): "Il meraviglioso giungere del non giungere, la vera, la vera vita della non vita, il perfetto andare del non andare, la grande morte della non morte, l'unità di vita e morte, la non dualità di vacuità ed esistenza". Un brano che riecheggia lo Yuándùn zhǐguān (圓頓止觀, giapp. Endon shikan) del patriarca cinese di scuola Tiāntái, Guàndǐng (灌頂, 561-632), quando, già nel VI secolo, affermava: "Poiché tutti gli aggregati e le forme di sensibilità sono la realtà così come è, non c'è alcuna sofferenza da cui liberarsi. Poiché la nescienza e le afflizioni sono identiche al corpo illuminato, non c'è alcuna origine della sofferenza da sradicare. Poiché i due punti di vista estremi sono il Mezzo e le visioni erronee sono la Verità, non c'è alcun percorso da praticare. Poiché il saṃsāra è identico al nirvāṇa, non c'è alcuna estinzione della sofferenza da realizzare". La concezione dell'hongaku venne ripresa, seppur in modo critico, sia negli insegnamenti di Dōgen (fondatore dello Zen Sōtō) che da quelli di Nichiren (fondatore del Buddhismo Nichiren).

Le dottrine del taimitsu (台密)

A differenza di Zhìyǐ e dei maestri cinesi del Tiāntái, Saichō proclamò l'equivalenza tra le pratiche meditative e dottrinali Tiāntái e il Buddhismo esoterico (密教 Mikkyō) da lui appreso in Cina dal maestro di scuola Zhēnyán (眞言宗), Shunxiao (順曉, n.d.) e, in Giappone, dal fondatore della scuola Shingon (真言宗 Shingon-shū), Kūkai (空海, 774-835) e che ha fondamento nel Mahāvairocanāsūtra o Mahāvairocanābhisaṃbodhi-vikurvitādhiṣṭhāna-vaipulyasūtra (Il sutra di Mahavairocana, 大日經 cin. Dàrì jīng, giapp. Dainichikyō). Tale equivalenza era stabilita da Saichō anche sul piano della salvezza personale la quale, seguendo una di queste due vie, poteva realizzarsi in questa stessa vita (sokushin jobutsu). Tali vie rappresentavano delle vie immediate (直道 jikidō, cin. zhídào) all'illuminazione (bodai). Tuttavia Saichō, differentemente da Kūkai che riteneva l'esoterismo prevalente sulla dottrina e la meditazione, non ritenne superiore una via sull'altra. Ennin (圓仁, 794-864) quarto patriarca Tendai, recatosi in Cina nell'838, dove risiedette per otto anni sul Monte Wǔtái (五臺山, oggi nella provincia dello Shanxi), tornò in Giappone portando con sé le dottrine del nembutsu (念佛) e ulteriori dottrine esoteriche che denominò taimitsu (台密) per distinguerle da quelle denominate tōmitsu (東密) di derivazione Shingon. Ennin eseguì rituali taimitsu al cospetto della Corte imperiale e ciò permise al Tendai di superare in popolarità lo stesso esoterismo dello Shingon. Il successore di Ennin, Enchin (圓珍, 814-891), recatosi anche lui in Cina nell'852, dove risiedette sui Monti Tiāntái e a Chang'an per sei anni, tornò con ulteriori insegnamenti che permisero al Tendai di superare definitivamente in popolarità lo Shingon, consentendo inoltre al monastero Miidera (三井寺, conosciuto anche come 園城寺 Onjoji), di cui Enchin era abate, di essere affiliato direttamente all'Enryaku-ji. Morto Ennin, nell'868 Enchin divenne abate dell'Enryaku-ji e quinto patriarca Tendai.

Le sottoscuole Jimon (持門) e Sanmon (山門)

Dopo la morte di Ennin e di Enchin, nel corso del IX e del X secolo la scuola Tendai crebbe in numero di seguaci e di templi diffusi in tutto il Giappone. Presto tra i due templi principali, l'Enryaku-ji e il Miidera si avviarono dei conflitti inerenti alla preminenza. Il primo si designò come Sanmon (山門, Ordine della montagna, con riferimento al Monte Hiei) rivendicando Ennin come punto di riferimento, il Miidera si denominò Jimon (持門, Ordine del tempio, con riferimento al tempio Miidera) indicando Enchin come capostipite. La nomina di abate Tendai poteva venire da ambedue le sottoscuole, ma il fatto che tale nomina riguardò fino al 989 solo la Sanmon fu motivo di rivalsa per l'altra scuola. Ambedue le scuole arrivarono a confrontarsi con dei conflitti armati, istituendo la figura dei sōhei, monaci guerrieri pronti ad uccidere e ad incendiare i templi delle altre fazioni. La nomina ad abate di Ryōgen (良源, 912-985) nel 966, il quale cercò di restituire la dignità religiosa di un tempo alla scuola Tendai, ristabilendo principi e precetti, fu tuttavia destinata al fallimento. Così la nomina ad abate, nel 989, di Yokei (余慶, 919–991). appartenente alla scuola Jimon fu causa di ulteriori conflitti che finirono, nel 993, per procurare una divisione nella scuola Tendai dove la sottoscuola Jimon elevò il Miidera a sua sede principale, lasciando il Monte Hiei. Le due scuole finirono più volte anche nell'allearsi per guerreggiare con gli sōhei della scuola Hossō. Occorrerà aspettare il periodo Kamakura per un risveglio spirituale del Tendai, quello che poi porterà numerosi monaci di questa scuola a fondare nuove scuole. Tra questi monaci vanno ricordati: Eisai, Dōgen, Hōnen, Shinran e Nichiren, tutte figure religiose che risentiranno profondamente delle dottrine insegnate sul Monte Hiei.

La pratica dello shikan (止觀)

Alla base delle pratiche meditative della scuola Tendai si pone la tecnica dello shikan (止觀), che si riferisce alla tecnica meditativa indiana del śamatha-vipaśyanā così come insegnata nella scuola buddhista cinese Tiāntái la quale a sua volta fa particolare riferimento alle opere Móhē Zhǐguān (摩訶止觀, Grande trattato di calma e discernimento, giapp. Maka Shikan, T.D. 1911) e Tóngméng Zhǐguān (童蒙止觀, Trattato di calma e discernimento per principianti; in giapponese 小止観 Shō Shikan, Piccolo trattato di calma e discernimento; T.D. 1915) di Zhìyǐ dove questa pratica meditativa viene descritta. Tale pratica meditativa permetterebbe, secondo questa scuola, di penetrare la Triplice verità (giapp. enyū santai) e raggiungere l'illuminazione (sans. bodhi, giapp. bodai) risolvendo tutte le ambiguità della propria presenza nel mondo senza dover rinviare tale risposta ad una divinità trascendente (sans. deva, giapp. tennin (天人); critica già operata nel Buddhismo dei Nikāya), senza dover rifuggire il mondo delle illusioni e della vita ordinaria (sans. saṃsāra, giapp. 輪廻 rinne; critica nei confronti del Buddhismo Hīnayāna) e senza dover contemplare la vacuità della Verità assoluta rinunciando alla propria soggettività (critica ad alcune scuole del Mahāyāna). Lo shikan prevede l'applicazione costante e coordinata dei suoi due aspetti (śamatha e vipaśyanā) in quanto, sostiene Zhìyǐ): «Praticare la concentrazione soltanto senza tenere in considerazione il discernimento produce ottusità, praticare il discernimento senza tenere in considerazione la concentrazione produca infatuazione, e anche se questi sono difetti relativamente minori, contribuiscono a generare opinioni errate». Quindi secondo Zhìyǐ bisogna praticare il śamatha-vipaśyanā (shikan) insieme: «similmente alle due ruote del carro e alle due ali di un uccello. Praticarli parzialmente è male». Inoltre lo «shikan - sostiene ancora Zhìyǐ- è facile da predicare ma molto difficile da praticare».

La disciplina monastica nel Tendai

Dal punto di vista della disciplina monastica, la scuola Tendai (come anche le scuole Zen) segue solo i 58 precetti mahayana indicati nel Brahmājālasūtra (cin. 梵網經 Fànwǎng jīng, giapp. Bonmō kyō). In questo si differenzia dalla scuola cinese Tiāntái che invece segue la doppia ordinazione, quella del vinaya Dharmaguptaka, il Cāturvargīya-vinaya (Quadruplici regole della disciplina, 四分律 pinyin: Shìfēnlǜ, giapp. Shibunritsu) e quella indicata nel Brahmājālasūtra. Tale scelta Tendai origina dal suo stesso fondatore, il monaco Saichō che pur avendo ricevuto lui stesso la doppia ordinazione nel tempio Tōdai-ji (東大寺) decise di impartire solo quella mahāyāna ai suoi successori.

Il lignaggio Tendai

  • Patriarchi cinesi del Tiāntái: 1. Huìwén (慧文, V sec.) 2. Huìsī (慧思, 515-577) 3. Zhìyǐ (智顗, 538-597) 4. Guàndǐng (灌頂, 561-632) 5. Zhìwēi (智威?-680) 6. Huìwēi (慧威, 634-713) 7. Xuánlǎng (左溪, 673-754) 8. Zhànrán (湛然, 711-782) 9. Dàòsuì (道邃, n.d.).
  • Patriarchi (座主, zasu) giapponesi: 1. Saichō (最澄, 767-822) 2. Gishin (義眞, 781–833) 3. Encho (圆澄, 771-836) 4. Ennin (圓仁, 794-864) 5. Enchin (圆珍, 814 – 891)