giovedì 30 giugno 2011

Conoscere ragazze giapponesi




Trucchi e segreti per conoscere splendide ragazze giapponesi

Dopo vari viaggi in Giappone, migliaia di e-mail ricevute con domande di ogni genere, ho capito che chi va in Giappone ovviamente non è solo interessato alle arti marziali al sushi e ai monumenti, ma nei desideri c'è quello di poter conoscere qualche ragazza giapponese, per conoscere la cultura e quant'altro, trovare una fidanzata giapponese o magari semplicemente trascorrere qualche momento piacevole in un love hotel senza nessun particolare legame affettivo.
Ho pensato per giorni se scrivere oppure no tutto quello che trovate qua sotto, ed alla fine ho deciso di scrivere tutto quello che dovete sapere sulle ragazze giapponesi, dove trovarle in Giappone ed in particolare ho dedicato un ampia sezione per spiegarvi le migliori tecniche per conoscere ragazze giapponesi su internet e non farsele scappare.
Utilizzando internet avete la possibilità di contattare migliaia di ragazze giapponesi che nel giro di pochi giorni vi riempiranno l'e-mail parlandovi della loro vita, inviandovi foto e chiedendovi un sacco di cose su di voi.
Non fate l'errore di dire "meglio una ma buona che molte inaffidabili" perché è una cazzata immane; dovete pensare che più ragazze vi contattano e più avete la possibilità di conoscere dal vivo ragazze fantastiche.
Può essere piacevole essere in contatto con molte ragazze giapponesi ricevendo ogni giorno una ventina di e-mail da persone diverse che vi inviano foto e frasi molto carine ma dopo un po' di giorni tutto ciò diventa faticoso ed impegnativo come un vero e proprio lavoro ed è per questo che vi insegno alcune tecniche per mantenere al meglio i contatti e riuscire a capire chi fa veramente per voi ed è interessata a conoscervi.
Dovete innanzi tutto tenere presente che se scrivete a varie ragazze non state tradendo la fiducia di nessuna. Come voi scrivete a molte ragazze anche loro possono scrivere a molti ragazzi. E' quindi del tutto lecito essere in contatto con molte persone. Se pensate che tutto ciò non sia moralmente accettabile siete degli ipocriti.
Se volete essere sicuri di trovare ragazze interessate a voi dovete fare come ho scritto qua sotto, altrimenti vi affidate al caso: magari vi va bene ma probabilmente vi va male.

Trucco numero 1: la tabella

Alla base di tutto per mantenere facilmente i contatti e riuscire a comunicare con molte ragazze vi è una semplice tabella che potete fare con Excel, con qualsiasi programma che fa tabelle (Word), con Google Docs oppure a mano.
Sostanzialmente serve per tenere traccia di tutte le e-mail che sono state inviate (leggi il trucco numero 2 "email pronte " per capire).
Esempio di tabella:
Nome
e-mail
nickname su xxxxxxxx.it
prima e-mail
inviata foto gita
e-mail racconti curiosi
e-mail scuola
inviata foto in montagna
e-mail estate scorsa
Saori
...@yahoo.com
....
X


X
X




Kayo
....@gmail.com
....
X
X
X
X
X


Ai
.....@hotmail.co.jp
....
X




X
X


ecc.
ecc.
...
...
...
...
...
...
...

Trucco numero 2: e-mail pronte

Vi spiego come funziona la tabella qua sopra. Praticamente dovete inserire i dati che vedete: nella prima colonna scrivete il nome reale della ragazza.
Poi ci sono varie colonne in cui in alto dovete scrivere a cosa corrispondono e poi mettere delle X. In una cartella sul vostro computer dovete semplicemente scrivere alcune e-mail e preparare delle foto che poi invierete quando sarà necessario. E' infatti ovvio che prima o poi ad esempio parlerete di cosa fate nella vita come è ovvio che prima o poi invierete una vostra foto particolarmente bella e significativa, se avete molto materiale già pronto tutto vi sarà più facile.
Questo non significa che voi dovete essere come dei robot e fare semplicemente copia-incolla del materiale che avete pronto, ma quando una ragazza vi scrive rispondete in modo originale su quanto vi ha scritto ma quando dovete parlare di argomenti abbastanza tipici sentitevi liberi di fare copia-incolla delle e-mail che avete già preparato.
Tutto ciò è immorale?
per chiunque, me escluso e vi voglio convincere della mia opinione. Questo metodo vi fa risparmiare tempo e fatica e se ci pensate bene non state facendo nulla di male.
Vi racconto come mi è venuta questa idea. La prima volta che ho pensato a tutto questo è stato quando ho ricevuto un e-mail in cui mi venivano chieste alcune informazioni riguardanti la città dove abito: ci avevo messo quasi 20 minuti per scrivere la risposta, l'ho inviata e meno di un minuto dopo mi è arrivata un' e-mail da un' altra ragazza che mi faceva più o meno la stessa domanda e non ci crederete ma poche ore dopo mi è arrivata una terza e-mail con la stessa richiesta. A quel punto cosa bisogna fare secondo voi?
  • Opzione A: rispondere in modo originale alle due nuove e-mail.
  • Opzione B: fare copia incolla della parte sulla mia città ed inviarla.
Se rispondete B allora andiamo d'accordo.
Se rispondete A significa che dovete stare come minimo altri 40 minuti al computer (20+20) per scrivere una nuova e-mail originale con tutte le informazioni sulla vostra città. Ed ora voi della risposta "A" state pensando che scrivereste una risposta più breve ma comunque originale...E' una buona idea, ma quindi significa che avete una preferenza netta per chi vi ha posto la domanda per prima? Se invece dedicate 20 minuti per ciascuna risposta siete sicuri che scrivereste un messaggio totalmente diverso ed originale?
Nell'e-mail sulla mia città non posso dire le cose in modo tanto diverso, sia perché il mio inglese non me lo consente sia perché le cose più belle non sono infinite e quindi dopo aver raccontato dei monumenti, della pizzeria buonissima e della gelateria che frequento ho poco altro da dire. Quindi andrebbe a finire che anche riscrivendo l'e-mail direi più o meno le stesse cose nello stesso identico modo.
Quando si scrive un messaggio non bisogna essere brevi, se una ragazza vi chiede di dirle qualcosa sulla vostra città non basta dire che si trova in una determinata regione e che avete una bella piazza, ma vuole sentirsi dire qualcosa in più, come voi volete ricevere un e-mail abbastanza dettagliata quando ad esempio le chiedete qualcosa sui suoi hobby.
Per questo motivo per gli argomenti principali dopo aver risposto ad una ragazza vi consiglio di tenere l'e-mail salvata per fare copia-incolla, SOLO della parte generica. Quindi non scrivete a tutte "hai dei capelli bellissimi" a meno che non vi contattano solamente modelle che lavorano per la l'Oreal.
Nelle vostre e-mail ci dev'essere una parte originale e di tanto in tanto una scritta con copia-incolla.

Esempio di comunicazione e risposta

Ho scritto questo esempio in italiano ma l'e-mail originale potrebbe ad esempio essere in inglese.
Kyoko scrive a Giovanni:
Ciao Giovanni,
mi dispiace molto che ieri al lavoro hai avuto alcuni problemi ma sono sicura che tutto passerà vedrai.
Non sapevo ti piacesse giocare basket anche se a vedere le foto e quanto sei alto penso sia abbastanza normale. Io da piccola facevo ginnastica nella squadra della mia scuola ed ho continuato a farla fino a quando avevo 16 anni ma poi ho smesso.
La prossima settimana qua dove abito ci sarà un festival e quindi aiuterò mia zia a preparare i takoyaki che venderemo per beneficenza.
Mi hai detto il nome della tua città ed ho cercato su internet ma non ho trovato molto, mi racconti qualcosa in più?
A presto
Kyoko

Giovanni (sei TU!) scrive a Kyoko:Ciao Kyoko,(inizia la parte originale dell'e-mail scritta solo per Kyoko) oggi al lavoro è andato tutto benissimo grazie per fortuna ho risolto tutti i problemi con i colleghi.
Ma dai che bello ginnastica!! Pensa che anch'io ho fatto ginnastica per alcuni anni prima di iscrivermi all'università: ho smesso proprio per questo motivo, perché non riuscivo più a frequentare la palestra della mia città quando mi sono trasferito per studiare. Tu perché hai smesso di fare ginnastica invece?
Ho sentito spesso parlare dei takoyaki ed un amico che si chiama Marco mi ha detto che sono buonissimi, è vero? mi piacerebbe molto assaggiare i takoyaki che farai domani. Per curiosità, dove andranno i soldi che raccogli in beneficenza?

Riguardo la mia città (e QUA inizia l'e-mail copia-incolla) io abito a .... che si trova in ... (nome della regione) nel Nord Italia. E' una città molto tranquilla vicino a ..., forse avrai sentito parlare di... ecc. ecc. ecc. ecc.
A presto
Giovanni

Argomenti comuni

Le e-mail non dovete necessariamente prepararle prima di iniziare a contattare ragazze giapponesi. Man mano che vi arrivano le domande salvate le vostre risposte agli argomenti principali in un file sul vostro computer.
Immagino sappiate già quali possono essere gli argomenti principali ma per darvi un idea sappiate che all'inizio più o meno dovrete parlare di:
  • La vostra famiglia: il lavoro dei vostri genitori e cose simili.
  • Il vostro lavoro o cosa studiate
  • I vostri hobby
  • Cosa volete fare in futuro
  • Qual'è il vostro piatto preferito (parlate anche di cucina italiana e giapponese!)
  • Il vostro tipo di ragazza ideale
  • ecc.

Non vi fanno domande? Ecco come fare.

Ci sono persone che per paura di essere invadenti non vi invieranno domande personali nemmeno se dite frasi tipo "chiedimi pure quello che vuoi" e nemmeno se siete voi che fate una domanda, ciò significa che nonostante chiedete "che lavoro fanno i tuoi?" ad una ragazza, questa potrebbe rispondere ma senza chiedervi il lavoro dei vostri genitori, interrompendo così la comunicazione. Questo può succedere ed i motivi sono molti.
Per eliminare questo problema e creare una conversazione, quando una ragazza vi risponde senza farvi la stessa domanda potete dare una risposta in cui comunque includete la vostra "e-mail copia incolla". Per esempio se vi parla del lavoro dei suoi genitori potreste scrivere "E' molto interessante il lavoro di tuo papà, pensa che anche mia mamma aveva studiato per diventare architetto invece poi ha incontrato mio papà ed hanno deciso di aprire un ristorante qua nel mio paese: (qua inizia l'e-mail copia-incolla) mio papà fa il cuoco e mia mamma gestisce la sala....ecc ecc."
In alternativa potete scrivere le vostre e-mail pronte senza che ci sia una domanda. Per esempio potete fare copia-incolla della mail sui vostri hobby e poi chiedere "tu invece che hobby hai?".

ATTENZIONE a non ripetersi!

La tabella di cui ho parlato nel "Trucco 1" serve per evitare di scrivere cose duplicate e fare le stesse domande ad una ragazza.
E' normale che se non avete un buon rapporto tramite e-mail con una ragazza soprattutto i primi giorni non vi ricordate di cosa avete parlato: per questo motivo vi serve la tabella. Mettete sempre una X quando inviate un'e-mail pronta!

Trucco 3: mettere il turbo

Ogni giorno vi arrivano troppe e-mail, tra pochi giorni avete un impegno di lavoro o studio e non potete dedicare troppo tempo ad internet ma non volete perdere i vostri contatti. 30 ragazze giapponesi alle quali siete ormai affezionati almeno una volta ogni tanto si aspettano una vostra e-mail ma a molte di loro avete già inviato tante e-mail pronte e non sapete più di cosa parlare e siete costretti ad inventare di volta in volta stando troppo tempo al computer.
Come fare? E' semplice! Ogni giorno create un e-mail seguendo questo schema:
Ciao,
[parte quello che avete fatto nella giornata di oggi e quello che farete in questi giorni, scrivendo parecchie righe a riguardo],
[parte
breve in risposta all'e-mail della ragazza]
[eventuale copia-incolla di un messaggio precompilato]
[conclusione]
Vostro Nome

Praticamente ogni giorno dovete scrivere una sola e-mail e fare copia incolla ai vostri contatti aggiungendo qualcosa di originale su quanto scritto dalla ragazza che vi ha contattato.
Un e-mail di esempio potrebbe essere:
Ciao,
in questi giorni sono parecchio preso dallo studio perché la settimana prossima avrò un difficile esame all'università e devo studiare moltissimo ma ovviamente trovo sempre il tempo per risponderti quindi non preoccuparti assolutamente, mi fa molto piacere sentirti.
Ieri sera volevo studiare ma all'ultimo momento sono stato chiamato da un amico che era molto triste perché è appena stato lasciato dalla fidanzata e quindi sono andato a bere qualcosa con lui per tirarlo un po' su di morale, poi stava molto meglio però io ho non ho potuto studiare ma pazienza perché tanto oggi ho recuperato moltissimo e la settimana prossima sono convinto andrà benissimo l'esame.
[BUCO PER PARTE ORIGINALE]
[BUCO PER EVENTUALE E-MAIL PRONTA O CONCLUSIONE]
ci sentiamo presto
Vostro nome

Nella parte [BUCO PER PARTE ORIGINALE] ad esempio scrivete "Sai che quando mi hai scritto che non ti piace il sushi quasi non potevo crederci? come mai non ti piace? Secondo me il sushi è davvero buono!" ed in questo caso nel "BUCO PER EVENTUALE COPIA-INCOLLA" mettete ad esempio l'e-mail in cui parlate di quello che vi piace della cucina giapponese.
In questo modo scrivendo una sola e-mail e personalizzandola con una risposta anche di una sola riga apparirà come se avete scritto moltissimo.
E' importante che la risposta originale all'e-mail che vi è arrivata sia in mezzo al vostro messaggio. Se invece mettete la risposta originale in cima o in fondo all'e-mail di risposta con un po' di attenzione si potrebbe capire che c'è del copia incolla, ma se la risposta originale si trova in mezzo con ad esempio 10 righe sopra e 10 righe sotto, è impossibile scambiare quell'e-mail per qualcosa di già pronto.


Gli errori più comuni: non farli anche tu!

Ciò che non devi fare o pensare

L'uomo italiano medio in genere è orgoglioso e fiero del contatto che ha ogni giorno tramite e-mail con una splendida ragazza giapponese e non vede l'ora di andarla a trovare, ma l'errore più grande che si possa fare in questi casi è puntare tutto su una sola persona.
State conoscendo delle persone tramite e-mail, non vi ci state sposando e nemmeno fidanzando. Non tradite nessuno se conoscete più di una ragazza ed anche la ragazza che è in contatto con voi sicuramente è in contatto con altre persone anche se magari lo nega.
Chi pensa che conoscendo una singola ragazza giapponese su internet questa sia affidabile è quasi sempre un illuso. Vi spiego: quasi tutte le ragazze giapponesi che ho conosciuto su internet sono persone sincere ed oneste, ma se conoscete una singola ragazza per incontrarla quando andate in Giappone è un rischio perché ipotizzando che questa sia la ragazza più onesta, cordiale, simpatica e sincera del mondo, ci possono sempre essere molti imprevisti:
  • Trova un partner: l'amore non si controlla, se la vostra bella che sentite a distanza da anni si innamora di qualcuno prima di conoscervi di persona vi sarà molto difficile poterla incontrare.
  • Ha impegni: se restate in Giappone vari giorni non potete pensare di vedere spesso la stessa ragazza a meno che non ci sia qualcosa di veramente speciale, che comunque raramente sboccia online. Può succedere (è altamente probabile) che la ragazza con la quale siete in contatto vi proponga un incontro ogni tanto perché in altri giorni è impegnata.
  • Ha un imprevisto: succede a tutti di avere casini nella vita. Famiglia, lavoro, studio: sono solo tre delle tante categorie che possono creare imprevisti alla ragazza giappoense che volete incontrare e che magari vi incontrerà giusto un paio di volte per qualche ora.
  • Altro: nessuno sa cosa può succedere! Un singolo contatto=sfiga. Ricordatevelo!

Esperienze personali

Anch'io ero dell'idea che "meglio una ma buona che tante inaffidabili" ma per fortuna ho capito in fretta (prima di "scottarmi") che era una cavolata.
Ci sono alcune mie esperienze personali che vi fanno capire la labilità dei rapporti tramite e-mail. Non vorrei dilungarmi troppo sia per evitare riferimenti diretti sia per non raccontare troppo della mia vita perché non è questo l'articolo giusto.
Sta di fatto che:
  • la prima ragazza giapponese che ho conosciuto su internet e con cui sono stato in contatto per anni ed anni scrivendoci lettere e mandandoci regali non l'ho mai conosciuta di persona ma sono ancora in contatto.
  • una ragazza fantastica con cui sono stato in contatto per anni prima di incontrarla, dal vivo poi aveva un carattere particolare e anche se ci sono ancora in contatto e l'ho incontrata molte volte, spesso aveva impegni improrogabili e non poteva incontrarmi.
  • un altra ragazza con la quale ci siamo scritti molte e-mail, inviandoci anche lettere e regali per mesi, poi ha iniziato a non scrivermi più senza motivo.
Ci sono molte altre esperienze simili che potrei raccontarvi anche dilungandomi, ma già con queste tre esperienze vorrei farvi capire che il vostro singolo contatto potrebbe finire male come una di queste tre esperienze. Se avessi puntato tutto su questi tre contatti anche solo per una grande amicizia dal vivo, vi rendete conto da soli quanto male ci sarei rimasto?
Tanto voi non mi ascoltate, perché siete fieri di voi e del vostro contatto. Magari vi andrà bene, ma magari no: non rischiate e createvi molti contatti!

"Lei mi ama e io la amo"

In Italia, ma forse anche nel resto del mondo, è pieno di "sfigati" (perdonatemi il termine se voi siete tra questi) che non riescono a conoscere ragazze nella propria città ma hanno amiche a migliaia di km di distanza con le quali pensano ci sia veramente un legame affettivo forte.
ATTENZIONE: lo sfigato è colui che non riesce a conoscere ragazze vicine a lui E si convince di avere legami affettivi con chi abita a lontano.
Se semplicemente non trovate ragazze dove abitate non siete sfigati ma siete semplicemente persone normali come me e come il 99% degli altri ragazzi. Ma se pensate che dopo 30 e-mail avete trovato l'amore della vostra vita su internet vi state sbagliando.
Moltissime persone si sono fidanzate e sposate dopo essersi conosciute online, ma prima di decidere come possono andare le cose bisogna incontrarsi. Se conoscete una ragazza su internet nella vostra testa potete pensare che: andate d'accordo su molte cose, avete molti hobby in comune, è una ragazza molto dolce, è bellissima, forse andreste d'accordo anche dal vivo ecc. Ma non pensate mai che c'è sicuramente qualcosa di serio perché nel 10% dei casi avete ragione, nel restante 90% sarà solo una delusione.

Cose da non dire

Le frasi che trovate qua sotto sono principalmente frasi che mi fanno incazzare, per questo motivo vi chiedo gentilmente di evitare di dirle, sia per non istigarmi sia per evitare di dare fastidio alle ragazze giapponesi che la pensano come me.

"Mi piacciono le ragazze giapponesi"

E' una delle frasi più idiote che sento dire spesso da italiani che non sono mai stati in Giappone e vivono di stereotipi. Il termine "ragazze giapponesi" non sta ad indicare un prodotto di fabbrica privo di difetti e con pezzi tutti uguali; il termine "ragazze giapponesi" sta ad indicare un insieme di qualche milione di persone di sesso femminile che hanno altrettante differenze tra loro.
In Giappone potete trovare una ragazza:
  • tipica dello stereotipo: bassa e magra con la carnagione chiara, dolce, sentimentale e riservata;
  • alta e abbronzata, che vuole solo divertirsi e molto espansiva;
  • molto paffuta e molto dolce;
  • molto paffuta e antipatica oppure simpatica;
  • molto educata e molto femminile;
  • sgarbata e molto maschile nei modi di fare.
  • ecc. ecc. ecc.
Tutti gli aggettivi che ho scritto si combinano tra di loro insieme a migliaia di altri aggettivi che vanno a formare singole persone e non mattoncini identici che appartengono all'insieme "ragazze giapponesi".
L'unico stereotipo che è sempre vero è che troverete sempre ragazze con i capelli scuri e gli occhi scuri, ma questo è un dato di fatto dovuto dalla genetica, non è uno stereotipo. Salvo incroci/mix, lenti colorate o tinte dei capelli, al 99,99% tutti giapponesi hanno capelli scuri ed occhi scuri.
Per tutte le altre caratteristiche non potete mettere un etichetta e dire che "in generale sono tutte dolci" oppure "sono tutte magre" perché non è così. Se vi piacciono alcune giapponesi è perché vi piace una singola persona con le sue caratteristiche.
Se dite ancora che vi piacciono "le giapponesi" vi porto volentieri a casa alcune ragazze che ho visto (parecchio brutte e caratterialmente fuori da ogni stereotipo) così vediamo se continuate a dire questa cavolata.

"Assomigli a..."

Se non siete mai stati in contatto diretto con varie ragazze giapponesi all'inizio potreste pensare che almeno fisicamente sono molto simili tra loro. Io sinceramente non l'ho mai pensato, nemmeno quand'ero piccolo, tra l'altro andando in Giappone ho capito che in Italia ci sono molte più ragazze che si assomigliano tra loro rispetto a quante giapponesi si assomiglino tra di loro.
A meno che non siete convinti che una ragazza assomiglia ad una celebrità evitate di dire cavolate, soprattutto non dite mai che una ragazza assomiglia ad una vostra altra amica.
E' una cosa che ogni tanto gli stranieri dicono ed è disdicevole: a voi piacerebbe sentirvi dire che siete uguali ad un francese e quando vedete la foto vedete che siete totalmente diversi? Se siete uguali ci fate sopra una risata e siete increduli ma se siete diversi è tutt'altra cosa: pensate a come si può sentire una ragazza che si sente dire una cavolata del genere magari più volte nella vita.



Fare un blog come questo
Sembra un'idiozia ma penso che se fate un blog come questo per dare i vostri consigli su come conoscere ragazze non sarete visti tanto bene.

Ragazze giapponesi a Tokyo

Dove trovare e come conoscere ragazze giapponesi a Tokyo

Questo argomento interessa gran parte dei turisti italiani che vanno a Tokyo in vacanza, per lavoro o per studio ed è per questo motivo che vi voglio spiegare alcune cose, anche perché si tratta di un argomento molto complesso tramite il quale vi voglio spiegare perché è bene usare internet per conoscere ragazze a Tokyo.
Iniziamo con una domanda:
Qual'è lo scopo per cui vorreste incontrare una ragazza giapponese a Tokyo?
Secondo il mio punto di vista quando un ragazzo italiano va in Giappone dovrebbe cercare di conoscere varie ragazze giapponesi, ognuna da incontrare nei momenti in cui le altre sono impegnate, per trascorrere bei momenti insieme, farsi portare in luoghi in cui un turista non vedrebbe mai, per divertirsi e passare molto tempo spensieratamente. Se siete a Tokyo per una breve vacanza sarà molto difficile raggiungere questo scopo, così come lo è in ogni altra città del mondo: se andate a Milano, Roma o in altre città camminando per strada o andando in locali, in due settimane riuscireste a trovare una ragazza minimamente interessata a voi che vi vuole incontrare altre 3 o 4 volte? Dubito.
La stessa cosa accade anche a Tokyo. Anzi direi che lì è peggio. Molte ragazze sono sempre di fretta, una gran percentuale non parla l'inglese o magari lo parla ma si vergogna perché pensa di non essere brava e molte non sono interessate agli stranieri. Riuscire a trovare una ragazza affidabile in questa giungla in pochi giorni è davvero difficile.
Se restate in Giappone per più di un mese potreste avere qualche possibilità di conoscere una ragazza per caso, ma se state in Giappone per così tanto tempo è anche probabile che siete lì per studio o per lavoro e quindi siete già all'interno di un gruppo nel quale prima o poi riuscirete a conoscere qualcuna. Ma in una breve vacanza non ci riuscirete tanto facilmente.
Per conoscere ragazze a Tokyo è molto semplice: leggete gli annunci di ragazze a Tokyo, contattatele e seguite i consigli.
Contattare le ragazze che hanno inserito questi annunci ha grandi benefici, infatti trovate ragazze che sono:
  • Interessate a conoscere stranieri: non tutte le giapponesi sono interessate a voi, mentre quelle su internet sì!
  • Parlano inglese e anche italiano: a Tokyo decine di migliaia di ragazze parlano inglese ma non è facile trovarle!
  • Non sono impegnate sentimentalmente: se conoscete una dal vivo ed è fidanzata è più difficile poterla vedere varie volte, anche solo come amica e anche solo per farsi accompagnare in qualche posto particolare.

Ragazze a Roppongi

Se volete conoscere una ragazza per trascorrere un paio d'ore a ballare e bere qualcosa e poi magari (...magari...!) concludere la serata in un love hotel e poi difficilmente rivederla allora il posto giusto è Roppongi, ma si tratta di un luogo dove oltre a spendere dei soldi per entrare in discoteca, per i drink ecc. non è sicuro che riuscite a conoscere qualcuna, anche perché ci sono moltissimi altri stranieri come voi. Insomma, a Roppongi rischiate di tornarvene a dormire soli e frustrati e con 10mila yen in meno nel portafoglio.
A Roppongi ci sono moltissime ragazze giapponesi che vogliono semplicemente ballare ma ci sono altrettante ragazze che cercano un altro tipo di divertimento, per provarci dovete fare più o meno come in Italia.
Nelle discoteche generalmente non ci sono prostitute mentre se una ragazza vi ferma per strada di solito è una prostituta, spesso non giapponese ma comunque asiatica: non fermatevi.
SCONSIGLIO Roppongi perché penso che il bello di conoscere ragazze giapponesi sia soprattutto conoscerle bene di persona per passarci bei momenti e consolidare un amicizia o un rapporto anche più intenso ma non semplicemente conoscerle per qualche ora e poi mai più.

Ragazze a Shibuya ed Harajuku

A Shibuya e nel vicino quartiere di Harajuku ci sono le ventenni più belle di Tokyo, alcune vestite in modo bizzarro ed altre vestite in modo molto femminile. La moda a Tokyo è in continua evoluzione, per questo motivo potreste non trovare più alcuni tipi di ragazze che andavano di moda alcuni anni fa. Mi riferisco ad esempio alle ganguro che ormai sono scomparse ed anche lo stile Sweet Lolita è in netto declino.
A parte in alcuni locali e discoteche di Shibuya è abbastanza improbabile poter conoscere ragazze a Shibuya. Evitate di entrare nei negozi di purikura dove si trovano moltissime ragazze ma l'accesso è vietato ai ragazzi ed evitate di disturbare le ragazze che stanno ore nei fast food facendo finta di studiare e fare i compiti perché sicuramente non gli interessate.

Incontri per strada

Non vi conosco ma mi auguro che sappiate distinguere ad occhio una prostituta da una ragazza normale. Non osservando i vestiti ovviamente ma osservando il modo di comportarsi e di proporsi. E' abbastanza palese che se vedete in lontananza una ragazza ferma in strada che osserva i passanti e ne ferma qualcuno compreso voi difficilmente si tratta di una che ha voglia di conoscervi per uno scopo che sia diverso dai soldi.
Incontri del genere avvengono raramente a Kabuki Cho ma sono frequenti a Roppongi dove soprattutto la mattina molte ragazze vi propongono di farvi un "massaggio".
Altri incontri si possono fare con ragazzi neri che vi propongono di andare nei loro locali dove conoscere un sacco di ragazze; non ho mai visto un bianco fermarvi per strada per propormi delle ragazze quindi suppongo che siano sempre ragazzi originari dell'Africa che fermano gli stranieri.
Se i rischi di andare con una prostituta che vi ferma per strada sono abbastanza contenuti, non è così se decidete di seguire un nero nel locale dove lavora: ci sono state varie truffe e rapine ai danni di stranieri che si sono fidati. E' una delle poche situazioni che potrebbero causarvi problemi in Giappone.

mercoledì 29 giugno 2011

Lista di caratteristiche che le ragazze giapponesi considerano poco maschili

1. Non avere opinioni proprie, ma farsi trasportare da quelle degli altri
2. Scaricare la colpa sempre sugli altri
3. Non essere mai risoluti al momento della verità
4. Essere sempre rinunciatari e non impegnarsi mai
5. Dipendere in qualche modo sempre dai propri genitori
6. Tenere la calma in treno perfino quando si viene disturbati da qualche provocatore
7. Essere vigliacchi con le altre persone, ma decisi solo con la partner
8. Cambiare spesso idea su quali cibi piacciono e non piacciono
9. Dividere perfettamente al centesimo il costo del pranzo con la propria partner
10. Chiedere di essere trattati in modo speciale
11. Lamentarsi spesso del proprio lavoro
12. Scrivere email troppo lunghe
13. Non far nulla ma lamentasi di continuo
14. Specchiarsi in continuazione
15. Essere fissati con l’igiene
16. Avere una corporatura fragile


Pare inoltre che i ragazzi possano avere capelli lunghi e curati/colorati, questo non sarebbe considerato dalle giapponesi poco virile, ma che considerino strana la passione e la frequenza con cui certi ragazzi collezionano gadget e modellini, probabilmente nascondendoli nell’armadio alla prima occasione in cui la partner esce di casa. Ciò colloca questi soggetti in una determinata casta poco amata dalle ragazze: quella degli otaku!

domenica 26 giugno 2011

Storia e definizione delle Arti Thai: Muay Thai e Krabbi Krabong Muay Thai

Il Muay Thai è la devastante “Scienza degli Otto Arti” originaria dalla Thailandia e sviluppata in migliaia di anni. La data precisa della creazione di quest’Arte Marziale non è nota ma si crede che abbia più di 2000 anni. Per “Scienza degli Otto Arti” si intende il sistema di combattimento basato non solo su pugni e calci ma anche su gomitate e ginocchiate. In tutta la storia Thai, il Muay Thai (è questo il suo nome corretto) ha avuto una notevole importanza.
Ma, durante il regno di Pra Chao Sua (che era conosciuto come il "Re Tigre"), il pugilato Thai ottenne nuova forza ed importanza poiché il Re stesso era, non solo un seguace ed un appassionato di quest'arte, ma ne era anche un grande campione. Viaggiava solitamente di villaggio in villaggio, partecipando alle varie fiere in incognito e combattendo contro i campioni locali per premi di denaro, senza che nessuno riuscisse mai a capire chi fosse in realtà. A quei tempi i guantoni da boxe erano prodotti con corde di canapa intinte in una soluzione di colla. Se, addirittura, alla colla venivano mischiate schegge di vetro, i risultati erano chiaramente devastanti. Un primo esempio di protezione per l'inguine aveva la forma del guscio di un mollusco, e le comunità delle zone interne utilizzavano, al posto della conchiglia, un pezzo di corteccia d'albero. Ma questo sport era così violento che, agli inizi del 20° secolo, i decessi che avvenivano sul ring erano molto frequenti. Nonostante l'intervento del governo con nuove regole molto rigide, che si sperava sarebbero servite a ridurre o a eliminare questo tipo di morte violenta, continuarono a verificarsi danni al cervello, ferite molto gravi e decessi. Entro il 1930, tuttavia, furono introdotti i moderni guantoni da boxe, nuove regole, regolamentazioni, divisioni a seconda del peso e combattimenti sempre aventi luogo all' interno del ring, accorgimenti che resero quest' arte molto più sicura.
Il Muay Thai era quindi divenuto "maggiorenne", ma non era ancora, del tutto privo di pericoli. Nonostante il nuovo corpo di leggi, infatti, i decessi erano ancora piuttosto frequenti, per lo più dovuti allo shock del colpo di gomito alla tempia. Il pugilato Thai è probabilmente lo sport di contatto tra i più violenti tra tutti gli altri che compongono il vasto panorama degli sport da combattimento (anche se non necessariamente il più efficace), le sue tecniche letali possono entrare benissimo anche nella guardia più solida, arrecando danni irreparabili. L'occidente, tuttavia era così conscio della reputazione di quest'arte e del pericolo insito, che si decise di eliminare i colpi di gomito e le altre caratteristiche letali, per creare il nuovo, più sicuro sport della boxe unita anche alle percussioni con calci. Tutto l'allenamento del Muay Thai ruota attorno ad abilità combattive di primo livello. Agli studenti principianti viene per prima cosa insegnato il movimento dei piedi e delle gambe, in quanto formano la gamma di possibilità dell' attacco e della difesa del combattente. Non vi sono veri e propri preliminari nell'arte, solo una serie di tecniche brevi, ben organizzate, che si dispongono in un preciso schema d' attacco. Nel pugilato Thai, a differenza delle altre arti marziali, il combattente apprende le tecniche per calciare utilizzando la propria cresta tibiale, e non le altre parti del corpo. La cresta tibiale viene quindi deliberatamente rafforzata durante gli allenamenti, percuotendola ripetutamente contro un cuscinetto o una borsa pesante. Ma, alla fine dopo questo duro allenamento si è ottenuta la consistenza di una sbarra di ferro. L'allenamento per l'acquisizione della forza fisica nel Muay Thai è probabilmente il più severo e faticoso rispetto a tutti gli stili di combattimento asiatici. Gli studenti che vivono in speciali campi di allenamento, percorrono circa 8/9 km per volta, seguiti da una percorso di 3/5 km di nuoto. Senza fermarsi neppure per una pausa, il combattente si sposta verso l'area dove si trovano i sacchi appositi, per passare almeno un'ora a colpirli con pugni e calci. Poiché il combattimento può durare anche per un lungo periodo di tempo, è di fondamentale importanza che i combattenti siano sempre in ottime condizioni fisiche.

Gli Antichi Stili di Muay Thai

La storia dietro al Muay Thai

Molti di voi conosceranno l’Arte Marziale e lo sport del ring chiamati “Muay Thai” o “Thai Boxe”, le sue tecniche esplosive e devastanti hanno elettrizzato il pubblico in tutto il mondo e assicurato la sua popolarità, ma da dove viene questo sport, quali sono le sue origini?
Si crede che il popolo Siamese abbia avuto il suo unico stile di combattimento, uno stile diverso per ogni Regno. Questi sistemi di combattimento si sono ovviamente evoluti per diverse centinaia di anni e sono stati conosciuti sotto diversi nomi come per esempio “Arwut Thai” (che significa Armi Thailandesi) e “Pahuyut” (combattimento sia armato sia disarmato).

Insegnando l’antica Muay Boran

Molto tempo dopo, alla fine del Periodo Ayuthaya, o intorno all’inizio del Periodo Thonburi dopo una lunga storia di guerra contro i Birmani, Re Phra Thaksin “Il Grande” finalmente respinse tutti gli invasori dai Regni del Siam e da qui iniziò la dinastia Chakri. La dinastia Chakri con Re Rama I sul trono, segnò un periodo dove quasi tutti i Regni divisi del Siam si unirono insieme per diventare lo Stato che conosciamo come Thailandia.
Alla fine del ‘700, finite le guerre contro gli invasori, i combattenti cominciarono a competere localmente, e spesso al cospetto del Re per poter vedere chi avesse il miglior stile. Si identifica questo periodo della storia del Muay Thai perché i combattenti avvolgevano le loro mani con spaghi di cotone. Oggi, ci si riferisce a questo stile di combattimento (di questo periodo) come “Muay Kaat Chueak” anche se all’epoca, non si usava questo termine. “Muay Kaat Chueak” iniziò a declinare intorno agli anni ’20, finendo una volta per tutte nel 1929 con un caso di morte sul ring.
Anche se il governo del tempo proibì questo stile di combattimento (con le mani fasciate) si continuò lo stesso a praticare l’Arte e a combattere clandestinamente. Infine, introducendo regole, e fornendo ai combattenti protezioni migliori, la competizione divenne più sicura, e nacque il Muay Thai sportivo.
Ecco una lista dei più popolari stili di “Muay Kaat Chueak”. Questa sezione cercherà di spiegare le caratteristiche che definiscono ogni stile con informazioni addizionali sulla storia.

Paak Tai – Stili del Sud

Muay Chaiya
Muay Chaiya è lo stile del Sud, creato nella città di Chaiya nella provincia di Surathani nella Thailandia del Sud. Lo stile è stato creato da un soldato chiamato Por Tan Mar di Bangkok che divenne un monaco del tempio di Wat Tung Jab Chang nella città di Chaiya, dove rimase fino alla sua morte.
Fu durante la permanenza al tempio che Ajarn (Maestro) Por Tan Mar sviluppò lo stile Muay Chaiya. Insegnò lo stile al governatore di Chaiya ("Praya Vajisata Ya Rat") che si chiamava “Kam Sriyaphai”. Il governatore aveva un figlio chiamato “Kiet Sriyaphai” che imparò il Muay Chaiya dal padre. Kiet Sriyaphai imparò anche gli stili di 12 differenti Ajarn. Era diventato il Maestro dello stile Muay Chaiya.
L’ultimo Ajarn di Kiet Sriyaphai fu il famosto Ajarn Kimsaing che era il Maestro dello stile Paak Klang.
Uno dei migliori studenti di Ajarn Kiet Sriyaphai, Kruu (insegnate) Tong, ha insegnato a moltissimi Thailandesi che vivono tuttora.

Muay Chaya boxer
Si crede che lo stile Muay Chaiya abbia più di 250 anni. La posizione del Muay Chaiya è molto bassa e compatta, col centro di gravità fra le gambe. Entrambe le ginocchia sono piegate e tutte le giunture guardano avanti, pronte ad essere usate come scudi contro qualsiasi attacco in arrivo. Nel Muay Chaiya, una mano è sempre più in altro dell’altra, chiuse a pugno che guardano in alto. I praticanti di questo stile di solito usano una guardia destra ma possono usare molto bene anche l’altra.
Il Muay Chaiya si specializza nel parare con gomiti e ginocchia.
Ogni gamba o braccio è piegato, perfino quando il boxer attacca. Gli arti non sono mai completamente distesi. Alcune persone lo chiamano “Stile del Durio”, dal nome di un frutto cosparso di punte molto affilate.
Il footwork è veloce e liscio, e qualche volta il peso del corpo è caricato interamente su una gamba. Il boxer Muay Chaiya si muove spesso molleggiando. Gli attacchi sono molto veloci e si presentano come raffiche da tutti gli angoli. Il Muay Chaiya è considerato da alcuni insegnanti come uno stile ibrido. Questo perché la persona che sviluppò lo stile, Ajarn Por Tan Mar, importò lo stile da Bangkok.
Lo stile Muay Chaiya fu sviluppato da un monaco, quindi lo stile annovera molti concetti Buddhisti tra i suoi insegnamenti. I boxer Muay Chaiya erano addestrati nella meditazione e nel Thamma (insegnamenti di Buddha).
I boxer Muay Chaiya fasciano solo le loro mani perché vogliono la loro arma primaria, il gomito, il più efficace possibile.

Muay Maa Yang
Muay Maa Yang è un altro stile di Muay Thai del Sud meno conosciuto.
Il nome, “Maa Yang” tradotto dal Thai significa “La Camminata del Cavallo”. Il Maestro di questo stile era Kruu Tankee.
La posizione classica di questo stile vuole il boxer con una gamba alzata in posizione di guardia, con la mano corrispondente tenuta chiusa al fianco, l’altra mano davanti al volto in posizione anch’essa di guardia.
Kruu Tankee era molto conosciuto per la sua crudeltà in combattimento, quindi non era molto apprezzato come insegnante. Una storia dice che Kruu Tankee abbia rimosso l’occhio del suo avversario, Kruu Noree (Stile Muay Chaiya) che aveva spezzato a Kruu Tankee la fronte con un calcio saltato. Kruu Noree avrebbe continuato a combattere dopo aver perso l’occhio, per morire più tardi a causa delle sue ferite degenerate in emorragie.

Paak Eesaan (Lo stile di Muay Thai dell’Est, atrimenti conosciuto come Muay Korat)
Il Muay Korat porta il nome del luogo dove lo stile si è originato; Na Khorat Rachasima che si trova nel centro della Thailandia verso l’Est. Lo stile del Muay Korat è comparso al pubblico durante il periodo di Re Rama IV, ma forse il popolo di Korat aveva custodito questo stile per più di cento anni.
Il governatore della città di Na Khorat Rachasima, Phra Hemsamahan è tra le persone che hanno trasmesso il Muay Korat la più antica scuola che si conosca. Phra Hensamahan insegnò lo stile a Deng Thaiprasert che divenne il primo combattente a rappresentare lo stile Korat combattendo al cospetto del Re, e vincendo la competizione acquisì il titolo di “Muan Changat Cherng Chok”, che significa “Il Campione del Re”.
Un altro studente dell’Arte, che ricevette gli insegnamenti di Phra Hemsamahan, fu Kruu Bua Wathim. Questo è considerato il vero Maestro del sistema Muay Korat. Kruu Bua divenne un soldato e insegnò ai cadetti dell’Esercito per tutta la vita. Il suo vero nome era Kruu Bua Ninarcha, che singifica “Il Cavallo Nero”.
Il Muay Korat è considerato il Muay Thai dell’Est.
La posizione nel Muay Korat è un po’ diversa da quella degli altri stili. La posizione è un po’ lunga e molto stretta con entrambi i piedi quasi in linea, entrambi che puntano avanti. Le mani sono messe una di fronte all’altra, in linea davanti al naso. La gamba che si trova in avanti è diritta e il ginocchio è bloccato. L’altra gamba è anch’essa diritta, tesa e pronta a calciare verso l’alto, o per usare il footwork per cambiare l’angolazione da cui si attacca l’avversario. Il tallone della gamba che è dietro non è a contatto col pavimento. Il centro di gravità del corpo è vicino alla gamba frontale con la testa posizionata oltre il piede frontale, il corpo che pende in avanti.
I calci e i pugni del Muay Korat vogliono gli arti diritti. Il calcio viaggia in un arco verso l’alto, ruotando un pochino per raggiungere la testa o il collo dell’avversario.
Questo stile di Muay Thai preferisce intercettare un attacco con colpo e parata simultanei, o di scegliere di schivare un attacco muovendosi al di fuori dalla sua portata. Raramente nello stile Korat si insegna a parare prima e ad attaccare dopo. Il footwork utilizzato è “Suu Yang”, che significa “Camminata della Tigre”.
Questa tecnica usa una guardia stretta. L’arma più potente del Muay Korat si chiama “Viang Kwai”, che significa “Sventagliata del Bufalo”. Questa tecnica è eseguita dopo un calcio e usa le nocche delle dita per colpire l’avversario dietro l’orecchio. Un altro attacco famoso si chiama “Taa Krut” che è utilizzato come contrattacco, lanciando due colpi simultaneamente.
Nell’antichità, i boxer del Muay Korat seguivano un Codice Buddhista conosciuto come “Sin Haa”, i cinque precetti. La meditazione era una parte molto importante del loro allenamento, seguita da un forte rispetto per i più anziani e la regola d’oro di non combattere sul ring con altri boxer Muay Korat.

Paak Klang (Lo stile centrale del Muay Thai, conosciuto anche come Stile di Bangkok)
Muay Paak Klang è lo stile di Bangkok o centrale. Probabilmente il Muay Lopburi fu parte del Muay Paak Klang.
Il Maestro di questo famoso stile fu “Ajarn Kimsaing”, che veniva da Ayuthaya. Ajarn Kimsaing imparò il Muay Ayuthaya da Kruu Kiao. Poi si trasferì a Bangkok per studiare il pugilato internazionale e Muay Paak Klang insieme a “Luang Vitsam Darunkon”.
La posizione del Muay Paak Klang non è molto larga. Le braccia sono tenute basse e i pugni sono chiusi e guardano avanti. Entrambe le braccia sono alla stessa altezza, paralleli e puntano in avanti, con la mano sinistra leggermente più avanti.
A volte il piede frontale è tenuto sopra al terreno, esteso in avanti, ma che punta in basso verso l’avversario. Il footwork di questo stile è molto interessante; quando il boxer Muay Paak Klang fa un passo, i suoi piedi si uniscono con le mani tenute davanti al viso in una posizione di guardia molto alta, poi il boxer fa un altro passo, i piedi si separano e la guardia si abbassa.

Muay Paa Klang boxer
Questo stile è qualche volta conosciuto come “Passi del Fantasma” perché il boxer Muay Paak Klang si muovono molto velocemente e con poco sforzo, quasi sembra che coprano il terreno in più posti diversi contemporaneamente.
Il Maestro di questo stile, Ajarn Kimsaing fu l’ultimo Ajarn del famoso insegnatne dello stile Muay Chaiya; Ajarn Kiet Sriyaphai.
I boxer Muay Paak Klang avvolgono le mani fino a metà avambraccio.

Paak Klang - Muay Lopburi
Questo stile è nato nel Periodo Ayuthaya quando Re Narai era sul trono. All’epoca molti stranieri stavano lavorando col Re, quindi si crede che Ajarn Muun Men Mat abbia imparato qualche abilità letale da loro.

Muay Lopburi boxer
La posizione tipica del Muay Lopburi sembra quasi identica a quella di un pugile occidentale del 1900, la classica posizione dritta con entrambe le braccia estese in fuori, con entrambe le braccia che puntano in avanti. Questo stile si basa su pugni precisissimi e letali. Le armi più pericolose del Muay Lopburi furono i montanti al pomo d’adamo dell’avversario e i colpi coi pollici agli occhi.
Questo stile si qualificò come uno dei più furbi e scaltri dell’era.
A volte i boxer avrebbero finto un infortunio solo per aspettare un’opportunità di attacco. Alcuni ritengono che questo stile fu parte di un altro stile chiamato “Muay Paak Klang” o stile centrale.
I boxer Muay Lopburi avvolgevano il braccio solo a metà con gli spaghi di cotone, e a volte non si usava nessuna fasciatura.
Tristemente, questo stile è stato perduto completamente. Il primo Ajarn (insegnante) di questo pericoloso stile si chiamava “Muun Men Mat”, che significa “Diecimila Pugni Precisi”. La leggenda vuole che Ajarn Muun Men Mat non abbia insegnato al popolo Thailandese la sua Arte perché in uno degli ultimi combattimenti aveva ucciso un uomo con un colpo fatale. Dopo questo decise di smettere di insegnare e visse in un Tempio Buddhista ad aiutare i Monaci. Tutto questo fu nel Periodo Ayuthaya.

Paak Klang - Muay Ayuthaya
Il Maestro dello stile Muay Ayuthaya si chiamava “Kruu Kiao”, che significa “L’insegnante verde”. Veniva da Ayuthaya e fu il maestro di Ajarn Kinsaing che dopo divenne il Maestro del Muay Paak Klang.

Muay Ayuthaya boxer
Una delle caratteristiche di questo stile era la posizione del boxer, che ha la spalla sinistra alzata, vicina al mento a proteggere il viso. Il Muay Ayuthaya attaccava con due armi alla volta al fine di contrastare efficacemente gli altri stili. Uno dei contrattacchi più comuni contro il Muay Chaiya era un calcio circolare sinistro e un cross corto verso il basso a tagliare.
Questo stile non era molto famoso ma divenne conosciuto da molti a causa del Maestro del Muay Paak Klang che aveva imparato il Muay Ayuthaya prima di andare a Bangkok.

Paak Klang - Muay Uttaradit
Si sa poco di questo stile particolare, ma il suo esponente più famoso fu un guerriero molto noto che si chiamava Kon Phra Pichai Daab Haak.

Paak Nuua (Lo stile del Nord del Muay Thai, altrimenti noto come Muay Lampang or Muay Chiang Rai)
Nell’era di Re Rama V quando il Regno di Lanna (le provincie dell’estremo Nord) fu unificato, e diventò parte del Regno del Siam (che poi divenne la Thailandia), la legislazione proibì la pratica delle Arti Marziali nel Nord. Mentre la gente di Bangkok potevano allenarsi con le armi, la gente del Nord (Lanna) non poté, e così col tempo questo stile sparì.
I boxer Muay Paak Nuua erano famosi per le loro vaste conoscenze dei punti vitali del corpo. I boxer Muay Lampang avrebbero colpito spesso usando le mani con un movimento a pinza, afferrando ed esercitando pressione sulle parti vulnerabili del corpo.

Muay Boran
La Muay Boran è l’Arte Marziale madre da cui si è sviluppata in tempi molto recenti lo sport da combattimento apprezzato ormai nel mondo e conosciuto con il nome di Boxe Thailandese. Ciò che ormai comunemente viene indicato come Muay Boran è in realtà un sapiente mix degli elementi caratteristici di diverse impostazioni tecniche definite dagli studiosi come Stili Regionali (ad esempio il Muay Chaiya o il Muay Korat) e dei principi combattivi che seguivano una logica comune (vedi ad esempio le tecniche della Scimmia Bianca o quelle praticate dal plotone scelto della guardia reale del Damruot Luang da cui il nome di Muay Luang) rese attuali ed effettivamente utilizzabili da un moderno praticante occidentale grazie ad un sapiente e continuamente riveduto sistema metodologico. In questo senso è corretto dire che la Muay Boran attuale è nel contempo una disciplina antica e moderna: antica per le strategie e le tecniche tradizionali che risalgono ad epoche molto remote, moderna perché la codificazione di un bagaglio tecnico così variegato e disperso è
stata fatta pochi anni fa da esperti di Muay Thai e studiosi delle tradizioni marziali siamesi immersi nella realtà di oggi e proiettati verso grandi sviluppi futuri. In Europa la stessa Commissione Cultura Thailandese, grazie all’opera ed alla spinta instancabile di un noto senatore thailandese, il Generale Tienchai Sirisompan, diede vita ad una Federazione Sportiva denominata IAMTF (che in seguito divenne IMTF, International Muay Thai Federation) di cui facevano parte come tecnici tutti i membri della commissione ed il cui Coordinatore Internazionale era, ed è tuttora, il Gran Maestro Chinawooth Sirisompan, thailandese residente da anni a Manchester e per questo perfetto “ponte” tra i due mondi. Proprio quest’ultimo ebbe il compito, tra l’altro, di diffondere in Occidente il frutto del lavoro della Commissione al fine di far comprendere nel migliore dei modi ai praticanti non thai, la ricchezza delle tradizioni marziali siamesi. A tale fine il maestro Sirisompan si vide nella necessità di strutturare in maniera coerente l’apprendimento tecnico e, dopo numerosi tentativi, brevettò la prima versione di un programma tecnico, articolato e suddiviso in livelli detti Khan che, in seguito sarebbe divenuto la base per i programmi ufficiali ormai in uso in molti paesi d’Europa ed in tutti i club aderenti all’Accademia Internazionale di Muay Boran (IMBA). Proprio dalla stretta e costante collaborazione del Gran Maestro Sirisompan con l'Arjarn Marco De Cesaris si è arrivati oggi ad avere un’Arte Marziale tradizionalmente siamese perfettamente adattata alle esigenze reali del praticante occidentale (leggi autodifesa, fitness, self confidence, studio culturale ed eventualmente pratica sportiva agonistica). Quando Oriente ed Occidente si incontrano rispettandosi vicendevolmente e prendendo il meglio dell’altro universo, come in questo caso, le sinergie generate non possono non creare un prodotto evoluto e fruibile ma ancora ricco di quelle tradizioni secolari che ne caratterizzano l’unicità.

Stili moderni di Muay Thai
Oggi in Thailandia, nuovi stili si sono sviluppati da questi antichi stili sopra menzionati. Muay Chaiyut, Muay Nawarat and Muay Sangka sono alcuni di questi.

Varianti sul Muay Thai
Muay Thai era il termine utilizzato al posto di Pahuyuth (stile di combattimento dalle molte facce) un paio di secoli fa, ma il Muay Thai in sé è solo una parte dell'intero sistema di combattimento Thai che copre anche armi e lavoro a terra, che molti chiamano "Ling-Lom", anche se non è il nome corretto. Molte persone non conoscono questo "Muay Thai senza esclusione di colpi" e ci sono ancora meno persone in grado di insegnarlo. Ling-lom è una forma di lotta.

Lerd-Rit è il nome che si usa per il Muay Thai Militare, che comprende allenamenti contro multipli avversari e tecniche di difesa contro le armi. Trovare un istruttore di questa applicazione di Muay Thai è praticamente impossibile fuori dalla Thailandia. A differenza degli altri stili di Muay Thai, il Lerd-Rit usa solo mani aperte invece che pugni chiusi.

KRABBI KRABONG
Circa 4000 anni fa, gli AI LAO (come i Thailandesi venivano chiamati dai Cinesi), si stabilirono nel centro - ovest asiatico dopo aver combattuto per "aprirsi la strada" dal continente indiano.
La loro federazione di regni crebbe e fiorì fino al 200 D.C., quando la dinastia Han della Cina cominciò la sua guerra di espansione. Gli Ai Lao, notevolmente maggiori di numero, riuscirono a contenere l'ondata di espansione, principalmente grazie alla loro grande abilità con le armi.
Alla fine, il maggior numero di Cinesi, ebbe la meglio e gli Ai Lao divennero vassalli dell'impero Szechuan. Piuttosto che vivere sotto le regole cinesi, molte tribù gradualmente migrarono al sud, nelle foreste e nelle giungle del Sud - Est Asiatico.
Il primo leggendario esperto marziale Thailandese, fu il Principe Naresuan, che trascorse la sua giovinezza studiando l'Arte della Guerra, mentre veniva allevato e cresciuto come ostaggio alla corte dei Birmani, convinti che un giorno il giovane thailandese sarebbe stato loro fedele vassallo.
Egli aveva appreso l'uso di tutte le armi bianche e della lotta a mani nude.
Per esempio questo sovrano non solo era un esperto nell'uso dell'alabarda, con la quale uccise il principe Birmano invasore, a dorso di un elefante, ma eccelleva anche nell'uso della spada, con la quale lottò ed uccise poi un altro principe Birmano ancora. Come accennato in precedenza, egli fu ostaggio in Birmania per ben nove anni e si era fatto dunque le ossa, tra le più dure ed aspre lotte della vita. Se suo padre, il re Maha Thammaracia, avesse fatto il furbo, egli come ritorsione sarebbe stato ucciso subito. A sedici anni aveva già dimostrato doti strategiche ed un’abilità nel Krabbi Krabong eccellenti, così suo padre chiese al re della Birmania di riaverlo con lui, offrendo in cambio la principessa sua figlia Supha Thevi al suo posto. Il principe Birmano, con il quale Naresuan era cresciuto, covava un’invidia terribile nei suoi confronti e si sentiva offeso ed umiliato dalla magnifica abilità che egli possedeva in ogni materia di studio. Si narra che un giorno i due principi avessero scommesso sul combattimento tra due galli (sport cruento tuttora diffusissimo) e che il gallo di Naresuan avesse battuto quello di Ming Kassava. Questi allora, sdegnato disse con disprezzo a Naresuan: "Solo un gallo vassallo può essere tanto sfacciato!". Al che di ripicca Naresuan rispose: "Il mio gallo è capace di combattere non solo per una stupida scommessa, ma anche per la conquista di un Regno!". La frase era troppo allusiva e fu naturalmente dal principe ereditario riferita al padre che, da allora in poi, cominciò non solo a sospettare, ma anche a diffidare di Naresuan. E lo dimostrò con l’immediata preparazione di un potente esercito, per attaccare Ayutthia, allorchè se ne presentasse la necessità.
Di Naresuan, il leggendario Principe Nero, si narrano ancora molti altri episodi sul suo coraggio e prontezza d'azione. Una volta ad esempio, recandosi a fare visita a sua madre in Ayutthia, ebbe l'occasione di conoscere un nobile Cambogiano che aveva chiesto asilo politico al re, suo padre, e si era stabilito nella capitale.
Ma in realtà non era un perseguitato politico, bensì una spia al soldo del re della Cambogia. E infatti, un giorno, Naresuan lo vide fuggire su di una giunca cinese. Intuì allora subito la verità e, raccolto un pugno di uomini, saltò su di una barca reale e si mise all'inseguimento del fuggiasco. Raggiuntolo, imbracciò il fucile e gli sparò; disgraziatamente la canna della sua arma scoppiò e stava a sua volta per essere preso di mira dal cambogiano, quando il fratello Eka Thotsarot, che era accorso con lui, fece a tempo a metterlo al riparo dal colpo che lo avrebbe raggiunto in pieno petto. La giunca nel frattempo guadagnava tempo e, giunta alla foce del fiume Chao Phraya, spiegò le vele e si dileguò in alto mare.
Naresuan, non potendo con la sua piccola barca affrontare i marosi, dovette a malincuore far ritorno ad Ayutthia. Un’altra volta i Cambogiani fecero una delle solite sortite fuori dai loro confini, per saccheggiare le città Thai e portarne via gli abitanti come schiavi. Naresuan, saputolo, intervenne rapidamente con tremila uomini, inviandone cinquecento in avanscoperta, allo scopo di tendere un agguato ai Cambogiani. Questi, infatti, quando giunsero, si trovarono inavvertitamente attaccati di fronte e alle spalle; pochissimi furono i sopravvissuti.
Ma l'apoteosi di Naresuan doveva ancora arrivare. Mentre accadevano questi eventi, in Birmania il principe Ming Kassava, aveva sposato alcune principesse di stati vassalli e le maltrattava. Una di queste fu colpita con un pugno così forte che ebbe un'emoraggia al naso, così raccolse il sangue in un fazzoletto e lo inviò al padre come prova lampante dei maltrattamenti ai quali era sottoposta alla corte birmana. Il re di Ava, addolorato e giustamente adirato, si dichiarò libero dal vassallaggio e, ottenuto l'appoggio degli stati Shan, scrisse lettere anche a tutti gli altri governanti chiedendo loro di unirsi a lui contro il re della Birmania. Gli altri stati rifiutarono l'invito, ma non il principe Naresuan che partì con un esercito.
Il principe birmano, che covava un odio implacabile contro Naresuan, saputolo inviò due generali con i loro eserciti a fargli le feste, ossia di attaccarlo alle spalle e distruggerlo. Ma per fortuna, i due generali appartenevano alla stirpe Mon, avevano avuto un passato glorioso ed erano successivamente stati sopraffatti dai birmani e ridotti in schiavitù dall'attuale dinastia regnante, perciò odiavano il loro re ed il principe ereditario, mentre simpatizzavano per il coraggioso Naresuan, che avevano già avuto modo di conoscere durante la sua lunga permanenza presso la corte birmana.
Prima di partire essi vollero dunque chiedere un consiglio al loro maestro, abate di un tempio, il quale consigliò loro di non eseguire gli ordini ricevuti, perchè Naresuan non aveva commesso alcun male e perciò non meritava alcun castigo. Filosofia spicciola, ma sublime del buddhismo. Poi tutti e tre andarono segretamente ad avvisare Naresuan, che nel frattempo era giunto nella città di Muang Khreng la quale, per ulteriore fortuna e coincidenza, apparteneva ai Mon suoi sostenitori. Egli, grato ai suoi amici Mon ed indignato per il perfido complotto ordito da Ming Kassava, adunò il consiglio della città e, dopo aver esposto i fatti, dichiarò apertamente di volersi staccare dalla Birmania e riscattare nuovamente la libertà e l'indipendenza per la sua nazione.
Entrato quindi nella capitale birmana, senza colpo ferire, raccolse tutti i prigionieri Thai ancora superstiti e li invitò a far ritorno con lui in patria.
Il principe Ming Kassava, sconcertato e sorpreso dalla fulminea svolta degli eventi, non riuscì ad intervenire tempestivamente e, abbandonato dai suoi due generali, non si sentì di affrontare il nemico da solo e preparò con calma un esercito numerosissimo.
Naresuan cercò di coalizzare le città del nord, per avere più uomini, ma quando i governatori di Sukhothai e di Phi Chai, per paura rifiutarono, fece un giretto dalle loro parti e presili, li fece decapitare. Democratica soluzione del problema!
Poté così riavere in pugno tutte le città del nord della Thailandia e tutte decisero di combattere con lui i birmani.
Malgrado tutti questi sforzi, di uomini validi ce n'erano rimasti davvero pochi e, per quanto i Thai rispondessero ai suoi appelli, non potè raccogliere più di 10.000 uomini atti alle armi. Mentre sapeva benissimo che l'armata Birmana era formata da un contingente che era ben tredici volte superiore al suo. Naresuan tuttavia non si perse d'animo e, forte della sua audacia e incrollabile fiducia nella vittoria, ma sopratutto sorretto dalla sua profonda conoscenza del nemico, non desistette dall'impresa e puntò tutto sulla qualità della preparazione marziale nel Krabbi Krabong dei suoi uomini.
Naresuan curò personalmente l'addestramento fisico e morale dei suoi pochi guerrieri, con una durissima ma umana disciplina, dando lui stesso esempio di abnegazione, ordine, puntualità e spirito d'ardimento, buttandosi sempre per primo dove la battaglia infuriava con più forza. Si guadagnò così in breve tempo, la piena fiducia e tutta la stima dei suoi soldati, dai più umili fanti ai generali, tramutando dei pavidi uomini ancora terrorizzati dalle efferate brutalità e rappresaglie dei Birmani, in autentiche "macchine da guerra" sprezzanti di ogni pericolo. I suoi soldati lo idolatravano e non combattevano più, come i Birmani, da mercenari per il bottino o il saccheggio, ma per la patria e l'onore del loro valoroso capo.
Il loro morale era sempre alto, anche nelle più dure prove, e sempre ferma la loro fiducia di poter vincere il nemico, perchè tale era la loro preparazione nel Krabbi Krabong e ferrea la volontà del loro comandante.
Infatti, dopo aver contenuto e respinto le cinque poderose invasioni tentate dai Birmani, Naresuan e i suoi fedeli e coraggiosi Thai, passarono all'attacco del nemico e con tale impeto da prendere il sopravvento, annientare l'enorme armata dei nemici e soggiogarne la nazione.
L'ultima grande battaglia si svolse nella provincia di Suphan Buri, nella piana di Nong Sarai. Qui il neo Re Naresuan corse il più grande pericolo di tutte le precedenti battaglie e spericolate imprese.
Il suo elefante, infatti, e quello del fratello Eka Thotsarot, improvvisamente adombratisi, uscirono precipitosamente dallo schieramento Thai e si avvicinarono pericolosamente da soli verso le file dei birmani, proprio sotto gli occhi del principe Ming Kassava che avrebbe potuto farli circondare e catturare dai suoi uomini, se proprio in quel preciso istante, il Re Naresuan non avesse avuto l'istintiva e fulminea presenza di spirito, di sfidare a singolar tenzone il suo rivale Birmano.
Il principe Ming Kassava fu così condannato. Infatti, secondo le leggi della cavalleria e dell'onore
militare, egli non potè rifiutare il duello, ne scagliare i suoi uomini contro il re Thai, senza coprirsi d’infamia. Accettò dunque la sfida e ordinò ai suoi uomini di farsi largo.
Il principe Birmano ed il re Thai, si affrontarono con l'alabarda, dal dorso dei reciproci elefanti, ma quanto a destrezza non c'erano paragoni e dopo due secondi tutto era già finito. Secondo i dettami del Krabbi Krabong, re Naresuan lo aveva subito ingaggiato con una serie violentissima e rapidissima di colpi, uccidendolo quasi all'istante.
A tale vista i birmani si buttarono sui due fratelli decisi ad abbatterli o a farli prigionieri, ma i Thai, ripresisi dalla momentanea sorpresa, si lanciarono precipitosamente nella mischia, sbaragliarono completamente la compagine nemica e la misero in rotta. Ai Birmani non rimase altro che una precipitosa fuga, per sganciarsi dai Thai, e mettersi in salvo oltre i confini. Sul luogo del memorabile duello, fu cavallerescamente fatto erigere da Naresuan, un monumento a ricordo del povero principe Birmano contro il quale si era misurato.
Il Principe Naresuan, chiamato "Principe Nero" creò duetti ed esercizi di combattimento, organizzò competizioni di Muay Thai ed esercizi di combattimento a larga scala per aumentare il coraggio, la resistenza e la forza, insegnando contemporaneamente la scienza della guerra alla gente.
Dallo studio delle armi corte (Krabi) e delle armi lunghe (Krabong) nacque il nome della disciplina.
La Muay Thai o Boxe Tailandese si sviluppò molto a causa dell'eccessivo numero di guerrieri che venivano uccisi o feriti durante l'addestramento con le armi, inoltre essa completava tale addestramento fornendo al lottatore un panorama vasto e completo delle sue possibilità di difendersi con o senza armi.
Il Principe Nero morì attorno al 1590, mentre conduceva un'ennesima armata vittoriosa contro i Birmani.
In un capitolo del libro "I tre Regni" Khao Phu lottò con Machiko davanti il Re Cho; Machiko lotta con la lancia, Khao Phu con l'alabarda. Essi combattono a singolar tenzone con le armi di cui sono esperti per ben 230 tornei.
Ad un certo punto Khao Phu si arrabbia e sferra un colpo micidiale con l'alabarda, Machiko si scansa e a sua volta sferra un colpo di lancia che colpisce Khao Phu al petto, Khao Phu allora getta lontano la sua alabarda e afferra la lancia di Machiko; i due contendenti tirano la lancia ognuno dalla sua parte fino a che questa non si spezza in due tronconi e i due guerrieri imperterriti continuano la lotta con i due pezzi di lancia.
Questo dimostra come i due valorosi guerrieri fossero abilissimi sia nell'uso delle armi lunghe che in quelle corte.
Nel libro Inao, Kaman Kuning lotta contro il generale Raden Montri a corpo a corpo. I due generali sono abilissimi nell'uso di varie armi e sono pronti ad affrontarsi all'ultimo sangue.
Cominciano con la spada a cavallo, ma vedendo che non riuscivano a prevalere l'uno sull'altro, scesero da cavallo e continuarono la lotta a piedi con la sciabola, esaurendo tutte le mosse di attacco e difesa. Ambo le parti attaccano e si difendono egregiamente senza venire ad una conclusione, e allora passano all'uso del pugnale.
Questa sarà l'ultima arma con la quale Raden Montri riesce a battere l'avversario Kaman Kuning.
Questi due episodi della letteratura Thai dimostrano come tutti i guerrieri fossero abili nell'uso di varie armi.
Grazie al Principe Narsuan le Arti Marziali si diffusero tra la popolazione che le apprese benissimo trasformandole, di fatto, in tradizioni coltivate da tutti, tanto più che le invasioni da parte dei popoli limitrofi erano frequenti e di volta in volta, sia contadini sia operai, guerrieri professionisti, donne e ragazzi, si ritrovavano a dover respingere di volta in volta Birmani, Cinesi, Laotiani o Vietnamiti.
Tutti in casa tenevano le loro armi, generalmente di ottima fattura e quotidianamente si addestravano, cosi che in caso di invasione la nazione non doveva perdere tempo ad istruire la gente, ma bastava solamente organizzarla in gruppi. L'Arte della Guerra era una dote naturale che si portavano da casa e la maestria era cosa comune.
Il motivo poi per il quale la Nazione in quel tempo aveva molta fiducia nell'abilità dell'uso delle armi dei suoi soldati, era dovuto al fatto che tutta questa gente aveva ricevuto una validissima istruzione anche da parte dei numerosissimi maestri d'armi, schermitori formidabili e sempre pronti ad affrontare ed uccidere il nemico.
Inoltre avevano piena fiducia nelle loro armi, che erano fatte del metallo più duro e resistente possibile, forgiato con metodi simili a quelli in uso presso i Giapponesi. Le armi dunque non si spezzavano, non sfuggivano di mano, erano ben studiate e bilanciate.
Questi Maestri che a quel tempo abbondavano erano inoltre decisi a perpetuare questa loro arte affidandola alle nuove leve di giovani, come una sacra eredità da conservare pura nella sua tremenda efficacia, fino ai giorni nostri.
Questi tre punti sono la base generale di tutti i popoli, per una seria preparazione alla guerra.
In pratica non si sa con certezza quando abbia avuto origine il Krabbi Krabong, chi lo abbia inventato, giacché non abbiamo nessuna fonte storica precisa. Da questo possiamo dedurre che i Maestri d'armi imparavano e insegnavano con la pratica, senza preoccuparsi minimamente della teoria, di cui non ci hanno lasciato traccia.
Poichè il popolo Thai è da sempre stato una razza guerriera fin dall'antichità, ed essendo il Krabbi Krabong il principale degli esercizi marziali, è logico ritenere che sia antichissimo, almeno quanto la stessa razza che, è giusto ricordare non è mai stata dominata da alcun popolo straniero, nemmeno dai cinesi con i quali vi furono solamente influenze culturali e commerciali.
Possiamo ritenere come punto storico certo, il periodo del 2° Regno Ciakri di Bangkok, poichè Sua Maestà il Re Rama II stesso ne parla nel libro di Inao dal quale riporto il seguente brano:
"In quel tempo il Re Man Ja Kida - Lan fu felice di vedere Inao che era venuto a trovarlo e gli disse: -Ho sentito che sei molto abile nella scherma del Krabi, perciò ti pregherei di darmene una dimostrazione: allora il capo dei funzionari che si chiamava Kida - Ian, ordinò di chiamare alcune coppie di duellanti, per questa dimostrazione -".
Da questo racconto possiamo arguire che il Krabbi Krabong era già conosciuto da tanto tempo.
Più tardi durante il regno del Re Rama III, il poeta Sunthonphu scrisse il poema dei due Principi fratelli Aphai Mani e Sisuwan e narra che vanno a congedarsi dal Re padre, per andare nella foresta in cerca del Maestro che allora era chiamato Thisapamok, secondo la consuetudine di quel tempo. Trovato il Maestro, essi appresero ognuno un sistema di lotta diverso dall'altro; come si può capire dal seguente brano: Ban Chanta Kham Phram Phrùt Tha:
"Dopo aver camminato per 15 giorni giunsero in un paese dove c'era il Maestro Thisapamok. Uno divenne molto abile nel suonare il flauto al punto che chi l'ascoltava perdeva i sensi, l'altro era abile con le armi".
In seguito durante il regno di Rama IV, al Re piacque tanto il Krabbi Krabong che inviò i figli a studiare quell'Arte Marziale fino a farli diventare maestri.
Nel 2409 dell'Era Buddhista, ossia nel nostro 1866 ci fu la cerimonia di ingresso nella Pagoda del Buddha di Smeraldo, del Principe Ereditario Ciulalongkorn come aspirante bonzo.
Ebbene subito dopo la cerimonia il Re obbligò il principe a rivestire gli abiti principeschi e ad assistere a una dimostrazione di Krabbi Krabong con tutte le armi tradizionali, nessuna esclusa.
Tutti i figli del Re Rama IV divennero Maestri esperti di Krabbi Krabong e lui stesso lo praticò assiduamente durante tutto il suo regno. Il Re stesso Phrabat Somdet Phrachula Chom Klao studiò e praticò ad altissimo livello sia il Krabbi Krabong sia il Muay Thai sotto la guida del Maestro di corte Phon Jotha Nujot, organizzò tornei nazionali, invitò presso il suo palazzo i migliori Maestri del paese e divulgò l'arte tra la gente fino a farla diventare la più importante delle discipline ufficialmente riconosciute.

LE ARMI DEL KRABBI KRABONG
L'armamento dei Thai fin dall'antichità consisteva in armi per tagliare o infilzare che erano in dotazione a tutti i soldati e cioè: Sciabola, Spada, Coltello a due punte, Lancia, Picca, Alabarda, Armi da lancio in generale, Bastoni lunghi e corti, Coltello Khukry, Pugnale Kriss; come armi di difesa avevano lo scudo curvato come un coppo o a corteccia d'albero, lo scudo piatto e lo scudo rotondo.
I Thai chiamano queste armi KHRU'ANG MAI e le dividono in due gruppi:
1) KHRU'ANG MAI RAM (K.M.R.)
Le K.M.R. sono il Krabbi Krabong che hanno dedotto (riprodotto) da armi vere e proprie, ma non esattamente perchè, curandone la bellezza le hanno modificate in forme diverse e, nello stesso tempo le hanno indebolite, per cui quando si usano bisogna stare attenti a non dare dei colpi troppo forti, altrimenti si corre il rischio di romperle; sono per lo più armi cerimoniali.

2) KHRU'ANG MAI TI (K.M.T.)
Anche le K.M.T. sono derivate da armi vere e proprie, ma ne hanno solamente la somiglianza, nella sostanza infatti sono più leggere, più dure e forti per cui non si rompono facilmente e durano più a lungo.
Se infatti non si impiega del materiale adeguato, come si è detto, oltre che a deteriorarsi, spesso possono essere di pericolo a chi le usa nella lotta.

MID SAN: IL COLTELLO
Nella pratica del Krabbi Krabong vengono studiati tre tipi di coltello:
Il Kriss Pattani (Krish o Krid in lingua Thai), dal nome della provincia nella quale venivano fabbricati i migliori di questo tipo, è un coltello cerimoniale dalla classica foggia a raggio di sole, che viene impiegato per lo più per attacchi di punta ed è diffusissimo tra la popolazione Mussulmana che vive nel sud del paese. Molto diffuso in Malesia e Indonesia, le ferite che produce sono difficilmente rimarginabili, tuttavia la tecnica d'uso è tutto sommato abbastanza semplice e facilmente contrastabile.

Il Khukri, coltello tipico del Nepal, ma diffusissimo in tutto il sud - est asiatico, dalla classica linea curvata in avanti, viene usato con movimenti di polso circolari ed è molto, ma molto più letale del Kriss. Il peso, la rastamatura sbilanciata in avanti e il filo tremendo della lama, gli permettono di mozzare e decapitare facilmente arti o teste, le ferite che produce sono profonde e portano comunque alla morte per dissanguamento rapidamente. E' questo il coltello più amato dai praticanti di Krabbi Krabong, nella versione Thai del coltello è stata modificata la punta facendola ad "unghia"rivolta all'insù, così da poterlo impiegare anche per attacchi di punta, molto più difficili da eseguirsi diversamente, con la versione "Nepalese". Il manico è fatto di legno o di corno di bufalo, osso o avorio, in genere è abbinato a due mini coltelli da fodero; uno è per affilare l'arma, l'altro serve per scuoiare. Il Khukri non fu usato solamente per il combattimento, si può infatti usare per disboscare, per tagliare legna da ardere e per altri lavori domestici. Durante la Seconda Guerra Mondiale, un fuciliere Thaman Gurung, da solo, si avvicinò furtivamente di notte ad un campo di Tedeschi e li decapitò silenziosamente. L'effetto sul morale Tedesco fu devastante. Questi tipi di coltello possono essere di svariate dimensioni, il classico utilizzato dalle forze speciali Thai, simbolo come per i Gurkha di ferocia senza pari, è lungo circa 45 cm.
Adottato dai reparti dei Gurkha dell'esercito Inglese, si vede spessissimo anche nell'equipaggiamento dei Royal Para Commando Thailandesi. Nella scuola Thai si impara anche a duellare impugnandone due, uno per mano. Molto probabilmente è una derivazione dell'antico pugnale greco chiamato "Copis", importato dalle truppe di Alessandro Magno durante la sua conquista dell'India.

Il terzo tipo di coltello è il Kabar, chiamato anche Camillus che, al di là del nome apparentemente esotico, è un classico coltello da sopravvivenza e combattimento simile a quelli in vendita in tutti i negozi in stile Rambo. Il Kabar originale aveva il manico composto in cerchietti di cuoio sovrapposti e la sua lama, di fattura semplice, era tuttavia robusta e si prestava ad attacchi sia di punta che di taglio.

SCIABOLA KRABI
La sciabola (Krabi) è composta di varie parti e cioè: la lama, l'impugnatura o elsa, la coccia e il fodero. Il Krabi o la vera sciabola è un tipo d'arma che si usa per difendersi e per trafiggere. Pertanto è fatta di acciaio di buona qualità, e ha forma acuminata; è lunga all'incirca 90 cm. Ha un peso non molto elevato, quanto basta per manovrarla agevolmente con una sola mano, sia per la difesa che per l'attacco.
In gran parte le sciabole vengono fabbricate adattandole alla mano dell'utente, in modo che questi sia facilitato nel suo uso di difesa ed attacco.
La tecnica armata Thailandese invece trova molte più rassomiglianze con quella in uso in Europa ovvero la nostra scherma. Oltre alla spada e alla sciabola, in Thailandia, malgrado s'insegni a combattere con svariate armi che vanno dalle doppie spade, allo scudo-sciabola, al bastone, alla lancia, all'alabarda ecc..., la tecnica schermistica è a carattere meno esoterico-filosofico e più pratico e sostanziale. A questo dobbiamo aggiungere anche che, per esempio, la tecnica di spada giapponese doveva considerare il fatto che l'avversario, vestiva spesso una corazza d'acciaio resistente.
In Tailandia con spesso 40° all'ombra, i guerrieri non potevano indossare alcuna corazza quindi combattevano quasi nudi, di conseguenza le spade dovevano essere maneggevoli e veloci, ferirsi e morire diveniva estremamente facile. Così la tecnica in uso nel Siam era più sofisticata e ricca di trucchi, priva di regole o codici etici, pragmatica e strutturata per proteggersi abbattendo il nemico. La Thailandia inoltre era una terra, che, come già descritto, per la sua posizione sul Golfo del Siam e Mar Cinese meridionale era strategica per tutti, così talvolta i Cinesi, talvolta i Birmani, i Vietnamiti, i Malesi ecc.... tentavano a turno di invaderla. Per questo, contadini e guerrieri dovevano continuamente misurarsi con eserciti agguerriti, ognuno dei quali addestrato con le tecniche della propria, specifica, arte marziale. Per sopravvivere dovettero quindi continuamente modificare, adattare e migliorare il Krabbi Krabong, e con esso naturalmente il pugilato tradizionale Muay Thai.
La tecnica di scherma Siamese, il DAAB THAI, ha carattere scientifico come quella internazionale europea, anche se contempla l'uso di armi affilate di fattura tradizionale. L'arma base si chiama Krabi, ed è a tutti gli effetti, una sciabola di tipo europeo. Non s'impugna dunque a due mani, ma con una; essa viene caricata con movimenti circolari dietro la testa e portata con stoccate fendenti i cui angoli sono vari e mutabili. Le parate sono eseguite formando angoli di protezione di 45°. E' stato provato che questa angolazione e la migliore per scaricare la forza dei colpi.
Il corpo si sposta sui tarsi e compie movimenti circolari con le gambe per uscire sempre dalle traiettorie di tiro dell'avversario.
L'applicazione corretta di questi principi, unita alla semplicità, essenzialità ed eleganza strutturale della tecnica rende il tutto di un'efficacia estrema ed affascinante a vedersi.
Il duello con le due spade corte ed affilate, chiamate DAAB SONG MUE, è poi impressionante.
I colpi sono portati con ferocia e determinazione, a velocità che sembrano impossibili. Solo l'esatta
conoscenza delle tecniche e dei loro possibili concatenamenti, permette di salvarsi la vita. Nelle competizioni che si svolgono ogni anno in Thailandia, sono state giustamente introdotte armi di legno le quali, pur non evitando ferimenti, cercano di evitarne tuttavia l'esito letale.
Mentre la sciabola Krabi è a tutti gli effetti identica per fattura a quelle in uso in Europa, le corte spade Mi Daab (o Mee Daab), assomigliano ad una via di mezzo tra un Machete e un Dao cinese. Il Mi Daab è lungo circa 90 cm. di cui 30 occupati dal manico e dall'elsa. La lunghezza del manico ha due funzioni: la prima è di proteggere l'avambraccio nelle parate, la seconda quella di equilibrare il peso della spada affinché, nonostante il suo peso sia di una certa rilevanza (1,5 kg), essa possa essere maneggiata agilmente ad alta velocità. Le spade in Thailandia vengono sempre impugnate con una mano, mai con due, tranne in qualche situazione che richiede l'altra mano come appoggio di sostegno nella ricezione dei colpi più potenti.
Un altro tipo di spada si chiama Pakham ed assomiglia molto ad un gladio romano, con lama corta a goccia ed un manico molto lungo come quello del Mi Daab.
Anche l'arte della spada in Thailandia ha connotazioni spirituali.
Infatti, prima di essere impugnata, essa viene sempre rispettata attraverso il saluto rituale Wai, questo perché si ritiene che contenga gli spiriti di antichi guerrieri e che rappresenti essa stessa il Maestro. Non va mai lasciata distesa al suolo, né la si può scavalcare con le gambe. L'arma attraversa una cerimonia battesimale con la quale acquisirebbe proprietà magiche. Sulla lama, Maestri fabbri incidono dei sacri Mantram allo scopo di proteggere il guerriero dai colpi nemici.
L'arte del Krabbi Krabong si pone l'obiettivo di forgiare il carattere attraverso la disciplina mentale. Disciplina significa coerenza spirituale; essa deve essere armonia di parola, pensiero e azione.
E' necessario quindi imparare a dominare il proprio pensiero. Per questa ragione le pratiche di meditazione legate alla tradizione Buddhista Theravada (del piccolo veicolo) accompagnano da sempre la pratica di questa disciplina. Inoltre ci si esercita a sviluppare, adottare ed impostare, strategie diversissime in tempi rapidissimi.
C'è un librettino grazioso, scritto da uno dei più grandi scrittori giapponesi contemporanei : Yukio Mishima, morto suicida facendo Hara kiri, che descrive in modo mirabile delle sensazioni e dei principi sull'arte della spada, che sembrano perfetti anche per descrivere la tecnica Thailandese .
Nel libro. "Lezioni spirituali per giovani Samurai" dice testualmente:
"La spada, una volta estratta dalla guaina, inizia un suo caratteristico movimento. Proprio come accade ad una pallottola nell'attimo stesso in cui viene esplosa e che, proiettata contro il nemico, percorre una traiettoria ineluttabile; per strano intervento del destino, tuttavia, può centrare l'elmo calato sulla fronte, penetrare al suo interno, scivolare ed uscire senza provocare alcun danno. In molti casi l'azione può concludersi senza aver conseguito il suo scopo, ma è comunque sempre costretta a conformarsi alla legge ed alla logica che la obbligano a dirigersi in linea retta verso l'obiettivo. Immaginiamo di rivolgerci alla pallottola in volo e di domandarle: "Dove stai andando ?" La pallottola ci risponderebbe: "Vado ad uccidere il nemico !" e continuerebbe ineluttabilmente la sua corsa. Sarebbe impossibile per lei perdersi in un'attività secondaria. In questo senso anche la spada, sebbene non rapidamente come le pallottole, una volta snudata non può essere rinfoderata senza aver ucciso. Quando non è snudata con questo scopo, la spada viene sconfitta ed umiliata agevolmente.
Lo dimostra con efficacia ciò che accadde all'Università di Tokio, quando un gruppo di studenti del club di ginnastica fece irruzione brandendo spade, e venne subito disarmato e sopraffatto. Sembra incredibile che costoro si siano lasciati togliere le spade senza neppure scalfire gli avversari. Probabilmente le avevano snudate non per uccidere, ma soltanto per minacciare. Questo è un obiettivo estraneo alla natura delle spade, e quando un’arma viene usata per uno scopo diverso da quello per cui è stata forgiata, perde istintivamente la sua forza."
Ecco, In Thailandia le spade vengono utilizzate con questo spirito guerriero così ben descritto da Mishima; anche in allenamento, quando si colpisce, la determinazione rimane sempre quella necessaria ad uccidere inevitabilmente ed ineluttabilmente il nemico. Questo naturalmente rende gli allenamenti molto più pericolosi di quanto ci si aspetti, ed è la ragione per la quale un europeo sarà bene che impari molto velocemente ad unificare mente e corpo. Egli otterrà questo obiettivo, non con pratiche mistiche, ma concentrandosi completamente su quanto sta facendo, nella consapevolezza che un piccolo errore potrebbe avere anche tragiche conseguenze per la sua vita.
La mente deve essere in grado di mutare strategie, tecniche e schemi rapidamente e senza soluzione di continuità.
Parate ed attacchi devono essere netti, puliti e rapidissimi; inoltre occorre abbandonare l'idea che l'attacco e la difesa siano due azioni distinte. Anzi in questa scienza marziale viene insegnato a non pensare che la scherma sia l'unione di diversi movimenti semplicemente tra loro collegati.
Il livello di aggressività dunque, viene mantenuto costante sia nella difesa che nell'offesa. Si inspira nella parata e espira nell'attacco, spostandosi sugli avampiedi e mantenendo il baricentro del corpo basso.
Lo scopo ovviamente è di colpire rapidamente il bersaglio più vitale del vostro rivale. Talvolta occorrerà accontentarsi di meno, ritirandosi, per creare le opportunità migliori per il colpo risolutivo.
L'affondo, per esempio, è uno dei modi privilegiati per sferrare l'attacco finale. Nel duello, la lama trafigge fino alla schiena, compiendo il suo lavoro di devastazione senza spreco di movimento.
In sostanza, mentre l'avversario attacca il vostro corpo, la vostra aggressività e determinazione devono demolirgli la mente.
Chi vede gli incontri, ha spesso l'impressione che tutto sia preordinato, come se i combattenti si fossero messi d'accordo. In realtà non è così. Tutte le tecniche sono basate su passi e principi che sono bene conosciuti da tutti i praticanti; essi prevedono tutte le possibilità e angoli d'attacco e vengono chiamati Khrom. I principali sono solo una decina, ma le possibili varianti che possono nascere dalla libera interpretazione e fusione tra i vari khrom, danno un numero altissimo di tecniche a disposizione del combattente, creando un gioco vario ed imprevedibile nel quale soltanto l'astuzia e l'abilità permettono di conseguire vittoria.
La spada quindi va "sposata", deve diventare un'estensione del corpo e dell'anima. Nel duello di Krabbi Krabong essi devono agire di perfetto accordo, in sincronia. I pensieri devono essere tradotti in azione subito, non vi è tempo per riflettere sul perché di una certa tecnica. L'anima suggerisce alla mente quello che deve essere fatto e, prima che essa possa analizzare la mossa, il corpo deve averla già eseguita. Il corpo cioè fa quello che è necessario, mentre la mente rimane serena e quasi distaccata. Occorre dunque esercitare la propria forza interiore e andare alla ricerca di quell'equilibrio, che ci condurrà a quell'azione unica, perfetta, irripetibile.
A questo scopo concorrono la pratica delle Danze sacre Ram Awut eseguite con l'ausilio della musica rituale Sarama e la recitazione dei mantram. Esse erano presenti in tutti quei momenti cerimoniali inerenti la vita e la morte, come si può costatare anche nella scena dell'esecuzione capitale nell'ultimo e bellissimo film: "Anna and the King".

SCIABOLA TI (Krabi Ti) - Per Battere
Anche la sciabola Krabi Ti ha le stesse caratteristiche della sciabola Krabi - Ram; il suo peso maggiore è dalla parte dell'impugnatura, per renderla più leggera in punta e nella metà, è corredata da due scanalature; la punta è curvata all'insù, mentre l'estremità opposta ha una barca per fissare meglio la coccia.
L'impugnatura della sciabola Krabi Ti è fissata saldamente al corpo della lama ed è lunga all'incirca 12 cm e grossa quel tanto che si possa afferrare saldamente ed agevolmente con la mano.
La coccia ha la forma di una mezza palla da takrò, o da piccola cesta semisferica usata anche per raccogliere la frutta, ma è fatto di stecche di ferro saldamente fissate nelle due estremità dell'impugnatura e serve a difendere la mano che impugna la spada, dai colpi dell'avversario.
Il fodero del Krabi - Ti che si porta a tracolla e serve a riporre la spada quando non la si usa, ha le stesse dimensioni della lama dell'arma e può essere di metallo, di cuoio o di legno.
L'interno è foderato di pelle morbida o di stoffa per evitare di scalfire sia la lama che il fodero.
L'impugnatura è avvolta da filo attorcigliato ricoperto da lacca. Il motivo per il quale la si fa con il vimine è perchè esso è leggero, flessibile e molto resistente. Un’arma così, può facilmente essere mortale. Per rendere qualche volta le esibizioni più entusiasmanti ed eccitanti, alcuni lottatori di Krabbi Krabong si fanno delle sciabole speciali che hanno le parti essenziali, e cioè la lama, l'impugnatura e la coccia come al solito; ma hanno la punta modificata con l'aggiunta di una striscia di pelle di bufalo che viene arrotolata e legata salda con uno spago sottile, spalmato poi di lacca.
Questa punta è molto elastica e quindi dà una botta molto più pesante e dolorosa; serve perciò ad abituare il duellante a ricevere e a sopportare il dolore.
Chi si esercita infatti in questa disciplina, non può evitare di ricevere qualche colpo doloroso.

KRABI RAM - Sciabola Ram per la danza
La sciabola Ram ha le stesse caratteristiche della sciabola vera (Krabi Cing); è lunga all'incirca un metro e la sua lama è fatta solitamente di un vimine speciale più grosso di un dito pollice che termina in una punta più sottile e ricurva, avvolta in una guaina di filo sottile spalmata di lacca dorata. L'impugnatura è ricoperta di velluto, mentre la coccia è formata da una striscia di cuoio duro
laccato in oro con disegni vari in stile Thai. Questo tipo di sciabola Ram (Krabi Ram) qualche volta è fatto di legno tempestato di lustrini piccolissimi su tutta la sua superfice. Come dicevo essa serve per la danza. La danza non è un Kata o una forma, bensì una serie di lenti movimenti ritmati che non hanno alcun scopo tecnico - marziale, ma hanno solamente il compito di liberare la forza interna (Phlang Chit), invocare la protezione del Buddha e rendere omaggio a Bhrama quadrifronte.

Spada vera – Daab
La vera spada è un’arma che serve per tagliare e trafiggere. E' fatta di acciaio di buona qualità: ha la lama piatta che dalla metà in poi si va restringendo fino a terminare in una punta aguzza; la sua lunghezza raggiunge i 90 cm. circa.
Ha un peso maggiore della sciabola, che diminuisce a mano a mano che si sposta verso la punta.
La lama, come si è detto, è piuttosto pesante e fatta di buon acciaio; la sua larghezza al massimo può raggiungere i 22 cm, mentre la lunghezza si può dividere in due metà; la parte grossa e rotonda
dell'impugnatura e la parte piatta ed appuntita della lama.
L'impugnatura, fissata saldamente alla lama, è di forma rotonda e lunga all'incirca 30 cm; grossa quanto si possa impugnare con una mano agevolmente e fortemente. E' solitamente di legno molto duro.
La sua lunghezza è dovuta al fatto che deve difendere tutto l'avambraccio, dalla mano al gomito.
La coccia della spada è una lamina di ferro fissata saldamente fra l'impugnatura e la lama, per difendere le dita della mano che impugna la spada.
Il fodero ha le stesse caratteristiche del fodero della sciabola. E' da notare che anticamente, allorchè il duellante era abile nell'uso delle armi corte, solitamente preferiva armarsi di sciabola; ma se doveva usare un'arma lunga di solito preferiva la spada, impugnandola con due mani, da cui il nome: "Spada a due mani". E tale spada veniva portata dietro le spalle, con il manico che spuntava sopra una di esse; facile quindi da afferrare ed estrarre dal fodero per usarla tempestivamente contro il nemico. Alcuni guerrieri solevano tenere in mano la spada e nell'altra lo scudo: questo sistema di difesa ed offesa, era chiamato "Spada - Scudo"(Daab-Dan).

SPADA - RAM (Per la Danza Sacra)
La Spada Ram ha la stessa forma della spada vera, ma non ha la punta aguzza che è smussata e la lama stessa è di larghezza uguale per tutta la lunghezza. La si può fare in vari modi, prendendo del legno leggero, gli si dà la forma di una spada e la si ricopre con lacca dorata; viene decorata poi con vari disegni Thai. All'impugnatura si dà la forma della bocca di un drago e la si dipinge con colori vivaci. Per rendere bella la spada - Ram, si può ricorrere a qualsiasi elaborazione raffinata; nessuno lo impedisce, purché mantenga una certa rassomiglianza con la spada vera.

SPADA - TI (Per Battere)
Ha la stessa forma della spada Ram ed è fatta in maggior parte con vimine della grossezza facile da essere impugnata dalla mano.
Conviene usare un vimine vecchio con la scorza che è stato asciugato bene esponendolo al sole. La coccia è fatta con cuoio. Le estremità vengono intrecciate e legate in modo che non si rompono e quindi laccate e dorate. Non è consigliabile usare il vimine sottile perché non è adatto a dare i colpi (fendenti); è preferibile il vimine più grosso, perché ha due vantaggi: maggiore leggerezza e più elasticità.

ALABARDA NGAO
L'Alabarda vera (Ngao Cing) è un'arma che serve per colpire e per trafiggere. L'asta è di ferro di buona qualità e termina con una lama leggermente ricurva come una sciabola. L'utilità dell'alabarda non differisce molto da quella della sciabola, ma ha il vantaggio di poter colpire a maggiore distanza data la lunghezza dell'asta o impugnatura. Serve quindi non solo quando si combatte a terra, ma specialmente quando si combatte a dorso degli elefanti o a cavallo, giacché è provvista anche di un uncino per dare ordini all'animale.
Questo uncino si chiama:" Kho Ngao".
Anche l'alabarda ha la forma e si compone delle medesime parti di una spada e cioè: impugnatura (o Asta), lama e coccia. Differisce solo per la lunghezza. L'impugnatura ad asta è lunga all'incirca 170 cm, grossa quanto basta per impugnarla saldamente ed agevolmente, ed è fatta di legno elastico, forte, che non si rompe facilmente.
Alcuni tipi di alabarde sono di metallo, ma sono pochi perché pesanti e quindi poco maneggevoli e adatte a colpire.
Queste armi si usano impugnandole con due mani. L'impugnatura corretta, consiste nell'afferrarle con la mano sinistra a 25 cm dall'estremità dell'asta, e con la destra a una distanza dalla sinistra più opportuna e comoda. La coccia della lancia ha la stessa forma di quella della spada e serve a parare il colpo dell'avversario, quando fa scivolare la sua lancia lungo all'asta.

ALABARDA - RAM (Per le Danze Sacre Ram Awut)
Ha le stesse caratteristiche dell’alabarda vera. In maggior parte sono fatte e decorate allo stesso modo delle spade di cui abbiamo detto sopra. 

ALABARDA - TI (Ngao Ti)
Ha le stesse caratteristiche dell'alabarda Ram; anche questa fatta con vimine del tipo grosso, che però viene ricoperta da un tessuto spesso o da feltro, per attutire i colpi.

IL BASTONE GROSSO (Phlong)
Il bastone grosso vero e proprio, è un’arma usata per picchiare; viene anche chiamata SISOK: "Quattro gomiti". E' fatto con legno resistente che non si rompe facilmente. Alcuni sono fatti di metallo. Il bastone grosso è lungo all'incirca 200 cm ed è grosso circa 20 cm e cioè quel tanto che si possa afferrare e fare scorrere agevolmente. Non ha la testa e la coda, ma è di grossezza pari su tutta la lunghezza.
Il sistema di impugnarlo è di afferrarlo con le due mani al centro e in modo che le mani siano a uguale distanza dalle estremità e anche ad una distanza fra loro tale da poterlo equilibrare e maneggiare agevolmente con disinvoltura. Si può usare da tutte due le parti, per battere e per questo differisce dalla lancia che viene usata solo da una parte.

IL BASTONE GROSSO - RAM (Per le Danze Sacre)
Ha la stessa forma del precedente, ed è fatto con la radice del Fico d'India, che ha il pregio di essere diritta, leggera, resistente e talvolta con dei bei fregi naturali. La radice tolta dalla pianta si pialla e poi si pulisce con carta vetrata, in modo da renderla liscia. Si lucida quindi con olio per cui prende l'aspetto lucido del legno d'arancio - gelsomino. Le due estremità di 40 cm ciascuna, vengono solitamente ricoperte con stoffa di broccato o di seta per renderle più belle.

IL BASTONE GROSSO - TI
Ha le stesse caratteristiche dell'altro, Ram, ma di qualità inferiore; ad esempio si usa ugualmente la radice del Fico d'India, ma lo si orna di stoffe meno pregiate perché serve a picchiare selvaggiamente e non a sfoggiare la sua bellezza durante la danza sacra.

LO SCUDO A FORMA DI TARGA – DUNG
Lo scudo a forma di coppo, è un'arma di difesa che serve per l'appunto a proteggere il corpo dai colpi dell'avversario. Ha la forma di un rettangolo curvato come un guscio della pianta di banana; largo all'incirca 15 cm e lungo 100 cm; è fatto con cuoio o vimine sostenuti da stecche di legno.
Nella parte interna è munito di due bracciali: uno per infilare il braccio e l'altro da infilare e tenere saldamente con la mano.
Questo scudo si usa con la spada e perciò si chiama: "Spada - Scudo curvo".

SCUDO PIATTO - KAEN
Anche lo scudo piatto Kaen è un'arma di difesa come lo scudo curvo Dung. Ha la forma di un rettangolo piatto con la lunghezza superiore alla larghezza. E' fatto di cuoio duro ricoperto esternamente con oro e disegni vari, per cui lo si chiama :"Scudo d'oro". La parte interna ha due anelli , come lo scudo Dung, per manovrarlo saldamente. Anche questo si usa con la spada e perciò viene chiamato: "Spada - Scudo Piatto".

LO SCUDO ROTONDO - LOH
Lo scudo rotondo Loh è ugualmente un'arma di difesa come gli scudi Dung e Kaen, ma differisce molto da quelli per la forma che è rotonda come una padella. E' fatto anch'esso con cuoio, vimini o metallo. Nell'interno ha ugualmente due anelli per poterlo impugnare bene con fermezza.

PALO - GOMITO A DUE CAVICCHI MAI SAN (o MAI SOK)
E' molto simile alla più conosciuta arma chiamata in genere Tonfa tra gli addetti, ma tuttavia ha delle caratteristiche particolari che lo rendono sostanzialmente diverso. Il Mai San è un arma che si differenzia da tutte le altre di cui abbiamo parlato, perché esse derivano tutte da armi vere, mentre questa no. Questa, seppur antica, è stata creata da un grande maestro di Krabbi Krabong, per difendere il braccio nella parte inferiore: dalla mano al gomito.
Il Mai San ha le dimensioni dell'avambraccio, ed è ricavato da un tronco di legno lungo circa 45 cm e largo 7 cm, scavato nella parte interna come un coppo, per poter infilare l'avambraccio e tenerlo saldamente. Ad un'estremità ha due fori, dove si fissa una corda grossa quanto un dito mignolo, a mo’ di anello. Per usarlo si infila il braccio in questo anello e, con la mano si va ad afferrare uno dei due pioli o cavicchi, quello interno; quello esterno invece serve a proteggere la mano dai colpi spietati dell'avversario.
Il motivo che ha spinto l'ideatore di quest'arma, è stato il pensiero che, nonostante l'esperto di Krabbi Krabong si possa difendere anche a mani vuote con la tecnica del Muay Thai, sforzandosi di avvicinarsi il più possibile all'avversario (così da impedirgli di usare la sua arma), corre il rischio che, se costretto ad intercettare l'arma, gli venga magari spezzato l'avambraccio. Ciò è normale e succede di frequente. Con il Mai San questo problema viene risolto egregiamente; la tecnica marziale e la danza sacra si rifanno ai movimenti del Dio Scimmia Hanuman.

A questo elenco di armi andrebbe aggiunta l'ascia (kwan) sulla quale so troppo poco in quanto arma poco usata dai Thai e quindi considerata secondaria anche nell'allenamento del Krabbi Krabong.
Nel Krabbi Krabong, come del resto nella Boxe Thailandese, vi è l'accompagnamento della musica; musica che viene chiamata PI CHAO - KLONG KHEK i cui strumenti sono:
1) Pi Chao;
2) Klong Khek Tua Phu (Tono Alto);
3) Klong Khek Tua Mia (Tono Basso);
4) Ching Chap Chang Va;
Presumo che sia il duello Krabbi Krabong, che il pugilato Thai, non siano stati accompagnati dalla musica fin dalla nascita, ma certamente dopo. Questa musica infatti non è Thai: Le parole Pi e Klong infatti sono straniere: Forse solo Ching Chap Chang Va sono Thai, e sono state aggiunte in seguito.
Il Pi Klong è molto usato dai Giavanesi nella loro musica. I Thai l'hanno preso da loro e unendolo al Ching hanno creato la loro musica, adatta ai tornei di ogni arma.