domenica 31 luglio 2011

Suggerimenti per gli uomini quando escono per la prima volta con una ragazza cinese







Se non sei cinese o non sei mai stato in Cina, probabilmente conosci poco la Cina e le sue consuetudini, nonostante questo potresti trovare le ragazze molto seducenti in quanto il loro modo di comportarsi è ben distinto da quello delle ragazze europee o delle ragazze di una qualsiasi altra parte del mondo. Con questo non voglio dire che sono una specie completamente diversa, ma che il loro ricco patrimonio culturale le rende molto diverse nel loro modo di vita o di comportamento. La globalizzazione ha portato ad una fusione di più culture, tra terre diverse, nonostante questo potresti aver bisogno di alcuni consigli su come uscire con una ragazza cinese con successo.

1. Non cercare di strappare a tutti i costi un appuntamento a una ragazza cinese. Ciò significa che, non segui le mosse tradizionali della seduzione. Un film, la cena, un bacio della buonanotte occasionale e non la chiamano più. Questo è ciò che hanno fatto altri prima di te, creando troppa pressione durante l'appuntamento riguardo a future e ipotetiche aspettative e comportandosi di conseguenza in modo goffo. Questo è ciò che chi ti ha preceduto ha fatto con lei. Prova invece qualcosa di più semplice, più economico e meno convenzionale. Qualcosa di simile al solo incontro per bere un caffè, senza grandi aspettative o preparativi. Lei sarà meno preparata e tesa. L'atmosfera sarà meno carica, più rilassata e quindi più divertente, senza le aspettative usuali di un appuntamento.

2. Ogni uomo cerca di impressionare una donna cinese con i suoi discorsi. La verità è che lei ha sentito già tutto prima di incontrarti in molte varianti e versioni. In questo caso, meno è meglio. Meno cerchi di impressionarla, più la ragazza cinese è impressionata. Prova ad ascoltarla falla parlare di sé. Tutto ciò che ti serve è un piccolo grado di interesse. Questo la prenderà alla sprovvista, ai suoi occhi sarai diverso e impegnativo, e le ragazze cinesi amano gli uomini impegnativi.

3. Non essere Mr. buonismo. Sii un po' impertinente gettale dei commenti imprevisti e maliziosi e lascia che si chieda se l'hai appena detto veramente. Fai dichiarazioni scherzose e lascia che sia lei a chiederti maggiori informazioni su che tipo di persona sei.

4. Una ragazza cinese di solito ha un sacco di ammiratori e quindi devi essere diverso e lasciare un segno che ti distingua. La maggior parte di loro ti metterà alla prova con piccoli test per vedere come sei messo economicamente. Non cedere ad ogni suo capriccio.
A volte si può scherzosamente ma con fermezza resistere e rifiutarglielo.

5. Che ci credi o meno una ragazza cinese ti si concederà più volentieri se scopre che sei corteggiato da altre ragazze cinesi. Quindi non spendere tutto il tuo tempo con una. Allarga la tua cerchia di amicizie femminili e fai sapere loro che stai cercando di decidere e che hai un sacco di ammiratrici. Rimarrai sorpreso dai risultati.

6. I cinesi sono molto legati alla loro famiglia. Quindi, informati sulla sua famiglia. Essere interessato alla sua famiglia aumenterà sicuramente le tue possibilità di successo.

7. L'onestà è una qualità che è molto rispettata nella società cinese. Un uomo d'onore non mente e non abbandona le sue responsabilità. Se vuoi impressionare una ragazza cinese devi dimostrare ai suoi familiari che puoi essere un uomo d'onore.

Le personalità differenti delle ragazze cinesi

La parte meridionale della Cina, è sempre tranquilla e pacifica con venti regolari, mentre la parte settentrionale della Cina, è selvaggia e fredda con venti forti.
Pertanto, le ragazze cinesi che vivono nel sud ed al nord sono assolutamente diverse nella personalità e nello spirito.

Le ragazze del sud
La maggior parte delle ragazze del sud sono molto tranquille, dolci e belle. Hanno carnagione bianca, la postura del corpo elegante e voci morbide. Quando si ha la fortuna di passare del tempo con questo tipo di ragazze, si diventa calmi e tranquilli. In qualsiasi momento, si comportano in conformità con i propri principi, e sono premurose verso gli altri. Sono eleganti, ma troverete che anche la loro pigrizia è deliziosa in altri momenti.

Le ragazze del nord
Le ragazze del nord sono sfrenate, appassionate e schiette. I loro meriti e i punti di forza non sono riportati sui loro volti, ma nelle loro anime. Le loro anime sono piene di entusiasmo e di desiderio. Solo una persona superficiale, si può sentire delusa da loro. Tuttavia, quando le conoscerete, sarete attratti da loro per sempre. Le terre a nord sono sterili ed anni amari le hanno rese più emotive e passionali. Tuttavia, se sei in difficoltà e ti senti sconvolto, si sacrificheranno per aiutarti senza alcuna esitazione.

venerdì 29 luglio 2011

Introduzione ai principi di base del Wing Chun







Semplicità
La semplicità è forse il principio più evidente del Wing Chun. Tanto meno complesse sono le sue tue tecniche, maggiore è la probabilità che funzionino. Rettilinee, vere e proprie esplosioni, con linee di forza che puntano al volto, al corpo e all'inguine utilizzando le tecniche di attacco più semplici, e neutralizzando gli attacchi in arrivo con una struttura difensiva semplice a triangolo. Tutte le combinazioni devono fluire rapide ed efficienti per rimanere in armonia con le teorie del Wing Chun.

Immediatezza
I tuoi attacchi partono direttamente da dove è la tua mano fino al bersaglio. La mano lavora sulla linea centrale, la "distanza più breve tra due punti è una linea retta". L'unica volta che si utilizza una traiettoria curva è quando c'è un ostacolo sulla retta. In questo caso, la tecnica dovrebbe essere usata per impedire un contrattacco.

Economia di movimento
Nel Wing Chun si evita di usare grandi movimenti coreografati in quanto vi sarebbe solo spreco di forza. Economizzare il movimento e massimizzare l'energia in uscita è di fondamentale importanza per un buon Wing Chun.
Essere brevi con scoppi veloci di energia permettono una lotta efficace da cui è difficile difendersi.

Attacco e difesa simultanei
Il praticante Wing Chun crede nel difendersi e attaccare contemporaneamente. Questo è il massimo in termini di economia di movimento, attacco e difesa simultanei.

Rilassamento
Chiedete a un qualsiasi centometrista come ottenere più velocità! Molto probabilmente vi dirà che dovete essere rilassati. Il rilassamento permette la velocità. Un corpo teso è un corpo lento.
Il rilassamento consente una maggiore sensibilità, una risposta più rapida e una maggiore velocità e potenza in attacco.

L'uso della forza morbida
Utilizzare la forza morbida ti permette di non far sentire le tue intenzioni all'avversario e reagire ad esso con maggiore velocità e precisione. La forza morbida viene generata attraverso il rilassamento, si sviluppa sotto il nostro centro di gravità ed esplode nel nostro avversario. Le persone che usano un ponte teso durante il Chi Sao vengono facilmente sconfitte con i principi fondamentali del Wing Chun.

Praticità
Il Wing Chun sarà sempre pratico nel suo approccio alla difesa personale. Tirare un calcio al volto del nostro avversario in uno spazio affollato non è pratico. Una breve rettilinea, raffica di pugni a catena sul volto del nostro avversario è molto più efficace. Usa la tua abilità nei calci quando le tue mani sono occupate. Avere un buon senso pratico per la legittima difesa è essenziale per un combattente Wing Chun. 
Bisogna adattarsi alla situazione per superarla.

Yin e Yang
Difendere è yin, attaccare è yang. yin e yang non possono esistere l'uno senza l'altro.

Sincronicità di Forza
La forza morbida inizia nel terreno, alimentata dalla posizione, controllata dai fianchi e rilasciata attraverso le estremità. Per aumentare la forza morbida attraverso il nostro corpo si deve prima imparare a rilassarsi. Rilassa i piedi, i piedi si fondono con il terreno. Rilassa le caviglie, consentendo loro di sciogliersi nel terreno. Continua questo stesso processo per tutto il tuo corpo. Quando hai raggiunto le spalle, lasciale cadere a terra.

martedì 26 luglio 2011

Jigen-ryu


Jigen-ryu (示现流: la realtà rivelata) è una scuola tradizionale (Koryu) di arti marziali giapponesi fondata nel tardo 16° secolo da Togo Chui (1561-1643) in provincia di Satsuma, oggi prefettura di Kagoshima, Kyushu, in Giappone. Si concentra principalmente sull'arte della spada. La scuola Jigen-ryu è nota per la sua enfasi sul primo colpo: nella scuola Jigen-ryu viene insegnato che un secondo colpo non è nemmeno da prendere in considerazione.
La tecnica di base è quella di tenere la spada in una posizione alta (hasso-no-kamae) chiamata tonbo-no-kamae (蜻蛉 构), la spada viene tenuta in posizione verticale al di sopra della spalla destra. L'attacco viene eseguito avanzando verso il proprio avversario e poi tagliandolo in diagonale verso il basso partendo dall suo collo. Il kiai è un forte "Ei!".
Tradizionalmente questa tecnica viene allenata utilizzando un lungo bastone di legno, e colpendo un palo verticale, o anche un vero albero. Nel corso di una dura seduta di allenamento, il legno si dice che emani odore di fumo. Durante il periodo Edo, al culmine della sua popolarità, gli adepti del Jigen-ryu si dice che si allenassero a colpire il palo 3.000 volte al mattino, e altre 8.000 volte nel pomeriggio.
Lo stile è ancora insegnato al Jigen-ryu, nella città di Kagoshima.

domenica 24 luglio 2011

Il codice del guerriero body builder


Il body building non ha solo una psicologia ma anche una morale, usando una metafora, esso nn ha solo una testa ma anche un cuore. Il seguente codice è una sfida... perchè non ogni bodybuilder è un guerriero,e molti ne sono veramente lontani. il codice non va accetato ciecamente ma sviluppato....



1 - I GUERRIERI SONO PERSONE DISCIPLINATE E DEDITE ALL'ECCELLENZA.
I guerrieri sono dediti al body building e gli danno una priorità nella loro vita quotidiana. Non hanno paura d sognare o di aspirare a qualcosa ma fanno in modo di incanalare questi sogni in obbiettivi e fini specifici, appropiati e raggiungibili.

2 - I GUERRIERI SONO PERSONE POSITIVE.
I guerrieri sanno che nell'affrontare una situazione hanno solo due possibilità: essere positivi o essere negativi. Essi scelgono di essere positivi, di costruirsi realisticamente e avvicinarsi ad ogni situazione con l'attitudine del "posso farcela". I guerrieri esercitano un controllo attivo sulle proprie esistenze credendo in se stessi. Essi sanno di non dover essere solo positivi,ma di dover anche far trasudare la loro positività. Il pensare bene deve andare in copia con l'agire bene.

3 - I GUERRIERI VEDONO GLI ALLENAMENTI COME CAMPI DI PROVA PERSONALI.
I guerrieri si avvicinano al proprio allenamento come gli antichi guerrieri si avvicinavano alle loro battaglie, con la differenza che i moderni guerrieri non combattono contro nessuno. Essi non combattono neanche contro i pesi. Il loro obbiettivo è unirsi ai pesi per diventare il meglio che possono. La loro sfida è combattere contro paure, dubbi e insicurezze. I guerrieri del body building sono persone con degli obiettivi che si concentrano interamente e creativamente sui compiti a portata di mano. Si concentrano nel fare correttamente serie e ripetizioni. Essi avvertono un interiore senso di soddisfazione nell'allenarsi bene.

4 - I GUERRIERI SONO PERSEVERANTI.
Essi sanno che devono allenarsi alla lunga. i guerrieri valutano e amano persino il loro sforzo. Sopportano il disagio sappendo che quello è proprio il momento in cui stanno ampliando se stessi fisicamente e mentalmente. spingono continuamente se stessi verso le proprie frontiere di crescita e sviluppo. I guerrieri accetano i fallimenti ed imparano dalle proprie delusioni per migliorarsi in quello che fanno. I guerrieri desiderano sempre ampliare se stessi. Essi sono coinvolti nel pumping iron per "la vita".

5 - I GUERRIERI VIVONO UNA VITA EQUILIBRATA.
I guerrieri sanno che per fare allenamenti produttivi devono avere ordini negli altri ambiti della vita. Essi hanno integrato il loro credo e la loro pratica in ogni area delle loro esistenze e di conseguanza sono non conttraditori e congruenti. Hanno imparato ad aggirare le proprie funzioni sociali per dare attenzione a tutto, mantenendo un ritmo complessivo. Essere un guerriero significa esserlo in ogni aspetto della propria vita.

6 – INFINE, I GUERRIERI SERVONO IL PROSSIMO.
Essi capiscono che parte del loro dovere è dare qualcosa in cambio aiutando il prossimo. Insegnano ed assistono gli altri cosìcchè gli altri possano massimizare i loro progressi. insomma, i guerrieri servono da modelli affinchè i body builders novizi e intermedi diventino anch'essi guerrieri. Spartendo continuamente con gli altri la loro conoscenza ed esperienza, i guerrieri fanno anche avanzare lo sport che amano.

lunedì 18 luglio 2011

STORIA DELL'ARMATURA DEI SAMURAI


Gli antichi guerrieri Yayoi svilupparono armi, armature ed un codice, che durante i secoli successivi diventarono il fondamento per i Samurai. Le prime armi includevano arco, frecce e spade. L'armatura includeva un elmo che proteggeva testa e collo, una corazza che proteggeva il torace, ripari per le braccia e le spalle e una protezione per l'addome. Più tardi le armature compresero anche protezioni per gambe e cosce. L'armatura cambiò con l'evolversi della battaglia. Nel quinto secolo l'introduzione dei cavalli in Giappone rivoluzionò i combattimenti. Ci fu un altro cambiamento decisivo nel quindicesimo secolo, l'introduzione delle armi da fuoco a causa della continuità della guerra.
Il codice si sviluppò dal Kyuba no michi (Via del Cavallo e dell'Arco), raccolta cinese di precetti sul valore dei guerrieri in combattimento, al Bushido (Via del Guerriero).
Bushido è il codice che sta alla base della condotta e dei valori di ogni Samurai. La filosofia del codice Bushido è la "libertà dalla paura"; esso afferma che il Samurai è superiore alla sua paura della morte. Questo gli dà la serenità e la forza di servire il suo maestro fedelmente, morendo se necessario. Il dovere è il primo valore del Samurai.
I Samurai sorsero durante le continue battaglie per estendere i propri domini fra le tre principali casate: i Minamoto, i Fujiwara ed i Taira.
I Samurai diventarono una vera e propria classe sociale tra il nono ed il dodicesimo secolo. Venivano chiamati in due modi: Samurai (cavalieri) e Bushi (guerrieri). Alcuni di loro erano legati alla classe dominante, altri venivano assunti: giuravano fedeltà ai loro Daimyo (feudatari) e ricevevano in cambio titoli e terreni. I Daimyo si servivano dei Samurai per espandere i propri domini e per proteggere i terreni che già possedevano.
I Samurai erano esperti sia nei combattimenti a cavallo che a piedi, si esercitavano ad affrontarsi armati e disarmati. I primi Samurai erano specializzati nei combattimenti con arco e frecce; usavano le spade solo nelle mischie e per decapitare i nemici.
Le battaglie contro i Mongoli portarono alcuni cambiamenti. I Samurai iniziarono ad usare di più le spade, ed anche le lance ed i naginata (tipo di alabarda con la lama molto arcuata).

L'armatura dei Samurai : Yoroi
L'armatura (Yoroi) a disposizione dei Samurai era meno ingombrante e pesante di quelle dei cavalieri medioevali europei, in quanto veniva costruita con materiali in genere più leggeri, ma non per questo si può dire che svolgesse il suo compito in maniera meno efficace.
La tipologia di queste armature, rifletteva in buona parte le esigenze dei Samurai, dispostissimi a sacrificare lo spessore delle loro protezioni in favore di una maggiore capacità di movimento. Questo atteggiamento non derivava da un'eccessiva sicurezza ostentata dai guerrieri giapponesi, ma dalla constatazione che nessuna armatura costituiva una barriera impenetrabile per le frecce, le lance e le spade dei nemici. Muoversi agilmente era quindi un elemento importante per non sacrificare la propria vita inutilmente.
Come spesso era accaduto per altre dotazioni militari dei Samurai, anche l'armatura assunse per i soldati significati che andavano oltre il suo semplice utilizzo pratico. Esse erano infatti un segno d'identificazione, d'apparteneza ad un clan. I lacci, in cuoio o in seta, che univano le varie parti dell'armatura, venivano trattati in modo che ogni gruppo avesse i propri colori distintivi. Questa caratterizzazione, oltre che un significato simbolico, aveva anche una notevole utilità pratica, infatti, grazie ai colori dei lacci (in Giapponese Odoshi) i Samurai evitavano di uccidere i loro stessi compagni nella confusione della battaglia. Le allacciature erano anche un segno distintivo, dato che più era fitta la loro trama in un'armatura più elevato era il grado di nobiltà di colui che la indossava (O-Yoroi).
Lo stesso può dirsi per quanto riguarda l'architettura delle armature: un'armatura complessa, ricca di elementi protettivi, apparteneva solitamente ad un condottiero, mentre man mano che si scendeva verso i soldati semplici le protezioni diventavano sempre più limitate. Oltre alle allacciature, un'altro simbolo d'appartenenza e di nobiltà delle armature, in genere portato sull'elmo (Kabuto) e sugli stendardi per essere visto anche a grandi distanze, era il Mon o il Komon, un emblema, o per meglio dire un vero e proprio marchio registrato con tanto di permesso governativo, che distingueva le varie famiglie.
Come nel caso dei fabbri-artigiani che producevano le famose lame dei Katana, anche i produttori di armature erano tenuti in gran considerazione dai Giapponesi, essi erano infatti molto dotati e capaci di produrre protezioni semplici, leggere ed allo stesso tempo molto efficaci. Le armature, e in questo caso parliamo di quelle più complete, erano destinate alla protezione della testa (Kabuto), delle spalle (Sode), delle braccia (Kote), del busto (Do), del ventre (Kuzazuri) e delle gambe (Haidate) fino a coprire i piedi (Suneate).
Inizialmente le armature erano costituite da placche di cuoio cucite sopra la stoffa, in seguito il cuoio venne placcato con delle lastre in ferro e, infine, il ferro sostituì completamente il cuoio dando origine alle Yoroi, è cioè alle armature Samurai come oggi le conosciamo. La corazza, in lamine di ferro, era sostenuta da una fitta maglia metallica che rendeva i movimenti più semplici e la struttura meno rigida.
Probabilmente, la componente più curiosa dell'armatura erano le spaventose maschere (Menpo) che i Samurai portavano con il triplo scopo di proteggere il volto, di costituire una base per l'elmo e di incutere timore nell'avversario. Gli stili erano tantissimi e tutti erano destinati a svolgere il loro sottile effetto psicologico: l'avversario di un Samurai poteva trovarsi di fronte un guerriero dalle sembianze di un demone, di un animale, di un bambino, di una donna o di un vecchio. Curiosamente, le maschere impedivano ai guerrieri ogni movimento della bocca e delle labbra.
Un altro elemento molto importante sia dal punto di vista funzionale che da quello simbolico, era l'elmo. Solitamente in ferro, questi copricapi da guerra erano forgiati nelle forme più strane e si caratterizzavano per un'apertura che doveva permettere al dio della guerra di entrare in loro e aiutarli in battaglia. Dato che gli artigiani giapponesi generalmente disdegnavano la produzione "in serie", la maschera e l'elmo di ogni Samurai erano solitamente dei pezzi unici che li distinguevano dagli altri guerrieri.
L'effetto spaventoso (per gli avversari), dovuto all'imponenza delle armature e alle decorazioni volutamente impressionanti delle maschere e degli elmi, veniva amplificato da lunghi mantelli, cappe (come, per esempio, l'Horo), e soprabiti (come, per esempio, lo Jimbaori) che trasformavano i Samurai in uomini simili ad esseri giganteschi.
Tra le dotazioni di un Samurai, vi era un piccolo salvagente utile per l'attraversamento dei fiumi. Bisogna infatti tenere conto che, anche se le armature giapponesi non erano estremamente pesanti, cadere in acque profonde con una corazza addosso avrebbe potuto causare l'annegamento anche di un uomo molto robusto.
Per finire con una curiosità, ricordiamo che per costruire un quadro completo delle dotazioni belliche dei Samurai, non bisogna dimenticarsi di citare le tre sacche che questi guerrieri portavano sempre con se durante le campagne militari: una sacca era destinata al trasporto del cibo; una seconda era destinata a contenere esclusivamente riso; la terza sacca serviva per contenere le teste mozzate degli avversari uccisi in guerra.

giovedì 14 luglio 2011

STORIA DELLA LACCA CINESE



La tecnica e l'arte della lacca sono state inventate e create dai cinesi. Insieme alla seta e alla porcellana costituiscono uno dei maggiori apporti della Cina all'arte universale. Da venticinque secoli le lacche, in Cina, sono state considerate oggetti artistici e di lusso. Erano realizzate dopo una lunga serie di operazioni lente, minuziose e complicate, che facevano intervenire, uno dopo l'altro, una decina d'artigiani e d'artisti. Morbidi, gradevoli, vellutati, con una lucentezza al tempo stesso calda e brillante, sorprendentemente leggeri, e tuttavia estremamente resistenti, poco rumorosi quando vengono urtati, gli oggetti di lacca hanno un fascino irresistibile, e non bisogna scordare altre proprietà incomparabili: sono resistenti all'acqua, anche se bollente, all'umidità, agli acidi e al calore, mentre la loro anima interiore nella maggior parte dei casi è di legno, di stoffa o di cartapesta.
Oltre alla "lucentezza e alla freschezza" che le caratterizzano, padre Le Comte notava già con ammirazione, in una lettera del 1685, che i recipienti di lacca non conservavano alcuna traccia d'odore e non restavano macchiati di grasso neppure dopo essere stati semplicemente lavati con acqua. A dire il vero la lacca fu la prima materia plastica di cui sia stato fatto uso.
La lacca: materiali e tecniche.
Il termine lacca può designare una vernice, gli oggetti fabbricati con essa, il materiale di base, una resina - si tratta di una vernice derivata dalla resina succosa, di una terebintiacea, il Rhus vernicifera: è il qishu dei Cinesi, un albero che vive una ventina d'anni e in estate viene inciso come un pino delle Lande. Oggi l'albero è passato anche in Corea, e in Giappone. Non si deve confondere questa resina delicata da maneggiare con la gommalacca dell'India, di Ceylon e della Birmania, prodotta da un insetto arboricolo. Una volta raccolta, la resina fermentata viene depurata tramite filtraggi attraverso stoffe di canapa, e sottoposta a una lenta ebollizione; poi viene tinta di nero tramite l'aggiunta di nerofumo o di solfato di ferro, o di rosso, con del cinabro (o solfuro naturale di mercurio) o con minerali pregiati come il corallo o il rubino.
Si possono anche ottenere lacche bruno-rossastre o dorate, di varie sfumature. Questa vernice protettiva viene quindi passata su ogni genere di oggetti, recipienti (vasellame per la tavola o a fini funerari), vasi rituali, piatti, schermi da tavolo, cesti, scatole da regalo, cappelli (su seta), scarpe, bare, mobili (stipi, armadi, sgabelli portaoggetti, paraventi, guanciali...), strumenti musicali (liuto, siringa ecc...), oggetti da toilette (pettini, scatole per cosmetici, per unguenti...), armi (impugnature e foderi di spada, archi, scudi...).
In tutti i tempi, anche i pilastri e le colonne dei palazzi e dei templi, nonché le grandi statue buddhistiche furono laccati. Come si può vedere, moltissimi oggetti della vita quotidiana erano rivestiti con questa vernice protettiva, bella e adatta a ricevere ogni genere di decorazione (poteva essere dipinta, scolpita, incisa, incrostata, incavata e poi dipinta).
Materiali di ogni genere servivano da supporto a questi oggetti da laccare: il più usato era un legno di pino che veniva oliato, e su cui talvolta veniva applicata una tela di canapa o di ramia (fibra tessile ricavata da una specie di ortica). Ma si laccavano anche bronzi, porcellane e terraglie, cuoio, cartapesta, oggetti di scorza di bambù, e carcasse di tela indurita, di canapa o di ramia. Su di una forma d'argilla o di gesso veniva applicata della tela che era laccata e lasciata asciugare. Queste applicazioni di tela e lacca venivano ripetute a più riprese, fino a ottenere uno spessore adeguato. Questi supporti di tela erano altrettanto durevoli e più leggeri di quella di legno.
Una volta pronta questa forma, come procedevano i sette o otto lavoranti che se la passavano uno dopo l'altro?
Il primo preparava l'apprettatura, poi stendeva questo rivestimento, una vernice mista a ceneri di ossa carbonizzate; una volta che quest'apprettatura si era asciugata, i laccatori passavano uno strato dopo l'altro di lacca, che si lasciava asciugare lentamente (operazione estremamente lunga e delicata, che richiedeva circa una settimana per ogni laccatura), in un ambiente umido e oscuro, al riparo dalla polvere, all'interno di fosse o barche, sui laghi.
Quando ogni strato si era seccato (una decina o più durante la dinastia Ming), veniva sfregato con cura per mezzo di una pietra pomice o con carbone di legna, poi veniva levigato e lisciato a mano. Ogni otto, dieci giorni, quest'operazione veniva ripetuta: verniciatura, pomiciatura, levigatura, asciugatura ecc... Quindi interveniva il laccatore responsabile dell'ultimo strato, talvolta un doratore, ed era soltanto dopo altri otto giorni circa, dopo tutte queste asciugature, che intervenivano gli artisti; il pittore, l'incisore (per l'iscrizione, poiché molte lacche recano il nome degli artigiani e dei funzionari responsabili), e infine il pulitore-lucidatore.
Tutto il lavoro della laccatura preludeva dunque alla decorazione. Si dipingeva sulla lacca dura, oppure la si scolpiva, tagliava, incideva, si incavava per dipingerla, oppure la si incrostava d'argento (durante la dinastia Han), di madreperla (durante le dinastie Tang e Ming) oppure di piccoli motivi d'avorio, madreperla, tartaruga, corallo, lapislazzuli, quarzo, corniola, giada, agata, turchese ecc. (nel XVIII-XIX secolo).
Si osserverà che, dal IV secolo a.C., si diffuse la consuetudine di riservare il nero alle superfici esterne (scatole, recipienti, bare ecc...) e il rosso all'interno. Per di più, nel caso di applicazioni sovrapposte di colori diversi, in ultima istanza, il rosso è sempre applicato sul nero, non avviene mai l'opposto.

L'arte della lacca attraverso le dinastie
L'arte della lacca risale alla dinastia Shang, nel XV secolo a.C., come si può dedurre osservando il vasellame imperiale o le pareti e i pilastri di alcune camere funerarie. Nel periodo seguente, quello della dinastia Zhou (XIX-VIII secolo), veicoli, finimenti e armi sono a loro volta laccati. Dal loro avvento al trono, i sovrani Zhou facevano preparare la propria tomba e la propria bara su cui, sembra, ogni anno veniva steso uno strato di lacca. Durante il periodo dei Regni Combattenti (476-221 a.C.), mentre la grande arte del bronzo è in declino, la lacca sembra prenderne il posto, e ne consegue un considerevole sviluppo della produzione di lacca.
I laccatori e i decoratori disponevano di una gamma relativamente vasta di tinte, a fianco del rosso e del nero classico, che dominano nel vasellame delle famiglie agiate (ciotole, piatti, coppe ecc.). Una decorazione dipinta veniva applicata sulla lacca o incisa sulla superficie di questa, in modo da far comparire lo strato sottostante, che era di colore diverso; l'ornamento dipinto è comparso nel IV secolo a.C., e poiché la lacca ha resistito particolarmente bene nei diversi strati archeologici, anche se umidi, rappresenta il mezzo più adatto a informarci sugli inizi della pittura cinese, perché in effetti ci sono pervenuti pochi supporti in seta antichi. Gli oggetti rinvenuti a Jincun nello Henan e soprattutto a Mawangdui (presso Changsha), nello Hunan, hanno rivelato decorazioni molto ricercate, elegantissime, manifestamente ispirate ai motivi che ornano i bronzi arcaici incrostati.
La dinastia Han (due secoli prima e due secoli dopo la nascita di Cristo) è un periodo importante per la produzione delle lacche; ma dalla fine della dinastia, la ceramica si guadagnerà il favore generale, soppiantandole. Durante la dinastia Han, la decorazione dipinta testimonia una grande delicatezza e padronanza della tecnica. Oltre al nero e al vermiglio si sono imposti altri colori: verde di cromo, blu, giallo cadmio, bianco e ocra. Esistono inoltre decorazioni scolpite nello spessore della lacca, e oggetti di lusso incrostati di bronzo, argento, oro e madreperla. I centri più rinomati si trovano nel Sichuan, e nei distretti di Shu e di Guanghuan; esempi di produzione provenienti da questi luoghi e firmati, sono stati rinvenuti perfino in Mongolia e in Corea del nord, a Lelang, nota per il famoso cesto col fregio tutto intorno, pieno di vivacità, con raffigurati 49 personaggi in fila, che sembrano conversare tra loro. (È conservato al museo di Pyongyang). Alcune iscrizioni forniscono le date, i nomi, - talvolta perfino quelli degli 8 artigiani e dei 5 funzionari - la capienza ecc... di questi articoli prodotti dalle manifatture governative. Ma i reperti più stupefacenti e tra i più recenti sono stati trovati nelle tre tombe di Mawangdui, vicino a Changsha (datate tra il 186 e il 168 a.C.). Sono le tombe del marchese di Dai, di sua moglie e dei loro figli; hanno rivelato rispettivamente 186, 180 e 316 oggetti di lacca, un “bottino” favoloso, senza contare le grandi bare di legno laccato. Si tratta per la maggior parte di oggetti di una raffinatezza infinita.
Poco prima della dinastia Tang (618-907), si sviluppò un nuovo procedimento, detto guri, che venne poi ripreso dai giapponesi e che consiste nella sovrapposizione di una dozzina di strati alternati di rosso cinabro e di nero, o di altri colori . Questa patina veniva poi intagliata con lo scalpello a taglio obliquo, con una lama inclinata; il risultato ottenuto era quello di strisce arcobaleno disposte a disegni sinuosi o geometrici.
Durante la dinastia Tang nacquero le lacche rosse scolpite, che in Cina vengono chiamate tihong: su di un'unica anima di legno (mobili, armi ecc...) si praticavano delicati incavi sullo spessore della lacca, in corrispondenza delle zone che contornavano i motivi precedentemente disegnati, i quali quindi, in seguito, si staccavano in rilievo sul fondo cavo.
A quest'epoca appare inoltre il procedimento detto pingtuo che si diffonderà in Giappone (XI-XII secolo): fasce ricavate da sottili fogli d’oro e argento venivano applicate sul supporto laccato e ricoperte da diversi strati trasparenti. Un altro procedimento decorativo, destinato ad avere un grande successo in Giappone, consisteva nello spruzzare la polvere d’oro sul fondo laccato. Infine, il procedimento detto "lacca secca" permise di realizzare grandi statue. La tecnica consisteva nel sovrapporre su uno stampo di argilla o di legno diversi strati di tessuto (generalmente canapa) impregnati di lacca, talvolta mescolata ad argilla o a polvere di carbone di legna. Poiché tali statue erano portate a spalla dagli uomini in occasione delle processioni buddhiste era preferibile che fossero leggere; quest'epoca è caratterizzata da un gusto per la grandiosità. Alcuni musei possiedono rari esempi di lacche secche del periodo Liao (XI-XII secolo).
Le lacche Song (960-1280), rarissime, erano di eccezionale qualità e rigorosa perfezione tecnica. Anche se i testi continuano a parlare di lacche rosse scolpite, gli scavi hanno rivelato soltanto pezzi neri senza decorazioni, coppe, ciotole frastagliate a corolle e scatole delicatamente lobate. I laboratori più rinomati dell'epoca erano nello Hebei, nel Jiangsu e nella sua vicina provincia meridionale, il Zhejiang.
Nel periodo Yuan (1280-1368), viaggiatori come il marocchino Ibn Battutah, di passaggio a Canton nel 1345, furono colpiti dall'ottima qualità delle lacche che a quel tempo venivano spedite principalmente verso l'India e la Persia. Molte di queste lacche erano scolpite e cesellate in superficie e rivelavano vari strati di pigmenti a diversi colori. Uccelli, rami, fiori, venivano asportati con grande abilità su piatti o scatole rotonde, con i bordi ornati a volute o spirali.
Durante la dinastia Ming (1368-1644), le lacche assumono un'importanza sempre maggiore. Vengono utilizzate tutte le tecniche, e la più frequente è il tihong, a cui si è già accennato, ovvero il "rosso scolpito e cesellato". Alcuni oggetti sono dipinti, altri, influenzati dall'influsso giapponese, sono decorati in foglia d'oro, e altri ancora, estremamente raffinati e con riflessi meravigliosi, sono detti "madreperlati", per le incrostazioni di madreperla, conchiglie e pagliuzze d'oro e d'argento. Nel XVI secolo e all'inizio del XVII, è prediletta una nuova tecnica: si tratta delle lacche "incise e colorate". Su di uno spesso strato di lacca levigata, sovente color camoscio o rossa, arancione, chiara, i motivi decorativi (frutta, personaggi, paesaggi, simboli, viticci, draghi ecc...) sono asportati e poi riempiti di lacche colorate (verdi, brune, ocra, rosso vivo e nere), poi levigati con la pietra pomice. Le linee esterne e certi particolari vengono quindi incisi prima di ricevere un sottile strato d'oro, quasi traslucido, che lascia intravedere l'incisione. Comparsa dall'XI secolo, questa tecnica, "incisa e colorata", dall'aspetto prezioso tanto caratteristico, raggiunge il suo culmine durante il regno di Jiajing (1522-1566) e Wanli (1573-1620). Poi le composizioni si appesantiranno e i rilievi si appiattiranno.
I tihong, o lacche di cinabro, detti "di Pechino", spesso eseguiti su un'armatura di canapa-ramia, stupiscono per la loro leggerezza e per la raffinata decorazione scolpita, soprattutto le scatole quadrilobate, estremamente particolari, dell'inizio di quest'epoca, quella dei regni di Yongle (1403-1425) e di Xuande (1426-1436), periodo che segna l'apogeo di tale tecnica.
Durante la dinastia Qing, molte lacche saranno prodotte per venir esportate in Europa; Pechino e Suzhou si specializzano nelle lacche incise, Fuzhou e Canton nelle lacche dipinte. Troppo frettolosa, la produzione di Canton, a motivi d'oro su fondo nero, non era affatto apprezzata dai cinesi del tempo, e quindi venne riservata all'esportazione. I paraventi e i cofanetti, dalle incisioni energiche ma dai colori tenui e lumeggiati di polvere d'oro, realizzati a Fuzhou, furono esportati in tutto il mondo.
Ai mobili madreperlati si aggiunsero mobili sovraccarichi di incrostazioni (lapislazzuli, avorio, corallo, quarzo, agata, turchese, giadeite ecc...) che furono molto ricercati in Europa per più di tre secoli. Il XVIII secolo è caratterizzato da una specie di orrore per gli spazi vuoti, con le sue composizioni eccessivamente decorate e un virtuosismo che diventa sterile. Nel corso di questo secolo, la tecnica delle lacche scolpite dette di Pechino è limitata alla fabbricazione del mobilio di corte, ma anche in questo caso, il fondo rosso spento è guastato da decorazioni sovraccariche e monotone che fanno rimpiangere le splendide opere del regno di Kangxi (1662-1723) di cui si conoscono stupendi armadi, ornati di paesaggi policromi, o di draghi in rilievo, dorati. Ma nella maggior parte dei casi, il mobilio di gran pompa dei templi e dei palazzi era costituito soprattutto da mobili laccati dipinti semplicemente. Alcuni armadi (gui) - generalmente in coppia - spesso resi più elevati della metà della loro altezza tramite l'aggiunta di un baule per i copricapi sulla parte superiore - nonché alcuni stipi, in particolare usciti dai laboratori dello Shanxi, ci affascinano per la freschezza d'ispirazione delle decorazioni e per l'aspetto della "lacca cuoio"; i pannelli sono incisi e presentano zone colmate di lacca rossa, nera e bruna, così che la mescolanza di questi toni ricorda il colore lievemente fulvo del cuoio.

mercoledì 13 luglio 2011

Arti marziali per stare sicuri in volo


Sicurezza marziale. La Hong Kong Airlines addestra ormai tutte le sue hostess all’autidifesa e alla neutralizzazione di passeggeri molesti se non pericolosi attraverso corsi di Kung Fu. Nello specifico, si tratta di Wing Chun, uno stile di Kung Fu sviluppatosi nel Sud della Cina.
“La prima buona ragione è che il Wing Chun è pensato proprio per le donne, fu ideato da una donna” spiega l’allenatrice. “La seconda buona ragione è che lo si può praticare in spazi ristretti. Altre arti marziali impiegato movimenti molto ampi e sarebbero poco adatte all’interno di un aereo”.
“Non attaccheremo i passeggeri con il Wing Chun” scherza una praticante. “Semplicemente, per certe situazioni eccezionali, ci potrà aiutare a difendere noi stesse e i passeggeri”.
Gli allenamenti per tutto il personale di bordo è cominciato in marzo scorso. Ora i corsi sono caldamente consigliati per tutti i nuovi dipendenti pur non essendo obbligatori. Signori viaggiatori della Hong Kong Airlines, chi avesse strane idee per la testa è avvertito.

martedì 12 luglio 2011

Nakano Takeko


In Giappone c’è una lunga tradizione di donne combattenti che hanno segnato la storia, le tradizioni e la cultura di quel paese.
Una di queste è Nakano Takeko. Nata nel 1847 a Edo, capitale del nascente Giappone moderno, fu istruita al combattimento e alle arti letterarie. Fu adottata dal suo maestro Akaoko Daisuke con cui lavorò come istruttore di arti marziali.
Entrò nel clan Aizu e subito si distinse per la sua bravura nel maneggiare la naginata. Durante la battaglia che porta il nome del suo clan di appartenenza le fu concesso l’onore di comandare un esercito totalmente femminile che agiva in modo autonomo rispetto all’esercito di Aizu poichè le donne non potevano far parte dell’esercito ufficiale.
Durante la seconda guerra Boshin, Nakano Takeko combattè con grande coraggio col suo clan a supporto dello Shogun. Sfondando le linee nemiche e uccidendo molti uomini. Fu colpita al petto da una freccia. A quel punto chiese a sua sorella Yuko di portare a termine il giuramento che si erano fatte. Takeko fece promettere a Yuko che se fosse stata colpita a morte lei avrebbe dovuto tagliarle la testa e riportarla a casa per poter essere adeguatamente onorata.Così fu fatto.
Nakano Takeko morì nel 1868, nella guerra tra l’Imperatore e lo Shogunato che decretò la sconfitta di quest’ultimo e la decadenza dei samurai.
Ancora oggi, nella città di Aizu, Nakano Takeko viene onorata in una processione in cui delle ragazze sfilano indossando la sua caratteristica hamaka a fasce bianche, in ricordo delle sue gesta e di quelle dell’Esercito femminile da lei guidato.

Donne Guerriere




Alcuni dati presi da www.smartsport.it.
Le differenze anatomiche e fisiologiche tra i due sessi condizionano le rispettive prestazioni in attività motorie e sportive.
Mediamente la donna adulta, rispetto all’uomo:
· ha una statura inferiore di 7,5 – 10 cm;
· ha un peso corporeo minore di circa 11 – 13,5 kg;
· ha una diversa composizione corporea, con 4,5 – 7 kg in più di tessuto adiposo e una percentuale di grasso superiore del 10% (circa 25% contro 15%);
· ha una forza muscolare inferiore del 10 – 30% (in relazione alla sede del gruppo muscolare);
· ha un cuore più piccolo, con massimo consumo di ossigeno, indice della potenza aerobica, inferiore di circa il 20% ;
· ha un minor volume di sangue, meno globuli rossi (circa – 6%) e meno emoglobina (circa – 15%);
· ha torace e polmoni più piccoli, con inferiori parametri ventilatori.
I dati raccolti per oltre un trentennio dall’Istituto di medicina dello Sport di Torino, su alunni delle scuole medie, evidenziano nelle ragazze una minor forza muscolare del 10% a livello degli arti inferiori, del 15% agli arti superiori e del 20% al tronco. Il massimo consumo di ossigeno nelle femmine di 10 – 12 anni è di 35,85 ml/(kg x min), contro i 37,70 dei coetanei maschi. Le diversità appaiono anche osservando la forma del corpo. La donna ha il bacino più largo e gli arti più corti: ciò condiziona i rapporti di leva nelle articolazioni. Il suo baricentro, punto in cui si può immaginare si concentri il peso del corpo, si colloca a un livello più basso: ciò facilita il mantenimento dell’equilibrio ma rende più svantaggiose attività come i salti.


In secoli di guerre, battaglie, duelli, possiamo vedere che le donne hanno combattuto negli assedi al fianco dei loro uomini, quando la situazione si faceva disperata, e in alcuni casi hanno agito come condottieri (Giovanna d’Arco, Matilde di Canossa, Nakano Takeko, ecc..).
Se leggiamo un qualsiasi libro di storia medievale non scolastico, contenente saggi, storie dei vari popoli ecc, scopriamo che, durante l’alto medioevo, le donne guerriere erano di stirpe nordica, prevalentemente celtica, scandinava, irlandese, islandese, scozzese (particolarmente feroci, appartenevano agli Scoti e ai Piti ed erano abili con l’arco), anglosassone, normanna (seguivano i pirati di solito), longobarda e burgunda (anche se più raramente). Ovviamente ci sono anche i sottogruppi di tali popoli, come ad esempio tra i celti spiccavano le donne galliche, che usavano tingersi il corpo con una strana sostanza bluastra chiamata vitrum in latino (De bello gallico di Giulio Cesare). In questi libri non scolastici vi sono vari documenti dell’epoca, riportati con tanto di commento, di come vestivano le donne guerriere e quali armi usavano.
Premesso che non erano di costituzione esile, eccetto per alcune nordiche insulane (irlandesi, piti, scoti), erano capaci di portare armi come spade ad una mano e mezza, archi gallesi (gittata di circa 400 metri), piccole asce e grandi asce (le prime per le nordiche insulane), pugnali ricurvi usati a mo di piccole spade spesso accoppiati (il loro nome era saex). Dai dipinti, dalle sculture e da saggi sulla moda dell’epoca invece si evince che il tipo di abbigliamento era comodo e spartano, nulla di pretenzioso. Questo di solito era l’abbigliamento usato dalle donne in battaglia, ma spesso portavano i pantaloni, soprattutto le celtiche non romanizzate. Gli elmi erano poco usati, anche dai maschi, mentre erano molto importanti spallacci di cuoio e protezioni alle gambe. Erano robuste e comunque anche se magre muscolose e scattanti, capaci di una resistenza davvero notevole, tanto che molti storici dell’epoca se ne meravigliavano.
Alcune donne combattevano anche con gonne lunghe ma abbastanza larghe da non ingombrarle, ma non nel corpo a corpo.”
La forza delle donne guerriere celtiche stava nella loro incrollabile forza di volontà, ferocia e resistenza (avendo meno muscolatura e scheletro più leggero rispetto agli uomini, compensavano i loro limiti con una maggiore agilità) e soprattutto per il loro indomabile spirito combattivo. Gli uomini dell'epoca le ammiravano perchè esse infondevano coraggio ai combattenti. Ma vi era anche di più dietro queste fiere guerriere. Non erano usate come carne da “spada” nelle battaglie. Essendo anche molto sagge (molte di esse erano druide) venivano messe a capo delle spedizioni come consigliere ed organizzatrici. I celti non amavano le strategie, si gettavano nel corpo a corpo, ma dopo aver incontrato i romani cominciarono a ricredersi. E furono le donne, secondo gli storici, ad organizzarli. Il loro primo compito era questo, poi in caso di necessità non disdegnavano di certo di scendere a combattere, ma per lo più facevano le strateghe e difendevano le mura usando gli archi.
Segno che non erano selvagge e rozze, ma forti di fisico e soprattutto di mente.”
Il sax o seax o scramasax veniva utilizzato poi in sostituzione della spada, i sax erano lunghi come vere e proprie spade e spesso oggi si vedono rievocatori vichinghi usarli insieme alla lancia, quando il nemico arriva sotto misura gettano la lancia e puntualmente ti infilano lo scramasax da qualche parte (collo, spalle , dietro la nuca….).
L’arte della guerra sta nell’usare le giuste persone al posto giusto, a prescindere.
Una donna non è meno importante se invece di pestare con un mazzapicchio dirige il servizio logistico.
Le battaglie sono un’altra cosa: contano peso dell’armatura, i giorni di viaggio precedenti, e (sempre dimenticato) il morale. La battaglia è un’operazione di gruppo, se il morale è alto o basso il singolo individuo può rendere in modi molto diversi.



domenica 10 luglio 2011

Faccia a faccia con un coltello


Ti sei mai chiesto cosa accadrebbe se un giorno fossi costretto ad affrontare un attacco di coltello. Onestamente, il mio primo istinto sarebbe quello di correre ... In un confronto con un coltello, l'unica certezza che esiste è che ci saranno tagli o, peggio ancora la possibilità di essere colpiti mortalmente.
In un attacco di coltello, non si può più parlare di combattimento, autodifesa, ma di sopravvivenza contro un individuo che vuole ucciderti, che non gioca per una vittoria, un riconoscimento, ma per la sua vita.   
Le tecniche e soprattutto la psicologia dello scontro sono totalmente differenti da quelli a cui sei stato abituato in palestra.
L'inserimento di un'arma in un conflitto, trasforma uno scontro da “rituale” a battaglia e ti proietta direttamente in strada (o nella giungla!) senza regole, senza compromessi.
Dovrai agire in un modo che probabilmente sarà contrario ai tuoi principi e alla tua educazione. Dovrai avere la capacità di muoverti rapidamente con un atteggiamento da artista marziale, combattendo con un puro istinto di sopravvivenza senza stato d'animo.
La tua risposta deve essere veloce, efficiente e brutale.
D'altro canto, non c'è da vergognarsi a fuggire da una situazione dove puoi lasciarci la vita.
Ma a volte le circostanze ci costringono ad accettare lo scontro, perchè ci troviamo in uno spazio chiuso, dove dobbiamo difendere qualcuno, o perchè non c'è un poliziotto, a neutralizzare chi ci minaccia.
Ecco perché dobbiamo imparare a difenderci.
Imparare l'autodifesa oggi è diventata una necessità, a causa dell'aumento del numero di aggressioni, mancanza di solidarietà e un senso di reale o percepita insicurezza.
Così, tante persone cercano una soluzione rapida nelle arti marziali.
All'inizio dell'apprendimento si potrebbe pensare che ci sono tecniche segrete per sbarazzarsi di qualsiasi attaccante. Ma più si procede con lo studio dell'arte del combattimento, tanto più ci si accorge che l'uomo è più importante della tecnica.
Il nostro cervello così acuto in alcune occasioni si può paralizzare dalla paura, nonostante la pratica regolare in palestra, egli può impedirci di rispondere in modo efficace.
Il primo passo per superare una situazione di emergenza è considerare la possibilità che accada.
La tecnica è importante, ma rappresenta solo una parte della legittima difesa.
La preparazione mentale, è altrettanto importante.
L'addestramento nella difesa contro i coltelli è una delle più difficili e più complesse, non c'è spazio per gli errori.
L'apprendimento deve essere il più realistico possibile con gli scenari, gli aggiornamenti le difficoltà e l'incapacità del tenere a fuoco il pericolo durante la realtà del combattimento.
Gli insegnanti di arti marziali devono essere il più onesti e responsabili possibili con i loro studenti. Non c'è niente di peggio che dare false certezze e troppa fiducia nelle tecniche studiate.
Possiamo dire che ci sono due serie principali di circostanze in cui possiamo trovarci coinvolti in un attacco con il coltello, attacco in cui si vede l'arma e quello in cui non si vede.
Nel primo caso, un individuo attacca dopo aver esternato le proprie minacce o intimidazioni con un'arma, o quando un individuo che durante una discussione o un momento di follia sequestra al primo un utensile tagliente.
In questi casi se è possibile prendi e mantieni una distanza di sicurezza oppure blocca e rispondi rapidamente e brutalmente.
Nel secondo caso, tutte le tattiche specifiche e le tecniche saranno difficili da usare e non possiamo certo fare affidamento sulla fortuna o la goffaggine del nostro aggressore.
Purtroppo il secondo scenario è il più comune, secondo statistiche statunitensi, l'80% degli agenti di polizia uccisi o aggredito con un coltello non ha visto l'arma.

Principi generali di sicurezza
Parametri da considerare:
L'attaccante ha l'intenzione di utilizzare il coltello per spaventare o minacciare? o per uccidere?

L'attaccante è sotto l'influenza di droghe o alcool, sembra avere problemi mentali?

Possiamo risolvere la situazione attraverso il dialogo?

L'attaccante è solo lui?

Il luogo in cui avviene lo scontro è alla luce o al buio?

Ci sono oggetti o mobili che mi potrebbero servire come protezione, o come una difesa?

Ho l'opportunità di scappare?

Puoi attaccare per primo? (migliore opzione)

L'aggressore ha uno o due coltelli?

Che tipo di coltello (dimensioni, a doppio taglio ...)?


Azioni da intraprendere contro un individuo armato di coltello:
Regola # 1: continua a muoverti, non essere un bersaglio fermo. Intanto studia il terreno.
(Oggetti, mobili che offrano una possibile protezione o per una possibile difesa).
Attenzione alle persone che ti circondano, spesso gli aggressori non sono soli.

Regola # 2: proteggere gli organi interni, Come difesa usa sempre la faccia esterna dell'avambraccio (sul lato interno sono posizionate le arterie e i tendini). A volte si devono usare tecniche definite di sacrificio, è meglio sacrificare la parte esterna degli avambracci che non la gola!

Regola 3: Mai andare a terra con un individuo armato di coltello. Mantieni la distanza di sicurezza, crea una situazione di stallo. Non cercare di disarmare il tuo aggressore con un colpo sferrato con la gamba. Puoi mancare il coltello e ti troveresti fuori equilibrio, ma soprattutto rischi che il tuo aggressore ti recida l'arteria femorale.

Regola 4: la difesa (blocco o parata) e la risposta devono essere simultanee. La risposta deve essere forte (alla gola o negli occhi) per destabilizzare il nostro avversario, seguito a catena da un secondo attacco, con cui è possibile disarmarlo, per neutralizzarlo o fuggire.

Regola 5: Se hai un bastone come arma, o un bastone telescopico, un tonfa, utilizza la lunga distanza per colpire.

Regola 6: Se sei riuscito a disarmare il tuo avversario fai attenzione quando stai per recuperare o rimuovere l'arma, attento che qualcuno non la recuperi prima di te.

Dopo lo scontro, quando tutto è finito, assicurati di non stare male. Molte persone che sono state tagliate con un coltello durante uno scontro non se ne rendono subito conto.
La Difesa contro un coltello è molto complessa, con molti parametri su cui basarsi per le tecniche, le tattiche, ambientale e soprattutto psicologico.
Tutto ciò richiede una formazione costante, specifica e il più vicino possibile alla realtà.
In questo campo di battaglia, come negli altri, si deve essere di mentalità aperta, sii curioso, non avere paura di rimettere in discussione tutto, segui molti corsi con insegnanti diversi che hanno stili diversi e che per ciascuna tecnica, saranno disposti a condividere con te le proprie esperienze.
Ma sappi che nessuno possiede la verità, e si sceglie quello che meglio si adatta, perché dopo tutto è la tua vita in gioco.

Qiang

Qiang è il termine cinese per indicare la lancia.
Molti generali nel corso dei secoli hanno preferito l'uso della lancia ad altre armi, perché le sue tecniche e le applicazioni sono nettamente superiori a quelle di altre armi.
La maestria nell'uso della lancia richiede rapidità e agilità. Per questo i suoi movimenti sono normalmente paragonati a quelli di un drago che nuota.
La lancia viene utilizzata principalmente per accoltellare, anche se potrebbe essere utilizzata per spazzate, tagli e blocchi. Il blocco di solito è fatto con la parte dell'albero della lancia.
Dal momento che la lancia è così versatile gli è stato dato il titolo di regina delle armi lunghe
La lancia Shaolin che la maggior parte di noi conosce è costituita da un legno bianco. Che cresce solo nel nord della Cina. Questo legno viene privilegiato per la sua flessibilità e primaverile qualità. La parte finale della lancia è spessa, che tende ad assottigliarsi come si arriva più vicino alla punta. La punta della lancia è in acciaio ed ha la forma di una freccia con due bordi. Una delle caratteristiche più evidenti di quest'arma è il nappa rossa che viene legata alla base della punta a forma di diamante. La nappa ha una doppia finalità. Innanzitutto la nappa viene utilizzata per portare l'attenzione dell'avversario lontano dalla punta della lancia.   In secondo luogo, le nappe fermano il flusso di sangue che dalla lama cola sull'albero della lancia. Questo è molto importante poiché la lancia potrebbe risultare molto scivolosa da tenere e anche se il sangue colato sull'albero comincia ad asciugarsi la vischiosità potrebbe influenzare le tecniche di scorrimento della lancia.
La lunghezza di una lancia varia da circa 7 piedi (2 metri), comunemente usata dalla fanteria, fino alla lunghezza di 13 piedi (4 metri), favorita dalla cavalleria.
Molte arti marziali cinesi hanno sviluppato proprie forme sull'uso caratteristico della lancia nei loro curriculum.
Il condizionamento fornito dallo sviluppo delle tecniche di lancia è ritenuto di un valore inestimabile e in molti stili è la prima arma alla quale vengono introdotti gli studenti.
Nell'antica Cina, molti guerrieri esperti (artisti marziali) sapevano che questa usata da un guerriero abile era solitamente letale. Due dei maggiori esponenti nell'uso della lancia sono stati i famosi Generale Yueh Fei e la prima donna guerriero Fa Mu Lan. Entrambi erano considerati invincibili grazie alla loro conoscenza dell'uso della lancia in combattimento.
(Alcune leggende vogliono che sia stato il generale Yueh Fei a sviluppare l'idea dal quale è nato lo Yi Xing e altri sistemi di arti marziali.)
Si dice che durante il "margine dell'acqua" periodo della Cina antica alcuni eroi sui "Monti Leung" avevano fama di essere abili combattenti con la lancia. Il miglior combattente con lancia di quel gruppo era Lin Chung la cui mossa finale era il "cavallo di ritorno spinge la lancia". Questa tecnica si basava su di un movimento a corpo inverso, durante una ritirata tattica che attira l'attaccante a seguirci portandolo in uno stato di frenesia. Poi il guerriero con la lancia improvvisamente si ferma e con un ribaltamento spinge la lancia contro il corpo del suo avversario. Quando viene eseguita correttamente la tecnica, la lancia raramente manca il bersaglio.

Haiku

Nella letteratura giapponese, gli Haiku rappresentano una parte molto importante e caratteristica dell'essenza più profonda della cultura nipponica.
La condizione alla base di questo tipo di poesia è la convinzione dell'inadeguatezza del linguaggio, rispetto al compito di testimoniare la verità. C'è molta cultura Zen alla base della poesia Haiku, il cui intento è quello di far tornare il linguaggio alla sua essenza pura, ovvero alla sua nudità
Nessuna manifestazione del reale, neppure la più semplice, è indegna di essere trattata dai Maestri di Haiku: in ogni cosa è l'energia vitale a svelarsi alla mente, se questa è scevra da schemi e pregiudizi, dalle proprie abitudini e dai limiti del razionale. E poiché l'energia vitale è movimento, anche l'Haiku, seppure nella sua semplicità, dovrà permettere a questo movimento di esprimersi, attraverso le sillabe, e di esprimere a sua volta la comunione, l'esigenza dell'uomo di essere tuttuno con la natura.
Anche se veicolo di questa comunione, l'Haiku, però, non diventa mai semplice descrizione realistica, ma và sempre interpretato come testimonianza di una visione che va appunto oltre gli schemi di cui sopra.
Esistono almeno due modi di scrivere Haiku che danno vita a due stili diversi.
Il primo stile è caratterizzato dal fatto che uno dei tre versi (normalmente il primo) introduce un argomento che viene ampliato e concluso negli altri due versi.
Il secondo stile produce Haiku che trattano due argomenti diversi messi fra loro in opposizione o in armonia. Questo secondo stile può attuarsi con due modalità: il primo verso introduce un argomento, il secondo verso lo amplia e lo approfondisce, il terzo verso produce un'opposizione di contenuto, un capovolgimento semantico che in qualche modo ha però relazione con il primo argomento. Questo sbalzo semantico può anche essere sottilissimo.
Ma potrebbe anche essere che il primo verso introduce un argomento, e sono i due versi successivi che introducendo un nuovo argomento lo mettono in relazione con l'argomento trattato nel primo verso (in opposizione o in armonia).
Basho, uno dei massimi poeti di Haiku, dopo aver letto una composizione del discepolo Kikaku, gli disse: "Hai la debolezza di voler stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine".Nelle poesie di Basho l'intera natura è chiamata ad esprimersi: l'acqua, le rocce, i fiori, il sole, le nuvole e le stelle, gli animali, le piante, il mare e il vento e insieme a tutto ciò, il dolore e la gioia dell'uomo. Tutto è Kami, divinità, e al cospetto del divino il poeta si colloca, anima e corpo in un'unità inscindibile, nella condizione estatica della contemplazione.
L'Haiku è nato in Giappone nel XVII secolo.
Deriva dal Tanka, componimento poetico di trentun sillabe.
Si scrivevano poesie Tanka già nel IV secolo. Il Tanka è formato da cinque versi con una quantità precisa di sillabe per ogni verso: il primo verso contiene cinque sillabe, il secondo sette sillabe, il terzo cinque sillabe, il quarto sette sillabe, il quinto sette sillabe. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l'Haiku.
La prima antologia di poesia giapponese intitolata "Manyoshu" risale all' VIII secolo; comprende 20 volumi con 4.500 poesie in diverso stile.
In Giappone si calcola che più di dieci milioni di persone si diletta a scrivere Haiku. Ci sono attivissimi gruppi di poeti (chiamati Haijin) che si riuniscono per parlare di Haiku. Tutte le maggiori riviste e quotidiani giapponesi hanno una rubrica dedicata agli Haiku.

Discipline esoteriche giapponesi: Kobudera, Shugendo, Mikkyo, Kuji Kiri...

L'interpretazione odierna delle arti marziali è ormai globalmente quasi sempre equivocata relegando in uno spazio sempre più esiguo una realtà molto rara.
Tecniche sviluppate in secoli di guerre, battaglie, duelli si sono ormai trasformate in uno sport o nel peggiore dei casi in spettacoli da baraccone... ma è davvero tutto qui, quello che rimane di tradizioni, leggende, cultura?
Davvero le tradizioni che hanno sfidato i secoli devono cedere l'onore delle armi alla modernizzazione, perdendo il loro vero obiettivo? O qualcosa è sopravvissuto...?
Molte Arti Marziali sono indissolubilmente legate alle religioni tradizionali orientali del luogo dove sono nate e si sono sviluppate, buddismo e taoismo in Cina, buddismo e shintoismo in Giappone solo per citarne alcune.
Eppure all'adepto viene insegnato ad uccidere, donando in molti casi la quasi certezza dell'impunità. Questo dualismo incomprensibile per la mentalità occidentale, è in realtà una condizione normale in oriente... Yin Yang, gli opposti che si rincorrono, si uniscono, la Luce che esiste come dualità dell'oscurità e viceversa...
Anche le Arti Marziali riflettono questa ideologia, con profondi studi di psicologia e sullo spirito da una parte, unito a tecniche che portano all'uccisione del nostro avversario come controparte, in una apparente contraddizione, che è tale solo se osservata superficialmente.
Questo si è riflettuto per secoli sui diversi "destinatari" dell'Arte.
Da una parte individui capaci di gesta straordinarie, gli Yamabushi, monaci guerrieri erranti che le leggende vogliono in possesso di poteri mistici, dall'altra i guerrieri dell'ombra, gli assassini silenziosi, i ninja, guardati con orrore e terrore da tutti, odiati perchè temuti...
Uomini che si trovano agli antipodi dell'arte, eppure cosi simili nelle conclusioni a cui sono giunti sul rapporto dell'uomo e della natura. E che praticano discipline esoteriche molto simili, che derivano da sette buddiste e da antiche credenze scintoiste: il Kobudera, il Mikkyo, lo Shugendo, il Kuji Kiri.
I primi le usano come mezzo per giungere all'Illuminazione, i secondi per aumentare esponenzialmente le proprie capacità "trasformandosi" così in infallibili macchine dispensatrici di morte. O almeno questo è quello che può sembrare a una prima occhiata, leggendo le poche (o molte) pubblicazioni che possiamo trovare in giro. In realtà la distinzione non è affatto cosi netta. Perchè in realtà quando un ninja usa le sue conoscenze per terminare una vita egli è solo un emissario del Karma, poiché sa che sta per commettere un'azione irreversibile...
Yamabushi e ninja, Shugendo e Kuji Kiri, leggende, storie, tradizioni profondamente radicate nell'animo di ogni giapponese, leggende, storie... nulla di vero dunque?
Solo trucchi da baraccone, suggestione e duro allenamento?
Forse. O forse no?
Perchè ancora oggi, nel moderno Giappone ipertecnologico, non è inusuale assistere a riti ancestrali che si perdono nella nebbia del tempo, quando un monaco, lacero e sporco, lascia il suo rifugio tra i monti e scende tra la gente dei villaggi.
Le Arti Marziali all'inizio del 21° secolo sembrano aver compiuto compiuto lo stesso percorso che ha portato il lupo ad essere addomesticato fino a diventare il tranquillo cane domestico che tutti conosciamo... ma non tutti hanno scelto questa Via... non tutti hanno abbandonato le zanne del Lupo... pochi eletti, in una società moderna e solo in apparenza radicalmente cambiata, percorrono la loro Via, e finchè loro esisteranno le leggende non moriranno, Shugendo e Kuji Kiri si perpetuano e si rinnovano, in un processo vecchio di secoli, nell'eterno, infinito processo di conoscenza di sè... come un cerchio che si chiude in eterno su se stesso.


Questo post è in tua memoria Maestro.
Prima da Maestro ad allievo.
Poi da Maestro a Maestro.
Infine da Padre a figlio.
Questa è l'arte.

mercoledì 6 luglio 2011

Le origini del combattimento a mani nude russo


Un esempio di 19° SECOLO LA CANZONE RUSSA EPIC Vassiliy BOUSLAIEV.






RUSSO CHROMO 18° secolo.


UN Geisler INCISIONE 17° secolo. "La lotta Russa a Mosca."

In origine (le truppe) dei principi utilizzavano i metodi di combattimento corpo a corpo come mezzo di preparazione per i guerrieri di professione. Documenti storici (la storia russa ed europea del Medio Evo), e le canzoni epiche e leggende, forniscono le prove di questa affermazione. I canti epici che hanno resistito alla prova del tempo e all'oblio, sono le migliori fonti di informazione.
Abbiamo ancora in nostro possesso delle testimonianze con una sorprendente descrizione dettagliata delle tecniche di combattimento corpo a corpo russo.
In tutti i canti epici, senza eccezione, l'importanza del combattimento corpo a corpo era fondamentale. In generale i guerrieri non smettevano di combattere senza che uno di loro vincesse, si arrivava al combattimento corpo a corpo, una volta scesi dai loro cavalli.
Ricerche approfondite dimostrano che la tecnica del vecchio combattimento corpo a corpo russo di cui i canti epici riportano le vicende, ricorda molto il Pankration dell'antica Grecia. E' più che possibile che questa non sia una coincidenza. I legami culturali e religiosi con l'impero bizantino contribuirono, per molti secoli, all'assimilazione di una serie di elementi del combattimento corpo a corpo delle Olimpiadi dell'antica Grecia da parte dei soldati russi.
Nel Medioevo l'ambiente religioso emise dei divieti sulla lotta corpo a corpo. Tuttavia, le arti marziali russe, trovarono le loro radici negli antichi giochi slavi pagani, arricchendosi con le tecniche dell'antica Grecia, creando così un'arte coerente, originale e diversificata. Dopo averle separate dai riti pagani, i russi gli attribuirono i valori spirituali bizantini senza perdersi nell'eccessiva razionalità greco-romana, ciò finii per rendere l'arte marziale russa inseparabile dalla cultura popolare.
La forza e le capacità dei più forti nel combattimento corpo a corpo spesso hanno giocato un ruolo nell'esito di qualsiasi battaglia. Secondo lo storico V. Klutchevskiy il combattimento corpo a corpo faceva parte di un'arte che faceva parte di un complesso sistema per la preparazione di un guerriero. Le lotte collettive "Stenka ha stenkou" rappresentavano uno sviluppo delle tecniche marziali.