giovedì 29 settembre 2011

Le 9 donne più desiderate della corea


9. (TIE), Kim Hye-SOO (in alto) e Kim Hyang-SHI 

8. Kim Yoo-BIN
7. HAN Chae-YOUNG
6. KWON YU-RI
5. SON DAMBI

4. (TIE), Kim Tae-hee (in alto) e HAN GA-IN
3. SONG Hye-KYO


2. Lee Hyori
1. Jeon Ji-Hyun

giovedì 22 settembre 2011

"Il Pugno a Catena"


Il suo movimento
Esso è molto veloce e ciclico, usa una distanza prevalentemente medio/corta ed è accompagnato da un leggero movimento di spalle e anche.
Alla base del movimento vi è la continuità ed il cambio di ritmo unito all’immediatezza dell’azione.
Il principio fondamentale è rappresentato dalle mani che si rincorrono una di seguito all’altra percorrendo una linea centrale immaginaria.
La cosa più importante è che esse siano cicliche e che spingano in avanti.
Attenzione, NON in modo circolare, ma in modo ellittico (immaginate il pistone delle ruote di un vecchio treno). Quando una mano stà per tornare indietro, l’altra arriva subito a contatto come le onde del mare che si rifrangono sugli scogli.
Prima una veloce, poi una più lenta, poi ancora una lenta, poi una forte, poi una veloce, poi una lenta, poi due o tre veloci intense…. Il ritmo deve variare e l’energia deve essere perforante.

Gli Esercizi
Da fermo colpisci un bersaglio piccolo come una pallina da tennis, usa i Focus disegna un piccolo cerchio sul tuo sacco o altro che ti possa aiutare nell’esercizio. Continua a sferrare pugni nel modo corretto per circa 2 minuti. X 5 volte - Ritmo Intero (continuo)
Colpisci un bersaglio con scariche da 3 pugni molto veloci e con molta intensità 3 pugni X 50 ripetizioni - Ritmo spezzato
Colpisci un bersaglio con scariche da 4 pugni, ma dando una brevissima pausa tra il 3 ed il 4 pugno. Colpisci con velocità nei primi 3 pugni, con il quarto pungo fai un affondo. Ripeti l’esercizio X 50 volte - Ritmo tre quarti
A) Ripeti gli esercizi in movimento inseguendo un bersaglio e indietreggiando dal bersaglio, la tua energia deve sempre andare in avanti.
B) Aggiungi del peso ai polsi con delle polsiere 1 o due kg al massimo e ripeti gli esercizi sopra indicati
C) Applica gli esercizi da seduto, da sdraiato.
D) Esercitati in combattimento, continua a variare i tuoi ritmi

Le combinazioni:
Esegui gli esercizi: 1 2 3 - A1 A2 A3 - B1 B2 B3 - C1 C2 C3 - D1 D2 D3

L' Essenziale
Estrema velocità
Immediatezza
Spinta in avanti
Ritmo variabile
Ciclicità

“La velocita’ muscolare o velocita’ in resistenza”



           
Immaginiamo di essere davanti ad un sacco da Boxe e di sferrare quanti più pugni in minor tempo possibile, dobbiamo compiere questo esercizio eseguendo una velocità progressiva. Partiamo lentamente, poi più veloce, poi ancora più veloce e velocissimo, cerchiamo di resistere quanto più a lungo possibile. Vedrete che la vostra velocità e resistenza migliorerà notevolmente ogni volta che vi applicherete con tenacia. 
Fate attenzione a come migliorare questo tipo di velocità. Misurate i vs. tempi e osservate i progressi.
Vi accorgerete che la vostra velocità varierà in tre fasi, la prima fase è quella progressiva dove l’impegno muscolare in una scala ipotetica da 1 a 10 è 4, la seconda fase è la fase di punta dove la vs velocità raggiunge il livello massimo 10 ed una terza fase chiamata fase calante dove si raggiunge una velocità 3. La media della velocità ed il tempo impiegato dal vs corpo nel compiere lo sforzo è la velocità che dovete tenere presente come riferimento nei vostri allenanenti. Spiego meglio il principio.
Una prima fase progressiva, una seconda fase dove si raggiunge un picco massimo, ed una terza fase calante dove il corpo non risponde più correttamente. 
La media di queste tre velocità è la tua velocità di resistenza.

Obbiettivo:         
Cerca di essere veloce a lungo e in tutte le tre fasi 

“la velocità esplosiva o scatto”.
Nella velocità esplosiva esistono due fasi. Una prima fase di esplosione e quindi di massima velocità utilizzando moltissimo la contrazione muscolo-nervosa  detta anche fase esplosiva. In questa fase si raggiunge il punto massimo di velocità e successivamente inizia la fase calante. Quindi la nostra velocità esplosiva è data dal minor tempo impiegato al raggiungimento della fase esplosiva massima. 
L’idea è quella di avere uno scatto molto simile a quello di un felino, il corpo apparentemente rilassato e pronto allo scatto fulmineo per poi ritornare ancora pronto (come una Molla). Non usare mai il 100% della tua energia, usa l’80%, fai in modo che esso sia determinante e distruttivo.
La velocità esplosiva comporta grande dinamismo, senso del corpo, grande elasticità fisica, percezione sensoriale, senso visivo e riflessi.

Obbiettivo:
Abitua il tuo istinto a essere attivo e reattivo alle circostanze, allena lo scatto sferrando 3/5/8 azioni di attacco senza mai interrompere il flusso di energia e poi recupera.

“La velocità Apparente”     
Consiste nel creare un effetto ipnotico creato dalla ns. velocità. 
Cerco di spiegare meglio questa velocità. L’opponente cerca in modo naturale e istintivo di cogliere i ns tempi di esecuzione, così da mettersi al riparo dai nostri attacchi e quindi poi di essere in grado di contrattaccare.
E’ importante cogliere l’importanza di questa velocità per permetterci di cambiare rapidamente velocità di esecuzione. Questo ci consentirà di cogliere impreparato il nostro avversario. Il modo più semplice di allenare questa velocità è quello di allenarsi a cambiare rapidamente i tempi di esecuzione delle azioni. Questo tipo di studio vi porta rapidamente anche a sviluppare la “FINTA”. Ricorda, se il tuo opponente ti vede, allora è in grado di intercettarti.  Devi conoscere bene la “Velocità in resistenza” e la “Velocità allo scatto” per imparare a cambiare rapidamente ritmo.
     
Obbiettivo: 
Rendi la tua velocità impercettibile e imprevedibile sorprendi il tuo opponente
 
Qualità per migliorare la Velocità:
- mobilita’
- elasticita’
- resistenza alla fatica
- potenza fisica e vigilanza psichica
- immaginazione e fiuto

I fattori che sviluppano maggiormente la velocità sono:
- riscaldamento preliminare, riduce la viscosità e aumenta l’elasticità
- il tono muscolare
- l’atteggiamento appropriato
- la concentrazione
      
Nota 1: “La tensione generalizzata e le contrazioni muscolari non necessarie riducono la velocita’ e fanno sprecare energia”

Nota 2: “L’atleta può migliorare la sua velocità imparando a focalizzare l’attenzione e ad assumere atteggiamenti preparatori. La sua velocità relativa è legata anche al suo grado di concentrazione muscolare che è capace di raggiungere”

Nota 3: “Governano la velocità determinati principi fisici: raggio accorciato per l’azione più rapida, centramento del peso per velocità di rotazione, movimenti sequenziali, ma concentrati per moltiplicare la velocità. Trova il tuo stato migliore!”
     
NOTA GENERALE !: “E’ più importante il momento in cui il colpo viene portato che la velocità con cui viene sferrato”  
Bruce Lee

"LA DURA VIA DELLA VERITA'"




                                                 
"La vittoria e' di uno soltanto,
                                                                                        di chi, già  prima della lotta non formula pensieri propri, ma si affida alla non -mente. "Il combattimento e'
                               una questione di movimento. Si tratta di trovare
                               un bersaglio, evitando di diventare un bersaglio"
                             
                                                                 Bruce Lee
                               

Un grande e fondamentale aspetto considerato da Bruce Lee nella sua pratica Marziale era “La Verità”. La ricerca della verita’ e’ faticosa, impegnativa, ma ci premia in termini pratici. Ogni aspetto di questa Ns riflessione deve servire per aiutarci nella maggiore comprensione e ricerca di essa. Ma come fare a cercare “La Verità” senza però perdere troppo tempo ?? !
Ogni Allenamento deve avere quale suo scopo la capacità Fisica e Psicologica di Colpire il Nostro bersaglio. L’allenamento fisico deve potenziare quei muscoli che ci servono realmente per compiere lo sforzo in fase di combattimento e quindi cercherò di Allenare maggiormente quei muscoli che mi servono per scattare, per esplodere, per  tirare, per intrappolare, per colpire a distanza ravvicinata ETC..
Allenerò la resistenza allo sforzo affinché il mio corpo possa sopportare lo Stress fisico durante un combattimento. Allenerò la mia mente a rimanere concentrata per evitare perdite di tempo o colpi inaspettati. Allenerò il mio spirito a essere Forte e a cogliere il meglio da ogni situazione affichè nessuno mi possa immobilizzare. Imparerò ad adattarmi e a improvvisare affinché il mio corpo si adegui alle circostanze come l’Acqua scorre nel fiume !
Questo ha senso per un vero praticante di Jeet Kune Do, solo questo ha senso!  Mettetevi in discussione e date sempre prova delle vostre ragioni, dimostrate quello che sostenete. Immaginiamo di essere in palestra o in un luogo a voi consono insieme ad un vs. compagno di allenamento. Dovete compiere un semplice movimento di attacco di pugno o di calcio. Molti praticanti sono convinti che sia sufficiente “Simulare” l’azione eseguendo il movimento fino a quasi toccare il nostro compagno, ma per molte ragioni non arrivano ad avere il contatto. 
Perche ?  Perche’ ci si ferma prima ? Paura forse, paura di fare del male, incapacità di trovare la distanza giusta, scarsa convinzione nel colpire, paura di offendere il ns compagno, paura di sentire dolore, paura di conoscersi meglio…
Molti sono i fattori, molti sono i “Demoni da sconfiggere” ma con un pò di costanza e giusto allenamento si ottengono eccezionali risultati.
La ricerca della Verità stà proprio qui, COLPITE ! e toccate ! Concentratevi, riscaldatevi bene prima di fare l’azione, siate determinati, abbiate un rapporto di reciproca stima con il Vs compagno, ma ricordate di non esagerare perchè se si “Rompe” non potrà più aiutarvi a conoscere la Verita. Inoltre ricordatevi che poi toccherà a lui !!!.
Evitate di fare movimenti privi di VITA. Ricorda che esiste un momento per Capire, un momento per Allenare ed infine un momento per Combattere. Non mischiate le cose, non cercate di Allenarvi quando e’ il momento di combattere e quando dovete allenarvi fatelo seriamente e non fingendo di combattere.

Forme



Sil lim tao (Siu nim tao)
Cheun kuen (forma del pugno a freccia)
Chiam kiu (Chum kiu)
Sar pao kuen (forma del sacco a muro)
Bil Chee (Bil Jee)
Sap lok gerkt fat (forma delle sedici tecniche di calcio)
116 movimenti al mok yan chong (forma all'omino di legno)
luk dim boon kwan (forma del palo a 6 punti e 1/2)
barth cham dao (la forma delle 108 tecniche dei coltelli a farfalla)

Sil Lim tao
In ogni scuola di Wing Chun gli studenti intraprendono lo studio dell'arte cominciando ad apprendere questa forma. Il nome tradotto significa, letteralmente, forma della piccola idea in quanto tale forma in sè racchiude tutti i movimenti di base del Wing Chun. Eseguita con la respirazione corretta, questa forma, oltre a mostrare tutte le tecniche di base dello stile, diviene, oltre che una forma tecnica, una forma di qigong, consentendo un notevole sviluppo dell'energia interna del praticante.
Essa si pratica nella posizione statica, Hoi Ma (Yee gee kim yung ma), tipica di quest'arte marziale, posizione che è la base di ogni altra posizione dello stile. In tale posizione l'allievo allena le sue gambe, rafforzando la loro muscolatura e raggiunge un perfetto radicamento al suolo, mediante l'utilizzo dei punti Yong Quan (situati sotto il piede) per trarre e scaricare energia al suolo.
Il Dantian inferiore, campo di cinabro, è naturalmente spinto in avanti mediante la spinta del bacino. In tal modo si allineano perfettamente i tre Dantian e con essi il perineo (Huiyin) punto situato fra gli organi genitali e l'ano, consentendo alla linea centrale che attraversa il corpo del praticante di essere perfettamente allineata al centro del corpo dello stesso attraversandolo dal capo sino al punto situato al centro fra i suoi piedi.
In questa posizione, lo studente impara e pratica i movimenti di base delle mani: Tan sau, fook sau, bong sau, cham sau, kan sau, pak sau, lien wan kuen (pugni a catena) ed ogni altro movimento di mano alla base del combattimento del Wing Chun. Tutte le tecniche praticate nella forma, compreso il movimento di apertura e di chiusura dei piedi sono tecniche perfettamente applicabili in combattimento, così come vengono praticate nella forma.
Il pugno a corta distanza tipico del Wing Chun è insegnato sin da questo ivello di apprendimento. Il concetto della "Linea centrale" del Wing Chun è anch'esso introdotto in questo stadio dello studio dello stile, affinché gli studenti possano sin dall'inizio familiarizzare con esso, sino a riuscire a renderlo proprio ed a metterlo in pratica in ogni esercizio così come in ogni combattimento.
Lo studio della Sil lim tao richiede un minimo di cinque/sei mesi per la corretta esecuzione della sequenza, uno studio di diversi anni consente di raggiungere la perfetta conoscenza delle tecniche della forma e delle relative applicazioni. La forma andrà praticata dallo studente, così come da qualsiasi praticante a qualsiasi livello, ogni giorno sia su entrambe le gambe sia su di una sola gamba, la velocità dovrà essere moderata così da consentire un perfetto apprendimento fisico del movimento e da permettere al qi di penetrare ogni singola parte del corpo. La Sil lim tao è la forma di base che accompagnerà ogni praticante per tutta la durata dei suoi studi del Wing Chun. Tutti i più grandi maestri quotidianamente praticano le forme ed in modo particolare dedicano parte del loro allenamento alla pratica ed allo studio della Sil Lin Tau. Più a lungo essa sarà praticata più solide saranno le basi del praticante.

Chiam Kiu (Chum Kiu)
Questa forma intermedia enfatizza le tecniche di difesa. Mediante la pratica di questa forma il praticante studia ed allena correttamente gli spostamenti con i piedi, che consentono di chiudere la distanza con l'offensore, ed il corretto modo di girare il proprio corpo in risposta agli eventuali attacchi subiti. La chiave interpretativa di questa forma è proprio nel corretto movimento delle anche dal quale parte il movimento di tutto il corpo. In essa si studiano differenti movimenti di difesa e di contemporaneo attacco, inoltre sono presentati due semplici calci di base.
Il calcio frontale medio all'inguine dell'avversario ed il calcio laterale al ginocchio.
Il sistema dei calci delle scuole di Wing Chun tradizionali è molto diretto e mira a colpire l'avversario dalla cintola in giù. Dopo aver appreso tale forma il praticante svilupperà una buona abilità difensiva ed offensiva. A questo livello di apprendimento sarà possibile praticare le tecniche apprese, in modo reale, mediante esercizi di sparring e di combattimento praticati all'interno della scuola.
L'uso della corretta respirazione consentirà, inoltre di utilizzare il qi nelle tecniche di difesa e di attacco, sviluppando una maggiore sensibilità ed una resistenza superiore alla media. Inoltre si comincerà ad innalzare la soglia del dolore e si imparerà a far circolare coscientemente e correttamente il qi nel proprio corpo in movimento.

Bil Chee (Bil Jee)
La Bil Chee è l'ultima e più avanzata forma nelle tecniche di base del Wing Chun. Essa viene insegnata dopo che l'allievo ha imparato e perfezionato le applicazioni delle prime due forme. Le dita allungate anziché chiuse a pugno divengono delle armi. Questa forma richiede anni di allenamento e studio prima che una persona possa trarne reale profitto, ossia prima che il praticante sia in grado di applicarne correttamente le tecniche in una situazione reale di combattimento.
Con l'allenamento costante si ottiene una forza elastica e flessibile anziché rigida e dura. In linea con il principio taoista per cui il morbido vince sempre sul duro, il praticante di Wing Chun imparerà ad essere morbido come l'acqua che nonostante il suo aspetto con il suo adattarsi ad ogni forma ed ogni situazione riesce a penetrare in ogni dove, sgretolando persino i materiali più duri.
Questa forza, sviluppata nel sistema del Wing Chun, è paragonabile alla forza sviluppata dai movimenti eseguiti dalla gru e dal serpente immobili di fronte alla preda sino al momento dell'attacco quando scattano con improvvisi e velocissimi movimenti mettendo termine alla loro azione in pochi secondi.
Durante questa fase dello studio l'allievo imparerà anche ad attaccare l'avversario in alcuni punti vitali (occhi, inguine, gola, costole, naso etc.). Eseguendo le tecniche di questa forma durante il combattimento libero, lo studente, seguito da un insegnante competente e preparato, imparerà a controllare se stesso e l'avversario in modo tale da non arrecare alcun danno materiale al suo compagno di allenamento.
Lo studio del qigong in questa fase consentirà all'allievo di avviarsi nell'apprendimento dell'uso dell'energia nel colpire così come nell'assorbire i colpi dell'avversario. Si avvierà lo studio dell'arte di colpire precisi punti di pressione (punti situati lungo i meridiani, canali nei quali il qi circola nel corpo, e individuati dalla medicina tradizionale cinese) per rendere più efficaci i propri attacchi.
Durante questo periodo dello studio l'allievo raggiungerà il massimo profitto liberandosi da ogni restrizione e regola nella pratica dell'arte.
Così il praticante diverrà imprevedibile e potrà facilmente sorprendere il suo avversario sia attaccando che difendendosi, in ogni situazione di combattimento, in allenamento così come in strada. In tal modo quest'arte diverrà una vera arte di auto espressione.

Forma al mok yan chong (forma all'omino di legno)
Queste tecniche sono comuni a molte arti marziali nate dallo Shaolin del Sud.
Ng Mui formulò 108 tecniche all'omino di legno inserendole nel suo stile. Ella trasmise queste tecniche a Yim Wing Chun così esse divennero patrimonio dello stile. Da allora esse furono trasmesse solo all'interno della scuola e tutti i maestri ne fecero tesoro. Questa forma nel passato era considerata segreta da molti maestri, ragione per la quale molti allievi giunti al completamento dello studio delle basi e delle tre forme a mani nude del Wing Chun non la impararono mai, e comunque essa era sempre insegnata in segreto.
Le tecniche di base e quelle delle tre forme di base saranno ricordate ed applicate, correttamente, per sempre se il praticante conoscerà i 116 movimenti all'uomo di legno. La pratica giornaliera, infatti, consentirà al praticante di ricordare e migliorare, costantemente, le proprie tecniche, inoltre l'esecuzione dei movimenti all'uomo di legno consente di allenare l'applicazione reale delle tecniche anche in assenza di partner ed è praticabile anche in età avanzata.

Luk dim boon kwan (forma del palo a 6 punti e 1/2)
La forma del bastone fu inserita nel sistema del Wing Chun da Leung Yee Tai che scambiò le sue tecniche con Wong Wah Bo, esse sono derivate dallo Shaolin del Sud, e sembra abbiano origine nelle tecniche elaborate da Jee Seen che come Ng Mui era uno dei cinque venerabili.
La forma con il bastone è semplice e breve ma le tecniche di combattimento ed il loro allenamento sono veramente complesse. Ci sono molte tecniche di attacco e di difesa oltre ad appositi esercizi di "Chi sao" con il bastone. Lo studente dovrà apprenderle ed allenarle tutte dopo aver studiato la forma. Inoltre dovranno essere allenate apposite tecniche per sviluppare l'abilità nel maneggio dell'attrezzo, con l'ausilio di piccoli strumenti quali anelli legati al soffitto mediante delle piccole catene, fogli di carta etc.

Barth cham dao (la forma delle 108 tecniche dei coltelli a farfalla)
La forma dei coltelli a farfalla è sempre stata considerata un segreto nel sistema di allenamento di ogni scuola di Wing Chun. Essa era considerata tesoro esclusivo di un maestro ed in quanto tale veniva insegnata esclusivamente a quei pochi allievi "dietro i quali veniva chiusa la porta" (tipica perifrasi cinese stante ad indicare l'accettazione di uno studente, da parte di un maestro, quale suo discendente nella dinastia dello stile). I Coltelli a farfalla sono lunghi dodici pollici incluse le impugnature di circa tre pollici. Le lame sono larghe circa due pollici e sono, usualmente, in acciaio temprato.
La forma dei coltelli a farfalla si divide in dieci sezioni. Ogni sezione è composta da diversi movimenti per un totale di 108 movimenti.
Appresa la forma lo studente dovrà apprendere ad usare i Barth chan dao in combattimento con appositi esercizi e tecniche eseguite in coppia con un compagno di allenamento.

"DOMINARE LE 4 DISTANZE"



Occorre prima osservare che ciò che si vede o si legge deve essere considerato nella totalità dello studio del Jeet Kune Do. Infatti studiare il JKD vuol dire studiare la semplicità, vuol dire sapere osservare e la totalità e non la parziale frammentarietà. Il Jeet Kune Do non deve essere visto come la regola, ma come una traccia verso la semplicità e la migliore efficienza.
Dominare le 4 distanze significa sapersi relazionare in modo eccellente.
Le distanze del combattimento possono essere molte più di 4, ma per semplicità seguiamo il principio del JKD e quindi cercheremo di individuarne 4 di fondamentali. Esse infatti, raggruppano e studiano tutte le altre vie di mezzo. Riprendendo le parole del grande Bruce Lee “comprendi la radice e capirai tutto il resto”.           E’ essenziale capire che non occorre studiare in modo frammentato, ma esse vanno comprese nella loro totalita’ di movimento.
Ecco infatti riassumento le 4 distanze fondamentali:
1)distanza lunga (kick)                                                      

2) distanza media (boxing)                                                           

3) distanza corta (trapping)                                                    

4) distanza corpo a corpo (grappling)

Distanza lunga (Kick)
Eseguite calci a ripetizione con estrema precisione e senso del corpo, colpite bersagli facili che consentano la possibiltà di sciogliere la distanza (allontanarsi) o di chiudere la distanza (pressare) allenatevi utilizzando bersagli in movimento, fatevi aiutare dal vostro sparring, esso infatti ha un’impotanza essenziale nel capire come relazionare la propria distanza. Utilizzate i “Focus” per colpire con potenza ed elasticita’.
Non allenate mai un solo calcio, ma cercate sempre di eseguire una ripetizione di calci e di variare il tipo di linea di attacco e quindi il tipo di calcio.

Distanza media (boxing)
In rapida successione allenate il vostro Jab e il vostro cross, eseguite sempre i movimenti in modo che essi siano il più diretti possibile. Cercate di passare attraverso la linea centrale. Allenate il gancio corto, il gancio lungo, il montante, il pugno rovesciato (beck fist). Fate in modo di usare le vostre “anche” e spalle come molle che scattano e ritornano in continuazione. Anche in questo caso eseguite i movimenti in un tempo unico. Energia di movimento e non semplice contrazione muscolare.

Distanza corta (trapping)
E’ necessario conoscere e sapere gestire bene la distanza corta attraverso l’intrappolamento o l’apertura della guardia del nostro opponente. La distanza corta è una distanza estremamente pericolosa perchè implica delle grandi abilità tattiche. Sviluppate il vostro trapping attraverso la sensibilità tattile, visiva, percettiva.
Fate in modo che i vostri colpi siano sempici e veloci, devi essere un’onda che schiaccia, che scivola, che scorre sempre in modo continuo. Devi essere come l’acqua che gestisce ogni cosa che incontra.

Distanza corpo a corpo (grappling)
Proiezioni, leve articolari, spazzate, strangolamenti, lotta a terra sono la caratteristica principale della distanza corpo a corpo. Per essere abili in questa distanza occorre sviluppare molto il proprio fisico. Molta forza e determinazione, abilità nel movimento corto e resistenza.
Allenate questo tipo di distanza sviluppando movimenti semplici e rapidi che possano atterrare e/o immobilizzare il vostro opponente. Eseguite semplici manovre finalizzate, lavorate con il vostro opponente in modo tale da rendere l’azione una qualche cosa di estremamente naturale.

Osservazioni:
per capire come dominare le 4 distanze dopo che le abbiamo studiate, è essenziale come vi ho già anticipato  gestire la relazione tra una misura ed un'altra in modo naturale. Agisci nel tuo spazio di azione con potenza esplosiva e determinazione devastante. Devi avere un ottimo footwork !
     
Importante:
Non farti mai e poi mai condizionare dalla distanza, devi essere in grado di essere talmente abile da sapere sferrare un calcio al volto da una posizione corta ed un pugno da una posizione lunga. Unisci i movimenti, esegui le tue azioni in un tempo unico, varia di continuo la distanza e le linee di attacco.

mercoledì 14 settembre 2011

Le leve articolari



Su che cosa è basato il successo delle prese?
Non è difficile comprendere i quattro punti essenziali che le caratterizzano.
1. Impiego delle leve
2. Colpire il punto più debole
3. Utilizzare la forza dell'aggressore a proprio vantaggio
4. Senso di sicurezza

L'uso delle leve
Ci opponiamo alla forza dell'aggressore con l'impiego di leve alle braccia, alle gambe, ai piedi, alla nuca; esse vengono applicate su diverse parti del corpo.
Certamente molti di voi sapranno che, in base a un elementare legge fisica, si può facilmente spostare un masso pesantissimo facendo leva sotto di esso.
Pertanto noi possiamo opporci alla forza del nostro aggressore in modo simile.
Le leve non danno scampo; una volta che sarete riusciti ad applicarne una, nessuno vi si potrà più sottrarre. Esse permettono ad una persona debole di dominare nel modo più assoluto la forza di una persona di gran lunga più robusta.

Colpire il punto più debole
Significa attaccare il punto dove l'aggressore può porre la resistenza minore, cioè le parti più sensibili del corpo.

Utilizzare la forza dell'aggressore a proprio vantaggio
Supponendo che premiate con tutta la vostra forza sul petto di un uomo, si verificherà subito da parte sua una contropressione di difesa. Ora lasciate andare improvvisamente e vedremo che gli in seguito lo slancio determinato dalla sua propria forza e del suo proprio peso cadrà in avanti.
Noi ne approfitteremo per mettere in pratica una presa.

Senso di sicurezza
Vi verrà automaticamente non appena saprete mettere in pratica con sicurezza le varie prese, squilibri, ecc.
Ciò lo otterrete solo esercitandovi in modo intenso. Sarete voi stessi sorpresi della sicurezza con cui reagirete in caso di concreta necessità.

domenica 11 settembre 2011

Le tecniche fondamentali del Tae Kwon Do


L’approccio al Taekwondo è semplice e diretto e la sua vera forza deriva dalla sua  apparente semplicità.
A differenza di altri stili marziali, coreani e non, che prevedono l’uso di colpi, il Taekwondo stimola nei suoi praticanti reazioni spontanee e istintive e le tecniche stesse sono adatte per applicazioni pratiche estremamente efficaci.
Il Taekwondo evita di insegnare tecniche elaborate e di difficile interpretazione prevedendo, invece, tecniche di generale validità e sempre efficaci, lasciando le applicazioni elaborate all’intuizione del praticante quando se ne presenti l’occasione.                                       
Il Taekwondo viene spesso paragonato con altre discipline di combattimento, in particolare con il Karate (dal quale, comunque, esso deriva); tuttavia il Taekwondo se ne differenzia per la maggiore utilizzazione delle tecniche di calcio e per le sue posizioni di guardia più alte e dinamiche (lo stile di Karate che richiama questa caratteristiche è solo il Kyokushin).
Chi possiede anche solo una infarinatura di arti marziali si renderà conto che il Taekwondo ha in comune molte tecniche con altri stili di combattimento; ma la differenza c’è e si evidenzia soprattutto nel modo con il quale queste tecniche, e, in special modo, quelle di calcio, vengono eseguite.
Nel Taekwondo, infatti, dopo ogni attacco, si enfatizza il veloce richiamo dell’arto che colpisce (gamba o braccio); il vantaggio del rapido richiamo dell’arto in posizione di caricamento è quello di colpire ripetutamente il bersaglio in rapida sequenza e con grande velocità, con lo stesso arto o con l’altro, se non addirittura insieme. Inoltre i colpi frustati sono talmente veloci, che risulta estremamente difficile, se non impossibile, pararli o schivarli. Evitando di calciare in maniera rigida si eviterà, inoltre, un grande pericolo: che il nostro avversario afferri e neutralizzi l’effetto del colpo.
Il Taekwondo è quindi caratteristico, in tutto il panorama delle Arti Marziali, per la sua vasta e originale gamma di tecniche di calcio; la forza che le gambe sprigionano e la distanza a cui possono arrivare ne fanno uno degli strumenti ideali per la difesa personale, così come viene insegnata nel Taekwondo.
Il grande utilizzo di queste tecniche, inoltre, rende i combattimenti nel Taekwondo, altamente spettacolari e dinamici.
Chiusa questa piccola introduzione, arriviamo adesso al cuore dell’argomento:
il Taekwondo ha ereditato dai suoi stili “genitori”, il karate okinawense, giapponese e coreano, una numerosissima serie di tecniche di combattimento.
Esse comprendono tecniche di attacco (kongkyok kisul), le quali includono: tecniche di pugno (jireughi sul), di calcio (chagi sul), tecniche di perforazione (tzireugi sul), come i colpi portati con la punta delle dita (sonkeut tzireugi), svariate tecniche per colpire con le diverse parti del corpo (chigi sul), come, ad esempio le tecniche di gomito (palkup chigi), e tecniche di difesa (makki sul).
Numerose sono anche le posizioni di attacco e di difesa studiate nel Taekwondo (seoghi sul).
Prima di passare allo studio delle singole tecniche ci occuperemo delle armi naturali del corpo umano così come esse vengono studiate nel Taekwondo.
Comunque, per facilitare lo studio di tutte queste tecniche abbiamo ritenuto opportuno suddividerle in diverse categorie, com’è possibile verificare dalla tabella sottostante:

Le armi naturali del corpo umano
Jumeok                  (il pugno)
Son                       (la mano)
Pal                        (braccia)
Bal                        (piedi)
Dari                      (gambe)
      
      
      
      Posizioni (Soghi)
      Neolpyo seogi
      Moa seogi
      Teuksu Poom Seogi
      
      Tecniche di difesaMakki sul
      
      
       Tecniche di attacco (kongkyok kisul)
      Jireugi sul (tecniche di pugno)
      Chigi sul (tecniche nel colpire con parti del corpo diverse dal pugno o dal piede)
      Tzireugi sul (tecniche di perforazione)
      Chagi sul (tecniche di calcio)
      

N.B. :
1) Il termine “sul”, seguente le varie parole (chagi, jireughi, etc.) vuol dire“tecnica”;
2) Segnaliamo che, accanto al termine utilizzato nel Taekwondo per descrivere la tecnica, abbiamo aggiunto in caratteri corsivi quello utilizzato nel karate coreano tradizionale.




Grandi onde

All’inizio dell’era Meiji viveva un famoso lottatore che si chiamava O-nami, Grandi Onde. O-nami era fortissimo e conosceva l’arte della lotta.
Quando gareggiava in privato, vinceva persino il suo maestro, ma in pubblico era così timido che riuscivano a batterlo anche i suoi allievi.
O-nami capì che doveva farsi aiutare da un maestro di Zen. In un piccolo tempio poco lontano soggiornava temporaneamente Haku-ju, un insegnante girovago. O-nami andò a trovarlo e gli spiegò il suo guaio.
“Tu ti chiami Grandi Onde,” gli disse l’insegnante “perciò stanotte rimani in questo tempio. Immaginati di essere quei marosi. Non sei più un lottatore che ha paura. Tu sei quelle ondate enormi che spazzano via tutto davanti a loro, distruggendo qualunque cosa incontrino. Fa così, e sarai il più grande lottatore del paese”.
L’insegnante lo lasciò solo. O-nami rimase in meditazione, cercando di immaginare se stesso come onde. Pensava alle cose più disparate. Poi, gradualmente, si soffermava sempre più spesso sulla sensazione delle onde.
Man mano che la notte avanzava le onde si facevano più grosse. Spazzarono via i fiori coi loro vasi. Prima dell’alba il tempio non era più che il continuo fluire e rifluire di un mare immenso.
Al mattino l’insegnante trovò O-nami assorto in meditazione, con un lieve sorriso sul volto. Gli batté sulla spalla. “Ora niente potrà più turbarti gli disse.”  “Tu sei quelle onde. Travolgerai tutto ciò che ti trovi davanti”.
Quel giorno stesso O-nami partecipò alle gare di lotta e vinse. E da allora, nessuno in Giappone riuscì più a batterlo.

COME CAPIRE IL KATA

Le tre categorie del kata
Uno dei problemi relativi alla pratica del kata ha origine nell’ambiguità stessa del loro significato. Per approfondire il lavoro sui kata sarà bene distinguere le tre categorie di kata, che generalmente sono tra loro confuse:
rintô-gata (kata da combattimento), hyôen-gata (kata di presentazione) e rentan-gata (kata energetico o di rafforzamento fisico).

I rintô-gata sono i kata originali.
Un tempo essi costituivano il contenuto stesso dell’insegnamento nella trasmissione esoterica. Le altre due categorie di kata sono state elaborate per facilitare l’accesso ai kata originali, cioè per conseguire le qualità necessarie all’esecuzione dei rintô-gata. Quasi tutti i kata che conosciamo oggi fanno parte di queste due categorie mentre i rintô-gata, essendo parte degli antichi metodi esoterici di trasmissione della conoscenza, sono stati praticamente dimenticati.
Può darsi che voi possiate affermare di conoscere dei kata i cui bunkaï (applicazioni) sono chiari, ma non è questa la qualità che definisce il rintô-gata.
Mi spiegherò in modo più concreto.
Il kata Sanchin, per esempio, è un tipico rentan-gata. Come i kata Naïfanchi (Tekki) o Sêsan (Hangetsu). Ciononostante la maggioranza dei kata possiedono, in proporzioni variabili, elementi di hyôen-gata e rentan-gata.
In questa classificazione i rentan-gata, che sono dei kata energetici nel senso più ampio del termine, contengono certe serie di esercizi formalizzati di qi gong. Le tecniche di combattimento sono caratterizzate da una mobilità complessa; gli hyôen-gata presentano in maniera semplificata, e pertanto parziale, i movimenti accentuando le posizioni tipiche per renderle più accessibili e conferendo loro, talvolta, un aspetto cerimoniale. Questo aspetto è accentuato nei kata che si eseguono per dimostrazione; si tratta dei kata che frequentemente vediamo nelle competizioni sportive di karaté.
Nei kata moderni le tre categorie sono più o meno mischiate, e non si trovano elementi dei rintô-gata se non sullo sfondo dei kata stessi.
Spesso si dice che "si fa o non si fa il bunkaï" di un kata. Ma la maggioranza dei bunkaï sono delle serie di tecniche ben coordinate in relazione all’esercizio. Le forme più reali delle tecniche di combattimento non sono esposte che nei rintô-gata (kata da combattimento) che sono molto più morbide e dinamiche che i kata delle altre categorie, poiché essi si fondano sulla forma di un combattimento reale.
Pur girando e rigirando la maggioranza dei gesti dei rentan-gata e dei hyôen-gata, è difficile far emergere una tecnica veramente soddisfacente dal punto di vista della cadenza, della velocità e della posizione del corpo in combattimento. Sottolineo "una tecnica soddisfacente" perché se il nostro compagno è d’accordo possiamo giustificare qualunque tecnica. È sufficiente osservare la quantità di tecniche aberranti che originano dai kata come applicazioni o bunkaï . Il bunkaï non è altro che un esercizio intermedio per la realtà del combattimento. Chi conosce bene i bunkaï non è automaticamente in grado di combattere in modo efficace. Basta guardare attentamente come si praticano generalmente i kata.
Per esempio, il bunkaï del kata Sêpai è molto chiaro e ciascun gesto può costituire un riferimento tecnico interessante, ma voi sapete bene che voi non fate mai un combattimento che sia conforme a un kata. Si tratta di sequenze gestuali interessanti per esercitarsi, ma non di un rintô-gata.
Quest’ultimo è infatti un reale riferimento per il combattimento, dove ogni tecnica prevede la possibilità di cambiamenti in relazione con le reali reazioni dell’avversario. Penso che gli esempi seguenti ci aiuteranno a capire meglio la natura dei rintô-gata e come essi manchino al karaté di oggi.
     
Il rintô-gata : kata originale
Negli anni del dopoguerra, il defunto maestro Yasuji Kuroda, della scuola Kaïshin-ryû, ebbe un giorno l'occasione di combattere contro quattro yakuza armati di corte spade. Era una vera aggressione ed il Maestro Y. Kuroda affrontò e respinse i banditi utilizzando come arma un semplice ventaglio. Dopo questa esperienza disse:" Non c'è nessuna differenza tra il combattimento reale ed il kata che pratico quotidianamente. È questa la ragione per la quale questa esperienza non è stata né interessante né divertente." Il Maestro Kuroda parlando di kata, si riferiva in quel caso proprio al rintô -gata. Egli non intendeva parlare dell'applicazione di questa o quella tecnica contro un attacco definito, ma dell’azione spontanea che viene insegnata dal kata.
Conoscete questa dimensione del kata nel karaté? Personalmente non la conosco. Potreste dire: "Io, o piuttosto quel tal maestro, siamo in grado di combattere come un kata", ma credo che in questo caso staremmo parlando della stessa cosa.
Per renderci conto ancor meglio di ciò che è il combattimento, soprattutto quello con un coltello o una spada, mi servirò di un altro esempio.
Il Maestro K. Kurosaki è stato il primo karateka ad aver combattuto pubblicamente contro pugili praticanti la boxe tailandese ed ha contribuito alla creazione della kick-boxing. Sessantenne, il Maestro Kurosaki ha ancora oggi la reputazione di essere un combattente efficace e, senza dubbio, lo è avendo accettato di misurarsi in numerosi combattimenti senza regole. In una sua videocassetta intitolata "L'allenamento di un combattente demoniaco" egli commenta così un combattimento contro un avversario armato:
"Cosa bisogna fare se siete assalito da un avversario armato di coltello?
La risposta è semplice: o avete un'arma più lunga della sua oppure è molto meglio fuggire. Chi pretende di dimostrare come si combatte a mani nude contro un avversario armato, è un illuso che crede di poter combattere come nei fumetti; probabilmente non si rende conto di quanto è pericolosa una lama di coltello. Un cieco non ha paura di un serpente. Questo è perlomeno ciò che ho imparato con l'esperienza.."
Questi due esempi sono una chiara dimostrazione della differenza di livello esistente tra i due maestri. Noi possiamo soltanto supporre a quale livello fosse l'arte del maestro Y. Kuroda e l'esistenza nella sua scuola dell'arte della spada di un supporto tecnico formalizzato in un kata. Alcuni kata richiedono un estremo rigore e vengono trasmessi secondo un metodo selettivo. Studiando l'arte della spada di questa scuola mi sono reso conto personalmente di questa dimensione del kata, ma non riesco a trovare nulla di simile nei kata del karaté moderno. Se questa mia osservazione è dovuta solo ad una mancanza di conoscenza, vuole dire che prima o poi potrò imparare. Ma non credo affatto a questa eventualità, perché il karaté si è sviluppato anteponendo proprio ai rintô-gata i più accessibili rentan-gata e hyôen-gata. Così I rintô-gata restano confusi sullo sfondo dei kata fin dall'inizio del ventesimo secolo. Se un tempo il karaté era una pratica estremamente selettiva mentre oggi è accessibile a tutti, non è semplicemente perché è stata aperta la porta d'accesso, ma piuttosto perché sono intervenute delle modifiche qualitativamente importanti del contenuto e dei metodi di trasmissione.
Penso che un karateka che cerchi il vero valore del karaté debba ampliare la visione della sua ricerca fino alla dimensione del rintô-gata: kata di estremo rigore, che comporta in se il metodo più completo del karaté.
Daltronde è proprio a causa della difficoltà che questo rigore sottende che per permettere un'ampia diffusione del karaté sono stati creati i rentan-gata e i hyôen-gata.

Com'è possibile ritrovare i rintô-gata?
A mio parere esiste un solo modo per capire se un kata è un vero rintô-gata e come può essere ricostituito partendo dai kata modificati.
Prima di tutto è necessario studiare il maggior numero possibile di versioni di uno stesso kata. In questo modo è possibile fare dei dettagliati confronti sull'insieme delle strutture tecniche. Per esempio il kata Gojûshiho, attualmente insegnato negli stili Shôtôkan, Shitô-ryû e Shôrin-ryû, ha delle varianti in ciascuna scuola. Ho potuto censire una dozzina di Gojûshiho. È possibile contare il numero di sequenze tecniche che costituiscono il kata e per un confronto generale, isolare singole sequenze, la posizione degli avversari, la qualità dei loro attacchi, la loro strategia. Allo stesso modo possono essere isolate le vostre possibilità tecniche, la vostra strategia, l'attitudine del corpo e della mente, ecc.
Partendo da questi dati è possibile ricostruire la situazione ed effettuare un combattimento che si avvicini realmente a quella stessa situazione. È necessario individuare non solo le opportunità ma anche le difficoltà elaborando tecniche che permettano di superarle. Quando anche le difficoltà verranno superate in modo soddisfacente sarà possibile combattere nel modo più reale possibile. Successivamente sarà necessario trovare per ciascuna sequenza il modello tecnico che consenta di forgiare la qualità tecnica che deve essere impiegata in combattimento. Il metodo rigorosamente pragmatico qualifica il rintô-gata. Se un kata non propone una reale efficacia tecnica e non è in grado di formare la capacità di combattere, non può essere un rintô-gata. Altrimenti perché un adepto  d'altri tempi, che non aveva certo tempo da perdere, avrebbe investito se stesso così profondamente in questo esercizio? E perché questi adepti dovevano dissimulare la loro arte di fronte ad altri?
Poiché esisteva una ricchezza reale ed un solo kata poteva bastare.
Con questa prospettiva conduco attualmente le mie ricerche sul rintô-gata.

Come possiamo accedere ai rintô-gata ?
Come esempio analizzerò la prima sequenza del kata Gojûshiho. L'obiettivo tecnico di questa sequenza consiste nell'avvicinarsi il più possibile all'avversario per portare un colpo di ura-uchi.
In questa sequenza devono essere soddisfatte due esigenze fondamentali:
1 - Avanzare rapidamente senza subire un attacco dell'avversario, in altre parole avanzare rapidamente, protetti, senza esporsi agli attacchi dell'avversario.
2- Colpire con ura-uchi, senza presentare dei vuoti, cioè senza essere vulnerabili.
La sequenza dei gesti del kata deve fornire uno strumento per soddisfare convenientemente queste condizioni tecniche. Per questa ragione deve contenere un riferimento gestuale tecnicamente efficace ed un modello di movimento attraverso il quale sviluppare le qualità necessarie alla realizzazione di queste tecniche.                    La gestualità deve essere contemporaneamente realistica ed istruttiva. Solo soddisfacendo queste condizioni è possibile interiorizzare realmente la tecnica ripetendo il kata. Utilizzando questo criterio come strumento di analisi e valutazione, se esaminate tutti i kata che avete conosciuto fino ad ora riconoscerete una serie di movimenti nefasti: la cadenza del combattimento lontana dalla realtà, la vulnerabilità del viso scoperto di fronte ad un eventuale attacco, la rigidità del corpo e delle tecniche in contrasto con la necessità di essere mobili.
La ripetizione di un kata con questi difetti non consente di costruire un "corpo del Bûdo", cioé un corpo in grado di produrre tecniche efficaci, grazie ad una regolazione energetica ottimale quale risultato dell'attivazione delle zone vitali del corpo.
Ho studiato una dozzina di varianti del kata Gojûshiho; globalmente la struttura è identica ma i dettagli tecnici sono diversi tra una versione e l'altra. Partendo da questo studio, completandolo con alcune testimonianze orali, ho potuto confrontare ed analizzare le diverse versioni del kata, identificando per ciascuna sequenza, l'obiettivo tecnico e le condizioni essenziali per raggiungerlo.
Le varianti di un kata sono l'espressione di interpretazioni tecniche diverse e di deformazioni, che nel corso del tempo, hanno più o meno modificato la forma ed il contenuto strategico del kata stesso. Il valore di un kata è significativamente diverso tra una variante all'altra.
Comunque, è possibile dire che la versione del kata Gojûshiho di una certa scuola è giusto se vi permette di sviluppare la capacità di avanzare velocemente verso l'avversario senza scoprirvi e di realizzare un'efficace tecnica di ura-uchi. In tutti gli altri casi è inutile perdere tempo nell'esercitarsi. Il kata è uno strumento pratico, il suo valore dipende dalla sua capacità di fornire una risposta per raggiungere l'obiettivo tecnico originale.
Quale che sia l'etichetta di autenticità di un kata, se non riuscite a trovare gli elementi che consentono di formare le qualità necessarie per raggiungere gli obiettivi originali, quel kata ha delle lacune.  (...)

Iconografia Buddhista

La funzione principale delle molteplici rappresentazioni esistenti del Buddha, è quella di trasmettere il suo insegnamento. Bisogna tenere conto del fatto che il culto del Buddha non nacque attorno ad una divinità, ma ad un uomo che prima di ogni altro raggiunse l'illuminazione, e cioè la perfetta conoscenza della natura e della vita. Quindi, le raffigurazioni del Buddha hanno lo scopo principale di diffondere e di descrivere i mezzi e gli strumenti indispensabili al raggiungimento della Buddhità, e non quello di mezzi destinati all'adorazione della divinità. In particolare tra i popoli in cui non era molto diffuso l'alfabetismo, la carica simbolica delle rappresentazioni del Buddha svolgevano, e svolgono, un importante ruolo nella diffusione della dottrina.
Naturalmente, data la grande diffusione geografica di questa dottrina, le immagini del Buddha hanno assunto, col passare del tempo, peculiari differenze da paese a paese.
Vi sono però alcune caratteristiche che tendono a presentarsi nella maggior parte delle raffigurazioni sparse per il mondo:
1. Dita dei piedi e delle mani della stessa lunghezza.
2. Lobi delle orecchie allungati e spesso ingioiellati
3. Spalle larghe
4. Naso lungo e aquilino
5. Una protuberanza nella sommità del capo rappresentante una grande mente e nello stesso tempo la capacità dello spirito di separarsi dal corpo.
Tenendo in considerazione l'aspetto puramente artistico delle raffigurazioni del Buddha, possiamo notare come gli esecutori spesso non abbiano ricercato l'originalità della creazione ma la cura dei dettagli e la ricchezza dei materiali.
Prendiamo, per fare un esempio, le rappresentazioni Buddhiste dell'Asia Sud - Orientale, ed in particolare la produzione delle statuette in legno destinate alla casa. Situate in alcune stanze dedicate alla meditazione, oppure poste in un punto centrale dell'abitazione in modo da ricordare continuamente gli insegnamenti del Buddha ai componenti della famiglia, esse sono concepite in alcuni dei legni più pregiati di quelle zone. L'ebano, un legno di colore nero particolarmente duro e difficile da lavorare che se ben utilizzato regala prodotti finiti dalle superfici lisce e ricche di particolari.
Lo Yemane, un legno di media durezza anticamente utilizzato per costruire i troni dei sovrani. O il Padauk, un legno particolarmente duro con il quale si possono realizzare manufatti di rara bellezza.
Le posture del Buddha nelle sue raffigurazioni vengono dette Mudra ed in esse assume una particolare importanza la posizione delle mani.
Le mani sollevate con i palmi rivolti verso l'esterno e le dita distese in un gesto di protezione e di benevolenza, rappresentano l'allontanamento della paura.
Una mano sollevata con il palmo rivolto verso l'esterno e l'indice e il pollice formanti un cerchio, simboleggiano l'insegnamento.
In alcuni casi, una delle mani forma un cerchio simboleggiante la "Ruota della Legge" e l'altra viene raffigurata come nell'atto di far funzionare la ruota. Ci troviamo allora di fronte alla rappresentazione dell'inizio dell'insegnamento della dottrina Buddhista (il Primo Sermone del Buddha).
Le mani alzate che insieme formano un cerchio, rappresentano la meditazione e il perfetto equilibrio tra pensiero e serenità.
La mano destra che tocca il suolo appoggiando per intero la palma, rappresenta il Buddha che chiama la Terra a testimoniare la verità della sua Illuminazione. Questo Mudra è molto diffuso nelle raffigurazioni Buddhiste dell'Asia Sud - Orientale ed è un simbolo di fede incrollabile. Questo tipo di rappresentazione è presente anche in alcuni dipinti murari: in essi il Buddha viene attaccato da Mara, il Male. Toccando la terra il Buddha richiama una gigantesca ondata che spazza via l'esercito di Mara. Famoso è anche il dialogo che si svolse tra Buddha e il Male. Quest'ultimo infatti gli chiese insinuante:
"Chi potrebbe mai testimoniare la tua Illuminazione?", e il Buddha gli rispose toccando il suolo: "La terra!"
Le mani rivolte verso il basso con le palme verso l'esterno, rappresentano il Buddha nell'atto di donare la sua dottrina al mondo. In alcuni casi la dottrina viene rappresentata sotto forma di un frutto medicinale che il Buddha porge agli uomini.
Naturalmente, a determinare il significato delle rappresentazioni non è soltanto la posizione delle mani, basti pensare a quando il Buddha viene raffigurato sdraiato a simboleggiare il momento della sua morte, il raggiungimento della pace assoluta e il passaggio al Nirvana.
Nel Buddhismo Thailandese, le differenti raffigurazioni del Buddha assumono un aspetto particolarmente interessante, in questo paese esiste infatti una particolare postura del Buddha per ogni giorno della settimana, ognuna simboleggiante un momento importante nella vita dell'Illuminato.

Filosofia karate Okinawa

Okinawa ha una ricca tradizione aneddotica e ai maestri di karate piace raccontare la storia del povero pescatore, le cui reliquie si trovano oggi in un villaggio a sud di Naha.
Questo poveretto aveva chiesto dei soldi in prestito ad un samurai, nel periodo dell’occupazione giapponese. Quando arrivò il giorno di pagare il debito, il pescatore non aveva nulla da dare e il samurai infuriato, sguainò la sua spada affilata. Mentre stava per colpirlo, il pover’uomo gridò: “prima di uccidermi, lasciami dire che ho appena iniziato lo studio dell’arte della mano nuda, e la prima cosa che mi hanno insegnato è stata: non colpire quando sei pieno di rabbia”.
Il samurai rimase così sorpreso da questa frase, che lasciò andare il pescatore.
Era notte quando arrivò a casa e, prima d’entrare, vide una striscia di luce filtrare da sotto la porta della sua camera da letto. In punta di piedi si avvicinò alla stanza e fece capolino dalla porta, da lì vide la moglie nel letto e accanto a lei, con suo orrore, scorse un’altro samurai.
Sguainata la spada, stava preparandosi ad attaccare l’intruso, quando si ricordò di ciò che gli aveva detto il pescatore: “non attaccare quando sei infuriato”. S’allontanò dalla stanza e quindi annunciò ad alta voce il suo ritorno.
Sua moglie gli venne allora incontro per salutarlo, seguita dalla madre di lui, vestita con abiti maschili. Spiegò che si era vestita da uomo per spaventare gli eventuali intrusi.
L’anno seguente, il pescatore tornò dal samurai per restituirgli il denaro che gli doveva.
“Tieniti i soldi,” disse il samurai “sono io ad essere in debito con te, e non viceversa.”
La disciplina acquisita con un allenamento costante porta il karateka ad uno stato di calma imperturbabile.

venerdì 9 settembre 2011

Analisi tecnica dello stile Wing Chun

Non ci soffermeremo sulla sua storia, ma concentreremo l'attenzione sull'analisi delle caratteristiche tecniche e dei principi d'azione che lo hanno reso così famoso.
Le origini dello stile risalgono intorno alla seconda metà del 1600.
MUI NG era una monaca buddista scampata alla distruzione del Monastero Shaolin dell'Honan.
A lei si attribuisce la creazione di un originale sistema di combattimento ispirato dallo scontro tra due particolari animali: gru e serpente.
In seguito la monaca insegnerà le sue tecniche ad una ragazza di nome WING CHUN KIM, la quale elaborerà il metodo divenuto poi famoso con il suo stesso nome.
Nel trascorrere dei secoli si susseguiranno numerosi personaggi famosi che attraverso la loro opera di tramandazione apporteranno modifiche e innovazioni al metodo, personalizzandolo e creando differenti correnti dello stesso stile.
La diffusione di scuole, e un numero sempre maggiore di praticanti si avrà dopo il 1950 nella città di Hong Kong con il Maestro YIP MAN; considerato l'ultimo grande erede dello stile.
YIP MAN sintetizza i principi fondamentali e le tecniche originarie del WING CHUN eliminando così le influenze di altri metodi dovuti agli scambi tecnici tra Maestri.
Grazie a questo lavoro di perfezionamento, il WING CHUN vive un periodo d'oro segnato da un numero sempre più crescente di praticanti. I principi codificati si adattano a qualsiasi persona e possono essere applicati in ogni circostanza contro qualunque avversario.
Lo stile sempre più popolare si dovrà adattare all'evoluzione dei tempi, nascono, infatti, parallelamente nuove discipline di combattimento mirate alla sola difesa personale.
Questo comporterà un cambiamento di programmi all'interno dello stile WING CHUN.
Alcuni Maestri in quest'Arte Marziale sfrutteranno la naturale predisposizione dello stile al combattimento per promuovere un metodo diretto all'applicazione stradale, finalizzando tutto in una semplice routine di tecniche dove si tenderà a portare sempre gli stessi colpi; tralasciando però cultura, tradizioni e metodi di allenamento delle tecniche originarie dello stile.
Sarà questo il prezzo da pagare per diventare uno degli stili di Kung Fu più famosi al mondo.

Analisi dello stile e principi d'azione
Originariamente tenuto segreto per l'estrema pericolosità delle sue tecniche, questo stile appartiene alla scuola esterna WAI CHIA. Nato esclusivamente per il combattimento, semplice ed immediato, il WING CHUN non si perde in acrobazie e spettacolari evoluzioni tecniche.
Lo stile mostra da subito principi di facile memorizzazione e applicazione, e nasconde preziosi dettagli che lo rendono particolare e raffinato.
Si può notare immediatamente come il metodo sfrutti la velocità e non la potenza, in un'esplosione di sequenze tecniche rapidissime dove le azioni sono immediate escludendo come principio il singolo colpo.
Il praticante di WING CHUN, con giochi di mani tipici dello stile, interromperà il flusso dei colpi dell'avversario, comunque confonderà la sua reazione spiazzandolo e annullando ogni suo tentativo di preparare una difesa. L'aggressività che nasce dalla continuità tecnica, è in grado di superare gli ostacoli che si porranno dinanzi. Le tecniche riusciranno sempre ad arrivare a colpire, come l'acqua di un torrente oltrepassa l'ostacolo che incontra, così le tecniche continueranno nella loro incessante avanzata, distruggendo l'avversario a livello tecnico e psicologico.
Troviamo in questo concetto il principio della continuità d'azione, in stretta relazione con un altro principio fondamentale dello stile: l'economia del movimento. Tali principi si fondono insieme nell'applicazione tecnica dove: "...si farà il minimo per avere il massimo!".
Ad unire questi due principi vi è sempre il "colpo in linea retta" il quale permetterà di arrivare al bersaglio nel minor tempo possibile senza dispersione di energia in tecniche circolari, ma convogliando il proprio attacco sulla linea centrale "Noi Moon"che collega il praticante all'avversario.
Tale principio è conosciuto con il detto "CHONC TAO BIN KIU SAO (via per raggiungere il centro tramite la linea retta).
Un altro principio importante è chiamato LIM SIL DIA DAR: "Parata e colpo simultanei".
Questa è un'azione che serve ad interrompere la continuità d'attacco del nostro avversario, inserendosi nel tempo e nello spazio unendo la parata ed il colpo in un unico istante.
Questo principio è utilizzato dal Wing Chun nel settore Chi Sao e Lop Sao e può unire, nell'azione, gli arti superiori con quelli inferiori.
Cercare la corta distanza nel combattimento;
utilizzare lo stesso braccio che intercetta i colpi dell'avversario per contrattaccare;
mantenere il controllo dell'arto neutralizzato ed utilizzare gli spostamenti corti tipici dello stile sono lo scheletro del metodo Wing Chun.
Emerge chiaramente da questo quadro tecnico un altro principio pilastro dello stile WING CHUN: il controllo.
Per il principio del controllo è importante mantenere costantemente l'arto parato o intercettato.
Spesso, durante il combattimento, si sfrutterà la tecnica d'attacco del nemico per portare i nostri colpi; l'arto dell'avversario sarà la strada che permetterà di arrivare al bersaglio mettendo in pratica il caratteristico principio dell'effetto ponte "CHI BIN KIU".
Le vie di lavoro del praticante Wing Chun sono: "La scherma dei colpi" detta LOP SAO e ''prendere il contatto sviluppando il controllo" detto CHI SAO.
Il LOP SAO, scherma dei colpi a distanza, racchiude in sé tutte le tecniche d'attacco e difesa attraverso l'uso degli arti superiori e inferiori. E' il settore dell'intercettazione, conosciuto con il nome di AN CHOY KAI SAU, e sarà il primo ad essere sviluppato durante la formazione del praticante.
Il principio del CHI SAO "mani appiccicose" permette che esista un contatto costante tra i nostri arti e quelli del compagno di allenamento, tale principio porterà il praticante a sentire i movimenti dell'avversario attraverso il controllo, con l'intenzione di arrivare aa prevedere l'evoluzione della sua tecnica.
Questo è reso possibile se non ci si oppone alla forza dell'avversario, ma se si cerca di assecondare i suoi movimenti in maniera da lasciare che la SUA forza scivoli via come l'acqua.
Prerogative importanti sono quindi il contatto, reso possibile da una distanza più ravvicinata rispetto al        LOP SAO; il controllo e una grande sensibilità.
Tale settore di studio è conosciuto con il termine di AN CHOI CHA CHU SAU.
Il fine ultimo del WING CHUN è di riuscire a fondere i due principi arrivando quindi al KOU SAO; questo permetterà al praticante ormai esperto di essere pronto in ogni momento ed in qualsiasi circostanza nel complesso mondo del combattimento.
Il CHUM TOUR SAO "cercare la testa con la mano" principio particolare e di livello avanzato
del metodo, è una delle tecniche più antiche introdotta dal grande Maestro LEUNG JAN soprannominato "l'invincibile" (vissuto intorno al 1850 d.C.) ricordato soprattutto per i suoi combattimenti e per aver specializzato il lavoro all'uomo di legno "MOK YANG CHONG".

Caratteristiche tecniche
Posizioni
Abbiamo fatto capire come questo stile dia al praticante la possibilità di diventare abili combattenti in poco tempo e senza requisiti particolari; grande forza fisica, eccessiva mobilità articolare ed elasticità muscolare degli arti inferiori, non saranno indispensabili.
L'apparente semplicità che si cela dietro allo stile ci è rivelata dalle sue due posizioni fondamentali: YEE JEE KIM YANG MAH e YOR MAH.
La prima corrisponde all'uomo in posizione naturale, dove i piedi sono paralleli e su di una stessa linea; la seconda rappresenta l'uomo che cammina, in quanto un piede risulta essere più avanti dell'altro.
Nello stile queste posizioni saranno adattate all'ambito-Marziale subendo piccole modifiche.
La dinamica del Footwork su queste due posizioni, unite alle uscite laterali ]UK YUE YING, sviluppa un altro principio del sistema: il lavoro a triangolo, dove oltre agli attacchi anche gli spostamenti in entrata sull'avversario sono mirati al centro e dove le traiettorie di spostamento percorrono, oltre la linea centrale, anche i lati di questa figura geometrica.

Guardia
La ricerca del contatto nel WING CHUN si può notare dall'impostazione della guardia Bl JlON, dove le mani sono aperte: una protesa in avanti verso l'avversario, l'altra richiamata di fianco del gomito opposto; ciò permetterà di avere un assetto pronto, assicurando così la tempestività
dell'azione.

Particolarità
Lo stile in esame presenta un fattore assai peculiare: la caratteristica di utilizzare le mani aperte protese sul davanti, questo per avere una maggiore copertura del corpo, una più veloce capacità di intercettare e controllare eventuali tecniche, ma soprattutto per facilitare l'azione istintiva.
Questo concetto può essere reso da un semplice esempio: se ci troviamo in un luogo sconosciuto e buio, la prima azione che faremo sarà quella naturale di aprire le mani rivolgendole in avanti, questo ci aiuterà ad avvertire eventuali pericoli e quindi a adeguarci immediatamente alla situazione; la stessa cosa accadrebbe in un combattimento!

Tecniche
Le forme dello stile sicuramente tramandano la maggior parte del ricchissimo bagaglio tecnico del metodo. Una buona impostazione di queste tecniche sia di attacco sia di difesa risultano essere delle vere e proprie armi.
Le tecniche di braccia presenti nello stile per il 70% spaziano dai pugni CHOY, ai colpi di palmo, JUEON; a quelli di dorso, KU A CHOY; a quelli di taglio, FAK; di gomito, PEI TCHAN e di punta delle dita, BIU JEE.
Il CHOY nel WING CHUN è impostato verticale, arriverà all'impatto con le tre nocche inferiori del mignolo, anulare e medio, questo permetterà un perfetto allineamento del polso con le due ossa dell'avambraccio Ulna e Radio quindi una maggiore resistenza all'impatto. Non dimentichiamo che lo stile è stato creato da due donne che, non potendosi basare sulla loro potenza e struttura fisica, hanno dovuto adattare le impostazioni delle tecniche alle loro caratteristiche.
Il Choy caricato sul davanti e posizionato sulla linea centrale rende questa tecnica versatile, in quanto può essere portata da qualunque posizione, (....trovarsi con le spalle a terra, per un praticante di WING CHUN non è un problema! ), inoltre l'estrema rapidità d'esecuzione può far raggiungere sbalorditivi risultali; (un esperto può dimostrare di poter eseguire 12 pugni in un secondo !).
Il BiU JEE è una tecnica che colpisce con la punta delle dita, è di livello avanzato per l'estrema precisione che richiede nelle sue traiettorie che possono essere dirette, ma con una leggera flessione del polso possono arrivare a colpire anche da differenti angolazioni, ma sempre dirette nei punti vitali del corpo.
La terza forma dello stile WING CHUN prende proprio il nome da questa tecnica.
JUEON e la tecnica che colpisce con la base del palmo: WOANG, YUN e DIA sono i tre modi per impostare questa tecnica rispettivamente verticale, orizzontale e rovesciata.
Nella prima forma SiL LIM TAO sono presenti tutte e tre le versioni.
La tecnica FAK è portata con il taglio esterno della mano, rispetta le traiettorie dirette ed è molto adattabile come contrattacco immediato utilizzando lo stesso braccio usato per la difesa.
Oltre alle tecniche di attacco esistono le numerosissime parate SAO che sfruttano in pratica tutta l'area delle braccia, per intercettare, controllare, neutralizzare e afferrare i colpi dell'avversario secondo i principi d'azione prima esposti.
Le parate dello stile che sono tutte a mano aperta, utilizzano anche l'avambraccio in modo che la mano non sia direttamente impegnata nel contatto, ma libera di catturare, afferrare, controllare e pronta a colpire.
Esistono parate doppie che utilizzano entrambe le braccia che garantiscono una maggior protezione e facilitano il controllo della tecnica dell'avversario.
Il restante 30% del bagaglio tecnico dello stile è rappresentato dalle tecniche di gamba.
Calcio frontale, JIK TEK, e calcio laterale, JUK TEK, colpiranno rispettivamente con pianta e taglio del piede e saranno portati al livello delle ginocchia o dell'addome. Importante nella tecnica di calcio è non dare espansione d'anca per non interrompere la continuità della combinazione
delle tecniche di braccia e gambe, altro principio fondamentale dello stile.
Sempre nella loro esecuzione il corpo non si scompone e per questo motivo i calci WINC CHUN sono particolarmente rapidi, ottimi se utilizzati, come anticipo.
Oltre alla ginocchiata, CHO TE e all'uso della tibia, KAO, un'altra particolare e importante tecnica di gamba è rappresentata dal MO Y1NG TEK "calcio fantasma "che può colpire con l'avanpiede SOT, con la tibia e con il collo del piede.

Armi dello stile – attrezzi e strumenti
Già ai tempi del Maestro LEUNG JAN l'insegnamento dell'arma era mirato al solo utilizzo del "grande palo o bastone dei sei punti " TA KWAN" o "LUK DIM BOON KWAN" (lungo 2m e 30-40 cm) e dai coltelli a farfalla "BAR CHAN DAO".
Il famoso uomo di legno MOK YANG CHONG è lo strumento che permette di: allenare le tecniche con le giuste traiettorie, coordinando lo spostamento del corpo in relazione al lavoro del "triangolo";
sviluppare i principi d'azione dello stile; e condizionare gli arti.
Il WING CHUN prevede tutto un lavoro di perfezionamento e specializzazione delle singole tecniche attraverso l'utilizzo di sacchetti a muro (tradizionalmente riempiti di riso e sabbia) distinti su tre livelli KOU alto, CHUN medio e TAI basso.
Infine, a completare gli strumenti utilizzati dallo stile, ci sono l'anello di legno e i sacchi.