lunedì 31 agosto 2015

L'arte dei 5 stili


"Attraverso questo stile di pugno, uno può raggiungere lunga vita e mantenere la felicità" - Filosofia del Kajukenbo -
Adriano-emperado

Nato nell'isola di Oahu, Hawaii, alla fine della seconda guerra mondiale, il Kajukembo è un'arte marziale ibrida nata dalla fusione di cinque stili di combattimento.
Il primo fondatore di questo metodo di autodifesa fu Adriano Emperado, esperto di Escrima filippino e cintura nera di 5° grado di Kenpo.
Alla fine degli anni quaranta, Emperado, insieme ad altri maestri, istituì la società delle cinture nere (Black Bet society) con lo scopo di confrontare le varie discipline praticate in situazione reali di aggressione per individuare i punti di forza e di debolezza delle diverse specialità. Infatti, il termine Kajukenbo deriva dalle iniziali delle arti marziali dei fondatori di questo sistema ibrido di autodifesa:
  • KA, dal Tang So Do Karatè Koreano del Maestro Peter Y.Y. Choo;
  • JU, dal Jujitsu e Judo giapponese del Maestro Frank Odonez;
  • KEN, dal Kenpo di Emperato Adriano;
  • BO, dalla boxe cinese (Sholin Chuan Fa Kung Fu) del Maestro Clarence Chang.
Frank Odozen apportò nel Kajukenbo la potenziale cedevolezza che caratterizza il Jujitsu; Peter Choo l'esplosività dei colpi del Karate; Clarence Chang gli attacchi ad ampio raggio del Kung Fu ed Emperado le tecniche a fuoco rapido e l'agilità a corta distanza del Kenpo.
Da quest'unione armoniosa nasce la prima arte marziale degli Stati Uniti, che ebbe inizio con la prima scuola a Palama e successivamente si espanse nel continente americano tramite John Leoning, allievo di Emperado.
Il Kajukenbo oltre a essere uno stile caratterizzato da un duro allenamento, mantiene forti radici nelle filosofie delle arti che lo compongono. Lo stemma del Kjukenbo è composto dal:

Stemma-Kajukenbo


  • Trifoglio Bianco che rappresenta la conoscenza e la limpidezza delle 5 arti marziali;
  • Ying e Yang è il duro e il morbido all'interno del Kajukenbo;
  • Giunchi verdi sono la scuola e l'organizzazione giovane che cresce nel tempo;
  • L'ottagono d'oro simboleggia gli otto Kata e le otto direzioni di attacco e di difesa del Kajukenbo;
  • Il cerchio rosso è il C'HI, l'energia interiore;
  • Il rosso, il nero e il bianco sono i colori che caratterizzano il Kajukenbo;
  • Gli ideogrammi di sinistra significano Stile di pugno, Kenpo mentre a destra abilità, lunga vita.
Il Kajukenbo è un'arte marziale che addestra i suoi praticanti ad utilizzare le diverse combinazioni di attacco e di difesa presenti nei diversi stili, come i calci laterali e le tecniche esplosive del Korea Karate, le parate morbidi del Kenpo, le tecniche a becco di Gru del Kung Fu e le proiezioni e leve articolari del Jujitsu.
Questo enorme bagaglio tecnico consente ad ogni persona, indipendentemente dalla statura, età e sesso, di aumentare enormemente le proprie possibilità di sopravvivenza ad una aggressione utilizzando le tecniche che gli consentono maggiormente di sfruttare la propria forza personale. Una persona agile può concentrarsi principalmente su tecniche a fuoco rapido e sulla corta distanza del Kenpo e del Kung Fu, mentre una persona meno veloce può sfruttare le leve articolari e le proiezioni del Jujitsu e del Judo.
Oltre al combattimento a mani nude che viene acquisito nei vari esami sostenuti dal praticante fino al raggiungimento della cintura nera, il Kajukenbo si concentra successivamente sull'apprendimento delle tecniche a mano armata. Quest'ultimo allenamento comprende tecniche di difesa da attacchi portati con coltelli e bastone e l'utilizzo stesso del bastone impiegato nell'Escrima filippino. L'ultima prova da superare per ambire alla cintura nera è la prova del cerchio, che consiste in un combattimento simultaneo con più opponenti allo scopo di simulare una tipica aggressione da strada.
L'immediatezza, la flessibilità e l'efficacia delle tecniche di Kajukenbo hanno favorito la diffusione di quest'arte di autodifesa di origine Americana in tutto il mondo.

giovedì 13 agosto 2015

I 7 principi del bushido




samurai

Il Bushidō (la via del guerriero) era il codice di comportamento morale e militare dei samurai del Giappone feudale. Di ispirazione buddista e confuciana, la via richiedeva ad ogni guerriero il rispetto dei principi di onore, giustizia e lealtà. Il non rispetto del codice costituiva un atto deplorevole da espiare con la morte mediante seppuku, il suicidio rituale.


I principi che ogni samurai deve rispettare sono 7:


, Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

, Yu: Eroico Coraggio
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

, Jin: Compassione
L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una. La compassione di un samurai va dimostrata soprattutto nei riguardi delle donne e dei fanciulli.

, Rei: Gentile Cortesia
I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini. Il miglior combattimento è quello evitato.

, Makoto: Completa Sincerità
Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

名誉, Meiyo: Onore
Vi è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.

忠義, Chugi: Dovere e Lealtà
Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.



giovedì 6 agosto 2015

L'arte della guerra filippina


L'eroe Lapu Lapu


L'Escrima è un'arte di combattimento originaria delle tribù dell'arcipelago filippino, conosciuta anche come Kali o Arnis de mano.
Questo stile di combattimento venne scoperto per la prima volta nel 1521 nei pressi dell'isola di Mactan dai conquistadores spagnoli capeggiati da Magellano e proprio quest'ultimo, cercando di imporre con la violenza la religione cattolica e il predominio spagnolo, pagò a caro prezzo restando ucciso dalla lancia dell'eroe Lapu Lapu.
Con affermazione del predominio spagnolo e l'imposizione del divieto di praticare le arti marziali, le micidiali tecniche dell'Escrima furono tramandate sotto forma di danza coreografica detta Sayaw che favorì una maggiore coordinazione e fluidità dei colpi.
La mentalità aperta e ingegnosa dei maestri filippini ha consentito, nel corso dei secoli, di arricchire il grande bagaglio tecnico di quest'arte con i principi e i segreti derivanti dagli stili stranieri. Le principali arti assorbite dal Kali filippino sono il Kung Fu cinese, l'Aikido e il Judo giapponese, la scherma spagnola e il Silat indonesiano.
Per una migliore illustrazione è stato conveniente suddividere l'Escrima in due settori: armi utilizzate e tecniche a mani nude.
Per quanto concerne il settore delle armi, da una parte, la tradizione filippina riteneva che il guerriero armato si trovasse in vantaggio nei confronti di un nemico sprovvisto, dall'altro, la capacità di utilizzo di un'arma può essere trasferita ad altre armi e allo stesso tempo può migliorare la prontezza delle tecniche a mani nude.
Le principali armi utilizzate dai praticanti di Escrima sono:
  1. Olisi. È un bastone lungo 70cm di rattan decorato a fuoco, rappresenta l'arma principale del mondo dell'escrima. L'abilità di usare quest'arma viene chiamata "scherma a mano viva" poiché, al contrario della scherma occidentale, la mano disarmata viene portata all'altezza del petto allo scopo di eseguire eventuali tecniche di disarmo. Doppio Olisi non è altro l'utilizzo di due bastoni allo scopo di migliorare la sequenzialità dei colpi e la parte difensiva;
  2. Spada e Daga. I guerrieri filippini rimasero colpiti dall'utilizzo, contemporaneo, da parte degli spagnoli di una spada e un coltello chiamato daga. Nel combattimento ravvicinato i conquistadores impiegavano una spada per gli attacchi a lungo raggio e nell'altra mano una daga per infliggere colpi mortali quando il nemico entrava in un raggio più ravvicinato. Questa tecnica è stata applicata anche con un bastone e un pugnale;
  3. Balisong e Kriss: sono i tipi di coltelli utilizzati nel Kali. Il Balisong è il coltello a farfalla che viene aperto longitudinalmente per scoprire la lama, mentre il Kriss è il pugnale con lama a biscia capace di procurare lacerazioni interne al corpo del malcapitato rendendole difficilmente curabili. Il coltello nelle mani di un praticante di questa disciplina diventa un'arma formidabile;
  4. Bolo o machete filippino. Utilizzato principalmente per fare strada all'interno della giungla, il machete filippino risulta un arma micidiale in combattimento grazie ai potentissimi colpi capace di infliggere;
  5. Kampilan e Barong. Il primo è una spada con lama a doppia punta dotata di un manico esteso di 20 cm come contrappeso, mentre il Barong è un coltello a lama a foglia leggermente curvata verso l'interno;
  6. Bangkow e Sibat. Rappresentano le principali armi a lungo raggio del Kali. Il Bangkow è la lancia utilizzata dai guerrieri insieme ad uno scudo circolare mentre il Sibat è un lungo bastone derivante dalla cultura cinese.
Il vasto armamentario dell'Escrima comprende anche armi flessibili come la frusta, le corde, la cintura e i nunchaku.
L'altro aspetto tenuto gelosamente segreto dai migliori maestri filippini è il combattimento a mani nude. Nel Kali il combattimento senza armi si suddivide in:
  1. Panantukan. È l'arte di boxare filippina che unisce tecniche derivanti dal pugilato occidentale e i principi utilizzati nell'uso del bastone e del coltello. Una particolare tecniche utilizzata è il gunting (rompere il dente del serpente), che consiste nel parare con la mano sinistra (o viceversa) e colpire di taglio con la destra (o viceversa) l'arto del nemico provocando la rottura dei tendini e dei muscoli;
  2. Sikaran. Comprende i colpi portati solo con gli arti inferiori (calci, ginocchiate);
  3. Hubud Lubud. Chiamata anche mani incatenate, questa tecnica viene eseguita a coppia senza staccare le mani dall'avversario effettuando ripetute sequenze di colpi, parate e leve al fine di migliorare l'equilibrio e l'elasticità mentale. Può essere anche praticata a occhi bendati o vicino a tronchi d'albero il che la rende simile al C'hi Sao del Wing Chun;
  4. Dumong. Sono una serie di tecniche di proiezioni, leve e contro leve basate sul judo giapponese.



L'immenso bagaglio tecnico rende l'arte di combattimento filippina una delle più complete e micidiali del mondo.