venerdì 30 dicembre 2016

Tōde

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Il Tōde, noto anche come Okinawa-te (in dialetto di Okinawa: Tūdi, Uchinādi) era una disciplina di autodifesa a mano nuda, il cui nome significa letteralmente mano cinese.
La prima forma di combattimento nota col nome di Tōde ebbe influenze dal quanfa cinese. Nel corso degli anni il Tōde si sviluppò originando 3 scuole: Naha-te (mano di Naha), Tomari-te (mano di Tomari) e Shuri-te (mano di Shuri). A loro volta influenzate dai metodi di boxe cinesi, principalmente dallo stile Shaolinquan il cui fondatore leggendario fu il monaco indiano Bodhidharma. Col trascorrere degli anni le scuole di karate di Okinawa si distinsero in due correnti principali: lo Shorei-ryu e lo Shorin-ryu e da queste scuole derivano due accezioni del Karate: shorin, più morbido, shorei più forte, in modo equivalente ai due principi dello Yin e dello Yang, ma la vera tecnica nasce dall'unione delle due energie, forza e morbidezza.
Non esisteva ancora il nome karate e quest'arte veniva chiamata Tōde (mano di Tang o "cinese") o Te (letteralmente "mano", e kara col il significato di "cinese" reinterpretato nel XX secolo con l'omofono per "vuoto" in giapponese) per differenziarlo dal Kobudō (lotta con le armi). L'Okinawa-te si differenziò subito in tre stili, a seconda dei luoghi in cui veniva praticato: il Naha-te (sul modello del kung fu/gongfu della Cina meridionale), il Shuri-te e il Tomari-te (entrambi sul modello del kung fu/gongfu della Cina settentrionale).
Dal Naha-te discesero due scuole la Uechi-Ryu fondata dal maestro Kanbun Uechi (1877-1948) ed una seconda, inizialmente senza nome, fondata dal Sensei Kanryo Higaonna (Naha 1853-1915) e portata avanti dal suo allievo Chojun Myiagi, che fondò lo stile Goju-ryu. Nel 1900 venne riconosciuto il valore educativo del Tōde soprattutto grazie all'opera di Funakoshi Gichin e si decise di insegnarlo nelle scuole.


venerdì 23 dicembre 2016

Bokator

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Bokator (ល្បុក្កតោ) è un'arte marziale cambogiana, da cui è derivata la versione moderna e sportiva Pradal Serey, anche nota come khmer boxing. Presenta diverse similitudini con la "vicina" Mae Mai Muay Thai: un largo uso di tecniche di gomito e ginocchio, soprattutto nelle fasi di combattimento ravvicinato, tipologie di calci laterali (roundhouse kick) separate da differenze molto piccole e l'uso di posizioni di difesa/attacco quasi identiche. Una delle tecniche più note di quest'arte marziale,ad esempio, è la combinazione di ginocchiata saltata e gomitata discendente.

Storia

L'origine leggendaria del Bokator narra di un contadino che si spinge nella giungla, armato solo di un piccolo coltello, e viene assalito da un leone: inizialmente il contadino viene sopraffatto dalla bestia. Ma quando questa sta per divorarlo, il contadino lo colpisce con un fortissimo calcio nei genitali, uccidendolo all'istante. La traduzione letterale di Bokator è infatti "uccidere il leone".
Durante il governo (e le indicibili violenze sui civili) di Pol Pot, molti praticanti ed esperti di Bokator vennero barbaramente uccisi. Questo lascia attualmente un solo vero Gran Maestro di Bokator ancora in vita. Bokator non è praticata a livello agonistico, in quanto un incontro full contact ucciderebbe quasi sicuramente uno dei due contendenti. Come molte altre arti marziali, venne probabilmente creata per un uso di tipo bellico, a costituire la difesa di un guerriero che, disarmato, avrebbe dovuto sopravvivere affidandosi esclusivamente alle sue capacità nel combattimento senza armi, e avrebbe dovuto uccidere o ferire il nemico il più in fretta possibile.

Rituali

Come la Muay Thai, il Bokator e la sua versione sportiva, hanno un gran numero di rituali pre-scontro. Come ad esempio l'esecuzione del Wai Kru, seguito da una danza simile in tutto e per tutto alla Ram Muay. Entrambi i riti vengono eseguiti subito prima dello scontro, e servono a proteggere i guerrieri che si apprestano a combattere.
Quando ancora si svolgevano incontri full contact di Bokator, i lottatori indossavano corde annodate intorno alle mani, per infliggersi profonde ferite, e pare che l'esecuzione dei riti pre-combattimento, e la musica pentatonica che accompagnava lo scontro, rallentassero la percezione del tempo e del dolore. Altro aspetto spirituale molto visibile (e ancora una volta simile alla Mae Mai Muay Thai) e l'indossare il mongkon prima, o anche durante gli scontri.

Bokator e Mae Mai

Tutti i punti in comune che sono stati sopra citati fra queste due arti marziali, sono dovuti al semplice fatto che il popolo Khmer proviene dalla Thailandia, e risiede ancora nel sud-est di quest'ultima, come anche in Vietnam. Vi sono però anche piccole differenze tecniche, in realtà abbastanza sostanziali. Ad esempio mentre nella Mae Mai e Muay Thai, il calcio in assoluto più utilizzato (roundhouse kick) sfrutta una potente torsione dell'anca quando colpisce l'avversario, colpendolo con la tibia come se si volesse trapassarlo, nel Bokator e Pradal Serey il calcio mira a colpire l'avversario con forza e velocità, per poi ritrarsi subito seguendo la traiettoria opposta. Questa differenza è determinata dalla maggiore elusività in generale del Bokator rispetto alla Mae Mai, più aggressiva e orientata all'attacco costante.

giovedì 22 dicembre 2016

Tomari-te

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Tomari-te (泊手 in okinawense: Tumai-dī) si riferisce al karate che si praticava intorno al villaggio di Tomari. Il Tomari-te si sviluppò soprattutto grazie all'influenza di diplomatici e di altri visitatori cinesi esperti di quanfa come Wan Ji, Anan e Ason, nel tardo XVII secolo. Insieme al Naha-te e al Shuri-te, il Tomari-te è parte integrante del corpus del Tode-jutsu, ovvero l'arte del Tōde. L'Okinawa-te o più semplicemente Te, detta anche Tode, si differenziò subito in tre stili, a seconda dei luoghi di Okinawa in cui veniva praticato: il Naha-te (sul modello del kung fu/gongfu della Cina meridionale), lo Shuri-te e il Tomari-te (entrambi sul modello del kung fu/gongfu della Cina settentrionale).
Importanti maestri okinawensi di Tomari-te:
  • Matsumora Kōsaku
  • Oyadomari Kokan
  • Yamazato Gikei
  • Motobu Chōki
  • Kyan Chōtoku


Importanti kata
  • Ananku
  • Rōhai
  • Oyadomari Passai
  • Wankan
  • Wanduan
  • Wansu



giovedì 15 dicembre 2016

Tori (arti marziali)

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Nelle arti marziali giapponesi, tori è colui il quale esegue una tecnica, in antitesi a uke, che è colui la riceve. La traduzione dei vocaboli Tori (colui che conduce l'azione) ed Uke (colui che subisce l'azione), comunemente usata, è leggermente impropria perché in diverse occasioni esistono scambi di ruoli; forse sarebbe più appropriato parlare di “protagonista” e “comprimario” prendendo a prestito definizioni dal teatro.
L'azione di tori cambia sempre in funzione della risposta di uke e viceversa. L'esatto ruolo di tori varia nelle differenti arti marziali e spesso anche all'interno di una stessa arte marziale, a seconda dalla situazione. L'azione, maggiormente frequente nelle arti marziali, di tori è una tecnica di proiezione in cui uke deve cadere a terra. Il compito di tori è di far sì che il suo controllo sulla caduta di uke, sia presente dall'inizio alla fine della tecnica eseguita.

domenica 4 dicembre 2016

Tsuki

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In giapponese col termine "Tsuki" viene indicata la tecnica di pugno.

Kendo

Nel Kendo. la parola Tsuki, corrisponde ad una delle cinque aree su cui attaccare. Esso è una spinta dal punto dello shinai alla gola, inteso a tagliare un'arteria carotide. Nel combattimento con la spada, l'avversario morrebbe dissanguato. Diversamente dalle arti marziali che usano questo termine, nel "kendo ", lo "tsuki "è un termine comprensivo per il movimento e l'obiettivo.



Karate

Nel karate e nelle sue varianti, il vocabolo "tsuki" è usato come una parte di una parola composta, generalmente usata per descrivere varie tecniche di pugno,(ad esempio: Gyaku zuki, Oi zuki..ect) e, virtualmente, non serve mai a descrivere una tecnica unica, (Da notare che in una parola composta, dove tsuki non viene prima, la sua pronuncia e scrivendo leggermente cambi a causa di il rendaku; questo è traslitterato come "zuki ".)
Qualche esempio d'uso di alcune tecniche basilari include:
  • Choku-zuki (直突き), pugno dritto
  • Gyaku-zuki (逆突き), pugno opposto alla gamba in avanzamento
  • Oi-zuki (追い突き), pugno portato in avanzamento con la gamba corrispondente al braccio
  • Age-zuki (上げ突き), pugno portato dal basso verso l'alto
  • Ura-zuki (裏突き), pugno rovesciato (corto raggio)
  • Tate-zuki (立て突き), pugno verticale portato al centro del petto (corto raggio)
  • Morote-zuki (双手突き), pugno portato con due mani
  • Yama-zuki (山突き) or Rete-zuki, doppio pugno portato su due livelli (combinazione di ura-zuki e jodan oi zuki)
  • Kage-zuki (鉤突き), gancio
  • Mawashi-zuki (回し突き), pugno circolare



Kumite

Il combattimento nel Karate è chiamato kumite (組手:くみて). Si traduce letteralmente come: "incontro di mani." Il Kumite viene praticato sia come sport che come allenamento all'auto-difesa dove le tecniche di pugno vengono sviluppate ed eseguite insieme ad altre tecniche.
Il livello di contatto fisico nel combattimento varia notevolmente. Al Full contact karate sono state apportate molte modifiche. Knockdown karate (such as Kyokushin) utilizza tecniche a contatto pieno per mandare a terra l'avversario. Nelle varianti del Kickboxing, ( per esempio K-1), si preferisce la vittoria per k.o. Sparring in armour (bogu kumite) permette di portare a piena potenza le tecniche con qualche protezione. Sport kumite in many international competition under the World Karate Federation is free or structured with light contact or semi contact and points are awarded by a referee.
Other arts, including throwing and grappling oriented styles such as judo, jujutsu, or aikido, also often use this terminology to describe such an attack.
Nella pratica dell'aiki-jō e di alcuni stili dell'aikido (in particolare nell'Stile Iwama di Morihiro Saito), lo tsuki è usato letteralmente come parte del nome di numerose tecniche di spinta con the short staff ().
Nel karate e nelle sue varianti, il gyaku-zuki è il termine utilizzato per indicare il pugno opposto. Un tradizionale pugno contrario straight punch eseguito da una posizione frontale, with the punching hand on the opposite side to the leading leg (e.g., left leg forward, punch with the right fist). In alternativa il gyaku-zuki può essere utilizzato come termine per qualsiasi pugno scagliato con la mano dello stesso lato della gamba posteriore. Gyaku-zuki, Shotokan karate's strongest punch, develops power through movement of the hips. The hips twist as the returning (non-punching) hikite arm is pulled back and the punching arm is pushed forward, the fist twisting at point of impact. Tensing of the whole body is synchronised as the punch makes contact and at this time the rear foot is pushed down.

Choku zuki

Nel karate e nelle sue versioni, è il termine usato per indicare un "pugno diritto." La camera, o posizione preparatoria, di choku-zuki è con la mano impressionante ritirata all'anca o sulle costole, in un pugno, col palmo che affronta su. Il pugno viaggia direttamente in un percorso lineare verso l'obiettivo, col gomito dietro al pugno tracciando il percorso del pugno. La mano rimane tocca col palmo su fino a che gli ultimi due pollici del pugno, quando ruota affrontare in giù. Idealmente, l'inizio della rotazione del pugno coincide col contatto iniziale con l'obiettivo. Il gomito rimane sul fondo del braccio. Permettendolo per ruotare al lato o diretto verso l'alto lo mette in mostra a danno da entrambi hyperextension inflitto da sé, o da un blocco rigido dall'oppositore. Il contatto è fatto con nocche dell'anteriore-pugno. Un pugno diritto eseguito da una posizione anteriore (zenkutsu-dachi) viene chiamato gyaku-zuki (pugno inverso), se la gamba avanzata e pugno sono su lati opposti, od oi-zuki (pugno di affondo) se la gamba e pugno sono sullo stesso lato.

giovedì 24 novembre 2016

Uke (arti marziali)

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Nelle arti marziali giapponesi, uke (受け) (ɯkɛ) è colui il quale "riceve" una tecnica. Uke ha anche un altro significato: parata.
L'esatto ruolo di uke varia nelle differenti arti e spesso anche all'interno di una stessa arte marziale, a seconda dalla situazione. Per esempio in aikido e Jūdō kata, uke "attacca" il suo compagno che quindi si difende mettendo in pratica la tecnica. Recentemente negli stage di allenamento del jujutsu tradizionale gli studenti più giovani hanno il preciso compito di fare da uke. Nelle arti basate sulle armi, a fare da uke è spesso il maestro.
Ci sono diversi termini usati per descrivere il"contrario" di uke, sempre a seconda della situazione, esso può essere nage (投げ nagè), tori o shite.
L'azione di uke è chiamata ukemi (受身 ukemi). Letteralmente: "corpo ricevente"; in pratica sono le cadute: quest'arte insegna a saper ricevere correttamente ed in tutta sicurezza, un attacco. Per esempio si impara a "rotolare" a seguito di una proiezione sia per evitare danni fisici sia per allenare il fisico. Infatti sia in aikido sia in Jūdō spesso le lezioni iniziano proprio con specifici allenamenti di cadute Una componente essenziale dell'ukemi è la consapevolezza. L'uke diventa abile, attraverso la pratica e l'esercizio a rispondere velocemente a qualsiasi azione. Un ukemi realmente aggraziato si ottiene attraverso un serio allenamento e con un buon equilibrio sincretico con il compagno di allenamento.



sabato 5 novembre 2016

Wado-Ryu

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Il Wado-Ryu, o anche Wadoryu (和道流 Wadō-ryū), è uno stile giapponese di karate fondato nel 1934 dal Gran Maestro Hironori Otsuka. Wadoryu significa Scuola/Stile (ryu) della Via (do) della Pace/Armonia (wa). Al contrario della maggior parte degli stili di karate, che sono stati sviluppati ad Okinawa, il Wado Ryu è il primo stile di karate ad essere originario del Giappone.

Lo stile Wadoryu

Pur trovando le sue origini nel Te di Okinawa, il Wadoryu è uno stile in qualche modo a sé stante. La sua caratteristica principale è la fusione operata dal M. Otsuka tra lo Shindo Yoshin Ryu Jujitsu e il Rykyu Kenpo To-Te-Jitsu. Le posizioni sono comode, morbide e la distanza di combattimento è medio-corta. Lo stile pone particolare attenzione alla mobilità, alla velocità e soprattutto alla fluidità delle tecniche con un uso sapiente del Taisabaki. Otsuka stesso insegnò che il proprio movimento è la manifestazione del proprio spirito. Caratteristica portante è inoltre l'ampio bagaglio di Jujitsu con lo studio approfondito di proiezioni (nage-waza), leve articolari (kansetsu waza), immobilizzazioni e strangolamenti (shime waza) che si accompagnano all'uso degli atemi waza (tecniche di percussione) derivati dal karate il cui scopo è quello di causare un trauma anatomico in zone sensibili del corpo umano per neutralizzare l'avversario nel modo più rapido possibile (con colpi alle articolazioni, al femore, all'inguine, alle ginocchia, alle fluttuanti, al fegato, alla gola, alle orecchie ecc.).
Al classico schema "attacco-parata-contrattacco" il maestro sostituì quello più efficace di "attacco-contrattacco" rifiutando dunque un contrasto cruento ma prediligendo, al contrario, l'evasione (Nagashi) e la schivata. Nei Kihon Kumite, infatti, che si possono definire la "summa" degli insegnamenti del maestro Otsuka, ritroviamo un concetto dinamico particolarissimo caratterizzato da: "schivata-contrattacco-proiezione(o sbilanciamento)" in un unico gesto tecnico. Osserviamo in ciò il principio di flessibilità (Ju) tipico del Jujitsu con l'adozione del principio di circolarità dell'Aikido. In tutto questo assume particolare importanza la rotazione delle anche. Tutte le tecniche Wado, in sostanza, richiamano all'essenzialità della difesa secondo il principio "sei ryoku zen‘ yo" (massimo risultato con il minimo sforzo). Fondamentale importanza assume nello studio degli atemi il controllo della respirazione e della muscolatura mediante la contrazione soltanto al momento dell'impatto per tornare immediatamente alla decontrazione muscolare.
Il programma tecnico di base dello stile comprende:
15/18 Kata
9 Kata codificati dal Maestro Otsuka:
  • Pinan Shodan
  • Pinan Nidan
  • Pinan Sandan
  • Pinan Yondan
  • Pinan Godan
  • Chinto
  • Kushanku
  • Naihanchi
  • Seishan
6/9 Kata aggiunti successivamente:
  • Bassai
  • Jion
  • Jitte
  • Kumpu
  • Niseishi
  • Rohai
  • Suparimpei
  • Unsu
  • Wanshu
I primi 9 sono i Kata codificati dal Maestro Otsuka (anche il Kata Kumpu sarebbe stato composto da Otsuka). I restanti Kata furono aggiunti successivamente.
42 Kumite:
  • 10 Ippon Kumite
  • 12 Sanbon Kumite (codificati dal maestro Tatsuo Suzuki ma ormai parte integrante del metodo)
  • 8 Ohyo Kumite (codificati dal maestro Tatsuo Suzuki ma ormai parte integrante della didattica Wadoryu)
  • 10 Kihon Kumite
  • 2 Nihon Kumite
Alla pratica superiore appartengono:
  • 10 Tanto Dori (difesa da coltello. Essendo di tradizione dell'Aikido, il maestro Otsuka era solito dimostrarli indossando l'hakama)
  • 5 Tachi Dori (difesa da spada)
  • 5 Idori (tecniche di difesa in seiza)
Dal punto di vista psicomotorio, il Wadoryu in generale, considerate le sue peculiarità può essere consigliato a bambini a partire da 5 anni indirizzandoli anche al pre agonismo. Anche chi è più maturo, o anziano lo può intraprendere amatorialmente: vista la sua fluidità di movimento, può essere consigliato per tonificare polmoni, diaframma ecc. ecc; inoltre nel karate ci si esercita scalzi e questo fortifica la pompa plantare rinforzando il cuore.



I Principi del Wadoryu

Sulla base del Rykyu Kenpo To-Te-Jitsu, Otsuka elaborò una serie di principi dinamici e di combattimento derivati dalla sua esperienza nel Jujitsu che fanno del Wadoryu un eccellente sistema di difesa personale. Questi principi possono essere riassunti in vari punti chiave:
  • Principio della flessibilità (Ju) attraverso tecniche di evasione e schivata
  • Principio del "sei ryoku zen‘ yo" (massimo risultato con il minimo sforzo)
  • Principio del ritorno dopo una tecnica di pugno (ikite) e di calcio (ikiashi)
  • Principio del Gosen-no-sen: nello stesso momento in cui si blocca l'attacco dell'avversario si contrattacca
  • Principio del Sensen-no-te: quando l'avversario cerca di attaccare prendendo l'iniziativa, viene bloccato, senza attendere la sua iniziativa e quindi attaccato prima che lo faccia lui.
Principi del movimento:
  • Nagasu (lasciar correre, rapidità dell'acqua)
  • Inasu (schivare, scivolare come una goccia di rugiada)
  • Noru (avvolgere)
  • Principio dello spostamento rapido e piccolo con posizioni raccolte e gambe meno statiche
  • Principio di circolarità dell'Aikido

La filosofia del Wadoryu

«Quando pratichi il Wado-ryu come arte marziale, non significa solo impegnarti; ma anche impegnare te stesso ad un certo modo di vivere; che include allenamento agli ostacoli della vita e trovare la via per un'esistenza ricca di significati per tutto il tempo che ti è concesso su questa terra. Attraverso questo modo di vivere potrai raggiungere il Wa e vivere la pienezza della vita. Bisogna trovare il Wa attraverso l'allenamento, una volta entrato nel Wa, tu troverai molte altre vie per crescere e migliorare il tuo modo di vivere. Ti aiuterà a migliorare in tutti i settori della tua vita.»
(Hironori Otsuka)



Il Wadoryu oggi

In realtà gli stili di Wadoryu proposti sia da Wado Academy che da Wado Kai sono differenti anche se hanno lo stesso substrato. La Wado Academy privilegia tecniche di Ju Jitsu con molte proiezioni e leve, il Wadoryu proposto dalla Wado Kay invece privilegia gli Atemi (colpi) assieme a tutto il repertorio tipico di questo stile. Si tratta dunque di punti di vista differenti ugualmente efficaci. Inoltre il Wadoryu oggi, è lo stile più diffuso in Giappone e negli Stati Uniti viene utilizzato come terapia sperimentale per i disturbi legati allo sviluppo dei bambini e degli adolescenti (disturbi del comportamento, l'aggressività, il disturbo da deficit dell'attenzione con iperattività). Questi studi hanno portato ad un notevole miglioramento per ciò che riguarda l'intensità, l'adattabilità e la capacità di regolazione dei propri stati emotivi.

Gradi di cintura

I gradi nel Wadoryu sono conformi alla gerarchia delle cinture, che prende il nome di Kyudan. Questa divisione separa gli allievi dai maestri.
Cinture Allievi
  • Bianca (dopo 2 mesi di allenamento costante)
  • Gialla (dopo 4 mesi di allenamento costante)
  • Arancione (dopo 6 mesi di allenamento costante)
  • Verde (dopo 9 mesi di allenamento costante)
  • Blu (dopo 1 anno di allenamento costante)
  • Marrone (dopo 1 anno e 7 mesi di allenamento costante)
Cinture Maestri
  • 1º dan: (dopo almeno 3 anni e 3 mesi di allenamento costante)
  • 2º dan: (dopo almeno 5 anni e 3 mesi di allenamento costante)
  • 3º dan: (dopo almeno 8 anni e 3 mesi di allenamento costante)
  • 4º dan: (dopo almeno 12 anni e 3 mesi di allenamento costante)





venerdì 21 ottobre 2016

Yabusame

Yabusame






Yabusame (流鏑馬) tiro con l'arco eseguito da un cavaliere. È un'arte marziale giapponese derivante dal kyudo (il tiro con l'arco tradizionale).
La particolarità è che le frecce utilizzate non hanno punta ma terminano con rigonfiamento ovoidale che evita gli eventuali danni di un tiro errato.
La disciplina richiede una notevole abilità sia nel cavalcare che nel tirare poiché, per maneggiare l'arco, il cavaliere ha entrambe le mani occupate e non può tenere le briglie, quindi deve tenersi in sella con la sola forza delle gambe. Si consideri che il tiro viene eseguito con il cavallo lanciato al galoppo in una corsia lunga circa 250 metri.
Inoltre i bersagli da colpire sono due, posti a circa 50 metri uno dall'altro. Eseguito il primo tiro, l'arciere deve incoccare una seconda freccia e, nel giro di pochi secondi, ripetere il tiro al secondo bersaglio. Sul percorso stazionano giudici che segnalano l'esito del tiro.
Questa disciplina ha origine nel periodo Kamakura (1192–1334), e nasce come una sorta di intrattenimento offerto agli dei. Come il kyudo è profondamente intrisa dei concetti della filosofia zen e come tutte le arti marziali è non solo un esercizio di bravura ma anche un cammino iniziatico di elevazione spirituale.
Possono praticare lo Yabusame anche le donne che indossano, al pari degli uomini, sontuosi costumi di foggia duecentesca. Anche i finimenti dei cavalli e tutto l'equipaggiamento riproducono con estrema minuzia quello dei tempi originari, raffigurato in innumerevoli opere pittoriche.

mercoledì 5 ottobre 2016

Yoseikan budo

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Lo Yoseikan Budo (養正館武道) è un'arte marziale giapponese che nasce dalla sintesi delle esperienze di Hiroo Mochizuki, figlio del maestro Minoru Mochizuki, allievo a sua volta dei maestri Jigoro Kano (Jūdō) e Morihei Ueshiba (aikido).

Nome

La disciplina prende il nome dall'edificio Yoseikan (trad. YO=Insegnare SEI=Rettitudine KAN=Casa BU=Guerra DO=Via quindi complessivamente "La casa che insegna con rettitudine la via del guerriero"), il dojo personale di Mochizuki padre, in cui le varie discipline erano insegnate separatamente, sebbene la ricerca di Mochizuki avesse portato ad evidenziarne i tratti comuni e la creazione di alcune forme, tra l'altro erano preservati i sutemi waza di Gyokushin Ryu disciplina non insegnata nella sua interezza allo Yoseikan.

Caratteristiche

Il figlio Hiroo iniziato in giovane età alle arti marziali dal padre, con un'accurata opera di sincretismo fonde le varie discipline in un'unica arte a cui dà il nome del dojo paterno seguito dalla parola Budo per indicare la completezza dell'arte.
Lo Yoseikan Budo è un'arte marziale dalle forti connotazioni tradizionali: propone infatti un ritorno alla multidisciplinarità delle scuole di combattimento classiche del medioevo giapponese, dove il giovane guerriero veniva addestrato in tutte le tecniche necessarie al combattimento sul campo di battaglia: dal combattimento con armi lunghe, quali lo yari o la naginata, alla scherma, al combattimento corpo a corpo a mani nude o con armi corte, dall'equitazione al tiro con l'arco.
Contemporaneamente a questa sua attenzione per la formazione di un guerriero come era inteso dalla tradizione classica giapponese, lo Yoseikan Budo accetta il tempo ed il contesto in cui si colloca attualmente, fornendo a coloro che lo praticano -e soprattutto agli istruttori ed ai maestri- stimoli per un continuo arricchimento psicofisico e culturale, invitandoli continuamente mediante corsi specifici, seminari e stage a mantenere sempre viva e desta l'attenzione verso il mondo che li circonda, promuovendo l'arricchimento personale ed il miglioramento della salute fisica e mentale.
La pratica dello Yoseikan Budo contempla sia il combattimento a mani nude che quello armato. Il combattimento a mani nude è sviluppato mediante l'insegnamento di tecniche su tutte le distanze (lunga, media e lotta a terra) comprendenti: colpi (atemi) portati con tutto l'arsenale del corpo (calci, pugni, colpi di mano, gomito, ginocchio e testa), proiezioni (tipiche delle scuole di Jūdō e jujutsu), leve articolari (tipiche delle scuole aiki), immobilizzazioni e strangolamenti sia in piedi sia al suolo. Il combattimento con le armi trae le proprie origini dalle scuole classiche di scherma giapponese (katori shinto ryu) e prevede l'uso di armi lunghe (yari, naginata, bō) della spada (katana) e di armi corte (tanbō sia singolo che doppio, coltello, nunchaku, tonfa, sai).
Inoltre per permettere di esercitarsi nel combattimento oltre all'uso delle protezioni (caschetto con visiera, guantoni, conchiglia, paraseno per le ragazze, paratibie e parapiedi), è stato introdotto l'uso di armi sportive, quali il tschobo (katana), tanbo (bastone medio) e konbo (tantò), che ripropongono le dimensioni dei corrispettivi reali ma sono rivestite da una leggera imbottitura che le rende pressoché innocue.
Nel suo percorso di formazione lo Yoseikan, tenendo conto delle nuove metodologie didattiche, contempla l'uso di forme miste con uso di tecniche a corpo libero associate a tecniche di arma per migliorare lo studio della distanze e dei tempi. Al fine inoltre di fornire un adeguato allenamento cardiovascolare, è stato introdotto l'uso di forme musicali per allenare la routine tecnica in maniera aerobica e ritmica.
Lo scopo dello Yoseikan budo è pertanto quello di formare un “guerriero universale” capace di usare qualsiasi arma, a qualsiasi distanza, in qualsiasi situazione, e di adattarsi agli eventi senza farsi travolgere, trovando l'armonia in sé e con l'avversario e favorendone la realizzazione. Lo Yoseikan Budo vuole essere la ricerca del “ceppo comune” che attraversa tutte le arti marziali mediante la riscoperta dei movimenti chiave che gestiscono il corpo umano, come l’onda shock che ne è la caratteristica indiscussa.

venerdì 30 settembre 2016

Yoshin Ryu

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Yōshin-ryū (楊心流) ("La scuola dello Spirito del Salice") è un nome comune a diverse tradizioni di Arti Marziali fondate in Giappone nel periodo Edo. La più popolare e nota fu la linea Yōshin-ryū fondata dal medico Akiyama Shirōbei Yoshitoki a Nagasaki nel 1632. Il lignaggio Yōshin-ryū di Akiyama è forse il più influente stile di jujutsu in Giappone. Verso la fine del periodo Edo infatti, la scuola di Akiyama e correnti derivate erano diffuse in buona parte del Giappone e in epoca Meiji lo Yōshin-ryū fu importato anche in Europa e Stati Uniti.


Curriculum

Il lignaggio Akiyama del Yōshin-ryū è famoso per un curriculum che contiene anche kyūshojutsu (急所術) e atemi (percussione in punti vitali) e lo sviluppo dell'energia interna, insegnamenti che potrebbero avere un'origine cinese. Si ritiene che alcuni di questi insegnamenti siano poi stati assorbiti da tradizioni derivate o da altri stili di jujutsu. In realtà l'unica scuola della linea Akiyama che sopravvive ancora oggi è la Yōshin-ryū naginata di Hiroshima guidata da Koyama Takako, tuttavia la scuola in passato fu molto prolifica e ha influenzato profondamente altri stili oggi esistenti.



Derivati

Tra le scuole derivate dall'Akiyama Yōshin-ryū jujutsu si possono ricordare:
Danzan ryu, Shin Yoshin ryu, Shin Shin ryu, Sakkatsu Yoshin ryu, Shin no Shindo ryu, Tenjin Shin'yō-ryū, Shindō Yōshin-ryū, Takamura ha Shindo Yoshin ryu, Wado-ryū (scuola moderna di Jujutsu Kenpo/Karate basata sullo Shindō Yōshin-ryū), Ryushin Katchu ryu, Ito ha Shinyo ryu, Kurama Yoshin ryu, Kodokan Judo.



Takagi Yoshin ryu e Hontai Yoshin ryu

Le scuole Takagi Yoshin Ryu e Hontai Yoshin ryu non sono a rigore lignaggi Yōshin-ryū ma si ritiene discendano da un'altra tradizione molto nota, il Takenouchi-ryū che a sua volta deriva da una tradizione molto antica tipicamente giapponese. Sebbene questi stili sembrino in parte influenzati dallo Yōshin-ryū, non vi sono documenti che dimostrino relazioni accertate.
Queste due correnti sono note anche con i seguenti nomi:
Hontai Yoshin ryu, Takagi ryu, Hontai Takagi Yoshin ryu, Takagi Hontai Yoshin ryu, Kukishin ryu, and Minaki Den Kukishin ryu.
Una scuola che deriva dal Takagi ryu è il Shingetsu Muso Yanagi ryu.

martedì 6 settembre 2016

Yoshinkan

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Aikido Yoshinkan (合気道 養神館 Aikidō Yōshinkan lett. "Aikido Cultivating the Spirit School") è uno stile di aikido fondato da Gozo Shioda (1915–1994) dopo la Seconda guerra mondiale. Lo Yoshinkan Aikido è spesso chiamato lo stile "duro" dell'aikido in quanto i metodi di allenamento sono il risultato del periodo estenuante nel quale Shioda fu allievo di Morihei Ueshiba prima della guerra. Lo stile Yoshinkan è attualmente la seconda più grande organizzazione mondiale di aikido.


Corso Senshusei

Nel 1990, Gozo Shioda fondò l'International Yoshinkai Aikido Federation (IYAF) per facilitare l'insegnamento dell'aikido Yoshinkan al di fuori del Giappone. Oggi, entrambe: la All Japan Yoshinkan Aikido Federation e la IYAF sono guidate dall'attuale capo dello stile Yasuhisa Shioda, il figlio del fondatore. Sotto di lui, l'Honbu dojo Yoshinkan, localizzato a Shinjuku Tokyo, esegue ogni anno un corso intensivo della durata di 11 mesi chiamato Corso Senshusei derivato dal corso utilizzato per addestrare la Tokyo Metropolitan Riot Police. Il libro Angry White Pyjamas di Robert Twigger è basato sull'esperienze dell'autore durante il corso.