venerdì 24 giugno 2016

Boomerang






Un boomerang tipico






Il boomerang o bumerang è uno strumento solitamente di legno che può essere lanciato. Ha la sua origine in primitive armi da lancio usate dagli aborigeni australiani per la caccia e in guerra. La forma dei boomerang moderni è sottile e ricurva, e conferisce al boomerang proprietà aerodinamiche che influiscono sulla sua traiettoria e sul suo movimento in aria:
  • mentre è in volo, il boomerang ruota su sé stesso; in questo modo, le sue estremità possono colpire con violenza la testa dell'animale cacciato;
  • può percorrere distanze notevoli;
  • percorre una traiettoria curva e, se lanciato correttamente, può compiere una traiettoria ellittica tornando alla persona che l'ha lanciato.
Il boomerang è noto in occidente soprattutto per quest'ultima proprietà, spesso reinterpretata un po' impropriamente come un "pericolo" per il lanciatore. La parola "boomerang" viene spesso usata anche metaforicamente per indicare un'azione che si ritorce contro chi l'ha iniziata. Fu il Capitano Cook, nel 1770, ad assegnare a questo strumento il nome di boomerang, mutuandolo dalla lingua della popolazione locale Turaval.



Storia

Strumenti simili al boomerang sono diffusi in gran parte del mondo; per esempio, alcuni popoli europei disponevano di scuri da lancio capaci di traiettorie ricurve, e qualcosa di simile veniva usato in Egitto dai faraoni per cacciare gli uccelli. Tuttavia, i boomerang intesi in senso stretto sono tipici ed esclusivi delle culture aborigene australiane. Lo stesso nome boomerang viene dalla lingua della tribù australiana Turuwal, originaria della zona di Sydney.
Gli aborigeni australiani hanno realizzato diversi strumenti affini al boomerang (o diverse varianti del boomerang). Oltre che per la caccia, i boomerang venivano usati nei combattimenti tribali; a tale scopo, alcune tribù svilupparono varianti con forma più allungata e asimmetrica, che avevano la caratteristica di potersi agganciare a uno scudo e colpire, ruotando, la testa dell'uomo che lo reggeva.
Oggi gli aborigeni fabbricano boomerang soprattutto per venderli ai turisti, spesso decorandoli con immagini che riproducono i diversi stili della pittura aborigena. Accanto alla produzione artigianale si è sviluppata anche una produzione industriale orientata al mercato dei souvenir.


Boomerang sportivi moderni



Sport

Dalla tradizione aborigena del boomerang sono anche derivate una serie di discipline sportive; gli strumenti che si usano (spesso detti boom o rang) possono essere di legno ma anche di plastica o di materiali compositi.



Nello spazio

Dietro suggerimento di Yasuhiro Togai, campione mondiale della disciplina, l'astronauta della Stazione Spaziale Internazionale Takao Doi ha eseguito prove di lancio del boomerang in condizioni di microgravità, rilevando che il comportamento dell'oggetto è del tutto analogo a quello osservato sulla Terra.

Il boomerang nella cultura di massa

La caratteristica traiettoria curva del boomerang lo rende uno strumento particolarmente adatto alla farsa. In numerosi cartoni animati e film comici, il maldestro lanciatore viene colpito dal proprio boomerang, che non raramente lo raggiunge nei modi più improbabili nonostante i tentativi della vittima di fuggire al proprio "destino".



mercoledì 1 giugno 2016

Acinace






Dario I di Persia con una acinace in grembo





Un membro della Guardia reale esibisce una acinace al suo fianco. Da un bassorilievo da Persepoli.



Acinace, scritto anche akinakes (greco ἀκινάκης) o akinaka (da un ipotetico e non attestato termine persiano *akīnakah) è termine usato per indicare un tipo di spada o daga usata dagli antichi persiani.




Origine e disegno

Il disegno dell'arma ha un'origine scita, anche se a renderla famosa furono i persiani grazie ai quali l'arma ebbe una rapida diffusione nel mondo antico, tanto che una sua influenza può essere rintracciata perfino nel disegno della antiche armi cinesi. L'acinace è lunga, tipicamente, 36–46 cm, con due bordi affilati, un pomolo diviso, e una guardia cruciforme a forma di B o anche rettangolare o arrotondata, che, sebbene profonda, non si protende molto dalla lama.
È interessante notare che ciò che più di ogni altra cosa permette di identificare l'acinace è la sua fodera, di solito sospesa con un unico aggancio su uno dei lati, in modo da pendere in maniera asimmetrica, in diagonale sull'anca destra.
Poiché l'acinace sembra essere stata un'arma da stoccata, e siccome era indossata generalmente sulla destra, l'inclinazione in avanti doveva servire probabilmente a permetterne la rapida estrazione, in una posizione molto favorevole per portare assalti a sorpresa, trovandosi infatti impugnata con la lama inclinata verso il basso e in avanti.


Testimonianze testuali ed artistiche

Cavaliere dei Parti di scorta a una carovana di cammelli (dettaglio), con una daga (acinace) plurilobata sulla destra. Riproduzione da un bassorilievo da Palmira.

Acinaci d'oro, da Tillia Tepe, I secolo d.C.



I testi antichi ci dicono veramente poco di quest'arma, al di fuori del fatto, abbastanza scontato, che era una spada persiana. Per questo motivo, gli autori latini che ne hanno scritto nel tempo, hanno usato il termine acinace per indicare indistintamente qualsiasi altra arma usata dai persiani nel corso dei secoli. Così è frequente, nel latino medioevale, che si indichi con il termine acinace la scimitarra o altre simili, una consuetudine linguistica che ha lasciato un'evidente traccia in alcune nomenclature binomiali di specie animali o botaniche.
Paulus Hector Mair, esperto tedesco di arti marziali e scherma storica vissuto nel XVI secolo, si spinge ancora più in là, arrivando a tradurre con acinace il tedesco dussack, un termine usato per indicare un'arma da addestramento, che aveva la caratteristica di esibire, nel disegno, una curvatura simile a quella della scimitarra. Allo stesso modo, nelle descrizioni di autori Gesuiti riguardanti il Giappone, il termine veniva utilizzato per indicare la katana.
I persiani dell'era achemenide facevano uso di più di un tipo di spada: l'arte dell'epoca achemenide ci offre tipiche raffigurazioni di guardie del corpo del re o importanti dignitari che indossano spade ornate sospese in diagonale. L'arte greca, d'altro canto, mostra spesso soldati persiani armati di kopis, un'arma ricurva dotata di un unico filo. Ci vuole un fiuto da detective per riuscire a discernere che tipo di arma fosse davvero l'acinace.
È utile notare che nei testi greci e romani, l'acinace viene talvolta menzionata quale oggetto di dono regale corrisposto in segno di favore. Questo farebbe propendere per la daga.
In un passo di Erodoto un acinace d'oro è ritualmente offerta da Serse al mare, nella cerimonia riparatrice che fece seguito al curioso episodio noto come flagellazione dell'Ellesponto.
Un passaggio rivelatore lo si rinviene in Flavio Giuseppe (Antichità giudaiche, 20.186), in cui le armi usate dai sicari sono così descritte:

«E a quel tempo i cosiddetti sicari, una sorta di banditi, stavano raggiungendo il loro maggior numero, facendo uso di piccole spade, che per grandezza erano simili all'acinace persiana, ma curve come la romana sica, alla quale quei banditi debbono il loro nome.»
Ciò sembra anche indicare che è la daga ad essere propriamente chiamata acinace, sebbene vi sia chi sostiene il contrario, traducendo il passaggio precedente in: «convessa come la romana sica».