venerdì 26 agosto 2016

Daitō-Ryū Aikijūjutsu

Il mon (emblema) del clan Takeda



Il Daitō-Ryū Aikijūjutsu (大東流合気柔術 = Grande Scuola d'Oriente dell'Aikijujutsu) o brevemente Aikijujutsu è considerato, in Giappone, come una delle più antiche e nobili scuole di bujutsu. Sarebbe stata fondata nel 1087 da Shinra Saburō Minamoto no Yoshimitsu (新羅 三郎 源 義光, 1045–1127), samurai del clan Minamoto, terzo figlio di Yoriyoshi Minamoto, discendente della quinta generazione dell'imperatore del Giappone, della dinastia Minamoto, Fujiwara Seiwa (850-881), e la sua evoluzione si sarebbe svolta in parallelo con la storia del Giappone.



Storia

Il clan Minamoto era uno dei maggiori del Giappone e Yoriyoshi Minamoto, principe militare ereditario (Daimyō) della provincia di Chinjufu era stato inviato dall'imperatore a sedare una rivolta del clan Abe. La guerra durò per 11 anni (1051-1062) sino a quando Sadatou Abe fu sconfitto nella battaglia di Yakata Koromogawa.
Successivamente i figli di Yoriyoshi combatterono nella guerra Gosannen (1083-1087) contro il clan Kiyohara. Minamoto Yoshiie (uno dei figli) era in difficoltà, fu raggiunto dal fratello Yoshimitsu e insieme espugnarono la fortezza di Kanazawa. Yoshimitsu era il signore del castello di Daitō (da cui deriva poi il nome dell'arte), ma il figlio Yoshikiyo al termine della guerra si trasferì a Takeda nella provincia di Kai dove assunse il nuovo nome di Yoshikiyo Takeda, dando così origine al Clan Takeda.
Gli insegnamenti marziali sarebbero stati trasmessi in segreto presso il clan Takeda, che le avrebbe tramandate fino ai giorni nostri.
Nel 1674 alcuni documenti segnalano che l'influenza del Nishinkan del clan Takeda si è espansa su tutto il territorio d'Aizu, intorno al quale fioriscono molte scuole marziali principali che insegnano solo ai bushi del clan Aizu. Si contano 5 stili di scherma, 2 di ju jitsu (la famosa Mizu no Shinto-ryu e Shinmyo-ryu) proprie del clan Aizu più una miriade di scuole private che insegnano anche ai samurai di minor rango: 22 di scherma, 16 di jujutsu, 16 d'armi da fuoco, 14 d'estrazione della spada, 7 di tiro con l'arco, 4 di lancia e 1 d'alabarda, falcetto con catena, bastone, lotta con l'armatura senza armi.
Per due delle scuole citate vige il divieto di fornire dimostrazioni in pubblico. Sono le due scuole segrete del clan Aizu - l'Oshikiuchi (già Aiki-in-yo-ho, poi Daito-ryu Aikijujutsu) del clan Takeda e il kenjutsu di Misoguchi-ha Itto-ryu del clan Aizu.
Nel periodo Edo (1600-1868) la città d'Aizuwakamatsu nel distretto di Aizu era nota per la potenza del castello Tsurugajo, fatto costruire nel 1384 (periodo Ashikaga) da Ashina Naomori (all'epoca daimyoo d'Aizu), e al tempo della rivolta guarnito dalle truppe del clan Aizu, addestrate dal clan Takeda che forniva anche i migliori samurai per la guardia dello shogun. Nel 1868 il nerbo delle forze bene resiste alle forze nemiche, contro cui combattono anche due formazioni di giovani Takeda addestrati nell'Oshikiuchi (il futuro Daito-ryu Aikijujutsu): la squadra Byakkottai (Tigri Bianche) e la squadra Joshigun (l'una maschile e l'altra femminile, entrambe formate da giovani tra i 15 e i 17 anni). Quando le armate Meiji si avvicinano al castello Tsurugajo difeso dal daimyoo d'Aizu Matsudaira Katamori, le due squadre accorrono in suo aiuto. Vedendo la struttura assediata e avvolta dal fumo e, pensando al peggio, essi compiono l'unico atto degno del bushido: il seppuku. Alle porte della città oggi sorge un monumento in memoria dei giovani Takeda suicidi.
La battaglia, benché ormai persa, in realtà continua altre quattro settimane, e il castello, che non era in fiamme come avevano creduto i giovani, è ancora in mano degli Aizu-Takeda. I superstiti, nell'esempio dell'eroismo delle giovani squadre scelgono di continuare a combattere sino alla morte, e come in passato, le famiglie commettono seppuku così che i loro mariti e padri non debbano preoccuparsi di loro in quanto la sconfitta è ormai inevitabile. Quando le armate dell'imperatore entrano nel castello non vi è un sol uomo vivo. In casa del capo-clan Takeda trovano 21 donne e bambini morti suicidi. Terminava così l'egemonia degli shōgun. Ma termina anche un'era, quella dei veri samurai.
Inizia infatti il periodo Meiji (1868-1912), la rivoluzione sociale che ne segue stravolge il concetto di caste e nessuno può più portare in pubblico il daishō (le due spade, lunga e corta, simbolo della classe militare dei bushi).
Pochi anni prima era nato un bimbo: Sokaku Takeda (1860-1943), che all'epoca aveva solo otto anni. Il padre, Takeda Soikichi, discendente della stirpe Takeda nel feudo di Aizu, lo aveva nascosto al sicuro, e ben presto il giovane Takeda oltre a studiare l'arte di famiglia, l'Oshikiuchi, inizia il suo musha shugyo (pellegrinaggio d'apprendistato): crescendo con quell'educazione era divenuto, senza volerlo, un rōnin, ovvero un bushi senza padrone - il nuovo governo aveva abolito le classi e tutta la struttura sociale dei buke. Studia in tutte le migliori scuole di spada, di lancia e di bastone del paese sino a divenire talmente abile che pur portando in pubblico sino alla morte le due spade simbolo della casta abolita dei samurai, nessuno ebbe mai il coraggio di disarmarlo.
Takeda Sokaku fu molto criticato per il carattere irascibile e scontroso, per i modi altezzosi e arroganti, e per il disprezzo che pubblicamente nutriva nei confronti del nuovo ordine sociale. La sua figura va però misurata nel contesto di un paese che soffriva d'una profonda rivoluzione, dove i valori radicati da millenni nell'animo dei bushi vennero gettati alle ortiche in pochi anni. Essi vedevano il mondo crollare sotto i loro piedi. Adeguarsi non era facile, soprattutto per le convinzioni morali e i condizionamenti così forti che avevano subito sin dall'infanzia. Alcuni reagirono.
Takeda Sokaku volle rinominare l'arte della scuola e la chiamò Daito-ryu Aikijujutsu per richiamarsi ai nomi e luoghi d'origine dell'arte e del suo clan: Il castello di Daito del principe Shinra Saburo Yoshimitsu Minamoto e la particella "Aiki" che derivava dall'antico nome "Aiki-in-yo-ho" dell'arte in epoca Edo.
Takeda Sokaku fu l'uomo che fece uscire l'arte dal riserbo e dal segreto secolare in cui si era tramandata, e la insegnò a moltissimi allievi. Benché analfabeta, teneva corsi e registrava tutto in appositi registri che faceva compilare e firmare direttamente agli allievi (registri conservati presso l'honbu dojo di Abashiri) con minuziosità impressionante, che oggi ci permette di ricostruire molti eventi con un dettaglio incredibile.
Ebbe molti allievi importanti: ministri, ammiragli, generali, magistrati, potenti magnati dell'economia d'inizio secolo, forze di polizia e anche futuri maestri d'arti marziali tra i quali: Matsuda Hosaku, Takuma Hisa, Yoshi Sagawa, Yamamoto Kakuyoshi, Taiso Horikawa, Kodo Horikawa, Yoshita Kotaro, Morihei Ueshiba (fondatore dell'aikido) e suo figlio Takeda Tokimune (1915-1993).
Il 36° Soke, Takeda Tokimune (1915-1993), decise di far conoscere al mondo le tecniche di difesa proprie di quest'arte marziale solo nel 1990, accettando i primi allievi stranieri e dando così il via alla sua diffusione nel mondo. Tutte le tecniche di Aikijūjutsu praticate all'interno della scuola costituirebbero l'eredità delle tecniche praticate dai bushi del clan Minamoto (XII secolo), poi dal clan Takeda (XVI secolo) e per ultimo (fino al 1868) dal Clan Aizu.

Tecniche

Livello
Tecniche
1
Elenco Segreto (秘伝目録 o 秘傳目録 Hiden Mokuroku)
118
2
L'arte di unire lo spirito (合気之術 Aiki-no-jutsu)
53
3
Misteri interni (秘伝奥義(の事) Hiden Ōgi (no Koto))
36
4
Tecniche di auto difesa (護身用の手 Goshin'yō-no-te)
84
5
Spiegazione dell'eredità (解釈相伝 Kaishaku Sōden)
477
6
Licenza di trasmissione completa (免許皆伝 Menkyo Kaiden)
88
Totale
856
Di quasi ogni tecnica esistono le varianti omote, frontale o esterno (), e ura, posteriore o interno (), più alcune variazioni a seconda delle leve articolari apportate o delle tecniche di proiezione. In giapponese, significa anche "esplicito", e quindi mostrato in pubblico, e "segreto", e quindi non mostrato in pubblico. Le tecniche ura, quindi, venivano raramente mostrate in esibizioni pubbliche. La scuola Takumai aggiunge altre tecniche dette Daito-ryu Aiki Nito-ryu Hiden. La Takumai si basa anche su video e foto riprese durante degli stage di Tokimune e Ueshiba, un suo allievo che fonderà poi l'Aikido, nel dojo della sede del quotidiano Asahi: I documenti sono riuniti in undici manuali detti Sōden. Il numero complessivo di tecniche documentate dall'ammiraglio Isamu Takeshita è di 10.987. Questi diari sono attualmente conservati presso l'Hombu Dojo (lo Shimbukan Dojo) del Maestro Kondo Katsuyuki, il successore designato dall'ultimo soke Tokimune Takeda, a Tokyo.

Classificazione delle tecniche

  • Atemiwaza: calci, pugni, gomitate, ecc.
  • Nagewaza: proiezioni
  • Shimewaza: strangolamenti
  • Kansetsuwaza: leve articolari
  • Kyushuwaza: pressioni sui punti vitali del corpo umano
  • Aikinojutsu: proiezioni mediante l'uso dell'aiki
Modalità di esecuzione:
  • idori: shite e uke lavorano in ginocchio
  • hanza handachi: shite è in ginocchio, uke in piedi.
  • tachiai: shite e uke lavorano in piedi
  • ushiro dori: uke attacca dalle spalle di shite che si difende (in piedi



Insegnamento

  1. SHODEN, l'insegnamento di base. 2. CHUDEN, l'insegnamento mediano. 3. SOUDEN, l'insegnamento superiore

La successione di Tokimune

Scopo originale della scuola è di trasmettere fedelmente gli insegnamenti ricevuti da Takeda Tokimune (武田 時宗), che a sua volta ricevette da suo padre Takeda Sōkaku (武田 惣角), 35º Sōke (宗家) della scuola Daitō. Alla morte di Tokimune, tuttavia, vi fu una bagarre tra le correnti, caratterizzata da fratture dei praticanti. La corrente principale, l'unica riconosciuta ufficialmente dalla Traditional Martial Arts (Nihon Kobudo Kyokai) e dalla Association for the Promotion of Japanese Traditional Martial Arts (Nihon Kobudo Shinkokai) come "mainline", è quella del Maestro Kondo Katsuyuki, il solo cui Takeda Tokimune ha rilasciato il menkyo kaiden (免許皆伝 licenza di successione completa), la cui sede attuale è a Tokyo. Ad agosto 2014 Alex Muracchini e Luca Canovi sono stati insigniti del grado 3° dan dal Maestro Katsuyuki Kondo, ottenendo il titolo di Branch Chiefs. Tale titolo eleva il gruppo di studio italiano a Branch, cioè succursale diretta dell'Hombu Dojo.
Vi sono inoltre altre branche non ufficialmente riconosciute dalla Traditional Martial Arts (Nihon Kobudo Kyokai) e dalla Association for the Promotion of Japanese Traditional Martial Arts (Nihon Kobudo Shinkokai), fondate da alcuni allievi di Takeda Tokimune distaccatisi in origine dalla branca principale.
Oggi la Scuola Daito è quindi suddivisa in queste associazioni fondate da allievi di Takeda Sokaku e di Takeda Tokimune. In Italia sono presenti oltre alla corrente principale (Carpi Branch, Reggio Emilia Branch, Milano e Torino Study Group) anche:
  • La European Daito Ryu Aikibudo Daito Kai, che segue gli insegnamenti dell'allievo di Tokimune Katô Shigemitsu
  • La Hakuho-ryu Aikibudo della Nihon Koryu Bujutsu Renmei che fa riferimento agli insegnamenti dell'allievo di Hisa Takuma e di Tokimune, Shogen Okabayashi
  • La Daito-ryu Aikibudo Shiseikan Europe, che segue gli insegnamenti dell'allievo interno e intimo amico di Tokimune Sano Matsuo Sensei, attualmente guidata in Giappone (Kitami Hokkaido) da Sasaki Masami Sensei e Sato Norio Sensei.

giovedì 11 agosto 2016

Kyūjitai

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Kyūjitai (旧字体), letteralmente "forma antica dei caratteri", sono gli antichi kanji tradizionali della lingua giapponese, oltre 45000, derivati dagli ideogrammi cinesi. La relativa versione semplificata è costituita dagli shinjitai, "forma nuova dei caratteri", oggi comunemente utilizzati per scrivere in giapponese. I caratteri semplificati comparvero già secoli fa e si diffusero nella lingua scritta comune sia in Cina che in Giappone, anche se considerati poco eleganti, finché dopo la seconda guerra mondiale vennero ufficializzati in entrambi i paesi. In Giappone, fino all'approvazione, il 16 novembre 1946, della lista dei 1850 tōyō kanji semplificati per la stampa (poi sostituita dalla lista dei 1945 jōyō kanji nel 1981, ulteriormente modificata nel 2010), i kyūjitai erano noti come seiji (正字, "caratteri corretti") o seijitai (正字體). Anche dopo l'abbandono ufficiale della forma tradizionale, i kyūjitai furono ancora usati spesso nella stampa durante tutti gli anni cinquanta a causa del ritardo nel rinnovamento dei set tipografici. I kyūjitai vengono talvolta utilizzati ancora oggi da alcuni autori, dal momento che il loro uso non è vietato, ma solo deprecato. Ad esempio, i caratteri kyūjitai sono ancora frequenti nei nomi propri di persona, ed integrano i 293 jinmeiyō kanji, i caratteri comunemente usati per i nomi propri.


martedì 2 agosto 2016

Film gongfu

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Film gongfu, o Gongfu movie, o anche Gongfupian in cantonese, è un genere cinematografico in cui gli scontri fra il protagonista ed i suoi nemici si svolgono a distanza ravvicinata e con l'uso di tecniche ispirate da arti marziali reali. I film gongfu sono caratterizzati dall'esclusivo uso di tecniche a mani nude, o al massimo con poche armi bianche.


Struttura

Il film gongfu si basano quasi esclusivamente sulla vendetta. Il protagonista subisce un torto da uno o più nemici, e dovrà vendicarsi.
Una particolare variante è quella tipicamente cinese chiamata "scuole rivali", in cui non è solo il protagonista a subire il torto bensì l'intera scuola marziale a cui appartiene. La vendetta non sarà quindi personale, ma servirà a riscattare la propria scuola e quindi il proprio maestro. Un esempio classico del genere è Dalla Cina con furore (Jing wu men, 1972) di Lo Wei con Bruce Lee.
Un'altra variante è quella sportiva, nata ad Hong Kong ma sviluppatasi negli USA. Il percorso della vendetta, infatti, si svolge in questo caso sul ring, dove il protagonista è di solito un combattente professionista battuto (o più spesso umiliato) da un contendente al titolo. In questi casi la vendetta sarà agonistica. Un esempio tipico è Senza esclusione di colpi 2 (American Kickboxer, 1991) di Frans Nel con John Barrett (malgrado il titolo italiano, il film non ha niente a che vedere con Senza esclusione di colpi).


Storia

Differenze fisiche

I gongfu sono da dividere in due grandi sezioni:
  • gongfu orientali (Hong Kong, Corea del Nord, ecc.)
  • gongfu occidentali (USA)
Le differenze culturali e fisiche fra Oriente ed Occidente, infatti, fanno sì che titoli racchiusi nello stesso genere siano diametralmente opposti. Gli atleti occidentali sono più sviluppati fisicamente, sono più alti, hanno più muscoli rispetto ai colleghi orientali, ma proprio per questo pesano molto di più, e l'abilità acrobatica che contraddistingue gli atleti asiatici è del tutto impossibile per un atleta occidentale. Quest'ultimo, così, punterà tutto su un combattimento con meno tecniche ma dotate di maggiore potenza fisica, al contrario di un atleta orientale che invece porta a segno decine e decine di tecniche.
L'uso del ralenti, l'esecuzione cioè al rallentatore di un colpo, è una tecnica scarsamente usata nei primi film asiatici, o comunque usata nella modalità ralenti a scatti; questo modo di ripresa invece è stato esaltato dal cinema occidentale, perché il fisico degli atleti è possente e rende bene al rallentatore, e soprattutto maschera il fatto di aver portato a segno poche tecniche. Malgrado questa pratica abbia attecchito nei film asiatici più moderni, lo stesso è poco usata. Anzi, moltissimi dei primi film di arti marziali cinesi erano "velocizzati", per permettere agli atleti di combattere più lentamente davanti alla macchina da presa ed evitare incidenti sul set.



Gongfu orientali

I primordi
Malgrado le arti marziali a mani nude siano state mostrate dall'attore simbolo cinese Kwan Tak Hing nella sua lunghissima serie di film su Wong Fei Hung, convenzionalmente si indica ne La morte nella mano (Long hu dou - The Chinese Boxer, 1970) il primo gongfu orientale propriamente detto. Diretto da Wang Yu (in collaborazione con Wu Yusen), divenuto celebre con una fortunata serie di wuxia, il film è il primo a basarsi interamente su combattimenti a mani nude. In realtà lo stesso anno escono La strada del massacro (Long hu dou - From the Highway) di Chang Tseng-chai e Vengeance! (Bo sau) di Chang Cheh, altri film che si possono definire gongfu. Indipendentemente da quale sia stato il primo, è il 1970 l'anno di nascita del gongfu orientale inteso come fenomeno di massa e primo, reale successo.
La florida cinematografia di Hong Kong fa sì che già dal 1971 escano molti titoli di questo nuovo genere. Lo Wei gira il suo primo gongfu con Il furore della Cina colpisce ancora (Tang shan da xiong - The Big Boss), mentre Chang Cheh, più stimato e famoso, sfrutta il nuovo genere con ben 2 titoli: I 4 del Drago Nero (Da jue dou - Duel of the Iron Fist) e Massacro di uomini violenti (Kuen gik - Duel of Fists). Questi ed altri tanti titoli, comunque, rimangono strettamente legati al mercato del sud-est asiatico.


Primi successi
Il primo film di Gongfu che riscuote successo internazionale è Il Furore della Cina colpisce ancora con Bruce Lee, distribuito a Beirut con qualche mese di anticipo sul film che farà conoscere il gongfu in tutto il mondo: Cinque dita di violenza (Tian xia di yi quan - Five Fingers of Death), venduto per una cifra risibile dagli Shaw Brothers di Hong Kong alla Warner Bros statunitense, poiché in Asia non era stato un successo e dunque i diritti costavano molto meno del film con Lee che invece aveva frantumato tutti i record locali. Distribuito in Occidente all'inizio del 1973, il film regala all'attore protagonista, Lo Lieh (vero nome: Wang Li Da, 1939-2002) specializzato di solito in ruoli da "cattivo", una piccola notorietà in Occidente, al punto da consentirgli di apparire in due coproduzioni internazionali (il burlesco Crash! Che botte..., di Bitto Albertini, con gli italiani Sal Borgese e Antonio Cantafora; il western-spaghetti Là dove non batte il sole, 1974, di Antonio Margheriti, con l'icona del filone Lee Van Cleef), che non gli consentiranno di divenire una star di prima grandezza al di fuori del circuito asiatico. L'alta dose di violenza dei combattimenti del film (violenza che fa sorridere il pubblico smaliziato del 2000) fa vendere il film in tutti i Paesi del mondo, lasciato di stucco i produttori di Hong Kong. In primis Run Run Shaw, nei cui studios questo e centinaia di altri film di arti marziali furono girati, il quale, in un'intervista rilasciata alla scrittrice e giornalista Oriana Fallaci nel 1973, non fa mistero di reputare Cinque dita di violenza uno dei suoi titoli minori, di routìne (infatti il film non comparve nemmeno fra i primi dieci maggiori incassi di Hong Kong della sua epoca, quantunque avesse una trama più arzigogolata della media e palesemente debitrice al western, sia americano che italiano). I produttori di Hong Kong e Taiwan, però, non rimangono certo con le mani in mano. Vista la richiesta crescente, inondano il mercato mondiale di film gongfu, essendo specializzati nel girare film in tempi brevissimi, spesso con denari anticipati dai distributori europei ed occidentali in genere, tanto che non pochi dei titoli più dozzinali furono realizzati alla svelta principalmente per l'Occidente (è il caso della lunga serie di pellicole coi sosia di Bruce Lee, prodotte a catena tra Taiwan ed Hong Kong dal 1974 fino ai primi anni Ottanta). Sempre nel 1972, il prolifico Chang Cheh (solo per citare uno degli autori migliori) si fa in 3: fa uscire infatti Il Drago si scatena (Ma yong zhen - Boxer From Shantung), I kamikaze del karate (Chou lian hu an - Man of Iron) e I 4 scatenati di Hong Kong (Si qi shi - Four Riders). Titoli molto violenti e pessimisti, caratterizzati dalla morte in battaglia dei loro eroi disperati, quasi sempre sventrati (il cosiddetto "gut-spilling-fight", combattimento con le budella di fuori) eppure ancora in piedi per combattere fino alla fine, in pellicole che usciranno anche in Italia nel 1973-74.
Anche Lo Wei gira un altro gongfu, destinato a diventare leggenda: Dalla Cina con furore, che lancia Bruce Lee nell'olimpo delle stelle del cinema. Peraltro l'unico gongfu di Lee, unitamente al citato Il Furore della Cina colpisce ancora, ad uscire nelle nostre sale mentre l'attore è ancora in vita, sebbene i due titoli usciranno qui in ordine inverso. Da notare che furono entrambi scritti da I Kuang, il più prolifico sceneggiatore del filone, quantunque non accreditato nei titoli.
Il 1973 vede la consacrazione del genere gongfu, sia in patria con L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente (Meng long guojiang - The Way of Dragon), prima regia di Bruce Lee e suo maggiore incasso locale (oltre cinque milioni di dollari di Hong Kong), sia nel mondo, con l'esplosione a valanga del filone e l'uscita del primo gongfu coprodotto da Hollywood, il campione d'incassi I tre dell'Operazione Drago (Enter the Dragon-Long zheng hu dou, di Robert Clouse), destinato a consacrare Bruce Lee in America dopo gli anni frustranti della gavetta hollywoodiana; ma è anche, per paradosso, l'anno d'una violenta battuta d'arresto, proprio con la morte di Lee, a soli 32 anni in circostanze mai del tutto chiarite. Il vuoto lasciato dall'attore è incolmabile, le decine e decine di pellicole che invadono il mercato non soddisfano il pubblico perché mancano del carisma internazionale del protagonista, capace di trascendere barriere etniche e culturali e "bucare" gli schermi ovunque. La distribuzione di vecchi film wuxia "mascherati" da gongfu non fa che peggiorare le cose, come pure l'abuso del nome di Bruce Lee e del suo personaggio nel citato Dalla Cina con furore, Chen, infilati dai distributori occidentali nei titoli di filmetti di arti marziali che nulla hanno a che vedere con l'attore.
Decine di registi improvvisati non fanno che dare colpi mortali al genere (si pensi ai titoli minori interpretati dai sosia di Bruce Lee, ossia Bruce Li, Bruce Lai, Dragon Lee e affini, che confonde il pubblico e certo non rende un buon servigio alla memoria dello scomparso divo, il quale non di rado verrà confuso dal pubblico meno attento coi suoi epigoni; solo il tempo avrebbe fatto giustizia).
Lo stesso pubblico di Hong Kong, per qualche anno, sembra dimenticare Bruce Lee, il suo unico divo mondiale, e le pellicole americane tornano a farla da padrone al box-office locale, dopo essere state ripetutamente relegate in secondo piano dai successi a catena del Piccolo Drago. Inoltre sull'industria del gongfu pesa un certo discredito che le autorità locali e la stampa scandalistica alimentano, accusando il genere di aver incrementato la delinquenza nelle strade di Hong Kong e lasciando che il nome di Lee venga legato alla droga per via della misteriosa morte del divo, sebbene le sue abitudini salutiste fossero largamente note. In ogni caso, la vita e, soprattutto, la morte di un singolo uomo, influiscono su un'intera industria prossima al collasso e nessuno dei tentativi di internazionalizzare altre, a loro modo, leggendarie star del gongfu come Wang Yu, Ti Lung e David Chiang, va in porto. In Europa e Stati Uniti, il pubblico preferirà rivedere ad oltranza le riedizioni dei successi di Bruce Lee (in un cinema di New York, Dalla Cina con furore stabilisce un record di presenze che sarà eguagliato soltanto da Beverly Hills Cop molti anni dopo; I tre dell'Operazione Drago verrà proiettato in Grecia per ben quattordici anni; in Italia, nel 1982, la riedizione dei gongfu di Lee batte i film del momento per numero di spettatori nelle sale) piuttosto che applaudire un nuovo attore cinese. Una love-story, quella tra il pubblico occidentale e l'idolo cinese, destinata a ripetersi anche nel ventennale della sua scomparsa, il 1993, quando l'uscita della biografia hollywoodiana Dragon-The Bruce Lee Story, di Rob Cohen, un film a basso costo senza attori di spicco, supererà all'uscita americana l'incasso del contemporaneo mega-kolossal Last Action Hero col nuovo eroe del cinema muscolare, Arnold Schwarzenegger. Il solo nome di Bruce Lee basta al pubblico occidentale per correre nelle sale.
Ma a Hong Kong è tutt'altra storia.
Nel 1978 il coreografo dei combattimenti Woo-ping Yuen decide di esordire alla regia. Ma il genere ormai ristagna e decide di lanciare un volto nuovo. Chiama così un attore-stuntman ancora sconosciuto: Jackie Chan. Chan lavora nel cinema da anni ormai, e lo stesso Lo Wei aveva cercato di lanciarlo come "erede di Bruce Lee" ne Il ritorno di palma d'acciaio (Xin ching-wu men - New Fist of Fury, 1976), film che si pone come séguito ideale di Dalla Cina con furore. Malgrado però Chan abbia all'attivo più di 30 film, è ancora uno sconosciuto ad Hong Kong ed è considerato già "bruciato" (il giovane attore, deluso dai molti insuccessi, sta meditando di cambiare mestiere e trasferirsi in Australia dove i suoi genitori si sono trasferiti già da tempo). Yuen "affitta" Chan da Lo Wei, al quale l'attore è legato da un contratto-capestro per ora infruttuoso, e dirige così Il serpente all'ombra dell'aquila (She xing diao shou - Snake in the Eagle's Shadow), con Jackie Chan protagonista e Siu Tien Yuen (padre del regista) come co-protagonista. Il film, modestissimo nei mezzi e nella trama, ottiene un buon successo proprio grazie alla simpatia sfrontata del suo quasi imbelle protagonista, e fa conoscere al pubblico asiatico il genere gongfu comedy. Non è la prima volta che un certo umorismo un po' demistificatorio pervade il genere, ma è certamente la prima in cui un vasto successo arride ad un titolo che si pone in antitesi al tradizionale gongfu il pubblico, soprattutto quello più giovane, apprezza in Jackie Chan un tipo di eroe maldestro, immaturo ed irriverente, pronto alla battuta e alla fuga più di quanto non lo sia alla lotta, a meno che non vi sia proprio costretto.
È il solo modo che il cinema delle arti marziali ha per rinnovare i suoi fasti, almeno in casa: non cercare un nuovo Bruce Lee, impresa impossibile (contro la quale si scornerà negli anni '90 persino il pur bravo Jet Li), ma andare all'opposto. Dalla violenza alla risata, in un cammino analogo a quello compiuto da un genere "cugino": il western italiano (non a caso Chan si ispirerà, per sua stessa ammissione, a Bud Spencer e Terence Hill, oltre che ai classici del muto come Chaplin e Keaton).


Jackie Chan ed il gongfu comedy
Il primo film comico sulle arti marziali è convenzionalmente indicato in The Spiritual Boxer (Shen da, 1975) di Liu Chia-lang, ma il film di Yuen vede nella bravura atletica ed acrobatica di Jackie Chan l'elemento vincente.
Lo stesso anno lo stesso identico cast artistico e tecnico gira Drunken Master (Jui kuen). Chan diventa così una star, non cercando di imitare Bruce Lee, bensì allontanandosene completamente. Mentre Lee è carismatico, serio e marziale, Chan è sornione, giocoso e gioviale. Il film supera ad Hong Kong i record stabiliti da Lee.
L'anno successivo Chan è già regista, con The Fearless Hyena (Hsiao chuan yi chao), che uscirà in Italia nell'estate del 1982 come Jacky Chan la mano che uccide, passando inosservato; ma è solo nel 1980 con Il ventaglio bianco (Shi di chu ma - The Young Master) che diventa famoso a livello internazionale come regista di sé stesso. Lui, infatti, insieme ai suoi amici Yuen Biao e Sammo Hung, per tutti gli anni ottanta daranno lustro e vigore ad un genere ormai agonizzante.


Jet Li ed i gongfu cinesi
Negli anni '80 si afferma anche Jet Li che, a differenza dei suoi colleghi, è nato a Pechino e quindi proviene dalla Repubblica popolare cinese, culturalmente e commercialmente diversa da Hong Kong. Jet Li è un ex campione di Wushu quando approda al cinema, con una fortunata (in patria) serie di 3 film sul tempio di Shaolin, che gli vengono cuciti su misura dal governo di Pechino desideroso di espandersi sui mercati.
Ma gli anni del successo fuori casa, dopo alcuni infausti tentativi, per Li arrivano con l'inizio degli anni '90, quando, nell'ambito dell'apertura verso l'estero del governo cinese (del quale il campione di ginnastica è espressione e prodotto appoggiato da poteri forti), viene diretto da registi del calibro di Stanley Tong, Tsui Hark e Corey Yuen, i migliori dell'Asia. L'uso massiccio dei cavi e eccessivi "voli" che Li compie, fanno transitare i suoi film a metà strada fra il wuxia ed il gongfu, ma sicuramente i suoi combattimenti a mani nude danno nuova linfa al genere marziale, anche se non ha mai praticato Kung-Fu, bensì Wushu.
Col finire degli anni '90, però, Jet Li collabora sempre più spesso con gli USA, abbandonando quindi il genere marziale se non per pochi combattimenti di breve durata ed elaborati al computer, il che opacizza il suo talento, frustrando il suo intento di superare Bruce Lee. Con gli anni '90, tuttavia, inizia anche la riscoperta critica e filologica del genere attraverso libri ed articoli di giovani studiosi che mettono ordine nel caos distributivo di titoli e nomi (in Italia è lo sceneggiatore Lorenzo De Luca a fare da apripista con quattro libri seminali, numerosi articoli, partecipazioni a programmi radiotelevisivi ed infine anche un documentario, Dragonland, del 2010, da lui scritto e diretto, summa di numerose interviste che l'autore ha raccolto negli anni a personaggi viventi e nel frattempo scomparsi quali Jackie Chan, Brandon Lee, Gordon Liu, Lau Kar Leung e molti altri). Ma l'ondata è internazionale, giacché anche in Francia, America e Giappone escono altre pubblicazioni quasi contemporanee che storicizzano il filone come sarebbe stato impensabile fare negli anni '70, quando la critica ufficiale lo snobbava.




Nomi principali
Alcuni nomi dei principali interpreti di gongfu orientali. Da notare come il declino del genere, l'avanzata età ed in alcuni casi la morte, abbiano impedito a questi attori di continuare l'attività di attori marziali. Molti, però, sono diventati coreografi dei combattimenti.
  • Yuen Biao
  • Jackie Chan
  • Sammo Hung
  • Philip Kwok
  • Bruce Lee
  • Jet Li
  • Lo Lieh
  • Ti Lung
  • Fu Sheng (o Alexander Fu Sheng)
  • Ho Chung Tao (o Bruce Li)
  • Yuen Wah
  • Donnie Yen
  • Bolo Yeung
  • Wang Yu (o Jimmy Wang Yu)
  • Phillip Rhee